Monthly archive gennaio 2014
" E il cognome di tua madre che fine ha fatto?"

” E il cognome di tua madre che fine ha fatto?”

 

Non sappiamo quasi nulla del Portogallo e dunque grazie a CHIARA BALDIN che ci allrga gli orizzonti.

“Verba volant, scripta manent era la frase che la mia prof. di latino e storia urlava sempre al liceo. Dopo tanti anni mi torna utile in nuove vesti: quando ho bisogno di dare il mio nome nei servizi pubblici lusitani.Ho finalmente trovato la strategia per fare intendere il mio nome senza usare costantemente lo  s-p-e-l-l-i-n-g: la soluzione? Carta e penna.Quando mi chiedono dunque le generalità, invece di dirlo, sorrido e lo scrivo su un pezzo di carta. Sin dal primo giorno a Lisbona chiunque mi conoscesse, oltre a pronunciare storto il mio nome («Schiara? Carino, esotico!») si meravigliava della sua brevità. Ciò che per me è sempre stato abitualmente standard, qui si rivelava una vera e propria anomalia degna di sbigottimento.

«Dunque ti chiami solo Chiara Baldin? … E un secondo nome non ce l’hai?

– Solo quelli inventati dagli amici.

E il cognome è di tua madre o di tuo padre?

– Di mio papà.

… Ah! E il cognome di tua madre che fine ha fatto?

- …».

Mi era sorta spontanea questa domanda quando, da adolescente, avevo conosciuto un bambino bellissimo a cui facevo catechesi che aveva solo il nome di sua mamma. Suo papà inizialmente non l’aveva riconosciuto come figlio, dunque gli era stato affidato il cognome materno.

Da una parte lo invidiavo. Se avessi potuto scegliere tra i due cognomi, avrei sicuramente

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L'Aborto in Australia

L’Aborto in Australia

 

MARINA FRERI, la nostra corrispondente dall’Australia, ci racconta di come l’aborto vienelì  vissuto. E’ importante ragazze che leggete, sapere cosa accade fuori dall’Italia. E’ importante per aprire la mente ed essere cittadien del mondo. Buona lettura:

Anno nuovo, problemi del secolo scorso.Cory Bernardi, senatore liberale dello stato del South Australia, ha di recente pubblicato un libro dal titolo che ha lo stesso sapore d’avanguardia delle idee che il volume promette di sviluppare: “La rivoluzione conservatrice”. Boom!La pubblicazione  ha ricevuto oltre 500 recensioni non sollecitate su Amazon, di cui le prime 100 in un solo giorno. E potete dare un’occhiata qui: http://www.amazon.com/THE-CONSERVATIVE-REVOLUTION-Cory-Bernardi/dp/1922168963

 Uno degli argomenti più controversi affrontati da Bernardi è quello dell’aborto. L’autore, che già fu noto per aver definito “bestiality” l’omosessualità, sostiene che oggi alcune donne australiane ricorrano all’aborto in maniera spropositata e se ne servano come fosse un metodo contraccettivo “abominevole”.

 Occorre subito una precisazione. Ricordiamo che – salvo per una residente di Nazareth vissuta circa 2mila anni fa – le donne mortali, la cui assunzione in cielo non sia prevista e per cui, spesso, anche quella terrena diventa problematica, devono avere rapporti non platonici con un uomo per giungere al concepimento di un bambino.

Secondo, i dati riportati da Bernardi, per cui gli aborti condotti nelle cliniche e negli ospedali d’Australia sarebbero tra gli 80 e i 100mila l’anno, non sono confermati da nessun ente di ricerca. “Bisogna rinsavire e tornare alla ragione,” dice il Senatore secondo cui

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La Rabbia

La Rabbia

 

“Tu hai dei doveri sacri, verso tuo marito everso la tua famiglia” diceHolger spazientito alla moglie che ha sempre considerato una sprovveduta eche ora invece ha deciso di lasciarlo. “Ho dei doveri più sacri di questi” risponde lei guardandolo negli occhi. “Idoveri verso me stessa”. Avviene nel dramma “Casa di Bambola” che Ibsen, un uomo norvegese, scrisse 135 anni fa. Pare incredibile, è una piece teatrale talmente moderna per noi povere italiane, che non ci pare vero che sia esistito un uomo che nell’ottocento ammetteva che più della famiglia fosse necessario onorare i doveri verso sé stesse, non per egoismo, ma per rispetto della  vita.

Il 10 aprile del 2013 è morto mio padre Romeo, l’uomo più importante della mia vita. Era anziano, non è stata una sorpresa, ma la mia vita da allora è cambiata. Sono ora il perno, come molte di voi, di un delicato incrocio tra generazioni  di cui sono divenuta il riferimento. Il mio invece, di riferimento, non c’è più. Succede a tante. Dopo averlo tenuto vicino a noi  due giorni, pare strano dirlo ma giorni bellissimi perché avevo ancora per me il suo amatissimo volto, l’abbiamo lasciato andare. E mio padre non c’è più stato. E’ accaduto però che, senza deciderlo coscientemente, dal giorno seguente io abbia ripreso la mia vita apparentemente come prima. Erano giorni densi di doveri, in particolare nelle scuole, con studenti, con ragazze. Andavo a letto la sera e mi addormentavo quasi sorpresa di non sentire quel …

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Una Sindaca per Parigi

Una Sindaca per Parigi

 Giulia Camin, la nostra inviata a PAris, ci raccotna della prossima SINDACA di PARIGI. Grazie Giulia! A marzo 2014 in Francia si terranno le elezioni municipali; pur essendo italiana, potrò votare anche io visto che hanno diritto di voto tutti i cittadini europei residenti in Francia. Parigi sarà chiamata ad eleggere il suo sindaco e l’aspetto interessante dell’evento risiede nell’unica certezza riguardante il risultato elettorale: il sindaco sarà una sindaca.

 Questo non significa assolutamente nulla in termini di merito; una donna, in quanto donna, non è migliore né peggiore di un uomo (perdonate l’ovvietà, ma forse capita spesso anche a voi di passare buona parte delle vostre preziose giornate a ribadire concetti basilari che, con una buona dose di ingenuità, pensavate essere universalmente condivisi). Significa soltanto che i candidati di punta dei partiti maggiori sono due candidate, due donne, e che quindi, comunque andrà, la vincitrice sarà quasi sicuramente una donna. Curioso che la notizia sia dunque una “non-notizia”. Da millenni concorsi di ogni genere e sorta ci hanno abituate a vedere serie interminabili di candidati uomini (spesso giudicati da commissioni interamente al maschile); è dalla notte dei tempi quindi che accogliamo con relativa serenità (o impotenza) il fatto che, per forza di cose, il vincitore sarà un uomo. Per le donne, lo sappiamo, è diverso. La presenza di donne in politica, come in molti altri ambiti importanti per la gestione della società e della vita pubblica, è ancora esigua, inefficace, e quando si presenta e rafforza

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Procter&Gamble le Olimpiadi e le Madri Single

Procter&Gamble le Olimpiadi e le Madri Single

Procter&Gamble, la grande multinazionale di largo consumo, ha lanciato il suo spot per le Olimpiadi invernali che si terranno a in Russia, a Sochi, tra poche settimane.

Ecco il video.

Ripercorre lo stile dello spot che era stato creato per le Olimpiadi di Londra: entrambi sono costruiti intorno alla figura fondamentale della madre, il titolo è Thank you Mom!

Cerco di guardarlo non facendomi catturare dall’emotività, lo spot è costruito bene e con l’obbiettivo di commuoverci. Provo ad analizzarlo da un punto di vista di marketing. Vado a dare un’occhiata ai dati.

Solo negli USA sono 11 milioni le madri single (per scelta o molto più sovente per necessità, dopo un matrimonio non riuscito). Il fenomeno delle single moms è in aumento, non solo negli USA e persino da noi in Italia.

Nello spot non si vede mai un uomo, un padre. In molti spot commerciali viene utilizzata una testimonial donna ma risulta implicito ed evidente che quella donna sullo schermo che si prende cura dei figli lo fà perchè è una mansione ritenuta ancora “da donne”; poi però solitamente lo spot ci fa immaginare che  un marito ci sia e che, immaginiamo, si occuperà di altro. La famiglia vecchio stampo insomma.

Qui invece a me pare che le madri mostrate abbiano l’espressione della determinazione e della fatica di molte madri single; qui insomma non immagino che ci sia un padre, anche perché in altro modo, avrebbe almeno trovato una giornata di tempo per andare a vedere la …

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Se i Quotidiani Edulcorano la Verità

Se i Quotidiani Edulcorano la Verità

STUDIARE, FARE FATICA, IMPEGNARSI per DIVENIRE CITTADINE /I CONSAPEVOLI- Post per ragazze/i Leggo giorni fa qs articolo su Repubblica, un giornale ritenuto serio.
Ora vi dimostro perchè è importante studiare, informarsi, e saperne di Educazione ai Media. L’ articolo ha qs incipit: “Crisi o meno, in rete gli italiani quest’anno sono stati più felici” e racconta come l’Università Statale di Milano abbia analizzato milioni di tweet del 2012 e raccolto l’impressione che gli italiani siano per lo piu felici. Leggete l’articolo: ad una lettura veloce, si ricava l’impressione che crisi o no, il popolo italiano sia soddisfatto. Poi leggendo con piu attenzione si evince che il tono trionfale è ricavato dalle dichiarazioni degli utilizzatori di twitter.Non Facebook , che almeno ha 22 milioni di utenti attivi: non rapprresentano la popolazione ma è un bel numero. No, la ricerca è stata fatta su twitter.
Una breve ricerca sul tema, ci fa scoprire che mesi prima lo stesso quotidiano   raccontava che l’italia era uno dei Paesi meno felici nell’indice mondiale sulla Felicità
Un altro quotidiano, il Corriere della Sera titola addirittura che agli italiani forse è tornato il sorriso.
Allora, a qs punto, è necessario  cominciare a pensare con la propria testa. Ma twitter, chiedetevi, è rappresentativo della popolazione italiana? Smanettate un po’ in giro per la rete (costruitevi i vs siti di riferimento, questo è un sito ad esempio da tenere a portata di mano) e scoprirete che la società TWITTER dichiara che sono poco piu di un milione gli
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Ancora dalla Parte della Bambina (La Paura delle Donne)

Ancora dalla Parte della Bambina (La Paura delle Donne)

Tempo fa pubblicavamo un post dal titolo Dalla Parte della Bambina sull’abuso di un sessantenne ai danni di una bambina, che veniva letto poi su fb da 100mila persone e commentato da moltissime/i. Allo sdegno e al raccapriccio della maggioranza si alternavano alcuni, pochi,  commenti di critica che sottolineavano come la nostra denuncia  fosse fuori luogo in quanto la Cassazione stava svolgendo bene il suo compito e dunque il nostro allarme era solo dovuto ad incompetenza su questo tema.

Ho aspettato a rispondere perchè il tema è complesso e necessità di tempo. Il tema in oggetto, come avevo già espresso adeguatamente, è il linguaggio utilizzato nei tribunali. Se è vero, ed io ritengo  sia vero, che “la rivoluzione inIzia con il chiamare le cose con il loro nome” come sosteneva  Rosa Luxembourg, chiamare una bambina “ragazza” fa  una grande differenza che definirei discriminazione feroce in questo caso: infatti una ragazza può essere consenziente a fare l’amore, una bambina NO.  La Cassazione riteneva  che  la Corte d’Appello non avesse  considerato nel suo giudizio elementi quali “il “consenso”, l’esistenza di un rapporto amoroso, l’assenza di costrizione fisica, l’innamoramento della ragazza.( qui la sentenza). Nel mio post sostenevo che usare un linguaggio che ammetta, non affermi dunque ma anche solamente ammetta consenso, assenza di costrizione fisica, innamoramento tra un’undicenne e un sessantenne, non è accettabile perchè tali sentimenti, se presenti, sussistono solo attraverso la coercizione che l’uomo esercitava sulla bambina. Tempo fa sono stata invitata dalla

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