Nominare il Mondo al Femminile (anche attraverso il Cognome)

Nominare il Mondo al Femminile (anche attraverso il Cognome)

Ecco cosa ci scrive CHIARA BALDIN Un anno fa, precisamente a gennaio, riportavo su Il Corpo delle Donne la realtà dei cognomi in Italia. Un anno fa la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo condannava l’Italia perché non permetteva di registrare i figli all’anagrafe con il solo cognome della madre. Nella sentenza, definitiva dopo tre mesi, i giudici affermavano che l’Italia doveva adottare riforme legislative, o di altra natura, per rimediare alla violazione. La sentenza della corte rispondeva a un ricorso fatto da una coppia di Milano. (leggi http://www.ilcorpodelledonne.net/2014/01/e-il-cognome-di-tua-madre-che-fine-ha-fatto/ A settembre 2014 è stata finalmente approvata alla Camera la libertà di scelta. I genitori coniugati, all’atto della dichiarazione di nascita del figlio, potranno attribuire, secondo la loro volontà, il cognome del padre o quello della madre ovvero quelli di entrambi nell’ordine concordato. In caso di mancato accordo tra i genitori, al figlio sono attribuiti i cognomi di entrambi i genitori in ordine alfabetico. I figli degli stessi genitori coniugati, nati successivamente, portano lo stesso cognome del primo figlio. Il figlio al quale è stato attribuito il cognome di entrambi i genitori può trasmetterne al proprio figlio soltanto uno, a sua scelta, quindi   un genitore con un doppio cognome dovrà decidere quale dei due trasmettere ai figli. In caso di riconoscimento tardivo da parte di un genitore, il cognome si aggiunge solo se vi è il consenso dell’altro genitore e dello stesso minore se quattordicenne.

Il maggiorenne che ha il solo cognome paterno o materno, con una semplice dichiarazione all’ufficiale …

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QUANDO il NUMERO di DONNE con  DOTTORATO CRESCE

QUANDO il NUMERO di DONNE con DOTTORATO CRESCE

Con piacere pubblichiamo questa lettera dall’Olanda di GIULIA MONTANELLI. Interessante per tutte/i perchè può ispirare camabiamenti positivi nelle nostre vite A fine anno è arrivata sui giornali olandesi questa notizia: per la prima volta in Olanda, il numero di donne che ha un dottorato di ricerca supera quello degli uomini. Secondo il CBS, l’istituto di statistica olandese, il 58% dei dottorandi di età compresa tra i 25 e i 30 anni sono donne, a conferma di una tendenza che vede le donne sempre più convolte nello studio ad alti livelli e nella ricerca.

È il risultato di un lungo percorso che ha visto le donne raggiungere risultati scolastici sempre più alti: fino agli anni ’70 le donne che accedevano all’università e in seguito al dottorato erano meno della metà dei coetanei maschi, oggi la situazione si ribalta: la popolazione universitaria è prevalentemente femminile già oggi e le scuole superiori che preludono l’università sono prevalentemente frequentate da ragazze (55%). Insomma, il futuro olandese vede una popolazione femminile sempre più istruita e tendenzialmente più istruita di quella maschile che tende invece a percorsi di studio professionali.

Resta una differenza da colmare che riguarda le materie scelte dalle donne e dagli uomini: le donne tendono a specializzarsi nel campo della salute e delle scienze sociali, mentre gli uomini in campo scientifico. Tuttavia, il 20% delle donne con un PhD ha un PhD in matematica o in scienza pura, e il loro numero è in aumento.

A PhD ottenuto, la maggior parte degli …

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NOMINARE il MONDO al FEMMINILE ( se anche la Crusca è con noi)

NOMINARE il MONDO al FEMMINILE (anche la CRUSCA è con noi) Nominare il mondo al femminile è giusto. Una volta esisteva solo la parola MAESTRO poi con il numero crescente di donne che sceglievano questa professione, si coniò la parola MAESTRA. E se dunque vostro figlio tornasse a casa raccontandovi del suo maestro e voi scopriste che invece il bimbo ha una maestra, vi preoccupereste della sua incapacità a distinguere il maschile dal femminile. La lingua è viva e muta con i cambiamenti sociali. Le resistenze ai cambiamenti linguistici hanno origini psicologiche profonde: e posso comprendere che alcuni uomini, fortunatamente la minoranza, abbiano problemi ad accettare che si dica “Avvocat (A) “non tanto per problemi linguistici ma perchè quel titolo declinato al femminile sta ad indicare un cambiamento profondo e cioè la fine di una sottomissione millenaria e l’avvento dell’autodeterminazione femminile, che la desinenza sta a significare. Ma è pur vero che anche molte donne sono restie a nominarsi al femminile. Comprendo ma non posso condividere. Comprendo che se si è giornalista e si sono impiegati 30 anni ad assumere la responsabilità direttiva del giornale, il titolo DIRETTORE riempirà di orgoglio; cosicchè se si è l’unica “ingegnerA”in un’azienda multnazionale e si riesce ad assumerne la direzione. l’appellativo IGEGNERE riempirà di autostima. Ma questo sentimento è da considerarsi solo temporaneo, cioè durerà finchè il “maschile”sarà portatore di autrevoelzza e il “femminile” di disagio e problematicità. Siamo oggi di fornte ad un enorme comabiento e abbiamo in tante, almeno 3 generazioni di …

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Le Riunioni a Scuola, gli Ovuli Congelati e il Pericolo dell’Adeguamento

Qualche mese fa è uscito questo articolo sulla 27esima Ora del Corriere della Sera. La giornalista che lo scrive racconta del suo disappunto nel ricevere la convocazione da parte della rappresentante della scuola elementare frequentata da suo figlio, per la riunione di classe alle h 17 di un giorno feriale.Il disappunto viene seguito dalla decisione a non partecipare alla riunione. Decisione condivisa dalla quasi totalità delle famiglie tanto che la rappresentante di classe scrive il giorno dopo una lettera piena di stupore chiedendo il motivo di tale ampia defezione.Motivo che la giornalista spiega con l’impossibilità unita al fastidio ad abbandonare il posto di lavoro a metà pomeriggio. La scuola si trova in una zona centrale ed elegante di Milano ed è per lo più frequentata da figli/e di donne professioniste.

Chi fa un lavoro di responsabilità ed è in carriera non può lasciare l’ufficio alle 16.30: perché non convocare le riunioni di classe alle h 20, in modo che i genitori possano parteciparvi senza difficoltà? Si chiede in finale la giornalista.

Qualche settimana dopo la pubblicazione di questo articolo sono stata intervistata durante un programma radiofonico RAI.

Il tema del dibattito era la notizia allora nuovissima della possibilità che alcune imprese tra cui Apple offriranno alle proprie giovani dipendenti: il congelamento dei loro ovuli fino al momento in cui dovessero decidere di utilizzarli per riprodursi.

Ho pensato molto in queste settimane ad entrambi gli articoli perché collegati da un comune denominatore.

Per che cosa ci stiamo battendo noi donne?

Qual’è

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PERCHE’ ABBIAMO BISOGNO di un MINISTERO delle PARI OPPORTUNITA’

Anche ieri un uomo ha ammazzato la moglie, lei voleva lasciarlo. Poi si è buttato dalla finestra col figlioletto in braccio. Sono morti in tre. Ora io sto ascoltando in giro tutto un “tirarsi fuori dalle disgrazie delle donne”. Tra cui il femminicidio e la violenza. Far parte della categoria delle morte ammazzate non fa piacere a nessuno, capisco. E allora va bene lavorare sulla nostra forza, e non accentuare le nostre debolezze. Ma negare il problema non è la soluzione. Sul tema della violenza verso noi donne c’è un silenzio imbarazzante da parte di molte deputate senatrici ministre che affollano ormai la politica. Ripeto: affermare la nostra forza è doveroso ora, ricordare i nostri successi, radunarsi per contare quelle che ce l’hanno fatta, brindare agli aumenti di stipendio, quando ci sono, è fantastico. Ma negare che negli ultimi tempi il numero di femminicidi sia preoccupante e, ancor peggio, constatare che le notizie a riguardo siano messe in cronaca, è drammatico. Giusto per ribadire: I FEMMINCIDI NON SONO CRONACA. Poi possiamo anche dire che dato che ci sono già tanti problemi, crisi economica e mafia nella capitale in primis, una donna ammazzata in più non conta. Bene, allora diciamolo e prendiamone atto. Perchè è questo ciò che sta avvenendo e dunque dirlo è importante: la morte delle donne per mano di uomo non è fatto interessante. Ora che lo abbiamo scritto e abbiamo affermato con onestà una verità scomoda ma che è davanti agli occhi di tutti e tutte, possiamo …

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La Bambina Modella più Bella del Mondo

La Bambina Modella più Bella del Mondo

Grazie a GIULIA CAMIN che porta avanti un lavoro prezioso, che sta alla base di NUOVI OCCHI per i MEDIA: osservare le immagini e analizzarle per comprenderle e all’occorrenza, agire per contrastarle.Qualche giorno fa il Corriere della sera versione online ha pubblicato un articolo che mi ha colpita profondamente. Lo trovate qui, nella rubrica «Moda», ecco il link  La lettura prende davvero pochi minuti e il taglio è uguale a tante altre “notizie” cui oramai siamo forse abituati e assuefatti. In queste righe Kristina, una bambina di 9 anni, viene definita la modella-bambina più bella del mondo. Nell’articolo si parla di perfezione. Nel sottotitolo questa domanda : « È perfetta: che effetto produce sulle nostre figlie che la guardano?». Mi sembra che queste righe cerchino di sottolineare da un lato la bellezza della bimba-modella e dall’altro il pericolo in cui le coetanee incorrerebbero nel confrontarsi con lei ( si allude forse a eventuali gelosie, invidie, senso di inadeguatezza). Il Corpo delle Donne, Lorella Zanardo, il prezioso lavoro sul campo portato avanti da Nuovi Occhi per i Media, ci hanno più volte ricordato quanto sia importante restare all’erta e sviluppare uno sguardo critico rispetto alle modalità con cui la stampa tratta determinate tematiche.

Innanzitutto, trovo discutibile e superficiale l’uso che si fa del concetto di perfezione. Che cos’é la perfezione se non un canone estetico (inesistente), imposto dalle mode e dal mercato ? Ha senso dedicare spazio per osannare sulla stampa una bambina dai lineamenti gradevoli che, per scelta dei genitori, fa …

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LETTERA da BERLINO

LETTERA da BERLINO

Ci scrive Livia Anita Fiorio da Berlino. Queste corrispondenze sono preziosissime, leggetele e facciamone tesoro

Ormai mi conoscete, sono una grande fan degli studi condotti dalla Bertelsmann Stiftung che, giusto tre giorni fa, ha pubblicato i risultati di una ricerca dal titolo “Lo Stato Sociale trae profitto dall´immigrazione. Nel 2012 gli immigrati hanno sgravato lo stato sociale con 22 miliardi di euro”. Project manager di questo studio è Franco Zotta, giornalista e responsabile di molti progetti di ricerca universitari e non, nato nel 1966 e laureato in filosofia, un tedesco con lampanti radici italiane. Autore della ricerca è Prof. Dr. Holger Bonin.

Si tratta di uno studio importante, pubblicato proprio in un momento in cui, in Germania, le tensioni sociali e gli episodi di discriminazione rispetto a immigrati sud- e est-europei si stanno facendo sentire più di qualche anno fa. Lo stereotipo alla base delle suddette discriminazioni: l´immigrato sud- o est- europeo viene in Germania per starsene con le mani in mano e gozzovigliare, scroccando sovvenzioni statali e servizi resi possibili solo grazie al lavoro e ai contributi versati da cittadini e cittadine tedesche.

Eclatante a livello mediatico è stato, ad es., l´episodio accaduto al Jobcenter (ufficio di collocamento) di Lipsia, dove a una donna rumena di 25 anni e al figlio di 5 è stata negata la pensione sociale argomentando che la donna, arrivata nel 2010, non aveva ancora lavorato in Germania. A seguito della presentazione del caso sopra citato alla corte europea, il 12.11.2014 i giudici …

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