Se una Mattina d'Estate al Supermercato.

Se una Mattina d’Estate al Supermercato.

“Ce l’hai. Ti dico che ce l’hai. E’ nell’armadietto del bagno. L’ho visto io. E’ quel flacone azzurro. Ce n’è metà. Quindi non ti serve” Lui avrà sessantanni, leggermente sovrappeso, maglietta e bermuda, sandali. Lei è un po’ più giovane, vestititino a fiori dimesso, capelli che avrebbero bisogno di essere curati legati con un fermacapelli verde, viso segnato stanco e comunque che conserva “qualcosa” che intriga. A Milano fa caldo in questa mattina afosa, senza sole ma con il clima tipico tropicale della lombardia estiva: vestiti appiccicati al corpo, città deserta, poca gente per le strade. Cammino fino al supermercato che non è vicino, ma è l’unico aperto di domenica. Se mi dicessero di barattare questa giornata solitaria milanese a casa con 8 ore a Portofino su di un panfilo, rifiuterei. Queste giornate sono godimento puro, Milano, la mia città amata e odiata, rivela tutta la sua bellezza tenuta gelosamente nascosta per i lunghi mesi invernali e primaverili. Osservo la coppia da un po’: ad ogni scomparto, ogni volta che lei tende la mano per prendere un articolo, viene bloccata dalla voce di lui “Ma cosa ce ne facciamo dei rotoloni di carta? Tra 8 giorni partiamo, ne abbiamo già uno che ci basta e avanza”. Lei non ribatte mai. Posa lenta la carta, così come rimetterà nello scaffale l’ammorbidente e come la vedrò risistemare nello scaffale un tubetto di dentifricio, il solvente per togliere lo smalto, un pacco di carote. Saranno sposati da tanto, azzardo dentro di me, perchè …

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L'educazione ai media: Viaggio a Los Angeles

L’educazione ai media: Viaggio a Los Angeles

Riproponiamo il resoconto da Los Angeles di Enzo Corsetti già pubblicato nei mesi scorsi. Enzo collabora con noi al progetto educativo “Nuovi Occhi per i Media” e qui ci racconta, con note personali e analisi approfondite, la sua trasferta negli Stati Uniti dove ha partecipato alla conferenza nazionale degli educatori ai media, disciplina che in Nord America è decisamente più sviluppata e valorizzata che da noi. Continuando a sperare che anche qui se ne comprenda l’importanza fondamentale all’interno di una società progredita.

 

Condividere un’esperienza all’estero, mai avrei immaginato di essere io a farlo, fino a poco tempo fa. E su un blog come questo, dove faccio il possibile per contribuire al dibattito sui media, con piglio sociologico in virtù della mia laurea e successiva carriera nel marketing della TV, ma fatico ad empatizzare con le testimonianze di stampo più umano: tanto che ricordo di essere rimasto sorpreso, e persino un po’ spiazzato, quando Cesare Cantù mi prospettò la cosa in anticipo, alla vigilia della mia partenza.

Perché la mia storia non è di quelle che derivano dal desiderio giovanile di ampliare i propri orizzonti, o dalla curiosità culturale verso nazioni feconde di umanità meravigliosa, e che esprimono un vissuto denso di emozioni edificanti al di là delle occorrenze o avversità incontrate. Sicuramente io non appartengo quell’universo appassionato e dinamico, altrimenti non sarei arrivato all’età di 43 anni senza aver mai preso un aereo, e non avrei maturato un profondo rancore nei confronti del mio Paese: rancore e rabbia, per

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Stato Interessante

Pubblico con interesse e  coinvolgimento questo progetto della regista  Alessandra Bruno. L’IDEA A quando il lieto evento? Quante volte ti sei sentita rivolgere questa domanda? Hai tra i 35 e i 45 anni, non hai figli, non li hai ancora, non li vuoi, li vorresti ma non vengono. L’orologio biologico, ovunque si trovi, ti ticchetta nel cervello come un cronometro. Oppure no, quello che ticchetta è l’orologio della vicina, perché il tuo l’hai spento dopo qualche notte insonne. O magari non l’hai mai sentito. O forse la tua corsa contro il tempo è talmente sfiancante che ormai non ci fai più caso. Ti accorgi che il mondo comincia ad insospettirsi non vedendoti col pancione. E anche tu qualche domanda te la fai. Desiderio. Volontà. Scelta. Tre parole che ancora oggi stridono e creano disagio quando riferite a ciò che di più istintivo e naturale esista al mondo, la maternità. Generazioni di donne prima di noi hanno assecondato senza porsi troppe domande quello che ancora oggi viene vissuto come un richiamo ineludibile, un dovere ancestrale, inscritto nel dna di ogni donna nel momento stesso in cui viene al mondo. Evidentemente qualcosa è cambiato. C’è un’intera generazione che, con le proprie scelte, sta facendo precipitare le statistiche e sta mettendo un segno meno laddove sembrava impossibile. La precarietà, materiale ed esistenziale, la mancanza di tutte le circostanze che consentono la costruzione e l’avvio di una vita adulta, contribuiscono sicuramente a questo stato di cose. Ma non solo. Le donne, per motivi diversi, …

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Come corre una Ragazza?

Il femminismo che ci piace incontra la pubblicità e produce questa campagna pubblicitaria che è moderna, rispettosa e offre strumenti di consapevoelzza a chi guarda.

E’ importante che le aziende cambino il loro mmodi di presentare le giovani donne: le bambine guardano tanta tv e spesso seguono i modelli che la tv propone.

Bravi dunque i manager della Always, prodotti per l’igiene intima

Bellissimo lavoro”…

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Voglio un Figlio/a (seconda puntata)

Voglio un Figlio/a (seconda puntata)

Ecco la testimonianza di Giulia Montanelli, nostra corrispondente dall’OLANDA che riprende il tema della MATERNITA’ proposta da Livia da Berlino 2 settimane fa e che molto ha fatto discutere. “Ho letto con attenzione la lettera che ha inviato Livia da Berlino e che è stata pubblicata la scorsa settimana.Livia fa una domanda molto diretta: “Perché avere figli?” e io, che di figli ne ho due sto cercando di smettere, vorrei provare a rispondere.Avviso in anticipo che sarà una risposta fumosa,piena di contraddizioni, balzi illogici, una certa dose di misticismo e soprattutto rigorosamente personale. Sia molto chiaro che non intendo generalizzare, rispondo per me alla luce della mia esperienza. Da giovanissima anch’io ho formulato la fatidica affermazione “non vorrò mai dei figli”. Mi sono laureata, ho iniziato la mia vita lavorativa, mi sono sposata e non era all’orizzonte nulla di diverso da quello che io e mio marito ci eravamo sempre detti fin da ragazzi: noi volevamo vivere insieme, costruire una vita per noi due, lavorare e lavorare bene. Dentro quel “lavorare bene” c’è tutto quello che ci rappresenta, volevamo lavorare in modo da trarne massima soddisfazione, piacere personale nel fare quello che ci appassiona, vederci riconosciuti i meriti della nostra intelligenza e della nostra fatica. Tutto questo continuava a non includere un progetto di allargamento familiare. Abbiamo comprato un piccolo appartamento in Brianza e facevamo una vita che non lasciava spazio a nulla che non fosse una vita tra adulti. E poi un giorno… la vita è lunga e
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Vorrei un figlio/a. O Forse no.

Vorrei un figlio/a. O Forse no.

Ho ricevuto questa lettera da Livia, la nostra corrispondente da Berlino mesi fa. Livia mi perdonerà se non l’ho subito pubblicata. Questo è un tema che “covavo”da tempo e su cui vorrei dire. Ora iniziamo con la lettera di Livia. Poi le mie e le vostre riflessioni arriveranno. Ne sono certa .“A 17 anni mi sono decisa a non avere figli. Ero dell´idea che fosse indispensabile cambiare il mondo prima di metterci dei bambini e questa ferma e profonda convinzione rimase radicata in me per più di vent´anni. Non la misi mai in dubbio. “(Margrit Schiller)

Sarà il caso, sarà l´età, ma nelle ultime settimane mi trovo sempre più spesso a riflettere sul tema della genitorialità, del mettere al mondo altri esseri umani e dei possibili metodi e modelli di vita in cui farli nascere e crescere. Avviluppata in discussioni da cui a fatica riesco ad uscire senza guadagnarmi la nomea della cinica senza cuore, mi è addirittura capitato di sentirmi dire: “Ma tu li odi i bambini!” E invece no, proprio no, sarebbe troppo facile se il mondo si dividesse, in modo manicheo, tra bianco e nero. In questo mio piccolo confrontarmi quotidiano con il tema del procreare, nessuno ha risposto in modo esaudiente alla mia domanda: ma perchè li fate questi figli? Mio padre mi disse qualche anno fa: “Ma che domanda sea? Parchè ghemo deciso de verghe na fiola? Parchè l´è così…Tra l´altro vara che affare! Dopo n´emo fata n´altra, ma se ne fussimo fermà …

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#breastunit, Diritto di cura

#breastunit, Diritto di cura

Il coraggio di avere coraggio. Di metterci faccia, cuore e testa. Perché le battaglie più importanti, quelle per la nostra salute, si combattono e si vincono solo così. Come hanno deciso di fare le donne di Europa Donna Italia e di tutte le associazioni di pazienti il 17 giugno a Milano, durante il convegno organizzato in Regione Lombardia dal titolo “Tumore al seno: dalla prevenzione alla cura di qualità. Il ruolo del volontariato“, indossando una parrucca rosa per promuovere un’azione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle autorità sanitarie verso un obiettivo prioritario:

realizzare entro il 2016 l’organizzazione dei centri di senologia in Breast Units certificate: almeno una ogni 500.000 abitanti, per un totale di 120 unità in Italia, come dalla richiesta contenuta nella Risoluzione del Parlamento Europeo sul Tumore al Seno del 2006 (firma la petizione)

E’ infatti dimostrato da evidenze scientifiche “che il tumore trattato in unità multidisciplinari riduce la mortalità fino al 20% ed evita pellegrinaggi della salute, causa di costi sociali e familiari” (Corrado Tinterri, attuale Coordinatore del Comitato Scientifico di Europa Donna Italia). In Italia, la situazione non è rosea: come ha rilevato la Senatrice Laura Bianconi in occasione della presentazione in Senato della mozione n.399 sul tumore al seno “Dai dati presentati il 14 marzo dall’associazione Europa Donna, relativi ad una ricerca ISPO, si evince che l’84% del campione intervistato ritiene che di fronte alla malattia bisogna sperare di essere fortunati, poiché non sempre ci si imbatte in strutture e medici competenti.

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