Carissimi e carissime,ce ne andremo in vacanza per un paio di settimane.
Sono stati mesi speciali, densi di attività, mail, post, inviti.
Qualcosa si è mosso.
L’inerzia che pareva averci bloccato da anni, forse sta lasciando il posto a un nuovo stato d’animo, a cui non è ancora possibile dare un nome e che ancora non sappiamo verso quale tipo di azione ci condurrà.
Molti di voi chiedono un’ azione concreta e nota: manifestare pubblicamente e fisicamente ha ancora un senso in quest’epoca dominata dai media? Non ho una risposta, ci sto pensando. Certo è che in un momento storico dove “se non appari non esisti”, perché una manifestazione abbia risonanza dovrebbe coinvolgere migliaia di persone e anche così non è garantita sempre e comunque la visibilità.
La rete.
Per noi de IL CORPO DELLE DONNE Internet ha significato moltissimo.
Visibilità, passaparola efficace, diffusione capillare in Italia e all’estero. Dibattiti, festival, confronti e la conferma che c’è un’Italia che non appare ma che esiste ed è ora che venga allo scoperto.
Il come è tutto da inventare.
Internet ci permette di tessere delle relazioni a volte profonde. La rete ha reso il nostro blog un punto di incontro importante.
L’enorme differenza rispetto ad anni fa è la non fisicità della nostra relazione.
Noi che lottiamo intorno e per il corpo delle donne, non abbiamo corpi, la rete non li prevede.
Anni fa, come diceva Susan George, bastava scendere in piazza e unirsi ad una manifestazione e subito si aveva la sensazione di stare nel giusto, di fare il proprio dovere: intorno persone che ci “assomigliavano”, in cui ci riflettevamo. E di cui immaginavamo stili e comportamenti simili ai nostri.
Oggi siamo collegati via Internet.
Chi è Giorgia che scrive al blog? Quanti anni ha? Cosa legge? E Claudio di dove è? Che lavoro fa? Chi sono i suoi amici? Io, lo sapete come vivo? Che passato ho?
Reggeremmo l’incontro?
L’incontro con l’Altro, prevede anche il confronto con le nostre molte diversità, e quindi le nostre preclusioni, i nostri stereotipi, le nostre miserie: Lia no, non me la immaginavo così… Martina è più vecchia di come la pensassi, Antonio si capiva che è un ex sessantottino… e lei è una femminista, vedi come si veste?…
La rete, che ci consente una rassicurante pigrizia perché non prevede la grande scomodità dell’incontro con l’Altro. La rete che non prevede la fatica di mettersi in relazione, di accettarci, di contestarci, di gestire il conflitto. La fatica di rivelarmi a me stesso e magari non piacermi così tanto.
Paralizzati nelle nostre case, solitari davanti al pc, scriviamo ad un blog e ci pare di riconoscerci negli altri.
E certo qualcosa di vero c’è.
Il poi, il dopo credo sia tutto veramente da inventare.
E potrebbe essere persino meglio rispetto ad anni fa. La rete che abbatte le barriere di età, censo sesso e luogo, perché spesso non conosciamo l’identità dell’Altro, potrebbe dar vita a delle interessanti Comunità trasversali dove le persone si trovano e si uniscono per un interesse che li ha uniti “prima” dell’incontro fisico, che spesso si accompagna a numerosi preconcetti.
Potrebbe essere dunque persino meglio, se le inevitabili fatiche derivanti dall’incontro fossero superate da un profondissimo bisogno di voltare finalmente pagina.







Kultmedia
Reggeremmo l’incontro?
No. Ormai è tardi. La guerra è persa. Sono uscito stasera e ho incontrato un mio vecchio amico. Da come mi ha salutato ho capito che “hanno preso” anche lui.
http://www.youtube.com/watch?v=1lb25FJXA-c
Resta solo da sperare che il 2012 faccia tabula rasa di tutto! E’ l’unico modo per avere la meglio nei confronti di un perverso bombardamento massmediatico che corrompe ogni aspetto della nostra vita.
@McCoy Che pessimismo!
mamma mia, un post che è magistrale nell’architettura, lo posso solo sottoscrivere.
senza spostarne nessun componente vorrei rilevarne l’ aspetto magico che ne scaturisce, fresco come la frutta e i gelati che mi attendono nel solleone d’agosto
buone vacanze
è proprio ora di voltare pagina, di ricreare comunità basate su valori condivisi e sorretti da azioni e pratiche etiche che migliorino la societ
come questo sito cerca di fare e come tutti possono fare credendo che ognuno con le sue piccole azioni e le sue modeste parole può fare…anche i più grandi bombardamenti massmediatici sono stati debellati con la lotta!
Ci saranno sempre i ricorsi storici, ma non solo quelli negativi: io credo che il cambiamento è davvero possibile, basta crederci come tanti hanno fatto nella storia ribellandosi alle più grandi dittature e discriminazioni..e i modelli da seguire ci sono se cerchiamo;)
Buone vacanze a tutti
Ciao Lorella,
frquento la Rete da molto tempo, e ho avuto modo di provare spesso l’emozione dell’incontro dal vivo dopo l’incontro virtuale. Spesso la realtà delude, ma qualche volta riserva sorprese. Con la Rete riesco a mantenere i contatti con i pochi amici che ho deciso di mantenere, e mi pare di capire che questo strumento sia formidabile nell’amplificare il vecchio passaparola, il che aiuta molto, sia nel fare personale, che nel politico, ( sempre per me legati, il femminismo credo di averlo proprio introiettato, come si dice in psicanalese!!). E, tanto per non dimenticare gli slogan, non perdiamoci di vista, come si diceva sui siti dei Girotondi.
Con questo, hai un quadro abbastanza chiaro delle mie radici culturali e politiche. La mia personale narrazione invece spero di poterla esporre di persona, quando, prima o poi sicuramente, ci incontreremo.
A presto
Maria Giovanna
Bellissimo post, ricco di spunti di riflessione e di apertura…
a riscriverci e, soprattutto, grazie!
qualcuno mi mica che il promo che circola in rete di “cosi fan tutte” è un fake, vi prego…..
mirna
ora sapete quanto è importante che Internet sia LIBERA! e che bisogna fare si che gli “onorevoli” Carlucci, D’Alia e altri, non mettano un bavaglio a Internet
Buone vacanze Lorella! Il post è bello e avremo tempo per rileggerlo e riflettere ancora.
A caldo: incontrarci? Perché no? Mi sembra una bella sfida, potremmo avere sorprese, anche delusioni, certo, ma credo che ne valga comunque la pena.
L’uomo è uno e molti.
Oggi sono Giorgia che scrive qui e cura il blog Vita da Streghe, un altro giorno sono un poeta che scrive nell’ombra, un altro giorno ancora sono la vicepresidente di un’associazione del mio comune, tutti i giorni sono una lavoratrice fulltime, una mamma, una moglie e tante altre cose…
Ognuno di noi ha molte anime e molte vite. La rete non è che la cassa di risonanza di una o più di queste, che si intrecciano con quelle degli altri.
Fosse per me, m’incontrerei tutti i giorni con tutti ma in questo momento non ho né le risorse né il tempo materiale per farlo e mi limito ad incontri con gente della mia zona.
La rete mi permette di sfruttare il poco tempo a disposizione per esprimermi in modo immediato e a costo zero: un eccellente presupposto per la crezione di una partecipazione democratica diffusa. La rete non è tutta rose e fiori, ma consente una creazione di contenuti attiva ed un reperimento e confronto delle fonti relativamente semplice.
Per un poeta che vive in un mondo che ha annientato la poesia contemporanea la Rete è molto importante per lasciare un segno di sè.
Molti usano nick per proteggersi. Io ci metto la faccia.
Per la mia libertà di espressione in Rete e fuori dalla Rete, in passato ho rinunciato anche alla mia carriera.
PS: Per rispondere alle domande: ho 32 anni, in questo momento sto leggendo PROFONDO NERO dell’editrice Chiarelettere (che consiglio a tutti) e questa domenica finalmente partirò per il mare!
Credo sia molto bello che le donne (e anche gli uomini) si incontrino in rete (ma meglio di persona!) e parlino di cosa vogliono fare da grandi, di quali poteri e quali responsabilità si vogliono assumere e di quale bella società vogliono esser costruttrici e di cosa vogliono fare per aiutare gli uomini così spaventati da tutti i cambiamenti avvenuti negli ultimi 100 anni! Penso che le donne debbano decidere come “mettersi in mostra” senza per forza scoprire il loro corpo ma scoprendo invece i loro splendidi talenti femminili (cura, accoglienza, guida, organizzazione, ecc, ecc)
L’incontro internet è più facile, ma se non trovo fisicità perde interesse per me, restano le idee, la passione comune, ma desidero e organizzo l’incontro..sono all’antica? sì e mi piace così.:-))
Buone ferie!
… importanza della rete!)
(appena ho visto il documentario ho pensato che sarebbe stato bello fosse ad un festival qui da me… ieri ho visto il programma e c’è
Buone vacanze.
Per Giorgia .mi piacerebbe leggere “sono una poeta che scrive nell’ombra…..”
Sono bloggheressa navigata e ho incontrato diversi blogger: non ho mai avuto delusioni, sempre una profonda contibuità. E’ un bupn mezzo.
buone vacanze!
Salve a tutti! E’ il mio primo post, e non apro internet proprio tutti i giorni. Credo che si’ protestare abbia ancora senso anche se una singola azione concreta lascia il tempo che trova almeno che non sia veramente originale. Nel senso che in questo momento le proteste sono molte, fanno notizia e alcune sensibilizzano, altre però si perdono nel gorgo dei media. E’ il passaparola, la protesta quotidiana che si presenta nel nostro modo di porci di fronte agli altri, nei nostri comportamenti il primo passo per creare una nuova luce. Poi sì sicuramente una protesta, una manifestazione più concreta credo sia utile, ma dev’essere veramente originale e sfruttare tutte le potenzialità mediatiche del caso. I media sono una grande possibilità se usati bene, il punto è che allo stato sono usati piuttosto male per diffondere concetti, idee, modi di vivere sempre più basati sull’immagine e sull’aspetto esteriore delle persone. Le manifestazioni cui avete partecipato e il documentario che avete prodotto e il vostro blog sono delle bellissime cose, aprono gli occhi. Io credo ancora nel faccia a faccia e penso che girare l’Italia sia un buono strumento di educazione, anche di educazione all’immagine e alle insidie che nasconde. Ed è da lì e da qui che si crea e che si è creata una comunità, che può crescere e col passaparola cambiare le cose. Buone Vacanze a tutti.
speriamo che non sia u addio ,ma un arrivederci
@giorgia. Già, a costo zero. Perchè per un incontro efficace nel mondo reale serve una sede, tempo, delle sezioni distaccate (come sa bene chiunque gestisca anche un micropartito). La rete ha molti vantaggi ma ha lo svantaggio che poi tutto quello che lì si fa deve essere pesantemente “portato” nel mondo reale. Aggiungi poi che il pubblico della Rete è minore e più settoriale in Italia rispetto a molte altre nazioni: ci si affida ancora alla TV dove la proposta è centralizzata.
la puntata di ieri sera di speciale tg uno (ovviamente dopo la mezzanotte, è a quell’ora che si parla di cose serie), intitolata “bellezza s.p.a.”, credo meriti di essere vista.
Parlava di cos’è la bellezza, chi decide cosa deve essere bello e cosa no. Si diceva che la bellezza, com’è intesa adesso, è una bellezza finta, di plastica.
Ovviamente si predica bene a notte fonda, e si razzola male alla luce del girno.
Io sono una entusiasta novella delle relazioni su Internet. Ti danno la possibilità di confrontarti su opinioni, pensieri, fatti e sei sicuro che quello che leggi è una reazione di un umano. Tanto mi basta : io leggo interessata e chiedo, rispondo…Come leggere un libro in maniera interattiva.Di sicuro sto imparando e conoscendo molto delle persone su internet.Compreso i commenti sul “corpo delle donne” che mi hanno apportato nuove conoscenze e nuovi umani ed interessantissimi percorsi per me.
Non amo il falso, o l’effimero : e su internet quasi sempre trovo e mantengo relazioni con persone profonde e riflessive.Questa pagina de “Il corpo delle donne” per me è stata fondamentale per parlare con altre donne italiane della nostra condizione senza veli, ipocrisie. Non vi lascero’ piu’.
Materiale per il dopo ferie:
Se abbassi la mutanda si alza l’auditelle… Senza commento, da l’Unità.
http://video.unita.it/?video=1268
Io sono bella. Ho 25, e sono bella. Ma non ho niente a che vedere con le bambolone che affollano la tv. E mi arrabbio, ah quanto mi arrabbio!, quando sento dire: la bellezza in questo Paese è demonizzata, non è detto che una donna bella debba per forza essere scema, non è detto che una valletta non possa essere un buon ministro.
Il punto non è la bellezza. Il punto è l’uso che della tua bellezza decidi di fare. Puoi avere un bellissimo seno, ma non per questo è obbligatorio indossare un abito con scollatura vertiginosa. La questione è tutta qui: nel margine di scelta tra una scollatura e una maglietta. Quei centimetri di stoffa in più o in meno dicono chi sei, come ti rapporti al resto del mondo. Intorno, gli uomini, e anche le donne, recepiscono il messaggio. E basandosi su quello, giudicano.
altro materiale per il rientro. per ora visionabile solo a Venezia Evento Speciale nella Giornate degli Autori dal 2 al 12 settembre, ma presente su Ytube: Videocracy Documentario di Erik Gardini “la Tv in Italia ha preso il posto della democrazia” Videocracy: 30 anni di culi e tette hanno lobotomizzato gli italiani.
Oi. Aqui no Brasil acontece muito isso! Não só os rostos, como os corpos! Abraço
Anch’io ho visto “Bellezza S.p.a” ma, forse perché m’aspettavo qualcosa d’interessante(almeno rispetto a ciò che già sapevo), non m’è sembrato un buon documentario, piuttosto un insieme di opinioni su cosa è o dovrebbe essere la bellezza e come viene definita e usata oggi. Della tv s’è parlato poco, le immagini televisive sull’uso della bellezza in tv erano poche ed anche solite, qualche numero sull’economia dell’industria della bellezza(cosmetici e agenzie), ma non m’è sembrato nulla di particolare. Di certo lo spot con cui veniva pubblicizzato prometteva molto di più, anche questo ha sicuramente alimentato le mie aspettattive andate disattese! Magari, mi permetto un dubbio, era un tentativo di rispondere e/o seguire il tema de “Il corpo delle donne”? Alla fine del documentario(che si chiude malissimo! inaspettatamente al termine di un’intervista! che pare dimostrare ciò che penso), m’è rimasta l’impressione di qualcosa che voleva soltanto ribadire le solite definizioni e gli usi che dovremmo fare della bellezza, confrontati con quel poco di diverso che viene toccato ma non approfondito: il mercato e il marketing. A mio parere sono da segnalare qualche intervista interessante, anche ad alcune modelle, e i dati numerici. Per il resto poca problematizzazione: erano assenti tutti gli spot e le citazioni riportati dalla Zanardo. Questo uso della bellezza non importava? non fa parte dell’industria che veniva “indagata” nello speciale? Fatemi sapere la vostra opinione…
Ho visto il documentario e mi si stringe il cuore a vedere come siamo considerate “delle galline”.
Trovo terribile questo accanimento contro il corpo dellle donne e ancor più mi ferisce oggi la notizia che in Afganistan le donne sono state vendute, è passato il nuovo diritto di famiglia per le donne sciite che prevede lo strupo e nessun diritto, tutto questo nel più assoluto silenzio.
Gli sciiti sono le nuove SS e le famiglie sono i nuovi campi di sterminio dei diritti per le donne.
Qualcuno si oppone o facciamo finta tutti di non vedere?
Non c’è libertà se non c’è anche per le donne.
Attenzione ragazze i diritti anche i nostri non sono ereditari si possono perdere. Bisogna difendere con i denti quelli che abbiamo (pochi) e aiutare tutte le donne perchè non possiamo non avere una coscienza civile. Il motto della Rivoluzione francese è ancora un traguardo : libertà, ugualianza, fraternità.
Ho appena visto il documentario, volevo farvi i complimenti.
Sono sempre più indignata da quello che vedo in tv, abbiamo lottato cosi tanto per diritti e pari opportunità, ed ora ci facciamo trattare come bambolotte di plastica dotate di solo aspetto e niente cervello.
Sono stanca di vedere questo schifo, spero che prima o poi qualcosa cambi!
Nuova entrata, buone vacanze ed a presto
Tempo fa c’era un programma di Bonolis, mi sembra fosse “Ciao Darwin”…Le telecamere esploravano senza remore i primi piani di fianchi, culi e tette di giovani belle donne che ancheggiavano su musiche da discoteca, spesso cosparse di fango, cioccolata o creme…
Mi sono vergognata per loro, era davvero imbarazzante e fastidioso pensare che queste donne si prestassero a questo gioco per qualche soldo…
Il giorno dopo mandai un paio di mail di protesta alla rete e al programma, soprattutto perchè mi chiedevo: che idea possono farsi del mondo e della vita i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze che si imbattono in queste immagini?
Che tipo di relazione potranno instaurare con le loro future ragazze e mogli i bambini di oggi che crescono bombardati da scene di questo tipo? che significato daranno alla parole “rispetto”, “dialogo”, “reciprocità“?
Non sono una vecchietta bigotta che fa l’uncinetto, sono una giovane professionista di poco più di trent’anni che ha girato mezzo mondo, e crede che donne e uomini debbano lavorare, impegnarsi, educare i loro figli, studiare, fare faccende esattamente allo stesso modo, con lo stesso impegno e passione, perchè non esistono scorciatoie…
La cosa più importante che ho imparato, crescendo e diventando, da bambina, donna, è l’importanza della libertà, del coraggio delle proprie idee…
Questo documentario è bellissimo, dovrebbe essere mostrato nelle scuole superiori a tutti i ragazzi.
Oggi ci manca Fernanda Pivano. Una proposta per il rientro: diffondiamo in rete e altrove le voci delle donne che hanno saputo usare l’intelligenza per conquistare nuovi mondi e mostrarli agli altri. Fernanda era una di queste.
Anche per me siete tutti molto importanti. Partecipo in modo attivo assai raramente ma vi leggo assiduamente e questo blog è un appuntamento che non voglio mai perdermi. La rete è un sistema splendido per mettere in relazione persone che per diversità di età, di residenza e abitudini, non si sarebbero mai incontrate in altro modo. Per me siete sempre di conforto, perchè è bello sapere che c’è qualcun altro che si indigna davanti a certe cose e che non scrolla le spalle con noncuranza… E a forza di sentirmi dire che “sono esagerata” trovo magnifico un sito dove date voce ai miei pensieri! Quello voglio dire è Grazie a Lorella e a tutti voi che scrivete, e che incontrarsi fisicamente non potrebbe non essere una bellissima esperienza da cui si esce tutti più arricchiti dal confronto con l’altro e noi stessi!
ancora materiale per il dopo ferie………..che ne pensate dello spot sulla pubblicità con quella signora grassoccia e giuliva che tiene un flacone di detersivo in mano?
L’ho intravisto una sola volta ma mi ha fatto venire un brivido di raccapriccio nonostante i 35 gradi all’ombra! Cercherò di capire il significato profondo che hanno voluto dare gli esperti di adversiting, a me per il momento sfugge….
salve, io sono estetista, quando vedo donne che si precipitano da me e mi chiedono di ringiovanire, di dimagrire, di essere un’altra, io………mi incazzooooooo!!!!!!
la prima cosa che faccio è prendere uno specchio e dire loro CHI si vede riflesso nello stesso….che dispiacere vedere che molte si definiscono racchie, mostri, befane……..
molte vengono perchè si sentono talmente insicure che stanno ore chiuse in casa.
tutte voglio assomigliare alla tipa vista in tv, mai alla vicina di casa.
io nonostante il lavoro che svolgo ho deciso di essere me stessa, non sono certo un peso piuma ed il mio naso fa concorrenza alla proboscide di un elefante….ma mi piaccio così!
non incarno certo la bellezza del botticelli ( che oggi comunque sarebbe out) ma io sono io.
e rispetto alle bellone della tv sono pure sposata, ho trovato qualcuno che mi trova bella, interessante che mi ama, e mio marito e un figo…….molte ci giravano attorno e pure mia suocera si è incazzata con lui, perchè non sono una modella.
quando le donne vengono da me cerco di far capire loro che non serve la chirurgia estetica, e mi basta tirar fuori le foto di volti liftati e loro capiscono al volo…….per carità io uso i miei prodotti faccio il mio mestiere, funzionano, non come una tirata dal chirurgo, ma ti permettono di cambiare idea, e non di essere una maschera fino alla fine……
quei labbroni poi sono osceni!
mio nipote che ha 11 anni guarda telefilm, durante le ore ” diurne” che sembrano film porno, non si fa altro che parlare di stupri, donne che bevono, e sculettano sulle scrivanie dei tg, una volta mi ha chiesto perchè i conduttori uomini sono sempre vestiti e le donne no…….io gli ho risposto per colpa di chi guarda……
da donna mi da molto fastidio vedere che i balletti sono orge……è ora che cominciamo a ridare dignità al corpo delle donne, ma siamo uno sparuto gruppetto, e poi quelle belle che non sono in tv ma vanno al mercato la mattina sembrano che ballino la lap dance su ogni lampione che incontrano per strada………..le prime a cambiare dovrebbero essere loro, oggi il massimo della vita è essere ragazza immagine che balla nuda in discoteca…….la donna oggi dovrebbe essere più consapevole della propria bellezza, cominciando a dire che le foto sui calendari non sono proprio artistiche come le definiscono loro…….ma non si può fare una petizione per vestire le donne nella tv pubblica?
Non esiste il 2012, il 2014, il 2013 eccetera eccetera. Esiste solo il rispetto della donna e se i cari maschietti non le rispettano, non sono uomini ma quaquaraqua come diceva un tal Leonardo Sciascia.
Mamma mia … voi femministoidi siete sessuofobiche peggio dei preti !
Forse il sesso tra persone può essere diverso dal guardonismo televisivo, dal calendario sfogliato di nascosto dalla moglie, dalla donnina nuda appesa al muro nell’officina o sui finestrini nel camion, non credi, Davide?
Davide, sebbene non mi piaccia affatto certo femminismo e non ne abbia mai fatto mistero, commenti scarni e conflittuali come i tuoi non credo aiuteranno ad affrontare la mercificazione dei corpi come va affrontata, cioè da un punto di vista non di genere (cosa sono infatti i tronisti se non dei “velini”? Se c’è una cultura televisiva che trasforma le donne in bambole per noi maschi è solo questione di tempo e saremo dei ken o dei big jim. Non è roba solo per donne) PS Nulla contro il sesso, personalmente, solo che a volte è impertinente, fa capolino anche quando vorresti semplicemente vedere altro.
Ho guardato il vostro documentario già un paio di mesi fa, e da allora ogni tanto capito su questo sito, leggo i commenti e gli aggiornamenti. Mi fa sentire meno sola. Capisco che non sono l’unica che si sente turbata dai modelli femminili che ci vengono proposti… e che forse quella della TV, delle riviste e delle pubblicità di reggiseni affisse nelle stazioni non è la verità, non è ciò che dovrebbe essere.
La stessa sensazione di avere trovato un appiglio l’avevo provata già anni fa leggendo “Ancora dalla parte delle bambine” di Loredana Lipperini. Ma in un paese come l’Italia, dove la pressione sociale nei confronti della donna e di come deve apparire è così alto, si fa presto a venire di nuovo sommersi da tutta una serie di valori sbagliati. Io stessa non me ne ero neanche resa conto, finchè non sono andata a studiare per un semestre all’estero, in Finlandia. Stavo lì, e mi sentivo stranamente più leggera. Non riuscivo a capire cosa c’era di diverso. Poi ho realizzato: non c’erano pubblicità di donne seminude affisse per strada o sui giornali. Sulle riviste femminili le donne erano tutte vestite, c’era una minore quantità di pubblicità dedicate a prodotti per la bellezza e la cura del corpo. Idem per la televisione.
Insomma, non c’era quel perenne bombardamento di “prenditi cura di te”, “bella e magra= vincente”, si aveva la sensazione che la donna fosse considerata in quanto essere umano e testa pensante. Per la prima volta nella mia vita, non mi sono sentita inadeguata in quanto donna a causa del mio aspetto fisico.
Vi ringrazio sinceramente per quello che state facendo. Sono contenta di sapere che qualcosa sta iniziando a muoversi, anche se le voci contrarie per adesso hanno molto più spazio e più potere.
Ho visto solo oggi il documentario e conosciuto il vostro blog.
Vi scrivo perchè vorrei poter utilizzare il video in un incontro che sto preparando
“l’8 marzo”: a che punto eravamo arrivate?
Per l’attività che svolgo sia per un comitato di tutte “Madri”, sia politico non mi sento tanto sola in questa lotta quotidiana al virilismo e allo sfemminismo. Forme di aggregazioni di donne ce ne sono a Roma ma lavoriamo a macchia di leopardo e quindi poca è l’incisività.
Segnalerò il vostro blog a tutta la mia mailinglist
Attendo risposta
grazie
Lio
Cara Lorella, una mia amica mi ha inviato il link perchè leggessi le pagine di questo sito e prendessi vesione del documentario…mi è venuto in mente il film di Muccino Ricordati di me (se non sbaglio!!) e ci penso ancora molto!io stessa sono stata intrappolata dagli stereotipi di donna proposti dalla TV e dal Mondo fino a non molto tempo fa….taglia 38, perfezione maniacale,anoressia alla porte…ma una tristezza tatuata nell’animo!il problema è che non c’è amore!la donna non ha amore per sè…le persone in genere non hanno amore nè per se stesse nè per coloro che stanno loro accanto!come si spiega allora che nel momento in cui ti senti voluta bene per quel che sei, cambi?non ti interessa più della taglia, dell’apparire, ma solo dell’altro?non siamo stati creati per vivere per noi stessi,non siamo stati creati in funzione del nostro Ego, esistiamo per amare!allora amiamo e facciamo un gesto di amore per noi chiudendo la TV ad esempio, prendendo quel che ci piace e non quel che deve piacere, uscendo di casa la mattina acqua e sapone…io lo faccio e sono felice!
@Lionella
puoi utilizzare il video e grazie per la diffusione
Grazie del bel video che avete creato! Sorprendetemente vero, noi donne ci nascondiano come dei struzzi verso noi stesse e il mondo che ci corconda! il mondo della comunicazione non ci vuole come non siamo, è questo il vero guaio! E forse anche le insicurezze di milioni di donne che vorrebbero essere quello che non sono.
Io, naturalmente,sono al di fuori da questo gioco al massacro, ma quanto è difficile star bene con se stesse ed il accettare il proprio corpo che cambia..
Conosco diverse di donne che invece ci cadono in pieno, ahimé!
l’Io e il nostro corpo oggi sono un tutt’uno…ed è la società “in-civile”a richiedere di essere sempre più finte…non vale il gioco.
La chirurgia dovrebbe servire solo in casi veramente gravi di necessità..trovate la bellezza dentro voi stesse donne!! la nostra Anima è molto di più!!
Con un gruppo di artisti stiamo creando un progetto che si chiama la “bellezza negata”, appunto sulle agressioni che subbiscono le donne nel mondo…perchè in alcuni paesi essere belle di natura è l’unica ricchezza e strumento di sopravvivenza, che avvolte viene deturpata (sfregi di viso e corpo con acidi ecc..) e questi fenomeni vanno denunciati.
ancora complimenti al vostro video!!
Sveva
ps: Manderò il video ad alcune mie amiche…parlarne non fa mai male..
@Marco B.
una curiosità: quali commenti “di parte” vedi in questo blog? anche quelli degli uomini sono “di parte”?
no, perchè continui a ripeterlo, ma gli unici commenti “di parte” che leggo sono del tipo:
“Mamma mia … voi femministoidi siete sessuofobiche peggio dei preti !”
oppure parlare di donne in generale è già di per se “di parte”?
PS
Il femminismo lotta contro la discriminazione in base al sesso, così come l’antirazzismo lotta contro la discriminazione in base all’etnia: dunque anche un antirazzista è “di parte”?
gradirei una risposta – magari concisa e senza sofismi -
sono una donna prima di essere altro.
ho una certa età, quella che di solito fa mettere le donne da parte, non concede loro voce nel desiderare l’amore o la vita .
sono madre e nonna, scrittrice e pittrice e quanto altro. eppure è soprattutto la voglia di sperimentare ancora che mi connota.
sono felice di essere capitata qui, mi piace lo spirito con cui affrontate l’argomento “rete” che per me è stato ed è importantissimo, direi vitale.
tornerò ancora.
grazie a tutte
cri
@Martina Qui si fa il processo alle intenzioni. Io ho parlato di una piega che può prendere il femminismo quando, per difendersi dal maschilismo, esalta la donna a spese dell’uomo. Non che mi riferissi a questo blog in particolare, dove in effetti commenti simili non sono molti e l’unico problema è appunto, casomai, l’adozione sistematica di un punto di vista solo femminile, che, più che essere scorretta o offensiva, è semplicemente limitante. Commenti maschili possono essere benissimo di parte come quello che hai citato (“di parte” è gentile, più che di parte è al limite del troll). Le risposte concise non mi piacciono. La realtà non è semplice e concisa.
Un grande complimento a Serena, l’estetista!
Una donna può continuare a prendersi cura di sè, a fare massaggi, ceretta e manucure anche senza bisogno di essere una bambolona da copertina! Brava brava brava!
Benritrovate/i tutti!!!!
Dopo gli inviti delle lettrici e a complemento della rubrica di segnalazione di pubblicità offensive “Occhio allo Spot!”, su Vita da Streghe ho aperto una nuova rubrica: “Horror TV”: la TV che tu, donna con una certa dignità e tu, uomo con una propria intelligenza, non avresti mai voluto vedere.
E invece purtroppo, a schermo acceso, talvolta ti tocca subìre.
Ho l’impressione che attingerò molto dal blog di Lorella. Questo è chiaro.
Perché più siamo, meglio diffondiamo.
A presto,
Giorgia V.
PS: ho visto che c’è un’altra Giorgia che è intervenuta. Per distinguermi d’ora in poi mi firmerò Giorgia V.
Vorrei proprio farlo questo incontro dal vivo! Sarebbe veramente interessante, oltre che intelligente. Bisogna confrontrsi, altrimenti rimangono soltanto ideali campati in aria.. Io ci starei a fare un incontro del genere, oraganizziamoci. Il dialogo è la cosa più bella che possa esistere a questo mondo…
@Marco
nella nostra lingua non esiste un termine per definire una donna che disprezza gli uomini: l’equivalente femminile di maschilismo non esiste.
al limite viene chiamata, appunto, sessuofoba.. (la donna è da sempre identificata con la sua sessualità)
forse una donna tale è per forza una deviazionista “femminista”?
io ne conosco, e ti assicuro che non si pongono il problema – nessuna di loro
capisco il tuo ragionamento, ma insistendo sul mettere l’accento su questa “piega”, come la chiami tu, non fai altro che rafforzare l’immagine delle donne antisessiste che ha gente come Davide
ringrazio gli autori del documentario “corpo delle donne” che ha dato modo a noi genitori di riflettere sulle molte distorsioni esistente nelle proposte dei media fatte ai nostri figli.
C’e tuttavia da osservare che le stesse iniziano gia con i cartoni animati proposti dalle reti mediaset nella più tenera età (WinKs , sirenette, barby ecc…..
Siamo passate dai modelli tipo candy candy con una gonna chilometrica, codini e faccia da bambina a donne perfette com blum e le compagne (modelle di bellezza irrangiungibile) e con minigonne inguinali
Non esiste un cartone animato in cui una donna sia uno scenziato o un ingenere o un politico una donna è solo una fata o una stregano una ballerina o modella.
cara signora zanardo,
mi chiamo Giorgia sono una ragazza di ventanni studentessa alla sapienza.
Le scrivo per complimentarmi per questo documentario,per anni mi sono chiesta:”ma perchè noi donne non ci lamentiamo per come veniamo offese e umiliate in televisione come un vero e proprio prodotto a pagamento”?io mi sento di piu come donna…non mi sento un prodotto pubblicitario,mi sento bella per quella che sono per il corpo che la natura e dio ha creato e non la chirurgia estetica…sento di avere piu potenziale che stare sotto una scrivania al posto delle gambe di un tavolo sento di avere talento,prospettive lavorative,sogni,capacità…signora zanardo io sarei la prima che scenderebbe in piazza a manifestare per questi modelli schifosi che insegna la tv e non solo per quanto riguarda l’immagine che da del corpo femminile ma anche per tutto ciò che si porta dietro:la smania del denaro,la smania del successo,la smania di “sei qualcuno solo se sfondi,se diventi famoso,se buchi lo schermo,se fai soldi”…io penso questo:in televisone si canta,si balla,si recita…..ma non si parla mai di verità…io dico:FACCIAMO VERITà mostriamo alla gente la vita com’è realmente e insegnamo alle persone ad amare ciò che si ha e ciò che si è…
se vuole scrivermi ha la mia email
cordiali saluti
Giorgia Roveri
ps ho visto che ci sono 3 giorge che intervengono….io per distinguermi mi firmerò giorgia R
@Martina Non vorrei tirarla in lungo, ma per me “femminista” non è sinonimo di antisessita e generalmente il problema sta nel fatto che ci sono state molte correnti, alcune delle quali disprezzavano gli uomini, dunque “femminismo” è ambiguo e mi dispiace che qualcuna che vuole invece fare una sacrosanta battaglia civile finisca nel calderone per questioni terminologiche.
Mi è venuta in mente una cosa: chi si ricorda il vecchio spot del Martini, mi pare con Cameron Diaz? Lei si impigliava la gonna con un filo in una sedia e, serissima e senza alcun imbarazzo, ancheggiava maestosa verso di lui scoprendo mano a mano il sedere per via della scucitura. Altrove (sul blog di Giorgia V) dicevo che un altro motivo per cui il sesso è diventato dogma e realtà ordinaria è l’eliminazione progressiva del distacco e insieme dello status e dignità che dava all’argomento il fatto che esso potesse far ridere o imbarazzare, che è poi lo stesso, perchè la risata è un indicatore che confini sacri sono stati passati, che la cosa rappresentata non dovrebbe essere com’è stata rappresentata. Nello spot, noto, nessuno ride e lei non è imbarazzata, al contrario è compunta come se ciò che le accade fosse accettabile, quasi voluto. Ma è così azzardato che, se non fossimo così abituati a guardare il sesso e l’eros in modo pornografico cioè serio, lo spot avrebbe un effetto comico dirompente. Qualcosa mi dice che anche il fatto che la protagonista sia bella e donna ha il suo ruolo, poichè evidentemente quella donna (il personaggio, non la povera Cameron Diaz che peraltro mi è simpatica) è solo corpo, dunque non ha una credibilità o una dignità da mettere in palio e di cui ridere. Non prendiamo un uomo tronista, prendiamo per esperimento uno che è noto per il suo (vero o presunto) fascino, che è diverso dalla bellezza e coinvolge anche la personalità, dunque la credibilità. Ad esempio Banderas o Clooney. Poi invertiamo. Banderas è ad un appuntamento con una bella donna e gli si impiglia un filo dei pantaloni in una sedia, così che alla fine della camminata, lui, serio, si rompe in due i pantaloni e resta in mutande. Il grande seduttore! Nudo (per quanto avvenente)! Davanti ad una ragazza che corteggiava! Giù risate! C’è qualcosa che non torna, no?
Post post scriptum Mi ricordo male o il lui della situazione era anche palesemente vecchio e rugoso?
@Marco B.
all’oppressione si reagisce anche con l’odio. perchè le donne di cui parli non ne hanno il diritto? dobbiamo essere migliori degli uomini, essere delle sante? come puoi pretendere che tutte reagiscano a una situazione di continua sottomissione con una rivolta pacata? la rivoluzione nera ha dato origine a correnti “estreme”, ma come sempre, quando l’oppresso si ribella si pretende che lo faccia in modo pacifico, che siano “migliori”: i partigiani sono da condannare perchè “anche loro” hanno rubato, ucciso, violentato etc. quindi non sono meglio dei nazisti…
rivendico il mio diritto di odiare gli uomini e non essere stigmatizzata allo stesso modo di un maschilista che disprezza le donne.
Io la penso così: la donna, da sempre discriminata, è PIU’ GIUSTIFICATA ad odiare.
Se odio l’oppressone non puoi paragonarmi a lui.
Non ho altro da dire…
ciao,
c’é una versione inglese del vostro documentario? O uno script in inglese, in modo che anche coloro che non sanno l’inglese possano capire? è importante, perche´all’estero si fa fatica a capire “what is really going on”!
Grazie!
Sia mediaset (normale) sia la Rai hanno deciso di non trasmettere il trailer pubblicitario di “videocracy”. La rai per il motivo che lo spot (non il documentario) rappresenta un attacco politico al governo. In quel trailer si tratta anche il problema del corpo delle donne e della comunicazione-pornografia che pervade i mezzi di comunicazione. Nella deriva culturale a cui siamo stanche di assistere, ciò che solo interessa alla rai è che possa essere indicata una precisa responsabilità politica.
http://trovacinema.repubblica.it/multimedia/copertina/documento-rai-ecco-percheacute-niente-spot-per-videocracy/7332416/1/1#fotogallery
Ho appena visto il documentario ed ho condiviso molte delle riflessioni fatte.
Alla fine vengono poste alcune domande: perché non reagiamo, perché non ci presentiamo nella nostra verità?
Provocatoriamente rispondo con altre domande: noi chi? quale verità? E si, perché non basta essere dello stesso sesso per somigliarci, per sentire lo stesso fastidio nell’essere “trattata” in quel modo.
Nella mia vita lotto quotidianamente contro quell’immagine che è stata costruita dai media e lo faccio perché sin da adolescente ho sentito che non mi apparteneva ma vi assicuro che la maggioranza delle donne che mi sono accanto non capiscono e non condividono il disagio che provo.
Mi sono domandata il perché ed ho capito che sono convinte che non le riguarda. Le ho osservate ed ho capito che si sentono estranee alla questione solo perché sono o saranno mogli e madri.
E si perché in questi ultimi decenni i media a donne nude e mute ha continuato a contrapporre donne “per bene” che sognano di sposarsi, si preoccupano di acquistare il prodotto giusto per la loro famiglia, servono a tavola, stirano e lavano.
Le stesse donne che fanno la televisione nude e mute vengono “santificate” quando indossano un abito bianco o tengono un neonato in braccio. A volte, pensateci, è il momento in cui le fanno parlare di più.
Ho capito che per molte donne la questione non è tanto “ci trattano come carne da macello” ma da quale parte stare, quale modello seguire.
Siamo allora davvero sicure che il problema siano solo le tette, i culi e le facce tirate?
Siamo sicure di essere in grado di conoscere noi stesse la nostra verità?
Se si, come l’abbiamo costruita?
Dove abbiamo preso gli strumenti per farlo?
Forse non reagiamo perché siamo confuse. Forse prima di reagire dobbiamo essere sicure di saper rispondere a queste domande.
@Michele Visone, essere genitore e riflettere su quanto passano i media ai propri figli è importantissimo; per “media” si possono considerare anche le riviste per ragazzine, alcuni tipi di fumetti, letteratura per ragazzi, insomma non solo la televisione. A questo proposito, ciò che appare preoccupante è l’abbassamento dell’entry point, ovvero dell’età di avvicinamento a un certo tipo di prodotto voluto dalle case produttrici del prodotto stesso. Che significa? Che messaggi pubblicitari un tempo destinati alle sedicenni, per esempio su un rossetto o un lucidalabbra, adesso vengono proposti alle bambine di otto/nove anni per renderle il più presto possibile delle consumatrici del prodotto stesso. Un rossetto e un lucidalabbra, naturalmente, non sono attrezzi da scienziato e da ingegnere, ma da donna adulta. L’effetto di proporli a bambine fa in modo che esse crescano stringendo i loro orizzonti; sta all’ambiente e alla cultura di provenienza, alla famiglia e alla scuola aiutarle a non caderci dentro con tutti e due i piedi. Ma non è una battaglia facile.
Se non lo hai ancora fatto, prova a leggere un libro che spiega molti fenomeni di questo tipo, tra cui quello dell’entry point; si intitola “Ancora dalla parte delle bambine” di Loredana Lipperini. Forse puoi trovarci degli spunti di riflessione e delle informazioni utili.
P.S: da donna adulta (magari ingegnere o scienziata) che vuole “migliorare” il suo aspetto.
P.S. 2 nello spot ipotetico, naturalmente, non è detto che la donna è un ingegnere, ma che “vuole farsi bella”; oppure, se anche è detto che la donna in questione è una scienziata, ciò passa in secondo piano rispetto al fatto di volere/dovere “farsi bella”… farsi belle prima di tutto per noi, a ogni età, purtroppo anche sempre più bassa!
@Sonja
ciao sono il co-regista del documentario, la versione sottotitolata in inglese è disponibile sulla home page del blog in cima alla sidebar di destra sotto al link della versione italiana. Lì ci sono anche le versioni sottotitolate in spagnolo e portoghese, da metà settembre ci sarà quella in francese
@Marco B.
ciao sono il co-regista del documentario. Abbiamo deciso fin dall’inizio che il video fosse liberamente visibile ma non scaricabile. Per la versione in WMV chiederò all’amministratore del sito se fattibile.
@Alessandra, condivido molto le tue riflessioni e credo che non ci sia un solo modello dominante – quello della donna seduttiva, accondiscendente e spogliata – ma ce ne siano due, speculari e complementari; quello che ho già detto e la donna “per bene”, madre e moglie. Senza nulla togliere a chi è sposata e ha dei figli – qui parlo di modelli, non di persone singole con le loro storie – si è assistito nei media, negli ultimi vent’anni e più a un ritorno alla vecchia dicotomia: la donna “buona” (madre e moglie) e la donna “cattiva” (spogliata, trasgressiva ecc.). E’ una dicotomia antica (Eva, Maddalena/Madonna, santa) e molto utile per almeno due motivi: poiché è antica, è ancora presente nella cultura e nella società, qundi assicura un pubblico pronto a recepirne la ripetizione; in quanto dicotomia è facile e semplice da capire e da manipolare, perché esclude la complessità dell’essere umano (donna o uomo che sia), quindi è utile per i messaggi pubblicitari che, come è noto, tendono alla semplificazione per fare più presto e vogliono rivolgersi a un pubblico sicuramente in grado di capirli. La pubblicità frena i cambiamenti, non li facilita di certo, soprattutto qui in Italia. Anche a me è capitato di vendere che molte donne sono indifferenti a questi discorsi, perché si sentono dalla parte giusta e poi pensano che loro non si umilierebbero mai come fanno quelle della tv, che “fanno una scelta sbagliata, ma in fondo sono cavoli loro”. Mi sembra che questo dipenda da un altro fattore, ovvero l’individualismo che ci riguarda tutti e che ci porta a vedere i fenomeni sotto i nostri occhi come scelte individuali, ignorandone l’aspetto collettivo e l’influenza sulla vita di ciascuno, ma anche di tutti come civiltà.
@Martina, per essere gentili, non condivido affatto. La storia è piena dei cul de sac in cui ci si infila così. Puoi odiare l’oppressore ma se fai come lui sei come lui.
Tutto perfetto…complimenti per il documentario….l’unica cosa sulla quale non sono daccordo è la chiusura…
Di cosa abbiamo paura….”paura”?Non capisco la scelta di questa parola…non capisco di cosa dovremmo avere paura, forse è un problema solo mio ma non credo che le donne abbiano “paura” di emanciparsi e porsi sul piano della competenza e dell’individualità, della personalità…
Io sono convinta che sia solo un problema di condizionamento mediatico e di mancanza di potere…
Temo sia un condizionamento che ci viene dato dai luoghi comuni che serpeggiano nella nostra società ignorante e da un atteggiamento maschilista imperante che anche il maschio più accorto non riesce e non può evitare(per educazione, cultura, modelli passati, cinema, giocattoli, tutto parla male di noi…)
Chiedo gentilmente di chiarirmi l’uso del termine finale “paura”.
Di nuovo complimenti per il lavoro.
Valentina
Da tempo mi pongo gli stessi interrogativi che il video, che ho apprezzato moltissimo (è ora che l’intelligenza si muova), pone. Mi occupo di comunicazione da tempo e ho vissuto un’esperienza umana e sociale di 20 anni circa a contatto coi movimenti delle donne (con le loro varie faccie ed articolazioni). La sensazione che deriva dall’uso dei media, Tv in specie, e l’assoluto dissimulato disprezzo per il genere umano e soprattutto femminile è nauseante, lascia senza aria e senza parole. Perchè quando sono troppe le cose da dire e sono ricche di emozioni, il rischio è che si affollino in gola e ostruiscano il passaggio non riuscendo ad uscire. Un po’ mi capita questo. Sono assolutamente d’accordo che occorra reagire ma la reazione semplice a qualcosa, avulsa da un contesto ideale che indichi cosa vogliamo essere e che società vogliamo (alludo in specie al tipo di relazione fra il genere maschile e quello femminile) rischia di essere equivocata come posizione semplicemente “contro” con una ratio bacchettona e lasciare impliciti tutti i valori, la concezione di vita, delle relazioni, dell’identità che sottendono a quella posizione. Allora il tema è: a quale società e comunità aspiriamo per stare meglio e magari (perchè no?) provare ad assaggiare un po’ di felicità e di vera libertà? Crediamo veramente che tutto quanto si vede in video non abbia un nesso e sia esente da responsabilità rispetto a tutto quanto accade nella nostra società? Un esempio: il livello di aggressività e di violenza. Pensiamo davvero che la violenza contro le donne sia un mero problemadi sicurezza? Saremmo ingenue/i a pensarlo. I fenomeni nascono, crescono, maturano in un “brodo” culturale e la cultura è uno dei fattori in/evolutivi più incisivi nella storia dell’Uomo. Forse in questio anlafabetismo culturale di ritorno e nella superficialità che impera ce ne siamo dimenticati/e. Facciamo dei distinguo ma tutto va sempre bene. In politica si discute con lo stile delle tifoserie sulle singole tematiche ma alla fine va bene tutto. Vorrei chiedere ad alcune donne note che si ritengono per es. di sinistra e/o democratiche nonchè paladine dei dirittti ma poi assecondano e stanno al gioco che si vede nel video: pensano veramente che le scelte individuali siano slegate dal contesto? da un lato ci si indigna (per stare nell’es. sopra) contro la violenza alle donne e poi si porta acqua al mulino dell’esaltazione delle donne come merce, corpo ecc. C’è stato un tempo in cui queste cose erano energicamente denunciate e anche impedite; c’è stato un tempo in cui si è sviluppata una cultura, quella della differenza di genere, con la quale si è proposta un’alternativa a sistemi di vita che oggi dimostrano tutta la loro carica distruttiva, da quelli proposta nel video, a quelli che hanno per effetto il saccheggio dell’ambiente, a quelli che investono sull’immagine e sul giudizio più che sull’identità e la ricchezza delle differenze prodotta dal dialogo vero. Di quella cultura…più nessuna traccia? Perfino le donne che in politica si occupano di pari opportunità paiono essere del tutto ignare di un percorso che ha riguardato direttamente alcune generazioni ma… come si dice… senza passato non c’è futuro e le opportunità che oggi hanno le donne e anche gli uomini viene anche da quel pensiero, elaborato da donne che si sono poste domande sostanziali anche legate alla propria cura ma erano poco affascinate dall’estetica fine a se stessa o peggio a scopi commerciali e di immagine. Peccato che il femminismo venga evocato spesso tramite una stigmatizzazione che, come tale, si ferma e si limita ad evocare quanto di antagonista esprimeva ma ci si guarda bene dall’evidenziare e dal valorizzare quanto esso e non solo esso (il movimento delle donne è stato molto articolato e il femminismo era una parte) ha prodotto in termini di idee nuove, di elaborazione culturale, di costruzione di nuovi riferimenti e possibilità sociali e di identità. Sarebbe bellissimo se potessimo riunire le energie per far sentire una voce alternativa a tutto questo e conquistarci l’aria, perchè di questo si tratta. Di fronte ai modelli culturali che si vedono anche nel video ci si sente più povere, perchè l’appartenenza ad un genere non è un dettaglio; è il genere che viene umiliato attraverso le sue individue. Forse abbiamo anche smarrito il senso della comunità e delle appartenenze. L’appartenenza è un fatto e agisce a prescindere dalla nostra coscienza. Forse allora è meglio, coem si dice, prenderla a mano. Infine a chi dice che il punto di vista delle donne è di parte rispondo che non può non esserlo perchè le femmine appartengono al genere femminile e i maschi al genere maschile, dunque non si può non essere di parte, pretendere che non lo siamo è l’ennesima mistificazione. Se il genere umano ha due sessi e questo è un fatto incontestabile dal punto di vista biologico ma anche culturale, ciò risponde alla condizione che la Natura dà all’Uomo per sopravvivere, perchè fa parte della biodiversità. Ben vengano le parti! Ognuno faccia per la propria. le donne nella loro storia come tali hanno messo in discussione molte cose e pagato enormi prezzi, gli uomini come genere ancora devono riflettersi. Un “salto” che aspettiamo da secoli.
@Marco B. il termine femminismo non è ambiguo, ma indica un mondo e una complessità a cui, oggi, nessuno è più abituato facilmente. In esso ci sono molte posizioni diverse, tanto che qualcuno diceva che c’era un femminismo per ogni donna che si ponesse il problema (a me, per esempio, piace pensarla così) e, forse, anche per quelle che non se lo ponevano. Ancora meno il femminismo è un calderone in cui si cade dentro per errore; ti ringrazio per la tua preoccupazione, ma non sono finita nel paiolo della strega perché sono scivolata!
@Angela, vedo ormai che il vostro modo di intendere il termine è nettamente separato dal suo comune significato, comune e, ahivoi, generalmente accettato, che riporta alla mente certi clichè. Ma lasciamelo dire, per la sua vicinanza fonetica e terminologica a maschilismo il termine è ed è sempre stato infelice. Per quanto riguarda movimenti complessi e frastagliati, la loro complessità, specie in un ambiente semplificatore come i media (e come l’ Italia mediatica) è sempre stata la loro rovina e ha sempre causato problemi notevoli , per usare un termine berlusconico, sul fronte delle relazioni con il pubblico. Si tende infatti a pensare che “un movimento, un pensiero” (e qualcuno aggiunge: “e un solo leader” che poi, spingendosi anche più in la, si presuppone pensi il pensiero tutto da solo ^_^) aggiungendo a scanso di equivoci “se non è un solo pensiero non è un movimento ma una giustapposizione di individui”. E si finisce per enfatizzare, secondo il vecchio principio che fa più rumore un albero che cade che cento che crescono, gli aspetti peggiori mettendo in ombra quelli più condivisibili. Stavolta mi fai venire il dubbio di esserci finito io, nel pentolone mischiatutto. Così è successo per il movimento No Global, i cui peggiori nemici sono i sedicenti no-global talmente pacifisti che brandiscono una spranga e poi per l’ Onda, dichiaratamente irrappresentabile, così irrappresentabile che poi i soliti noti di Scienze Politiche si sono autoeletti a rappresentarla facendola apparire ai giornalisti come una costola dei centri sociali. Tralasciamo poi che c’è chi, disonestamente, se ne approffitta delle conquiste (non sue) del Femminismo per ottenere i contentini e i riguardi del vecchio maschilismo più i nuovi diritti, diventando così o aspirando a diventare una privilegiata
@Virna, personalmente preferisco un’uguaglianza rigida, di quelle che facciano sì che semplicemente non si badi al sesso, nè in politica, nè sul lavoro, stile “ateismo francese”: per evitare che un sesso sia meglio degli altri, non consideriamo il sesso come caratteristica d’identità pubblica. Tuttavia capisco che anche questa soluzione è avvilente, che uno comunque un sesso ce l’ha e, hai ragione, è giusto e naturale, dunque rispetto la tua opinione. Il rischio colla valorizzazione delle differenze di genere è però quello di creare due umanità, ciascuna delle quali parla di sè, un po’ come maschi e femmine nella ricreazione delle elementari (badare bene che è un rischio, solo un rischio e io enfatizzo non poco). Perfettamente d’accordo nel cercare di non apparire degli sterili bacchettoni, ma per essere propositivi c’è bisogno di dirigenti TV che siano, come si dice in america, “men with a vision”, cioè che abbiano cultura e lungimiranza, non che vadano a caccia grossa di pubblico informe (ma signori pubblicitari, non avete ancora capito che il telespettatore casuale fa numero nell’auditel ma non è realmente un potenziale cliente perchè, a stento interessato alla trasmissione, lo sarà meno che mai alla pubblicità? Inoltre la strategia mediasettiana di pubblicità random, cioè non mirata, è comoda ma superatissima. Pubblicitari, la possibilità che quel pubblico non sia il “vostro” pubblico è elevata grazie alla miopia della gestione dei palinsesti. Una per tutte: pubblicità di grembiulini per le elementari durante la trasmissione di Futurama (cartone satirico per adolescenti), tranquillamente unita a quella di capi sportivi).
Invece i nostri uomini della stanza dei bottoni continuano a venerare quell’alienazione pseudoreligiosa che è l’auditel, poichè i pubblicitari ancora credono che misuri in modo accurato e badano troppo al mercato e troppo poco ad una proposta editoriale coi controfiocchi. E il digitale? Complicato da installare, ancora in confusione mentre Murdoch da un assaggio della libertà di scelta del futuro col suo satellite…
@Marco B. condivido la tua osservazione sull’Onda; sui no global, che dire, già solo il nome è un’invenzione giornalistica tesa alla semplificazione di una realtà fatta di molte anime. Quanto al fatto che la parola femminismo sia comunemente intesa con una serie di significati che ti fanno dire “ahivoi!”… lo so e, proprio per questo, ritengo giusto farla circolare con un senso diverso – quello vero per me, legato ai cento alberi che sono cresciuti e non ai pochi che sono caduti – nella speranza di rigenerarla (magari ci vuole tempo, ma che importa!) e di conservare la memoria di un tempo in cui certi diritti non erano affatto scontati, mentre cerco anche nuove parole. Condivido in parte anche la tua osservazione sulla vicinanza di maschilismo/femminismo, tenuto conto del fatto che le coppie oppositive sono anch’esse semplificatorie e, perciò, pericolose; la storia, però, ci ha consegnato questa parola (un bel po’ ammaccata ultimamente) e non un’altra, e io intendo custodirla mentre nasce – spero – qualcosa di nuovo.
Sapessi Angela, come mi piange il cuore invece per un’altra parola, etimologicamente nobile, ma ormai completamente coperta di fango e di sangue, nonchè di grossolane maldicenze (ultime quelle semicomiche del premier): comunismo. Credo di essere uno di quei quattro gatti che quando sente “comunismo” pensa alle lotte sindacali, alla forte presenza garante dello stato, alla redistribuzione del reddito, all’addolcimento della spietatezza del mercato, allo spirito di condivisione. I più pensano a personaggi come Stalin o Mao, oppure, se va bene, a certi intellettuali colti ma incomprensibili che hanno tutto l’odio del popolo di chi invece di iniziativa (e spesso di buona volontà) ne ha avuta tanta, anche se di cultura poca, quel popolo di autonomi, piccoli commercianti, professionisti che da sempre vota a destra come da sempre i pubblici dipendenti e gli intellettuali (cultura: assai, proprietà: vicini allo zero) sta verso il centrosinistra. E ora i no-global, di cui si ricordano le vetrine sfasciate anzichè i truci maltrattamenti subiti da appartenenti alle forze dell’ordine che, posto che ciò di cui sono accusati sia vero-ma ormai c’è anche poco da dubitare avrebbero dovuto essere costretti a strapparsi di dosso la divisa colle proprie mani con interdizione dai pubblici uffici. Ma quel che capisce l’uomo della strada vedendo il G8 e sentendo il Berlusca è che comunista= fannullone facinoroso, pericoloso per l’ordine pubblico e per la sacra proprietà privata.
Così mi tocca dirmi progressista o anche niente, che è uguale
A scanso di equivoci “truci maltrattamenti subiti ad opera delle forze dell’ordine”
@Marco B.
credo di aver trovato le parole migliori per spiegarti il mio punto di vista senza alimentare una polemica inutile:
io credo, come te, che ogni forma di estermismo sia sempre e comunque da condannare, ma la realtà ci dimostra come alcuni di questi siano “più condannabili” di altri: quelli della parte più forte nei confronti della più debole.
Ciò che dici è sacrosanto e non lo voglio contestare, ma nelle questioni di genere rimarrà un principio finchè la parola “misandria” non entrerà nel gergo comune.
PS
Mi incuriosisce il fatto di ritrovarti abitualmente su blog femministi, mentre la maggioranza della roba che trovi in rete è allegramente maschilista.
Cerco i tuoi post, ad esempio, su http://www.antifeminist.altervista.org/ o qui: http://www.rolliblog.net/archives/2005/01/19/lawrence_summers_le_donne_sono_inferiori_agli_uomini.html o dei tuoi commenti alla miriade di http://recensioni-videogiochi.dvd.it/news-pc/erotic-tycoon-un-impero-delleros-in-videogioco/ presenti sul web… non li trovo.
@martina No, no, anche lì sono andato, e anche in posti peggiori… Povero Erotic Tycoon, suvvia non facciamo i moralisti, e antifeminist lo conosco anche se lo trovo assai di parte e utile solo per tenere alta la guardia contro certe sciocchezze del politically correct (ovviamente è pacifico come sia una sorta di linea editoriale fortemente gender-oriented a far sì che quel sito veda solo certe cose e tralasci certe altre…ma chi non lo fa?). Personalmente sono convinto che tali siti abbiano molto meno seguito, nonchè con una proposta molto meno articolata e una community meno affiatata di quelli femministi. Il fatto poi che “misandria” non sia un concetto noto ai più come “misoginia” è dovuto, sì, ai maggiori casi di misoginia nella storia ma è anche un effetto boomerang del maschilismo: si da infatti per scontato che il sesso debole sia quello femminile, quindi, per orgoglio, non si ammette neanche la possibilità teorica che una donna possa nuocere ad un uomo, il chè, naturalmente, non è vero. Sinceramente i “siti femministi” (se poi così si posson chiamare) che frequento sono essenzialmente tre, “Sorelle d’ Italia”, di cui contesto l’impostazione polemica di alcune autrici e su cui sono approdato per caso tramite quella gran donna di Michela Murgia e sono restato per ostinazione tentando di fare “l’altra campana” in modo ragionato (please, don’t call me troll); “Vita da streghe” di Giorgia, che, al di la’ del titolo, trovo interessante soprattutto perchè l’autrice è pubblicitaria quindi sa bene di cosa parla; questo, in cui, più che l’aspetto femminista della polemica (peraltro civile) in corso mi interessa la preoccupazione che dovrebbe essere trasversale e universale, per la mercificazione non della donna ma delle intere nostre vite umane
Moralista? Per Erotic Tycoon?
per l’amor diddio c’è stato un malinteso..
ti spiego: in quanto da sempre appassionata di videgiochi – non sono gestionali – leggendo il titolo mi ero fatta l’idea di POT£RCI GIOCARE (figurati l’ingenuità). scoprire che si trattava di una simulazione di bordello mi ha un po’… spiazzata. si insomma ci sono rimasta male!
il ruolo delle donne nel gioco è chiaro: merce (un po’ difficilino immedesimarsi quindi).
l’erotismo è appannaggio maschile? sono gli uomini i soli fruitori di prodotti pornografici?
si, mi sono incazzata lo ammetto: ho perso di vista per un attimo la mia condizione di femmina e sono stata punita per il mio peccato di hubris, ma se dandomi della moralista hai pensato che mi fossi scandalizzata per il gioco in se’ hai CANNATO DI BRUTTO.
uhm… ora che ci penso forse questa storia di Erotic Tycoon contiene degli spunti interessanti: tu hai dato per scontato che io, da brava femminista sessuofoba, fossi scandalizzata per un gioco dal contenuto erotico, mentre semplicemente ci volevo giocare (uffa!) e mi sono sentita esclusa.. che poi sia stata così scema/ingenua da non rendermi conto quale poteva essere l’unico risultato di erotismo+gestionale è un altro discorso…
Bhè, più che altro perchè lo mettevi tra i siti maschilisti. Sembrava ovvio che la critica fosse al contenuto del gioco. Scusa l’ingenuità, questa volta mia, perchè non ci potresti giocare? Che “erotic” sia a) un eufemismo per “pornographic” o b) un’allusione all’attività gestionale di un night club o di un bordello mi sembra evidente. Sono curioso: cosa pensavi che fosse? Se “Rollercoaster Tycoon” ha come protagonista un imprenditore dei parchi giochi, se “Transport Tycoon” ha a che fare colla costruzione di strade e collo spostarsi delle merci, “Erotic Tycoon” ti metterà alla guida di un impero fatto di giornaletti osè, spettacoli con nudo, ecc.,no? Mai stato contro la prostituzione, per di più qui è tutto virtuale. Magari sarebbe interessante se non avessi intuito scarsi valori di produzione (modelli con pochi poligoni, casa di produzione semisconosciuta e tema “scabroso” mi fanno sospettare una trappola per videogiocatori ingenui, cioè un prodotto con molto hype e senza sugo). Ahimè, vuoi per il tema guerresco (ma è poi vero che l’ambientazione militare è solo maschile? Direi di sì, dai) del 90% di essi, vuoi per la moda che li vuole sempre più immediati-spettacolosi-superficiali-violenti, moda che ha spazzato via, almeno dagli scaffali, i prodotti più creativi, riflessivi o strategici non credo che, oggi, nel 2009, i videogame abbiano come pubblico ideale una ragazza. Se poi ci spostiamo sulla pornografia, essa ha, per come oggi è concepita, un pubblico esclusivamente maschile e la sua funzione è quella di inscenare un mondo fittizio (FITTIZIO) dove la donna sia conforme alle fantasie non applicabili nel mondo reale (NON APPLICABILI) di un tipico uomo deluso dalla sua vita sessuale, uomo che la pornografia conforterà rappresentando le ragazze come semplici, accessibili, partner sessuali (leggi “esseri non pensanti”…o comunque artificiosamente, alcune volte comicamente disponibili). Non sto a dirti, perchè lo saprai benissimo, che, specie nelle sue forme estreme (estreme solo per le “lei” di turno sia chiaro) essa è sfogo di frustrazioni di parte (in realtà tutte le scene truci sono il più possibile concordate prima, almeno questo è ciò che affermano i pornografi nelle “righe piccole”, per cui se in grande scrivono “studentesse vanno col primo venuto” leggasi “pornostar o aspiranti pornostar vestite da studentesse vanno con un porno attore che fa finta di passare di lì per caso”) perciò non solo sono inadatte ad una donna con un minimo di orgoglio di genere, a meno che non abbia una dose stoica di distacco, ma in alcuni casi sono letteralmente inguardabili da chiunque non abbia un pene. Esiste qualche progetto pilota di pornografia “autogestita” dalle stesse pornoattrici o di film pornografici con donne come registi (registe? she-directors?Boh? Ebbasta con questo linguaggio sessuato, sbagli sempre!) ma la mia impressione è che, sebbene abbiano un minimo di plasticosità in meno e un minimo di (auto)ironia in più siano comunque hardcore e piuttosto appiattiti su un canone maschile, cioè il canone di molti uomini che poi diventa il canone delle donne stesse in virtù dell’appartenenza all’ “ambiente”. Stesso dicasi per i videogames, che in realtà sono nati ambosessi per diventare sempre più portatori di stereotipi (almeno quelli di fascia media, i capolavori son capolavori e basta) con la massificazione del pubblico, l’invasione della grafica a scapito della giocabilità, il passaggio da piccole case di appassionati a grandi case di produzione attente al marketing e pervase di quella stessa filosofia ultracommerciale e attenta all’istante, perchè il pubblico si cattura con cose di superficie e nell’oggi, non con proposte profonde, che tante meraviglie ha fatto nelle nostre TV. E vogliamo parlare della falsa apertura costituita dalla creazione di prodotti esclusivamente per bambini (leggi: irritantemente infantili) o solo per ragazze (tipo “Giulia Passione”) con tanto di lustrini e pailettes: di qua al bambino il mostro verde col mitragliatore laser, di la’ alla bambina il pony rosa. E due mesi dopo i giochi già annoiano, il chè è un bene (per loro) perchè se ne compreranno altri.Evviva!
orgoglio di genere.. mah. io giocavo con i transformers e con la bambola, con i mio miny pony e i micronauti, sono appassionata di videogames e lirica, mi piacciono i braccialetti e il fai da te, leggo benni, pennac, e king, adoro la fantascienza, conosco tutti i più grandi film della storia del cinema, delle scarpe e dei vestiti non mi importa un granchè, odio il calcio e la formula 1, piango davanti a un film o sopra a un libro, mi piace discutere e confrontarmi, e se mi va di guardare un porno lo guardo e basta, da sola o con il mio compagno… tutto sommato delle questioni “di genere” non me ne è mai fregato nulla, mi sono sempre sentita un individuo e basta. Per questo lo scempio che vedo e leggo ogni giorno mi disturba profondamente, proprio perchè a un certo punto ho scoperto di appartenere ad un genere a rischio di estinzione (qualcuno ha calcolato che, se la mortalità femminile continuerà con questo ritmo, nel 2050 mancheranno all’appello 280 milioni di donne): se è vero che la nascita della raunch culture ha dato il via ad un’escalation di violenza inaudita, è necessario fare di tutto per fermare questo genocidio, a partire dal “riabilitare” l’immagine femminile nei media e nelle teste della gente. ogni altro discorso è superfluo.
Come sei categorica. Ogni altro discorso è un corollario! Che è ’sta “raunch culture”? Trovo più insidiosi il barbarismo da superficie (si veda Baricco), la marketing culture e, ultimo ma non ultimo, il cosiddetto “cafonal”…
PS Ma perchè nessuno si occupa di quello che sta succedendo all’immagine maschile grazie al già citato “cafonal”. E’ degradante!
Raunch culture significa “cultura dell’arroganza” ed è una tendenza osservata anche da Ariel Levy, scrittrice e giornalista (autrice di “Sporche femmine scioviniste”, edito da Castelvecchi) , nella società e nei media americani. Per farti un esempio in Italia, Simona Ventura. La raunch culture va di pari passo con la pornificazione della cultura in generale, attraverso la “necessità” di esporre qualsiasi donna e qualsiasi uomo di spettacolo o di cultura nudi su un calendario o su una rivista simil Playboy.
Non credo che l’immagine maschile sia immune da questo virus, ma le donne sono in emergenza, quindi se ne parla molto di più; inoltre, l’immagine maschile non è un granché da tempo, basti vedere qualsiasi uomo – magari vecchio, orrendo e ignorante – che si permette di fare commenti sulla giovane ragazza di turno che passa per strada. Un uomo non ci fa una bella figura nel comportarsi così, ma la cosa non ha mai costituito problema, anche se è un problema di immagine e di sostanza.
Insomma Bar Sport caput mundi…evvai!
P.S. dimenticavo di dire – lo davo per scontato – che la raunch culture si è sviluppata negli ultimi 20 anni (mi pare) ed è riferita soprattutto alle donne, che hanno frainteso cosa sia il potere, ovvero hanno pensato che basti “comportarsi come un uomo” anche verso le altre donne per essere donne potenti. Magari molte di loro sono potenti, soprattutto negli USA, ma il prezzo da pagare in termini di cultura collettiva è molto alto… Bar Sport caput mundi, appunto
Il corpo delle donne( non in età avanzata !) è semplicemente divino . Il buon Dio nel creare la donna, meglio dire la femmina, sicuramente ha messo più tempo , più attenzione. Si, il corpo femminile è la vera ( e unica) bellezza della natura.
P.S. “raunch” significa anche – anzi, soprattutto – “osceno, volgare”, in riferimento all’esibizione del corpo.
Molto casualmente ho scoperto ieri il vostro sito. C’è … sostanza, una grande umanità, un’intesa, oserei dire, di fraterntà. Una ricchezza di interiorità che ai tempi (andati) del liceo classico si studiava e si imparava a conoscere come ESSERE.
la dignità delle donne, purtroppo è utilizzata come clava, da interessi sporchi. un concetto astratto e improbabile, ma in mano ai briganti che gestiscono e impongono i dictat dei mercati internazionali, diventa una discriminante, un confine netto al fine di giustificare l’occidentale atteggiamento passivo e complice contro culture e stati che non sono ad essi conformi. i bombardamenti e la carneficina che ne conseguono, di donne e bambini in afganistan e più in generale in medio oriente, vengono giustificati da una perniciosa e criminale propaganda contro le abitudini, proprio di quelle donne che indossano il chador o il burka. l’islam impone il chador e il burka ed è il male! l’occidente cristiano la dignità e la libertà quindi è il bene. ecco perchè liberamente i bravi eserciti occidentali intervengono con la ormai nota mortifera ferocia umanitaria per liberare, uccidendo, proprio quelle popolazioni a cui vorrebbero dare dignità e pace. “abbiamo creato un deserto e lo chiamiamo pace”. sono vent’anni che noi ed io in particolare riflettiamo sulle abitudini di molte donne occidentali liberissime e dignitosissime. a tal proposito vi mando un’articoletto che ho scritto trenta giorni or sono pubblicato su http://www.cronacheitaliane.org . distinti saluti massimo
PERCHE GUARDI IL CHADOR SUL MIO VISO E NON IL BURKA SUL TUO CORPO?
Stamane sembro una morta, sono struccata, e poi ho queste tette troppo piccole e questa ciccia nei fianchi, e la cellulite all’interno coscia; non mi sopporto così!
Eehhh… se avessi un fisico alla Debora Caproglio o piuttosto alla Belen Rodriguez potrei fare la velina e magari con amicizie più che intime aspirare al parlamento, quanti soldi guadagnerei… sarei… libera di comprare tutto ciò che voglio. Entrare in un ristorante o in una boutique o in un hotel a cinque stelle per me non sarebbe neanche oneroso, poiché una deputata giovane e messa a pressione oi bò.. gli farebbe tanta,ma tanta pubblicità e farebbero a gara per servirmi. Ma ho queste tette moscie, la cellulite, le maniglie dell’odiato amore, le borse sotto gli occhi: dovrei investire sulla mia immagine, dovrei trovare un buon gommista, par don , un chirurgo plastico che mi sgonfi e rigonfi dov’è necessario.
Et voilà trentacinquemila euro, che guadagnerò nel primo mese di legislatura, e sono più tosta di Moana. Che belloo.., i maschietti guardano arrapati i miei due parabordi di prua, una quinta abbondante e il salvagente formato famiglia che ho gonfiato nelle labbra; non mi ascoltano i miei profondi e nulli ragionamenti, non capiscono ciò che dico, ma mi guardano, mi desiderano e quasi tutti sono gentili con me ed esaudiscono i miei desideri, sono appetibile, sono una bomba lo so; mi vogliono fare… Finalmente sono una che vale ! Questi soldi sono stati spesi assolutamente bene! In questa nuova veste di onorevole sex-simbol mi sento molto, ma molto democratica e progressista e un sacco occidentale. Devo dare senso alla mia vita! Promuoverò una campagna prendendo esempio dall’eroico francese Sarkozy. Agglutinerò intorno a me tutta quella pletora di veline, letterine, subrettine, artistine, e mogliettine, che essendosi realizzate come me, nella vita, saranno pronte insieme alla canea di maniaci sessuali, un sacco femministi a scatenare tutti insieme con le rispettive diversità, che sono sempre ricchezze, una campagna contro il retrogrado e islamico velo.
C’è una legge in Italia che impone la riconoscibilità di ogni individuo, codesta legge fu promulgata contro le B.R.. Con la scusa della riconoscibilità, noi la utilizzeremo contro le donne che si ostinano a indossare il chador, al fine di affermare contro il mondo islamico, la nostra cultura, le nostre leggi e imporre con la ferocia umanitaria che ci caratterizza, il nostro superiore umanissimo sistema.
Purtroppo la nostra eroica aspirante “velina deputata” non si rende e non si vuole rendere conto; indossa un burka endoprotesico che si e scelto liberamente a suon di euro. Non ha piena consapevolezza e non ne vuole avere, che in questo mondo di maniaci sessuali, se non hai novanta sessanta novanta e metti tutto a disposizione con un’ intelligenza media non puoi fare gli occhi dolci al professore universitario per superare gli esami, devi fare la fila, devi pagare le multe, devi vivere da precario, e devi fare i concorsi, non puoi vivere la notte delle discoteche, dei club privè, non sarai invitata nella piscina di Briatore, e non farai parte del jet set.
Chi vi scrive queste quattro fesserie vive una condizione da cieco e per un cieco <>. Per me tutte e tutti indossano il chador o il burka, e quando parlano esprimono pensieri; i pensieri attraverso le parole slatentizzano il tuo vissuto la tua conoscenza la tua esperienza. Quelle parole quando simboleggiano il nulla danno forma al nulla. Il nulla un animale orrendo che prende la forma della barbaria che siamo costretti a vivere.
Massimo Pumilia
“[...] Potrebbe essere dunque persino meglio, se le inevitabili fatiche derivanti dall’incontro fossero superate da un profondissimo bisogno di voltare finalmente pagina.”
Gentile Lorella,
Arrivo qui dal post “il punto della situazione”.
Dopo aver seguito attentamente il blog e anche il forum (che in alcuni casi, per me, è stato molto utile e istruttivo), dopo aver guardato questo progetto crescere a dismisura, dopo aver compreso la vastità delle sue potenzialità, sento da molto tempo l’esigenza di incontri.
Ho 34 anni, non ho una preparazione universitaria e nemmeno mi è mai sfiorata l’idea di “fare cariera” in un mondo del lavoro sanguinario, ipocrita e così tanto lontano dal senso di utilità che per me dovrebbe avere.
Ho un vantaggio però, lavorando il minimo inidspensabile al mio mantenimento ho del tempo libero che impegno normalmente con studio e quelle meravigliose attività che sono l’osservare e il pensare!
E’ però arrivato il momento anche per me di mettere corpo e azione e, ad essere sincera e sfidando l’imbarazzo, questo progetto mi ha fatto davvero innamorare.
Il mio vantaggio quindi, quello del tempo libero come dicevo sopra, lo metterei molto volentieri a disposizione del progetto, a discrezione delle effettive necessità.
Non c’è dubbio che ci incontreremo alla prossima occasione nel nord Italia (abito nella ridente anzi tristissima Lombardia, in provincia della rigogliosa e leghissima Varese), per il momento saluto cordialmente e attendo di leggere il libro che il corriere non mi ha ancora consegnato…!!!
Mi rivolgo anche io a Lorella (cui do del LEI per una questione di estremo rispetto e non di distacco) perchè anche io vorrei offrire il mio contributo alla causa de Ilcorpodelledonne.
Il tutto è nato mentre guardavo alcuni scorci dell’edizione americana del reality “la Pupa e il Secchione” (Beauty and the Geek),di una puntata delle quali posto qua il riassunto:
http://www.youtube.com/watch?v=GezFbqdV4us
Confrontandola con l’edizione italiana le differenze mi sono parse enormi,a cominciare da come venivano VESTITE le ragazze,per proseguire su quello che veniva loro fatto fare e sul come venivano riprese. A confronto l’edizione italiana pare uno di quei soft-porno da terza serata di una rete regionale
http://www.youtube.com/watch?v=SEGedGOPynI
http://www.youtube.com/watch?v=MYopH_ysqp0
http://www.youtube.com/watch?v=PfQJB-B5jQ4
l’ultimo link peraltro si rifà scandalosamente ad una pratica fetish/sadomaso mica da ridere.
Ora,io so che esiste e sta venendo portato avanti il progetto NUOVI OCCHI PER LA TV, mi chiedevo se aveste mai pensato di confrontare uguali format di programmi dei diversi paesi per cercare di mettere in evidenza le differenze di presentazione tra noi e gli altri.
Non posseggo una formazione specifica in materia di analisi televisiva o sociologia,studio tutt’altro,però me la cavo abbastanza con le lingue e mi offrirei volentieri di tradurre o ricercare articoli dal web per il progetto…
Detto ciò,ci metto volentieri la mia persona fisica per qualunque iniziativa in Lombardia,mi sono mangiata le mani per non aver potuto essere presente all’incontro di poco tempo fa a Monza(è qui che vivo),spero di poterLa incontrare presto per poter vedere se riesco ad essere utile!
Martina