Monthly archive ottobre 2013
Se Vuoi Trasferirti in Australia

Se Vuoi Trasferirti in Australia

Dalla nostra corrispondente Marina Freri uno sguardo, e un’intervista, sulla vita dei giovani australiani alle prese con studio, lavoro e progetti per il futuro:

Mi prendo una pausa da una settimana di cronaca locale dominata da incendi di portata gigantesca, che hanno distrutto oltre 200 case e che, al picco massimo, si sono estesi su un perimetro di 1600 chilometri in New South Wales, lo stato dove vivo. I bushfires, come li chiamano qui, sono una costante delle estati torride ma quest’anno sono arrivati in anticipo, in piena primavera.

Ne parlavamo in casa in queste sere, mentre il cielo era arancione e il fumo di un incendio, divampato a settanta chilometri da Sydney, si faceva strada anche nel nostro quartiere di palazzine e case col giardino, con una scuola elementare e un paio di negozi detti “convenience store” (i nostri alimentari) che vendono pane, latte e uova al carato – ci ho lasciato 15 dollari per un pane a fette, una busta di prosciutto cotto e un litro di latte.

Tornando agli incendi, certe cose qui, se ci sei nato, sono normali e le avverti – prezzi dei convenience stores a parte, a quelli non ci si abitua neanche col passaporto australiano.

Una collega della mia coinquilina Federica a mezzogiorno del 16 ottobre, ancora prima che ne parlassero i giornali, era uscita sul marciapiede del bar dove lavora e, guardando in su, aveva profeticamente annunciato: “Bushfires…”

Io ne ero rimasta affascinata e pensavo già di chiederle indicazioni sul mio …

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Neomamme e Mass Media

Neomamme e Mass Media

 

Ricevo questa lettera da Sara, una nostra formatrice del corso Nuovi Occhi per i Media. Leggo e condivido ciò che generosamente ci racconta. Io donna adulta con figli adolescenti, “primipara attempata”come scrissero sulla mia cartella clinica  confermo l’esigenza  importanitssima, di “prenderci tempo” prima durate e dopo la gravidanza. E di accettare i cambiamenti del nsotro corpo. Le nostre belle pance e i nostri chili in più, che hanno un significato.

Mi chiamo Sara, ho 31 anni e sono mamma da 18 mesi della piccola Flora e solo da poco tempo posso dire di avere raggiunto quell’equilibrio psico-fisico che mi permette di decentrarmi dalla bambina e di dedicarmi a me stessa, ai lavori (tanti e precari) che svolgo e ai miei interessi.

Per quanto una donna possa frequentare corsi pre-parto e ascoltare i consigli di quelle chi ci sono già passate, l’esperienza del puerperio è unica e inimmaginabile finché non ci si ritrova lì in prima persona.

Ciò che ho maturato in questi mesi, è che come donne neo-mamme dobbiamo imparare a prendere consapevolezza delle nostre risorse (pensate un po’ diamo la vita e la nutriamo!) ma anche dei limiti del nostro corpo in quei primi mesi dopo il parto. Limiti che risiedono nel dolore fisico causato da eventuali contrazioni uterine ed emorragie post-partum, dalle perdite di sangue per 40 giorni, dal bruciore per eventuali punti e lacerazioni vaginali, dalla sutura di un eventuale parto cesareo e, nel caso di allattamento al seno, dagli ingorghi mammari, dalla mastite, dalle ragadi, …

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La Scomparsa della Vergogna

 

Ci sono luoghi, qui nel nord del Paese, per accedere ai quali, devi “conoscere qualcuno”. Lo sappiamo tutte/i, ma fingiamo che questa pratica non assomigli tragicamente al sistema clientelare di un Sud verso il quale arricciamo il naso, quasi a dire “Noi, siamo diversi”. Garantisco che in effetti non era così anni fa. O almeno non era così evidente e così accettato. Posso provare che  non era pratica diffusa. Oggi è divenuto normale,qui al Nord, ascoltare frasi di questo tipo: “La scuola a cui voglio iscrivere mia figlia è eccellente ma molto selettiva . Mia figlia è brava, ma non basta: i posti sono pochi. Mio marito però conosce ( e qui fa un nome) e dunque abbiamo ottime possibilità di fare entrare Giulia. ” Dicevo che anni fa queste affermazioni erano rarissime. Ma l’elemento nuovo che emerge da queste dichiarazioni è l’assenza totale della vergogna. La frase suddetta  infatti non solo viene  pronunciata ma nessun elemento che comunichi imbarazzo la accompagna. Può anche dasi che anni fa questi comportamenti talvolta si manifestassero, anche se in numero decisamente inferiore rispetto ad oggi, ma venivano taciuti perchè ci si rendeva conto  cioè si conservava ancora la consapevolezza che non fossero giusti, e che chi le pronunciava  stava godendo di un privilegio immeritato, eticamente inaccettabile. La signora suddetta racconta del suo privilegio dunque non solo senza vergogna bensì  consapevole e soddisfatta del favore  di cui gode immeritatamente. Anna ha poco più di trentanni e già possiede …

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La Fine del Coraggio?

La Fine del Coraggio?

di Giulia Camin corrispondente da PARIGI

“La posta in gioco stessa del coraggio è di mettere alla prova la natura della volontà e della libertà del soggetto. Noi non saremmo liberi se non alla stregua della messa alla prova del coraggio? Eppure, niente di più certo di un soggetto che, alla chiamata del dovere del coraggio, si sente già condannato. Che cos’è volere? Che cos’è il volere se non già il manifestarsi di una certa forma di coraggio? Poiché volere, vorrà dire affrontare il passaggio verso il potere. Volere non è ispo facto potere. Non basta volere per potere. Oppure sì. Basta. Ed è così che il territorio immenso della volontà si apre, come un abisso. E la posta in gioco diventa chiara. Il coraggio, sarà già il volere. Decidere di volere. Nient’altro che ciò”( Da “La fin du courage” di Cynthia Fleury) 

 Ieri ho guardato un telegiornale italiano in streaming; sono pochi quelli visibili gratuitamente per gli italiani all’estero. Non lo guardavo da tempo, più o meno da quando mi sono arresa alle evidenze: venti minuti dedicati ai problemi giudiziari di pochi, cinque minuti per accennare ai problemi reali di un intero paese. Ma ieri ne sentivo il bisogno, ero ansiosa di partecipare, anche se da lontano, ai funerali di Lea Garofalo. Fremevo dalla commozione e avevo necessità di vedere una folla oceanica pronta a rappresentare anche la mia di vicinanza a Denise, sua figlia. Lea, che esempio immenso di coraggio e di amore per la legalità. Quanta

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Ma Dimmi: E' Coraggioso?

Ma Dimmi: E’ Coraggioso?

Avevo diciotto anni e stavo raccontando ai miei di un ragazzo che avevo appena conosciuto. Sorridevo mentre parlavo e certo si capiva che mi piaceva. “Ma dimmi, è coraggioso?” mi chiese ad un certo punto mio padre. Ci sono delle qualità ritenute desuete, fuori moda e non adeguate ai tempi. Poi basta che qualcuno abbia il coraggio di riproporle e ci accorgiamo di quanto oggi quelle doti sarebbero utili. Prendete l’indignazione. Quando è uscito Indignez Vous di Stéphane Hessel, il libro è andato a ruba, nonostante fosse scritto da un anziano signore, il massimo del fuori moda si sarebbe detto. Eppure di capacità di indignarsi c’è così bisogno, perchè è questo sentimento che conduce all’azione, mentre la critica sterile non conduce a nulla.

“Ho visto il suo lavoro Zanardo, Il Corpo delle Donne” mi dice la Direttora di un’importante agenzia di pubblicità “bello, ben fatto, fa riflettere..” poi fa una pausa e continua quasi complice “però non diciamolo troppo spesso perchè altrimenti ci danno delle moraliste” e intanto mi guarda di sottecchi. Se c’è una qualità che mi riconosco è il coraggio, e ne sono orgogliosissima.

Con questa dote non credo di esserci nata. Anch’io come molte ho fatto scelte nella vita da gragaria. Non saprei dire se la fatica immensa vissuta  talvolta in azienda e che mi portò a posizioni di prestigio fosse motivata da un reale interesse o dal bisogno di approvazione, che è giustificato, ci mancherebbe! in alcune fasi della vita ma che diventa …

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Ciò che è di Tutti: Dare i NUmeri con Livia

Ciò che è di Tutti: Dare i NUmeri con Livia

Livia da Berlino ci propone un esercizio interessantissimo, leggete e proviamo a dare i numeri anche noi. E da lì ripartire o riflettere.

13 Ottobre 2013, Berlino, Germania – EU. Sincerità è anche trasparenza e trasparenza significa, a volte, dare i numeri. Quei numeri cha vorremmo avere da chi governa ciò che è di tutti. Comincio a darli io, i numeri, le cifre, senza commentarle. Magari poi ne parliamo insieme. Intanto: La filosofia (politica) di Confucio, all´oggi – come ben fa notare l´artista e attivista Ai Waiwei – strumentalizzata dal partito comunista cinese, poneva la sincerità e la conoscenza di sè a fondamento della buona organizzazione dello Stato:“ Questo è il significato del detto: “ Lo stato non è prospero per il profitto (pecuniario), è prospero per la giustizia”. Quando chi sovrintende ad uno stato o ad una casata pensa soprattutto alle entrate, è sicuramente sotto l´influenza di un uomo meschino. Colui lo considererà eccellente, ma quando un uomo meschino amministra lo stato o la casata, calamità e danni non tardano ad arrivare: anche le persone migliori non potranno farci nulla. Questo vuol dire che lo stato non è prospero per il profitto, ma è prospero per la giustizia. (…)Ecco che cos´è la giustizia: trattare ogni cosa come le si addice. Onorare i virtuosi è la più grande (giustizia). (…)Tutti coloro che governano l`impero, lo stato e la famiglia hanno nove norme: perfezionare la propria persona, onorare i virtuosi, amare i parenti, rispettare i grandi ministri,

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14 ottobre, Merano (BZ), Conferenza pubblica

14 ottobre, Merano (BZ), Conferenza pubblica

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