Sabato e domenica sono stata alla Comunità di Capodarco a Fermo, nelle Marche per il convegno Bulimie organizzato da Redattore Sociale. Esperienza interessante, quasi 200 giornalisti tra volti noti e  giovani precari.
Molti gli argomenti interessanti trattati ma due punti mi paiono importantissimi:

-Dei  200 giornalisti pochi avevano  sentito parlare de Il Corpo delle Donne, della protesta delle donne online o delle pubblicità ritirate attraverso il mail bombing. Non mi era mai successo. Ovunque, anche nei paesini più sperduti, nelle scuole piu lontane, almeno il 30% conosce il video e il movimento in rete. Il nostro lavoro a Fermo ha suscitato grande interesse, molte le domande, gli scambi, le interviste.

- Mentre i relatori parlano, molti twittano. Alcuni dei giornalisti presenti criticano il relatore mentre questi si affanna a presentare.  Ma pochi criticano intervenendo con una domanda o un riferimento  diretto, hanno lì il relatore a portata di mano, sta di fronte a loro. No, lo criticano su Twitter. Solo una ragazza ci prova ma poi lascia cadere. Convinta dunque? No, continua su twitter.  L’avevo già notato in altri congressi. Così che la critica diventa sterile, non conduce ad un dibattito, non produce una crescita. Twitter come strumento per pavidi? Scagliamo la pietra e ritiriamo la mano? Sfoghiamo la nostra  frustrazione riversandola in rete incapaci  di rapporto diretti e di gestione dei conflitti? Dei giornalisti anglosassoni ci ha sempre colpito la loro capacita nel fare domande dirette, nessun paura di offendere i potenti, come spesso si teme da noi. Ora twitter, se così utlizzato, non mi pare un passo avanti. Tutt’altro. In un Paese dove il Potere è temuto e le gerarchie pesano, twitter  dirotta le domande cattive online. In rete tutti possiamo essere leoni e leonoesse. 

Ho chiesto con stupore come mai il lavoro delle donne online fosse sconosciuto e non lo fosse ad esempio nelle scuole e persino all’estero. Il dubbio che ho da tempo è su come i giornalisti oggi scelgano le notizie. Mi appare chiaro che la fonte principale sia l’Ansa che resta anche spesso l’unica risorsa temo a causa delle bassissime retribuzioni che i giovani giornalisti percepiscono. Mi è parso che molta attenzione fosse focalizzata sui nuovi strumenti, su Twitter appunto, FB, sulla tecnologia in particolare. Bulimie di notizie spesso accompagnata però da un’incapacità di  comprendere quali notizie approfondire, dove cercarle, come trovarle, quanto tempo dedicare loro. Come non ricordare qui che in questi ultimi due anni quasi nessun giornalista straniero si è accontentato di una intervista al telefono e ogni volta che ne ho incontrato uno sapeva tutto del mio lavoro e del contesto italiano? Non potrei dire uguale cosa dei giornalisti italiani. Certo con 15 euro a pezzo e anche meno non si può pretendere di svolgere un indagine seria. Però questo è un problema italiano grave. Gravissimo. Direi che è il problema, sono certa che in quanto a bravura i nostri giornalisti non abbiano nulla da invidiare. In occasione di futuri   dibattiti, sarebbe importante  concentrarsi sulle  indagini, sugli approfondimenti,  sulla selezione delle notizie, tutte attività che mancano in Italia. Temi più forse più urgenti  rispetto a quello di dover dare l’ultima nuovissima notizia, spesso di nessuna importanza e di essere sempre e comunque connessi, vera ossessione che nasconde spesso il problema di non afferrare  cosa sia importante raccontare oggi.