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Montreal Serai: Bringing the margins to the centre

Ecco Montreal Serai, un blog interessante: “portare la cultura marginale al centro“, da Montreal, Québec, Canada.

Anni fa feci una ricerca finanziata dalla Comunità Europea sul Diversity Management e studiai a Toronto il caso della Royal Bank of Canada, la banca nazionale. Ebbene avevano un manager responsabile del rispetto delle diversità per i gay, per le diverse comunità etniche, ecc. Dentro la banca, avete capito bene……

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Schiave Radiose

I tentativi di sopravvivere con la propria originale identità vengono oscurati o rinnegati in favore delle regole del mercato, che sul corpo delle donne ricava cospicui profitti. E non c’è quindi poi molta differenza tra Cristina, che si dibatte tra una personalità che orgogliosamente dichiara “con le palle” e una sesta di reggiseno che si è procurata per rispondere alle leggi dello spettacolo, e una manager che avanza nelle rigide gerarchie aziendali sottoponendosi a ritmi di lavoro disumani, permettendo che logiche maschili di intendere il lavoro si portino via quegli anni che il suo corpo vorrebbe con forza destinare anche ad altro.”

da “Il Corpo delle Donne” ed. Feltrinelli…

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Uomini che giocano col fuoco

Riceviamo e pubblichiamo questa iniziativa teatrale, Uomini che giocano col fuoco.

E’ uno spettacolo/confronto a tema, originato dallo squilibrio artificiale di una sala piena di sole donne, a cui si deve rapportare dal palco il personaggio maschile. Personagio che da solo, “a disposizione” di ogni curiosità e domanda del pubblico femminile, che viene moderato da una giornalista, dovrà rendere conto di un intero genere e dei luoghi comuni che lo riguardano.  Gli ospiti sul palco saranno di varia provenienza: dall’editoria alla cucina, dal giornalismo alla televisione.…

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4 maggio, Milano, Associazione Punto Rosso

Martedì 4 maggio 2010 presso la sede dell’Associazione Culturale Punto Rosso, via Pepe, Milano (zona Isola), ore 18.30.

Proiezione del documentario e presentazione del libro “Il Corpo delle Donne” ed. Feltrinelli.

Ne discuteremo con l’autrice Lorella Zanardo.

Programma completo.

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Chi fa le notizie?

Sono disponibili dal mese scorso le anticipazioni del Global Media Monitoring Project 2010. Si tratta di un imponente progetto attuato ogni 5 anni per monitorare la rappresentazione di genere, di donne e uomini, nei media di tutto il mondo. Già da queste anticipazioni si evince il dato di fondo per cui la rappresentazione femminile nei media mondiali è ancora fortemente in posizione, quantitativa e qualitativa, subalterna a quella maschile. Inoltre, tra i dati che più colpiscono c’è la percentuale di notizie il cui contenuto rinforza gli stereotipi di genere: il 48%. A fronte di un misero 8% di notizie che cerca di contrastare questi stereotipi.

Se i giornalisti che danno le notizie sono ormai saldamente attestati su un 50 e 50 per cento equamente diviso tra uomini e donne, il soggetto delle notizie riguarda, nel 2009, le donne per il 24% e gli uomini per il 76%: nel 1995 queste percentuali erano rispettivamente del 17% e dell’83%. In 15 anni l’interesse per il femminile è aumentato del 7%…… Molti altri interessanti dati e confronti li trovate sul sito del GMMP. In attesa dei risultati completi nel settembre 2010.…

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Non accettiamo il pensiero dominante

“…Dopo la realizzazione de Il Corpo delle Donne, fin da subito avremmo voluto fare qualcosa per incidere concretamente sull’offerta della televisione. Per prima cosa, abbiamo passato giorni interi tra i libri: quelli che avevamo in casa, poi quelli delle librerie e delle biblioteche che già conoscevamo ma che andavano ripresi. I testi di critica televisiva abbondano, e già lo sapevamo. Centinaia di pagine fitte, che si rifanno soprattutto a filosofi come Jean Baudrillard e Guy Debord, o a sociologi come Raymond Williams. Opere che per l’alto livello culturale e la specificità degli argomenti sono difficilmente comprensibili ai più. Ci siamo resi conto che avremmo dovuto trovare un metodo accessibile a tutti, un metodo che partisse dalle immagini della tv e non dal di fuori, cioè dalla pura riflessione sui concetti. Com’è possibile, ci chiedevamo, criticare e modificare un fenomeno diffuso come la tv con testi che sono comprensibili solo da chi la tv non la guarda, in possesso di una cultura varia e complessa, da chi insomma non è il target della proposta televisiva generalista? No, non era possibile.

Se gli strumenti teorici e analitici esistevano già, cosa serviva dunque per attivare il cambiamento? Serve metterli in campo, quegli strumenti. Serve passare dalla teoria alla pratica. Serve un atteggiamento attivo e non passivo. Serve far rispettare le regole che già esistono. Serve non accettare sempre e comunque il pensiero dominante.

In questo senso è fondamentale essere consapevoli non solo dei propri diritti, ma anche della possibilità che abbiamo tutti di …

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Natasha Walter: Living Dolls

Natasha Walter è una giornalista inglese, una delle principali voci del femminismo britannico degli ultimi dieci anni, a detta del Guardian. Autrice nel 1998 di “The New Feminism”, dopo anni di attività giornalistica, in cui si è occupata di temi che vanno dalla prostituzione alla pornografia, dalla parità salariale al congedo parentale, ha pubblicato ora un libro intitolato “Living Dolls. The return of sexism” (Virago Press, 2010).

Rispetto al primo libro, nel quale Walter aveva ottimisticamente previsto che il cammino verso una più completa parità fosse ormai una strada in discesa, che si fosse entrati in un circolo virtuoso nel quale le donne non dovevano più preoccuparsi della cultura sessista, ma semplicemente continuare la battaglia politica per una parità vista come ormai a portata di mano, il nuovo libro parte dalla constatazione da parte dell’autrice di aver fatto, dodici anni fa, una valutazione sbagliata. Dice Walter, in un’intervista al Guardian: “Il sottotitolo del libro è “Il ritorno del sessismo”, e mentre non ritengo che il sessismo sia mai scomparso, bisogna ammettere che oggi è più forte che in passato.” All’origine dell’idea del libro, racconta l’autrice, c’è la mail di una ragazza di 17 anni, in risposta a un suo breve articolo sulle riviste per uomini, un articolo al quale le risposte erano state sorprendentemente più numerose del previsto. La ragazza le aveva scritto che aveva ormai cominciato a credere di dover accettare in silenzio che i suoi amici guardassero un film porno facendo commenti sulle attrici davanti …

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