1 nov 2009 Gabbie
“Un giovane di 31 anni è stato fermato in evidente stato di ubriachezza…”
“A 45 anni i giochi sono ormai fatti: se non hai fatto carriera difficile che a quest’età tu possa avere ancora chance.”
“Obama è un Presidente giovanissimo, a soli 48 anni…”
“E’ necessario rinnovare un partito che vede nelle sue fila dirigenti di oltre 50 anni, ormai prossimi alla pensione.”
“A 63 anni Michele Placido diventa papà! Confermando la sua vitalità creativa, presenta al mondo la sua giovane moglie di 23 anni!”
“Cosa cerca Riccardo Scamarcio nella storia con Valeria Golino? Certo una figura materna.”
“Demi Moore e il suo toy boy: il giovane marito di ben 14 anni piu’ giovane…”
“La sua è una buona idea, è vero. Ma lei è così giovane… si faccia prima le ossa.”
“La sua è una buona idea, è vero. Ma lei, mi perdoni, ha già una certa età, non vorrei che non sapesse interpretare le esigenze del mercato”
“ Stai bene vestita così, certo che i pantaloni così stretti alla tua età…”
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A 30 anni sei ancora un giovane, a 45 è già tardi però per dimostrare di valere: in 15 anni la percezione che la società ha degli individui cambia in modo schizofrenico. Si è considerati troppo giovani fino a più di 30anni, vecchi dopo i 45.
A 50 anni sei un giovane presidente, ma sei solo un politico attempato, se non hai già raggiunto una leadership conclamata.
A 60 e più anni sei un ganzo se sei uomo e fai un figlio con quella che potrebbe essere tua nipote; ma sei una vecchia carampana, probabile nave scuola ecc, se hai un compagno anche solo di qualche anno più vecchio di te.
Dopo i 40 anni non si va in discoteca, vuoi che ridano di te?
I figli si fanno prima dei 30anni, se no vuol dire che sei egoista, hai voluto godere di tutto prima di procreare.
Se hai un’ idea vincente e sei troppo giovane, non sei affidabile.
Se hai una buona idea e non sei più tanto giovane… non sei affidabile.
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GABBIE
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Propongo di liberarcene.
Ne soffriamo tutti, uomini e donne, anche se noi donne subiamo tutte le restrizioni a cui i maschi sono soggetti oltre ad altre, quelle che riguardano l’età e l’estetica.
Lacci e lacciuoli che ci immobilizzano.
Alcuni riescono a rimanere spiriti indomiti, la maggior parte subisce e si fa docilmente ingabbiare.
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Basterebbe, anche qui, porre delle semplici domande:
“Perché sono troppo giovane per questo lavoro? Mi ascolti.”
“Perché sono troppo vecchio per questo progetto? Guardi cosa le propongo.”
“Perché non posso andare in discoteca a 50 anni? Sto da dio e quando esco ho tanta di quella energia che riesco a migliorare ciò che mi circonda.”
“Perché non posso proporre un nuovo percorso al mio partito, anche se ho solo 20 anni? Ascoltatemi.”
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Poi tutti ammiriamo Louise Bourgeoise che a quasi 100 anni scolpisce con una energia pazzesca circondata da giovani allievi.
Ieri tutti abbiamo commentato con meraviglia il coraggio di Mahmoud Vahidnia il ragazzino che ha chiesto a Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, “Scusi, perché nessuno può criticarla?”
Pare che l’artista Marina Abramovic stia un gran bene con suo marito, di 18 anni più giovane di lei.
Il miglior interprete delle poesie di T.S. Eliot fino a qualche anno faceva il manovale; a 48 anni ha letto Eliot ed ha cambiato vita.
Bill Gates a 20anni aveva già iniziato a cambiare il mondo.
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Il brutto è che spesso ci infiliamo noi nelle gabbie. E siamo talvolta i peggiori nemici di altri che, dalle gabbie, coraggiosamente provano ad evadere.






Kultmedia
Aggiungerei, tra le gabbie, “Lei è troppo qualificata per questo lavoro”, quando stai cercando di pagare le bollette e, nello stesso tempo, portando avanti un tuo progetto di ricerca. E “Ma lei perché vuole cambiare settore visto il suo splendido curriculum?” Ho provato a rispondere che il mio splendido curriculum non mi pagava l’affitto ma non mi hanno dato retta.
A 23 anni Bernini scolpiva Apollo e Dafne. Perchè mai io dovrei essere da meno a 35 anni?
Quanto hai ragione, più passa il tempo e più l’ideologia della nostra società punta a farti sentire inadeguato nella stragrande maggioranza dei casi: è la pubblicità che ci ha ridotti così, essa infatti ha come missione ricordarci solo ciò che non si ha, non si è e non si fa per farci venire anche desideri ed esigenze che magari non avevamo, vivendo benissimo prima. Se si aggiunge poi che molte persone diventano i ripetitori volontari o meno del messaggio stiamo freschi. Ci vorrebbero tutti adolescenti ma ricchi sfondati ed economicamente autonomi, nonchè pieni d’esperienza e senza voglia di cambiare ciò che troviamo. Un giovane vecchio, insomma, o un vecchio giovane è ciò che si vuole che noi siamo. Condizione infrequente perchè contraddittoria.E non sto certo parlando di cercare di acquisire il meglio della gioventù e il meglio della maturità, bensì il peggio: l’amore per il presente, quando non del passato del vecchio e la voglia di avere tutto e avere conferme dal gruppo del giovane; la dogmaticità del vecchio già abituato a schemi fissi e il superficiale, umorale entusiasmo di certi adolescenti;La moda usa-e-getta del giovane in rapida evoluzione e i soldi del vecchio economicamente stabile. In una parola questo ircocervo lo vogliono perchè è il cliente perfetto. Fino a poco tempo fa ci si accontentava di puntare al giovane capriccioso che spende coi soldi dei suoi, ora sono molti giovani a non comportarsi da giovani (non puoi essere cinico da giovane, per la miseria!) e molti vecchi a non comportarsi da vecchi (non puoi essere irresponsabile da vecchio!). E purtroppo, anche se potrebbe, non è una cosa positiva nella maggioranza dei casi. Troppo pessimista? Troppo complottista? Troppo in conflitto col mondo? Che ne pensate.
Da parte di uno che non è più troppo giovane ma non è ancora vecchio
Gent.ma Lorella,
d’accordissimo sul LIBERARCI dalle gabbie!! Seguo da tempo il suo blog e questo articolo descrive a pieno il momento che sto vivendo!! Ho 30 anni e , sono laureato in economia, e parecchi di miei amici di univesità si sono sposati e iniziano già ad avere figli.. Tutti mi dicono: tu quando? Ma perchè proiettare sempre sugli altri le proprie scelte … Non bisogna ragionare per corrispondenza di età anagrafica.. ognuno di noi vive i “momenti” della vita in maniera diversa… Sarebbe tutto più facile senza appunto queste “Gabbie “… Io vengo dal sud e per fortuna vivo a milano da un pò di tempo, ma Le assicuro che nel meridione queste Gabbie sono di veri e propri Ergastoli , per chi non riesce ad avere il coraggio di fare una valigia e andare alla ricerca del proprio percorso ! Trovo il lavoro che state facendo con questo blog molto interessante. Anche io nel mio percorso fino adesso vedo solo poche “guglie” nella costruzione del mio “duomo” , ma ci sono luoghi d’incontro come questo sito che ti fanno capire che l’ impegno di ogni giorno, può portare a dei cambiamenti reali! Un proverbio cinese dice che fa più rumore un albero che cade, che una foresta che cresce!
Buon lavoro!
Sr
(applauso a Lorella)
(applausone a Barbara! [è il motivo per cui me ne sono andato dall'università, e poi ho avuto difficoltà a trovare un altro lavoro...])
Insisto: la ricerca ossessiva di un target commerciale ha trasformato la nostra cultura attraverso un linguaggio infarcito di parole-gabbia (nel senso che Lorella ha inteso) il cui principale prototipo è “giovane”, lemma che ormai andrebbe abolito.
Queste gabbie sono fatte dei peggiori materiali, in primis razzismo e sessismo. Ma si chiamano “giovane”, “bellezza”, “forma”, “passione”, “valori”… tutte parole strappate violentemente alla loro storia – e alla storia di quelli che ci si sono rotti la testa per farle significare qualcosa di importante – per essere vendute.
Lorella,
il tema che hai lanciato è bellissimo. Io credo che l’impostazione non debbe essere quella della domanda “perché non posso…?”, ma quella dell’azione. La legittimazione delle nostre scelte deve partire anzitutto, se non soltanto, da noi. Lo studente che dice a Khamenei “Scusi, perché nessuno può criticarla?”, non sta chiedendo, sta agendo. Ha già deciso che lui è fuori dal gioco, non si aspetta che Kahmenei gli risponda, anche perché qualsiasi risposta non avrebbe più importanza. Ha rotto lo specchio, e da lì si ricomincia. Sono strade impervie, non c’è dubbio. Se qualcuno crede che ciò che cambierà la tua vita possa bussare alla tua porta mentre stai stravaccato sul divano, sgranocchiando patatine e guardando un reality show… probabilmente si sbaglia.
Un uomo ha ancora 40 aa, una donna ha già 40 anni tanto per dirne una! Ricordo un incontro occasionale con una signora. Ero all’università e capitammo nella casa di una coppia, con amici. Ci venne ad aprire una donna struccata, con una bandana, in tuta. Mi sembrò insignificante poi iniziammo a parlare e diventò bellissima: la pacatezza, la serenità con la quale ci accolse facendoci sentire interlocutori importanti si ripercorse sul suo volto che diventò interessante , ricco di segni, di emozioni. Non ho più giudicato una persona dal suo aspetto da allora. E’ faticoso non entrare nelle gabbie, è la fatica che si fa per essere vivi.
La gabbia più comica deriva dall’uso distorto delle parole “giovane” e “anziano”.
Avete notato che nessuno é più adulto? Ormai si passa dall’essere giovani direttamente nella categoria anziani.
Cara Lorella, grazie!
Per motivi legati al lavoro di mio marito, qualche anno fa ho lasciato il mio impiego e insieme ci siamo trasferiti in altra città. Ora ho tre bimbe e tra qualche giorno compirò 40 anni. Sto anche pensando di ricominciare a dare un’occhiata al mercato del lavoro e già qualcuno tenta di suggerirmi che alla mia età…eppoi il part-time…sai con tre figli…
Insomma se i figli non ce li hai, li farai; se ce li hai sono rogne! E i 40 sono lo spauracchio.
Niente di meglio che leggere il tuo post. E tanti auguri a noi tutte!
Grazie di cuore per il post, davvero incoraggiante, sul serio.
Io giovane lo sono davvero, ho 23 anni, ma mi sento una giovane adulta: entro un anno avrò la mia laurea, un futuro assolutamente nebuloso, una vita a due che ancora non sappiamo dove ci porterà. Non posso non sentirmi adulta, perché faccio e sarò presto costretta a fare delle scelte sempre più importanti, di quelle che cambiano la vita. Queste gabbie sono davvero deleterie! Voi dove pensate che sarò fra un anno, con una laurea in LETTERE ANTICHE, tutti i concorsi bloccati… un fidanzato “giovane” di più di trenta anni? Non lo sappiamo, e siamo davvero spaventati. L’unica speranza è quella di avere abbastanza voglia di metterci in gioco in due, per essere chiamati col nome e con l’identità che noi stessi avremo voluto darci: bisogna mettersi in gioco e lottare! Speriamo davvero (tutti) che non venga mai meno la forza di farlo.
@fabrizio cosi @tutti
si, non chiediamo legittimazioni, lo studente iraniano chiedendo sta gia agendo. Noi con il nostro doc abbiamo, credetemi, dovuto superare muri di dubbi di chi ci diceva ” la tv è cosi’, non si può criticare attraverso le immagini, non lo ha mai fatto nessuno, state attenti, ecc ecc ”
Un Paese di vecchi, un Paese di vecchi borghesi che preferiscono farci affondare tutti piuttosto che mettere in discussione cio’ che è stato sinora. Però lasciatemi dire che “vecchio” è veramente solo una condizione mentale, e i ragazzi a volte sono più conformisti dei più arretrati anziani. Specialmente oggi. Ho la vita piena di esempi di “vecchi” con il cervello freschissimo e pronti ai cambiamenti piu radicali. E ho anche in mente trentenni e quarantenni perennemente in pantofole, terrorizzati dal cambiamento e astiosi verso chi ci prova.
Trasversalità di incontri, ecco cio’ che ci vuole. Mettiamoci in contatto con chi ci corrisponde, fregandocene delle gabbie di ceto, età, cultura, classe bla bla.
2 anni fa ho passato serata fantastiche in una cantina di un localino in periferia, dove ragazzi veramente giovanissimi, mettevano in musica i loro versi, come in un poetry slam, rappando. C’era un’energia che poi mi faceva scattare come un razzo per tutta la settimana; cioè utilizzavo quell’energia nel mio lavoro, con i mei figli, per scrivere il documentario. Ridavo al mondo quello che avevo assorbito.
Tempo fà un amico mi diceva che “solo vivendo senza condizionamenti,vivendo nell’oggi sarai un uomo libero”.E’ vero mi sono detta,però poi ho pensato che non lo ero fino in fondo e gli risposi “…allora sarei un Dio senza tempo,non sarei più un uomo che per sua natura è imperfetto,con un passato che lo ha plasmato e un futuro che oggi mi fa essere quello che sarò.La libertà è poter fare scelte consapevoli.”
Siamo imperfetti.Abbiamo un passato che spesso ci condiziona a volte senza neanche saperlo.Non di rado anche il presente. Fissare il criterio di libertà ignorando ciò ci rende meno liberi. Guardiamo al futuro,cercando di essere noi padroni dei nostri progetti e non viceversa.Facciamo scelte insomma.Tutti i giorni.Ogni momento del giorno.Persino quelli che pensano di vivere “alla giornata”.Senza fermarci mai.Ma nell’atto di scelta siamo sempre consapevoli di tutto ciò che entra in gioco?Siamo davvero sempre noi i registi del nostro film? O qualche volta preferiamo delegare lo sguardo a qualcun’altro?Ecco che allora qualcuno in una situazione può essere considerato troppo vecchio,mentre in un’altra situazione,la stessa persona è troppo giovane e paradossalmente questi canoni diventano linguaggio comune,accettati dalla persona stessa.
Quanto ci rispecchiano le nostre azioni?Quali sono veramente i nostri desideri profondi?Come ci vediamo? Cosa vogliamo da noi stessi e per noi stessi?Come facciamo a scegliere per noi e a non lasciare questa decisione a qualcun’altro,per esempio a chi regola gli standard dell’età minima per avere esperienza di lavoro o per fare figli e così via?
Ecco,per me le gabbie spesso sono fatte dalla volontà di ignorare i nostri veri desideri.
Grazie mille- ancora una volta!- dello splendido post.
L’eta’ come il genere, la classe ,l’etnia,l’orientamento sessuale,la salute,lo stato civile sono i termini della disuguaglianza…sono gli argomenti preferiti di chi discrimina l’altro e se stesso…gabbie,gabbie mentali che spesso non solo subiamo ma agiamo…a volte senza accorgercene…perchè è consuetudine ragionare così…
l’azione di cui abbiamo bisogno, deve partire da noi stessi…è dannoso pensare sempre che il problema sia fuori di noi,nella società…sono dannosi i ragionamenti del tipo:è il sistema che…
Dannosi, perchè sembra sempre che noi non si abbia alcuna possibilità di scelta,che esista un problema più grande di noi che non possiamo affrontare perchè noi in questo sistema,siamo solo insignificanti unità…
Ma il tutto è più della somma delle sue parti,ci insegna la sociologia interazionista.Ogni parte interagendo nel sistema mette in comune solo una piccola parte di quello che è…il che significa che abbiamo ancora molto spazio di azione…la prima vera gabbia mentale è proprio quella che alberga in ciascuno di noi!
Lorella, a me hai fatto venire in mente tutti quei piccoli e celati ingabbiamenti che cominciano fin da quando siamo piccoli: “ adesso sei grande non devi più fare le bizze” oppure “hai un fratellino sei diventato grande” già all’inizio della seconda media “ che scuola vuoi fare dopo?” già all’inizio della terza liceo “ dopo vai a lavorare che è meglio” oppure “ che facoltà vuoi fare?” se hai un fidanzato “ quando vi sposate?” appena ti sei sposato e i parenti stanno per andarsene “ ora ci vuole un bel bambino” fatto il primo bambino, appena tornati a casa “ ora ci vuole una sorellina” oppure viceversa se è femmina, perchè vogliono scegliere anche il sesso per incorniciare la famiglia perfetta da pubblicità; sei a casa in maternità “ quando ci torni a lavorare, ma ci torni?”
E adesso non me ne vengono in mente altre, ma ce ne sono, eccome. A leggere il tuo post e quello che ho accennato io, mi viene da pensare che è l’ansia che fa parlare, l’ansia di non essere adeguati mai e voler scaricare questo sentimento sugli altri, definendogli ruoli o ponendogli domande che gli creeranno sicuramente ansia. È un meccanismo perverso.
Bravo Walter! Stavo pensando se lasciare un commento ma c’è già il tuo.
Tuttavia non è così facole passare alla categoria anziani, chi deve parlare di un’altra persona la definisce vecchio o anziano solo se non può farne a meno.
Finisco ricordando come ormai giovane e ragazzo siano sinonimi, e privi del loro originario e differente significato.
“Ma chi l’ha detto?
ma dove sta scritto?
ma chi l’ha deciso?
ma chi l’ha stabilito?
E’ una regola
è una convenzione
si era sempre fatto così….”
Edoardo Bennato: ALLORA, AVETE CAPITO O NO? da “Uffà Uffà” 1980
Deve esistere equilibrio tra la mia interiorità e i miei atti esteriori, non sto parlando di rispetto di regole o di religione o, ancor peggio, di uniformarsi ad un modello assoluto, sto parlando di una mente che conosce se stessa ed è costantemente viva, presente, non si giudica ma si osserva. Quando la mente si uniforma alla società allora si cristallizza, genera regole e ne pretende il rispetto, sparisce ogni relazione d’amore, si disgrega. Ecco che lo “star bene con se stessi” e il “conoscere se stessi” sono i mattoni che sostengono la propria autonomia, la propria sovranità e di conseguenza generano un favoloso miglioramento nella relazione con altri individui. Per far questo è necessario essere sempre attenti, sempre sensibili, sempre semplici. Per far questo è necessario accantonare ogni tipo di paura (anche la morte, sia fisica che interiore, non deve far paura). Per far questo è necessario accantonare le proprie idee, i propri attaccamenti, la propria esteriorità ed anche la propria interiorità. Per far questo occorre essere consapevoli che la nostra vita non è solo in relazione con il vissuto e con le altre persone ma anche con le nostre idee, con ciò che possediamo e soprattutto con la natura. Essere tutto questo significa essere sensibili, significa provare sentimenti per le persone, per gli uccelli, per i fiori non perché sono nostri ma perché ispirano straordinario amore e inducono meravigliosa bellezza e strappano al presente momenti di assoluta felicità. Amare, quindi essere veramente solidali, significa avere quello straordinario sentimento di un affetto che non chiede nulla in cambio (e che non può che essere ricambiato). Signori, non c’è altra via, bisogna bandire ogni condizionamento.
Ritornare al “grado zero”, ritrovarsi, aldilà dei condizionamenti di ogni genere. Divenire consapevoli della gabbia come primo passo per liberarsene.
Lorella, ricordo un tuo bel post sul tema del corpo, è interessante notare che alcune discipline corporee hanno lo stesso obiettivo: tornare ad un ideale grado zero della postura e del movimento, liberandoli dai vizi indotti dall’ambiente nella nascita in poi. A volte, man mano che il lavoro progredisce, si ha proprio la sensazione fisica di liberarsi da una costrizione, da un abito troppo stretto.
Il processo è esattamente lo stesso, e corpo e psiche possono (dovrebbero) andare di pari passo.
Le gabbie esistono, è innegabile. Il nostro corpo stesso è una gabbia. Tuttavia l’importanza delle diverse gabbie, varia a seconda di come ci poniamo di fronte all’azione da intraprendere. Fra tre mesi sarò sessantaduenne probabilmente [come ho testimoniato in occasione di una discussione particolarmente vibrante e bella, può accadere che la mia esistenza prenda fine nei prossimi minuti, oppure tra qualche decennio]. Sono dunque vecchio, anagraficamente e biologicamente: oltre i quaranta, spesso la vita è prolungata dalla scienza, talvolta anche in modo maldestro. Codesta constatazione non mi fa sentire non idoneo ‘per’, se ritengo di essere di contro idoneo ‘per’. E lo dimostro imponendomi. Senza tracotanza, beninteso, semplicemente fornendo prove. Nel rispetto, beninteso, dei limiti ovvii connessi all’impossibilità di divenire un corpo ‘più nuovo’. E’ nel riconoscermi unico a poter decidere circa la mia idoneità, che aderisco con entusiasmo ai progetti, oppure rinunzio serenamente quando è naturale come respirare dover rinunziare. La vecchiaia comporta qualche problema. Non dei più insormontabili a pensarci bene. Purché non ci si nasconda. Purché si dedichi attenzione al rapporto che intratteniamo con la morte nostra e degli altri.
Sono propenso a porre la questione del superamento delle gabbie tra i conti da fare con se’ stessi, sostenuti dall’energia di cui disponiamo in abbondanza più o meno tutti (ah, le incrostazioni…), fatalmente quanto naturalmente destinata a diminuire fino a spengersi. I benpensanti stabiliscono volentieri regole astruse per ricavarne vantaggi. Spetta a noi, credo, convincerci e convincerli che non hanno ragione di essere.
Abbattere i preconcetti è perfino vivificante.
http://www.youtube.com/watch?v=_AZSWZDujos
piccola pausa musicale….
Bellissimo post. Mi ritrovo molto anche in ciò che dice Cecilia. E’ soprattutto chi non è in pace con se stesso che mette ansia agli altri cercando di costringerli in “gabbie”… nei canoni che sono stati imposti a lui stesso. Come ci si salva?
Tutto ruota, dicono certuni, attorno all’avere, al sembrare, all’apparire, al possedere, al “tu non sai chi sono io!”, al padreternismo (come diceva la grande Alda Merini)… e lì si esaurisce la persona. ANZICHE’ ALL’ESSERE.
Sono un essere umano, posso essere tutto.
Sono io il mio limite ed il mio principio, io il nemico oppure il complice di me stesso.
Sono un essere umano e mi compio nella misura in cui mi credo possibile.
Giorgia
http://www.youtube.com/watch?v=4o3mqE_dkJE
http://www.youtube.com/watch?v=uWGGA-a7PBo
una ragazza di vent’anni denuncia il professore che da anni chiedeva alle studentesse rapporti sessuali in cambio di un 30 all’università.
tutti e tutte tacevano perchè il prof di 66 anni era un pezzo grosso, questa era la sua prassi ,
era così e basta, oppure ti beccavi un 18 e zitta a casa.
@ valentina 5 nov. – “…era un pezzo grosso, questa era la sua prassi”. Era. Dopo la denuncia cambiano le cose. Quella ragazza di vent’anni che ha fatto la denuncia è la speranza che diventa realtà. La vittoria della verità, del coraggio e la sconfitta della prepotenza, arroganza, del “tu non sai chi sono io!”… già, esimio pezzo grosso, che cosa sei, ora?
Grande post! Penso, vivo e pratico da sempre la liberazione dalle gabbie cui fai riferimento.

A volte è difficile – perché viviamo comunque in una società ingabbiata. Ma stare il più possibile fuori dalle gabbie è sempre stata – per me – l’unica strada per essere felice. O almeno per cercare di esserlo. Nella vita sentimentale, come nella professione.
Ciao!
Giovanna
E la cosa che più mi inquieta è vedere tanti bambini che “subiscono” gabbie come fosse una riprogrammazione del cervello e della fantasia umana… con rispettivi genitori gaudenti
http://www.youtube.com/watch?v=4BcXu7e7hgA&feature=rec-HM-r2
Sono anziana o meglio dire vecchia; è un dato di fatto e non mi disturba essere definita tale, ma mi infastidisco tantissimo quando con ipocrisia mi ingabbiano nella “terza età” o peggio in quell’odioso “adulto maggiore”.
(o forse sono una vecchia insofferente?)
Giuli
Solo l’ESSERE libera la persona da ogni e qualsiasi gabbia. Ognuno di noi è per natura istintivamente ingabbiato dall’avere, dal sembrare, dall’apparire, dai conseguenti condizionamenti relazionali che relegano, emarginano, mortificano, annullano. La volontà, la mente, il sapersi ascoltare, dentro, nei valori che liberano dalle catene del dover apparire… forse è la coscienza stessa, il nostro essere.
[...] dobbiamo tutti per forza andare a tappe uguali, essere standardizzati, uguali? o forse dobbiamo pensare che ciascuno di noi ha un suo perchè, percorso o modo di essere…vi segnalo questo bel post di lorella zanardo, la curatrice de “il corpo delle donne” http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=805 [...]
Questa è buona parte del pensiero conformista, se riesci a parlare apertamente con le persone poi puoi trovare un adesione piena a questi preconcetti, a queste gabbie come giustamente sono state chiamatre, oppure margini per il dialogo, sempre più difficile tra l’altro specie in periodi nei quali si cercano certezze assolute non avendone altre di stampèo sociale, quindi una pseudo cultura, questa appunto delle gabbie che possono essere di età o di genere, oltre ad altre centinaia di migliaia, forniscono un appiglio che garantisce sicurezza, anche se poi vengono smentite appunto da personalità più forti del muro che gli si staglia dinanzi, ma la vera difficoltà è il pensiero standardizzato, nel quale si trova sicurezza, una sicurezza fittizia ma che almeno non fa elaborare altrimenti, chi dovrebbe elaborare, si vede costretta/o a mettere in discussione molte delle cose che ha ottenuto grazie a quelle filosofie (filosofie è un parolone) di vita.