L’attivismo funziona. Lo racconto da 5 anni nelle scuole.Essere attiviste  oggi significa informare attraverso la rete e incontrare le persone sul territorio per provocare i cambiamenti.
Abbiamo inziato questa pratica con il doc “Il Corpo delle Donne” e l’abbiamo proseguita con gli incontri di Educazione ai Media sul terrritorio, attraverso i quali abbiamo contribuito ad innalzare il livello di consapevolezza sugli stereotipi sesssiti che danneggiano profondamente  la nostra autostima e la nostra realizzazione. A migliaia abbiamo protestato educatamente ma fermamente contro la cartellonistica che ci umilia: molte  volte abbiamo avuto ascolto.
I cambiamenti possono partire solo dal basso: in seguito arriveranno  le leggi a renderli duraturi ma se non dcomunichiamo  il nostro parere e il nostro scontento, non attendiamoci che i cambiamenti avvengano.
Giorni fa sono stata invitata al lancio di una nuova campagna pubblicitiaria per l‘acqua Vitasnella, mi è stato chiesto di intervenire al dibattito.
La campagna è qui, guardiamola e analizziamola.

- buona notizia: c’è da essere contente/i del nostro lavoro, intendo di noi tutte/i: protestare come dicevamo serve. Saatchi and Saatchi, l’agenzia di pubblicità,  ha evidentemente ascoltato le giovani donne sul web anche  probabilmente attraverso ricerche ad hoc: la ragazza selezionata per il video è certamente carina ma  non rispecchia i terrificanti canoni imposti dai media negli ultimi anni: ha un fisico di struttura nella norma, non è eccessivamente magra né con seni finti enormi. E’ un cambiamento importante: viene proposto un corpo di giovane donna a figura intera, sapendo che verrà visto da milioni di persone  comunicando in questo modo che “va bene così”. Per noi che qui ci occupiamo di analisi mediatica è un passo rilevante.
Sappiamo che per molte/i, giovani in particolare, ciò che i media comunicano detta legge. Il fatto che un corpo “fuori norma mediatica” venga proposto in modo positivo, è un segnale importante.

-stiamo assistendo ad un trend di cambiamento. In passato la linea DOVE   e  recentemente ALWAYS  di Procter and Gamble avevano  intrapreso un cammino di ribellione: il primo rifiutando photoshop il secondo proponendo che le ragazze nella pre-adolescenza sono libere e solo più avanti nella vita vengono “ingabbiate” in sterotipi umilianti e omogenizzanti.

-nella campagna Vitasnella intervniene un elemento nuovo: il giudizio verbalizzato da chi  guarda. E’ un’esperienza devastante. Come sappiamo lo sguardo giudica e ingabbia: può essere l’occhiata di nostra madre sulle nostre cosce, quella di un’amica sui nostri seni piccoli, di un amico sul nostro sedere. Il giudizio verbale rafforza quello emanato dallo sguardo.
Qui viene reso palese ciò che accade sempre più spesso nella vita reale e che conduce all’oggettivizzazione dei corpi e quel che è più grave ancora all’autoggettivizzazione. Cioè siamo noi stesse ad introiettare “quegli sguardi” e a renderli ferocemente autogiudicanti.
Il fatto di averli qui estrinsecati porta tutte/i noi a riflettere su come i giudizi, non sempre espressi con malignità, possano ferire e pregiudicare la vita di molte. Contribuendo a costruire gabbie all’interno delle quali le ragazze sopravvivono.

-”ma è pur semrpe un’azienda che ha un fine mercantile.“Sì, un’azienda, buona che sia la sua campagna pubblcitaria, hau n fine mercantile, cioè vuole e deve vendere. Alla fine di questo bel video appare il marchio Vitasnella a ricordarci l’obbiettivo.
Una campanga pubblcitiaria così avrebbe dovuta essere prodotta da Istituzioni dalla parte delle citaddine/i, dal Ministero Pari Opportunità. Non è accaduto.
Considerando che le ricerche ci dicono che le /i giovani dsi identificano smerpe più nel brand cioè nel marchio, laicamente benvengano queste campagne pubblicitarie.
Noi continuiamo a vigilare e a lavorare perchè i nostri corpi, i corpi delle donne e ancor più delle ragazze, si esprimano liberi.