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21 maggio, Oxford e BBC

Domani mattina Lorella Zanardo ospite, dalle 11 alle 12 ora italiana, di una delle trasmissioni di punta di BBC Radio 4, Woman’s Hour: qui il link al podcast della BBC da cui riascoltare il programma.

Nel pomeriggio seminario con presentazione del documentario all’Università di Oxford.

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Esistere a modo mio

Oggi sono ad Oxford invitata dai docenti del Christ Church College e dalla lettrice Chiara che studia lì.

E’ per me un’emozione grandissima, come ho scritto nel mio libro Oxford ha rappresentato la presa di coscienza.

Domattina alle h 10 parlo ad una ascoltatissima trasmissione di BBC radio: Woman’s Hour.

“In Inghilterra tornai tempo dopo e fu un altro degli anni più importanti della mia vita. Ero a Oxford, dove studiavo lingua e letteratura inglese. Non avevo molto tempo per divertirmi, anche se il solo stare in college era un’esperienza incredibilmente eccitante. Uscire dalle gabbie, Oxford fu principalmente questo per me.

I primi tre mesi condivisi la camera con Birna, una ragazza gentile e biondissima: veniva da Akureyri, in Islanda, e diventò ben presto una delle mie migliori amiche. Attraverso di lei scoprii con stupore che fuori dall’Italia la vita delle donne era diversa e, a me pareva, per certi versi migliore. Non c’era, lo capivo dai racconti di Birna, quella separazione di giudizio che distingueva i comportamenti maschili da quelli femminili. La libertà, anche sessuale, era un dato di fatto, e maschi e femmine godevano di uguale indipendenza fisica e mentale. Feci mio da subito quel modo di pensare: esisteva e, dato che mi corrispondeva, potevo appropriarmene.

Mesi dopo, il posto di Birna fu preso da Farzaneh, una ragazza persiana figlia di uno stretto collaboratore dello scià. Fin dall’inizio la nostra amicizia fu completamente diversa, ma non meno interessante: mi portò una grande consapevolezza del mio corpo

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IO NON CI STO!

Pubblichiamo e aderiamo all’appello lanciato dalle amiche blogger di Un altro genere di comunicazione.

Leggete e se potete, linkate e sottoscrivete.

Messaggio chiaro, fermo, educato seppur inflessibile. Un elemento di meravigliosa innovazione: la poesia della nostra Giorgia Vezzoli come chiamata alla presa di coscienza, come impulso che arriva al cuore e non solo alla testa.

Questo è l’approccio giusto, questa è la strada.

Gli stereotipi de “La pupa e il secchione”  non mi piacciono e lo voglio dire agli autori.

Una mobilitazione in Rete per dire NO al programma tv e al degrado televisivo imperante: mail bombing alla redazione fino al 25 maggio 2010.

Io non ci sto

alla dittatura televisiva dell’avvenenza,

che mi fa esistere solo se bella o appetibile,

barattando il mio pensiero in nome di una magra

visibilità.

Io non ci sto

ad essere solo corpo.

Da guardare,

da toccare,

da giudicare,

da mercificare.

Io non ci sto

poiché conosco

cosa genera l’offerta della mia carne

sugli sguardi inconsapevoli.

Io non ci sto

e pretendo rispetto

e che si dia spazio a tutte le mie

diversità.

La mia rivoluzione comincia con il rifiuto

dell’immaginario imposto

per mutare nel respiro di una nuova dignità.

(G.V.)

Parte dal blog Un altro genere di comunicazione, sbarca su Facebook e trova il sostegno di blogger e associazioni impegnate a contrastare gli stereotipi di genere.

Ecco la mail bombing: chiunque si sente sconcertato, colpito o offeso dal modo in cui la dignità femminile e maschile paiono svilite dai modelli proposti …

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DIS.AMB.IG.UANDO

Segnaliamo il blog di Giovanna Cosenza, DIS.AMB.IG.UANDO. Attento, acuto, documentato blog “per studiare fare disfare comunicazione”. E’ un interessante punto di riferimento e confronto su media, pubblicità e linguaggio affrontati spesso dal punto di vista della semiotica, disciplina che Giovanna Cosenza insegna all’Università di Bologna. Da leggere e vedere.…

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Il potere della pubblicità

C’è un potere che guida e condiziona tutti i media, che manipola la crescita dei minori, che ricade sulla qualità della vita di tutti. E’ la pubblicità. No, è la pubblicità così come viene concepita e proposta oggi. Infatti la pubblicità non è di per sé negativa ma anzi un utile mezzo per informare sui prodotti e i servizi offerti dal mercato. Ma l’invasione di spot e inserzioni che occupa quotidianamente tv, giornali, riviste, strade, altoparlanti, contengono poche informazioni e molta aggressività.

Il libro nero della pubblicità, di Adriano Zanacchi, è un libro, appena uscito, fondamentale su questo decisivo problema delle nostre società opulente. Illustra con chiarezza e dovizia di documentazione cos’è e come funziona il sistema della pubblicità, a cui tutto e tutti sono oggi sottomessi: economia, informazione, cultura, politica.

“Se chiedete ai pubblicitari perché ridicolizzano la figura femminile, li sentirete rispondere: noi non inventiamo, siamo soltanto lo specchio della società dei suoi malesseri, umori e malumori. Insomma, dicono, come lo specchio noi non creiamo l’immagine, riflettiamo quella che c’è. Ma questo non li assolve, come loro penserebbero. Infatti di immagini della realtà ce ne sono tante: lo specchio ne riflette soltanto una, quelle che gli mettiamo di fronte. Che cosa mettere di fronte allo specchio lo scelgono i pubblicitari”.

Daniela Brancati, La pubblicità è femmina. Ma il pubblicitario è maschio, 2002…

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———–IL CORPO DELLE DONNE vince il secondo premio al festival Mujeres en Foco. ———–Recensione del libro IL CORPO DELLE DONNE su LA REPUBBLICA

Questo è l’articolo di Giovanni Valentini che recensisce su la Repubblica il libro Il Corpo delle Donne.

Con grande piacere apprendiamo di aver vinto con il nostro documentario il secondo premio, nella sezione cortometraggi, al festival Mujeres en Foco di Buenos Aires.

Primo premio al film argentino Ana y Mateo. Ecco, in spagnolo, la motivazione della giura:

JUSTIFICACIÓN DEL JURADO DE CORTOMETRAJES:

Hemos considerado de interés para el festival desde la perspectiva del mismo, tomando en cuenta que el Festival Internacional de Cine y Mujer por la equidad de género se construye como un espacio para cuestionar y dialogar frente a temáticas que nos atraviesan a todos. Se trata entonces de discutir para abandonar falsas dependencias, de hacer visible la legitimación de la violencia que se ejerce física y psicológicamente por el sólo hecho de haber nacido mujer, esa violencia feroz que se reproduce en las prácticas de abuso sexual sobre niñas y mujeres, en las redes de trata para la prostitución, en la explotación laboral y en el ámbito familiar. Creemos que son películas de debate, sobre la condición femenina, sus complicidades con el sistema y otros pactos.

“Ana y Mateo” es un film de delicada y sutil sensibilidad hacia lo infantil y también la situación real de la madre sola. Desde la perspectiva de un Festival de Cine consideramos un alto nivel en la calidad artística, tomando como un gran trabajo en la dirección, dirección de actores, la sutil dirección de arte y fotografía,

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L’ISTITUTO PER GEOMETRI TARTAGLIA DI BRESCIA E L’ITALIA CHE VERRA’

Questo articolo è stato pubblicato oggi 18 maggio da L’Unità

La sveglia alle 6,30, la colazione da preparare, la giustificazione da firmare, il video che non trovo da portare con me,  di corsa in stazione alle 9 devo già essere a Brescia. Sono stanca, stanchissima, a volte non so piu nemmeno dove mi sveglio. Venerdi non avevo voglia di andare all’istituto per Geometri  Tartaglia dove era prevista la proiezione del video, ma l’appuntamento era preso da tempo. In treno cerco di dormire ma la testa è piena di pensieri.  Arrivo: Brescia, profondo nord, feudo leghista.

La scuola è grande molto pulita, molto ordinata. L’aula magna è gremita di studenti anche di altre scuole. Arriva un liceo artistico. Saranno 200.  La giornata organizzata  è varia e interessante .  Vediamo il doc. Poi presento, come sempre. Parlo e non sto seduta, non riesco piu ormai. Questo giro d’Italia è un incontro di corpi, inzio da dietro il banco dei relatori e subito qualcosa mi stacca dalla sedia. In piedi davanti ai ragazzi, in piedi in mezzo ai ragazzi. Le ragazzine a volte mi guardano dure, mi scrutano, talvolta penso ci sia anche dell’odio per quello che rappresento. Una stronza. Adulta. “Come  adulti sono quelli che fanno la tv oscena che ci fate guardare. E adesso arriva questa che ci racconta che quella tv non va bene. E noi in mezzo prima a seguire cio che la tv ci impone e ora ad ascoltare una che ci dice che potremmo avere sbagliato negli …

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