
Il blog di Loredana Lipperini lo conoscete. Così come sapete che il suo pensiero mi è stato di grande aiuto per il documentario. Leggete questo post e i commenti: io ero in dubbio se prendere in considerazione l'articolo de Il Sole 24 Ore, perché mi pareva il prodotto del precariato = pochi soldi = molta frustrazione = poca preparazione = articolo misero. Però Lipperini mi ha fatto ricredere: vale la pena di discuterne.
Tags: donne, giornalismo, il sole 24 ore, loredana lipperini







Kultmedia
L’articolo (quello di Serena Danna) e’ povero, privo di argomenti. La cosa preoccupante e’ che non e’ che l’ennesimo di una lunga serie. Susanna Tamaro sul Corriere della Sera (non una chiacchierata da bar, il Corriere della Sera) ci ha gia’ regalato numerose perle di ignoranza e luoghi comuni.
Ogni giorno mi scontro con l’ignoranza diffusa che circonda il movimento femminista, soprattutto il neofemminismo degli anni settanta. Nel mio piccolo (io che sono nata “emancipata”, classe 1982) cerco di porre rimedio ogni giorno, cerco di far capire che quelle lotte e quel pensiero (anche quello piu’ radicale) avevano la loro ragion d’essere, che vanno inseriti nel loro contesto storico e che oggi abbiamo ancora bisogno del femminismo, ma di un femminismo diverso, con strategie adatte alle priorita’ del presente. Putroppo e’ dura.
Colgo l’occasione per farti i complimenti per il tuo lavoro e per ringraziare ancora una volta le ragazze degli anni settanta
Un caro saluto
ho detto nei commenti da Loredana cosa ne penso…forse le più giovani che frequentano questo blog potrebbero scrivere alla giornalista del Sole, visto che a legger lei sembra che Il corpo delle donne sia una roba per nostalgiche.
La parola è un iceberg, il suono e lo scritto, il simbolo, è sono la minima parte, il grosso invisibile è il concetto che intende.
Purtroppo ci sono concetti stupendi che sono supportati dalla parola sbagliata, femminismo è uno di questi, perché sembra, ma solo sembra, intendere che riguardi solo le femmine cioè solo una parte e non sia invece questione generale.
Di parzializzazione in parzializzazione ai bravi retorici viene così facile ridurre il femminismo a un movimento di incallite nostalgiche con l’aggravante di rifarsi ad un movimento, per ragioni storiche, contiguo od almeno parallelo ad un modello di idea che si vorrebbe sconfitta e sepolta, quindi si riduce il fenomeno a qualcosa di inconsistente, e diventa così inconsistente anche chi lo sostiene.
“Il corpo delle donne” ha un demerito, o un grosso merito, si scaglia contro la televisione e contestualmente, parallelamente ma inevitabilmente, contro la pubblicità.
Dalla rassegna stampa del sito è possibile rileggere il commento al video tratto da “il Giornale” del
1 ottobre 2009: “…ribelliamoci, maiali che non siete altro, le donne non sono come quelle della tv berlusconiana, brutti maiali, l’utero è mio e lo gestisco io.”.
Se c’era un osservazione che veniva mossa verso il ducumentario era quella di parlare di “TV pubblica” anziché “via etere”, cioè a ricezione gratuita e facile, essendo l’emittente pubblica per definizione la sola RAI, mentre non solo di questa si parlava.
In Italia c’è chi guadagna vendendo spazi pubblicitari in televisione, che detiene praticamente il monopolio del mercato disponendo delle maggiori emittenti e controllando la pubblica grazie al potere politico, lo stesso soggetto che trova condiscendenze anche tra i giornali, alcuni li controlla almeno per la proprietà a lui contigua.
Questo è uno degli avversari che “Il corpo delle donne” ha sfidato, l’articolo della Danna, breve quanto inconsistente, a mio parere, così come quello sopraccitato o gli altri a cui si riferiscono precedenti commenti difendono, per ragioni loro, questo avversario.
Che la lotta sia dura, un altro avversario è l’ignoranza, lo sapevamo ma se siamo qui è perché sappiamo che va combattuta.
Se poi sia il caso di usare “rapporti di genere” al posto di femminismo od altro termine, magari un neologismo, non so dirlo, adesso per come lo si intende qui: Sì, io sono femminista.
G.
ho scritto un email a Serena Danna. per adesso lo ho salvato in bozze, voglio pubblicarlo, in attesa di suggerimenti da parte di tutti voi, perchè credo di essere stata troppo “cattiva”. vorrei spedirlo al più presto. grazie a tutti!
Salve,
Mi chiamo Giulia e ho 16 anni. Le scrivo perchè ho letto il suo articolo del 18/07/2010 su “il sole 24 ore”, quello riguardo le “soldatesse degli anni 70″ e, in quanto futura donna, mi sono offesa. Io frequento regolarmente il blog di Lorella Zanardo, ho letto il suo libro e appoggio il lavoro che sta facendo. Io non ho nostalgia degli anni 70, perchè negli anni 70 io non c’ero e mi dichiaro apertamente “femminista”. Io sono femminista, perchè le molestie sessuali mi offendono. Sono femminista perchè i luoghi comuni, come quelli del suo articolo, mi demoralizzano. Mi fanno perdere la speranza in una futura società in cui le pari opportunità saranno un presupposto. Sono femminista perchè tra due anni voglio poter votare e ringrazio chi mi ha dato l’opportunità per farlo. Vorrei ricordarle che anche lei è una donna e che in quanto donna, non dovrebbe rifugiarsi nei luoghi comuni, ma anzi smantellarli.
Davanti a tutti i volti deturpati dalla chirurgia estetica eccessiva, io non rido, ho l’amaro in gola perchè capisco che per “sfondare” e fare carriera, bisogna rinunciare alla propria identità, conformandosi a dei canoni estetici imposti.
Data la mia giovane età, sarà anche facile credere che ho una mente facile da manipolare, che mi hanno indottrinato bene e che ripeto parole di altri. Per evitare che lei giunga a conclusioni simili, le dico subito che sono cresciuta senza un modello femminile a disposizione e che per questo, i modelli me li sono sempre trovati da sola.
Inoltre, visto che Londra è la città in cui sono cresciuta, ci tengo a sottolineare che adesso c’è nostalgia di Camden, visto che negli ultimi anni è diventata una meta puramente turistica, come le altre da lei citate, e non è più una tappa per rivivere i “fabulous sixties”.
Perdoni la rabbia con cui le scrivo, ma mi è inevitabile, vista la leggerezza e l’ironia con cui si trattano temi fondamentali come il rispetto per le donne.
La ringrazio per le sue attenzioni.
Saluti,
Giulia Guerrini
ripensandoci a mente fredda, con meno rabbia, credo che eliminerò l’excursus personale su Londra. andando così fuori tema rischio di rinforzare lo stereotipo di “adolescente con rabbia confusa” e di perdere l’obiettivo. solo che appena ho letto quell’articolo volevo distruggerne ogni concetto!
per favore, inviate suggerimenti!!!
Brava Giulia. Spediscila pure, non sei affatto troppo cattiva. Facci sapere cosa ti risponde, se lo farà.
Un abbraccio
@giulia
io credo che la generazione della giornalista, cioè le 30enni, sia la più penalizzata.
Se hai 30anni sei nata negli Anni 80 quando tutto pareva materialmente possibile, l’edonismo reaganiano pareva regalare successo e soldi a tutti, pochissimi valori morali, diritti che parevano gia acquisiti con le prime donne che occupavano posizioni di potere.
Ma piu di tutto è stato il periodo “dell’oblio del femminile”: il neoliberismo lo cancellava mentre noi donne aderivamo con soddisfazione apparente al modello maschile. In quegli anni molte donne “hanno le palle” e nemmeno troppo metaforicamente: le ho avuto anch’io. Ma la mia generazione ha avuto il vantaggio della memoria: prima degli Anni 80 avevamo vissuto gli Anni 70, che non è poco.
Nate negli ‘80, i media che impongono modelli vincenti di donne mascolinizzate interiormente anche se con supertette, rampanti e di successo. Cresci con questi” non valori” e diventi adulta nel 2000, quando lo sfascio si fa evidente e di successo e soldi facili non si parla più.
Come non capire la rabbia che trapela da molte trentenni? Come non comprendere il loro smarrimento?
Una generazione a cui è stato insegnato che solo i vincenti hanno diritto di esistere e che quindi fanno fatica a iniziare un processo di comprensione con umiltà.
mi ha risposto appena le ho inviato la mail.
Cara Giulia, grazie per la tua mail. Mi dispiace se pensi che io tratti con ironia e leggerezza le questioni che riguardano te e me,noi donne in generale. La mia era una provocazione proprio perche’credo che le donne oggi hanno bisogno di essere pensate,difese,omaggiate e raccontate di più e meglio. Se tu ci aiuti riusciremo a farlo un pochettino meglio anche noi. In bocca al lupo per tutto. Sd
@Giulia: la tua mail è stata perfetta, equilibrata. La risposta mi pare confermarlo. Grazie!