2 lug 2010

Una sentenza della Corte di Cassazione


La moglie ha un carattere forte? Allora maltrattarla non è reato


Annullata la condanna a 8 mesi per un uomo accusato di aver maltrattato la coniuge per tre anni. A determinare la decisione della Corte il fatto che la donna non risultasse 'intimorita' dalla violenza del marito


ROMA - Avere un carattere forte e non lasciarsi intimorire dall'atteggiamento violento del marito potrebbe costare, alle mogli vittime di maltrattamenti, l'assoluzione del consorte. La Cassazione, infatti, ha annullato la condanna a 8 mesi di reclusione nei confronti di un marito accusato di aver maltrattato la moglie per tre anni. Dinanzi alla Suprema Corte l'uomo ha sostenuto con successo che non si trattava di maltrattamenti in quanto la moglie "non era per nulla intimorita" dal comportamento del coniuge, ma solo "scossa, esasperata, molto carica emotivamente".

L'uomo, residente a Livigno, era stato condannato, con la concessione delle attenuanti, sia dal Tribunale di Sondrio che dalla Corte d'Appello di Milano, che avevano accolto le lamentele della moglie. Una condanna percepita come eccessiva dal marito che si è rivolto alla Cassazione, sostenendo che gli stessi giudici di Appello avevano rilevato come la moglie avesse un "carattere forte" e che dunque non era affatto intimorita dal suo atteggiamento. In sostanza, la tesi difensiva si è basata sul fatto che i giudici "hanno scambiato per sopraffazione un semplice clima di tensione" tra coniugi.

La Cassazione - con la sentenza 25138 - ha dato dunque ragione al marito, rilevando che non si può considerare come "condotta vessatoria" l'atteggiamento aggressivo non caratterizzato da "abitualità". I fatti "incriminati" in questa vicenda - prosegue la Cassazione - "appaiono risolversi in alcuni limitati episodi di ingiurie, minacce e percosse nell'arco di tre anni (per i quali la moglie ha rimesso la querela), che non rendono di per sé integrato il connotato di abitualità della condotta di sopraffazione". Così la condanna a 8 mesi è stata annullata "perché il fatto non sussiste".

da Repubblica.it del 2/7/2010

102 commenti a “Una sentenza della Corte di Cassazione”

  1. Giulia Guerrini scrive:

    che schifo.

  2. walter scrive:

    Fa quasi il pajo con un’altra sentenza di qualche anno fa; quella dei jeans considerati antistupro.
    Ogni giorno che passa questo paese mi stupisce sempre più, qual’é il nostro grado di sopportazione? Alto, molto alto a quanto pare…

  3. Mary scrive:

    Sono troppo contenta che l’hai postata..bisogna diffondere questi avvenimenti e uscire dal silenzio..Stiamo tornando indietro ogni giorno che passa e sentirlo in un Paese dove ogni giorno ci sono almeno due donne al giorno ammazzate da mariti violenti mi sembra spaventoso, preoccupante, aggiunto poi all’immagine svilente che i media danno alla donna viene fuori il ritratto di un italia arretrata che odia le donne, che le disprezza che le vessa e che permette agli uomini di vessarle se non si sottomettono alla propria autorità.
    Doppiamo uscire allo scoperto e gridare IO NON CI STO, perchè i soprusi li stiamo subendo anche a causa del nostro silenzio.
    Un abbraccio! Mary- Un altro genere di comunicazione

  4. Alessandra scrive:

    Vogliamo ripristinare lo “Ius corringendi”, siamo tornate/i a questo?
    La scorsa sera, ho visto in streaming un documentario molto interessante che vi sengalo e che poteve visionare a questo link
    http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#ch=3&day=2010-06-29&v=21358&vd=2010-06-29&vc=3

    ero sconvolta, non conoscevo appieno queste leggi vergognose, degradanti, svilenti della dignità delle donne, scusate l’ignoranza ho 33 anni e dovrei esserne a conoscenza.

    Questa Sentenza è semplicemente inaccettabile. Sono offesa da questi Giudici. Dove sono le donne? Io sono qui ed alzo la mia voce.
    Non si può accettare questo ritorno abberante al passato.
    Una Società che svilisce a questo livello una donna in realtà svilisce se stessa. Le donne sono parte di una Società in quanto Persone.
    In un rapporto tra Persone civili non può essere fatta differenza di genere, che coinvolga i loro caratteri forti o meno.
    Questa Sentenza offende uomini e donne. Non può passare inosservata.

    Grazie Lorella per aver denunciato questa indecenza.

  5. Emanuela Chiarini scrive:

    Ho letto la notizia nel pomeriggio, ancora sono qui che mi domando “che pensare?”
    Non so trovare risposta, concordo con Walter, ma il mio punto di sopportazione diminuisce sempre di più, e nel vaso colmo ogni goccia fa un maremoto emotivo e colpicse in pieno il sentire profondo che devo contrastare spesso con enorme fatica. Concordo anche con Giulia: che schifo…
    Trovare un metro di misura per la violenza in base alla capacità di sopportazione della vittima mi pare semplicemente allucinante. E nonostante questo sia uno dei tanti casi quotidiani che mi fanno accapponare la pelle, non so e non voglio abituarmi ai fatti che si allontanano da un semplice e banale (purtoppo) buonsenso.
    Ma che succede? Come si fa? E’ tutto così relativo? Si arriva a considerare relativa perfino la violenza.
    Sono consapevolezza e attenzione che portano a vedere più chiaramente o le cose stanno degenerando oltre misura?
    A dire il vero la mia misura è già superata da tempo…
    Quanta energia ci vuole accidenti! Ma l’epoca del “risparmio energetico” evidentemente è ancora molto lontana.
    Spengo la sigaretta, corro a lavarmi i denti e volo a nanna, che è bene riposarsi al meglio!

  6. Lorella Zanardo scrive:

    sto andando a viterbo per presentare video e libro. Qs notizia è pesante da accettare però..
    Parlerò poi con Pina Nuzzo gran donna presidente UDI e chiederò la sua opinione. Parlerò poi con Rosanna Oliva, gran donna, la cui meravigliosa storia trovate su aspettarestanca. Quando la realtà si fa incomprensibile, bisogna ricorrere all’esperienza di donne mature ed esperte che lottano da una vita con saggezza. Lavoriamo sulla rete di esperienze tra donne. Chiarito il problema, analizzato, ultizzando la grande esperienza che viene anche dalla conoscenza della storia del passato delle donne, ci sarà bisogno di energia fresca da parte di giovani donne e uomini. Funziona così. Funzionerà così. Ragazze, il cambiamento è alle porte, non lo sentite? Questo, dice bene la Terragni, è solo il colpo di coda del patriarcato, la fine di un’epoca durata millenni. Nulla contro gli uomini,il patriarcato sta stretto anche a loro. Ci sarà spazio per tutti, siamo ad una svolta.
    Vi prego, uomini qui sul blog, lavoriamo insieme per il futuro, le polemiche sterili oggi non ci servono, sono un “lusso” che non ci si puo permettere, lo dico in asoluta amicizia.
    Buon fine settimana, scappo a viterbo!

  7. Cinzia scrive:

    Mi chiedo come sia possibile che le caratteristiche di risolutezza e forza siano così apprezzate dalle donne che osservano gli uomini e così disprezzate dagli uomini (alcuni uomini ma ancora troppi a mio parere) quando guardano le donne!E’ semplicemente scandaloso che si usino ancora 2 pesi e 2 misure e che la donna che esce dal clichè “femminuccia” viene penalizzata…le donne sono migliori di così ,la maggior parte delle donne,possibile che questi uomini non vedano la bellezza della complessità e della versatilità femminile come grande risorsa per tutti?!!
    Donne e uomini veri,coraggio!L’unione fa la forza!

  8. Emanuela Chiarini scrive:

    Grazie Lorella. I tuoi messaggi danno ristoro e conforto nella confusione di chi non sempre capisce fino in fondo come sia possibile quello che accade.
    E’ piuttosto difficile spiegarne le ragioni ma il tuo intervento e il documentario che ha linkato Alessandra (grazie) mi hanno dato gli spunti per cercare di recuperare quell’equilibrio tra il nuovo e il vecchio che obiettivamente spesso mi manca.
    La comprensione dei fatti passa attraverso la conoscenza di un passato che non viene raccontato (il programma di storia al liceo si concluse con la prima guerra mondiale!), il vecchio che serve per comprendere gli errori e non commetterne di uguali che sempre più spesso si ripresenta come attualità, come se l’umanità si obblighi a ripetere gli stessi errori con profonda noncuranza delle conseguenze assurde ahimè molto evidenti.
    Alla svolta siamo vicini certo, ne sono convinta anch’io, e proprio il coinvolgimento emotivo che mi provocano i fatti mi fa tener fede a quella sensazione che è davvero arrivato il momento di credere profondamente nella giustezza dell’equilibrio, nel dare a ciò che accade la spiegazione reale, nel non perdere tempo in interpretazioni ipocrite che fanno chiamare le cose con mille nomi fantasiosi che spesso si allontanano dalla palese realtà.
    Cerco sempre più spesso nel confronto con donne più adulte, la capacità di comprendere attraverso l’esperienza di chi ha vissuto più di me il cammino che è meglio percorrere…
    Andiamo avanti, e nonostante molti si soffermino al cicaleccio del contrasto (a che servirà poi?) non rendendosi conto di quanto tempo si perde usando loro la cortesia dell’ascolto, il tempo non si può fermare!
    Grazie ancora, buon fine settimana a tutt* e un abbraccio forte a chi ci crede!

  9. Maurizio scrive:

    In questa nostra società italiana alla completa deriva culturale questo non ci voleva proprio. Dopo il velinismo, la costante denigrazione sociale e politica delle donne da parte di tutto l’apparato dirigenziale italico, anche la “virtuale” legalizzazione dell’imposizione “fisica” delle opinioni e la accettazione della forza come elemento di rapportazione con il prossimo, soprattutto femminile. Una caduta nel medioevo, alto medioevo. Io personalmente non riesco a capacitarmi di come tutto ciò possa accadere nel medio disinteresse di tutti. Noi esistiamo se esistite Voi. Coraggio Donne, non siete sole e dovete saperlo. Questo è un primo elemento fondante in questo degrado sociale, la coesione e la unità di intenti nell’emancipare una intera società a cominciare da Voi.

  10. Renata scrive:

    Pesante…

  11. Daniela Falconi scrive:

    Lo sento anche io il cambiamento; lo desidero intensamente; lo realizzeremo insieme; lo stiamo realizzando. Lo sento e ci credo. Grazie a chi lo alimenta di forze buone e vitali.

  12. catia scrive:

    scrivo con tanta rabbia…e la rabbia è l’altra faccia dell’impotenza, “se la moglie ha un carattere forte il fatto nn sussiste” ma siamo matti, ma che significa la moglie nn si faceva intimorire….è assurdo!!!!!
    una donna che subisce maltrattamenti ed umiliazioni NN è FORTE ma si FA FORZA per andare avanti, sorride anche se è morta dentro…subisce…
    Mi chiedo ma cosa avrebbe dovuto fare?????
    Questa sentenza è l’ennesimo maltrattamento a noi donne è come uno schiaffo ben assestato sul volto che ti fa perdere i sensi, un calcio al fianco mentre sei esanime ed il freddo del pavimento ti fa capire quanto sia freddo il cuore di chi ti picchia e ti umilia è come essere sputate in faccia….e noi donne siamo così forti da rialzarci ed andare avanti, così forti da denunciare…
    Signori Giudici ora chiedo a voi: un uomo violento che ascolta questa sentenza cosa può pensare…ve lo siete chiesti???
    Vi auguro se avete delle figlie, delle nipoti di nn trovarvi mai a giudicare chi potrebbe maltrattarle…

  13. lolle scrive:

    Scusate, ma sbaglio o le percosse sono tali indipendentemente dalla reazione della vittima?
    L’uomo doveva essere condannato comunque! Avrebbe dovuto esserlo allo stesso modo se avesse picchiato e ingiuriato un uomo. E poi, visto che si dice che la donna non era intimorita ma “solo” esasperata… Non è pure peggio essere esasperata? Non è una violenza psicologica gravissima comunque? Bah, se questa è la legge che deve tutelare i cittadini…

  14. Giorgia Vezzoli scrive:

    E’ tempo di un nuovo movimento di risveglio delle coscienze femminili. Uniamo le forze e cominciamo a dire tutte e tutti IO NON CI STO e a comportarci coerentemente con i nostri ideali nella vita di tutti i giorni, non solo con le parole!

  15. Monica scrive:

    Ciao a tutti. Io ci credo, e spero tanto che le cose cambieranno veramente. A volte ho la sensazione che il cambiamento sia alle porte come dici tu Lorella! L’unico modo per averne completa consapevolezza è uscire allo scoperto, parlare e comprendere che non siamo sole. Grazie Lorella! Ciao

  16. luca040176 scrive:

    inaudito…

  17. sullepunte scrive:

    un gran bel messaggio a tutte le donne che negli ultimi tre anni sono state “occasionalmente” prese a schiaffi, calci, insulti e mortificate, umiliate e ferite per questo. se non e’ continua, quotidiana, allora il fatto non sussiste.
    perche’ non e’ continuo e quotidiano l’attendere che passino i lividi, cercare diinventarsi cosa fare, magari un giorno decidere di mettere nero su bianco che certe cose sono accadute, e sono inguiste, nel senso letterale di opposte alla giustizia.
    ed ecco che arriva nitido il messaggio dello stato italiano, che ci dice che invece e’ giusto picchiare la moglie. con moderazione.
    il riconoscimento del fatto, piu’ ancora della pena effettiva, e’ importantissimo per una vittima. per smettere di essere una vittima. e se la nostra giustizia non puo’ darci questo, non puo’ darlo a un soggetto che subisce percosse qualunque sia la sua forza emotiva, la sua eta’, la sua condizione di limite fisico, allora lo stato ci sta dicendo di cavarcela da soli, che se scegliamo di non picchiare, semplicemente, non otterremo giustizia.
    sono esterrefatta e infuriata. come si puo’ essere cosi’ orbi, cosi’ ottusi, e seduti in poltrone da cui si decide nel piu’ alto grado cio’ che e’ giusto secondo la legge.

  18. Mari scrive:

    E’ il segno di questi tempi … perciò non ci sono parole che possano descrivere lo sdegno.

  19. Gio' scrive:

    Non è questione di carattere forte ma di mole e prestanza fisica.
    In termini volgari: la moglie oggetto della sentenza ha una forza fisica superiore al marito.
    C’è poco da scandalizzarsi: il diritto non distingue tra uomo e donna, non dà vantaggi a nessuno o nessuna, tratta da pari.
    I titoli dei giornali sintetizzano semplificando troppo e distorcono la realtà.
    Saluti.

  20. ANNA scrive:

    Ma secondo voi,l’ uomo che maltratta,picchia umilia una donna è forte?
    Se lo fosse userebbe altri mezzi…
    Che vergogna queste sentenze!

  21. lts scrive:

    @Gio Credo sia pericoloso per tutti farne una questione di forza fisica. Con questo ragionamento parecchie mogli potrebbero prendere a calci i propri mariti senza mai beccarsi una denuncia in quanto meno forti fisicamente.

  22. Francesca Testi scrive:

    Indignata!

  23. Martina scrive:

    @Giò
    O_o
    Quindi, secondo il tuo superbo ragionamento, io posso picchiare qualsiasi persona fisicamente più forte di me?
    ROFL (mi rotolo per terra dalle risate)

  24. Gio' scrive:

    @Its
    Art. 581 Percosse
    “Chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente, e’ punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire seicentomila.
    Tale disposizione non si applica quando la legge considera la violenza come elemento costitutivo o come circostanza aggravante di un altro reato”.

    Non credo lei abbia ragione.
    La sentenza della Cassazione ha fatto capire che in Appello si era confusa una normale tensione coniugale con violenza. Tra l’altro non sussisteva la continuità del presunto reato.
    Il termine “ingiurie” non deve spaventare: normali epiteti che talvolta si scambiano i coniugi litiganti. Per l’umiliazione occorrono ben precise condizioni.

    @Walter
    Per quanto riguarda i jeans e lo stupro: è evidente che una donna che indossa jeans aderenti è più difficilmente aggredibile dallo stupratore, che come minimo deve fare molta più fatica a sfilarle i pantaloni. Dunque sull’indagato e soprattutto sulla querelante dovrebbero esserci segni di colluttazione e lotta.
    Quella sentenza affermava solo questo: la ragazza era molto probabilmente consenziente.
    Il diritto è imparziale: non è che siccome una parte è di sesso femminile ha sempre ragione per quanto riguarda i titoli IX, XI, XII.
    Una maggior fiducia nella Magistratura, specialmente di questi tempi, non guasterebbe.
    Saluti!

  25. Emanuela Chiarini scrive:

    @Giò
    Pensi un po’ come sono in malafede io che inorridisco solo al fatto che un essere abbia INTENZIONE di stuprare, jeans a prescindere. E mi scuserà se la parola “consenziente” non la trovo particolarmente conciliabile con l’altra parola che è “stupro”.
    Guardi io di leggi non ne so nulla, ma dietro ai giri di parole si nascondono spesso significati che vanno ben oltre i cavilli legislativi. E mi creda, non è malafede nella Magistratura, ma il tentativo di non permettere che il degrado culturale che stiamo vivendo ci porti troppo oltre.
    Il diritto è imparziale e la legge uguale per tutti certo, lo erano anche quando lo stupro era considerato un crimine contro la morale e le donne adultere incarcerate mentre gli uomini no, fino a quando l’indignazione femminile non ha sollevato il “problema”.
    E allora, SOLO DOPO il diritto divenne ancora più imparziale, ma guarda un po’!!!
    Se il 50% dell persone di sesso femminile s’indigna, magari non avrà sempre ragione, ma sulle faccende che le riguarda direttamente sarebbe meglio ascoltarle e domandarsi magari “come mai” si sono indignate, senza pensare a priori che abbiano torto, potrebbe anche essere che all’improvviso si scopra che il diritto potrebbe diventare ancora più imparziale e che magari si cominciasse davvero a pensare ad un modo più giusto di guardare ai fatti degli esseri umani tutti…
    Non crede?

  26. walter scrive:

    @its

    salvo che poi quella sentenza sui jeans fu ribaltata, ma a parte ciò; supponiamo per un momento che un losco figuro la attenda in un angolo e poi le metta un coltello alla gola (o altro atrezzo simile) e le dica più o meno “se ti muovi ti sgozzo”; ebbene sono certo che anche lei si farebbe sfilare paltò, maglia maglione e jeans anche se aderentissimi; a posteriori come puo’ immaginare non ci sarebbero segni di strattonamento particolare; quindi c’é da supporre che in quel caso lei sarebbe presentato come consenziente. O no? Evidentemente no, ma in preda alla paura per una superiore minaccia, come ad esempio il timore per la propria vita, ognuno di noi – e penso anche lei – finirebbe col cedere.

  27. walter scrive:

    scusate, il mio messaggio precedente é – ovviamente – una risposta a Gio

  28. blu scrive:

    @Giò Dopo aver letto questo ultimo commento non posso evitare di rispondere anche se questo significa ribadire per l’ennesima volta concetti ovvi: secondo la sua logica una donna che al momento dell’aggressione indossi un paio di jeans non potrebbe, ad esempio, essere minacciata con un’arma affinché sia lei stessa a sfilarli? Come crede che questa donna si comporterebbe di fronte ad un evento simile? Forse, in una situazione del genere, visto che la cosa più importante per una persona è la propria sopravvivenza, questa donna non opporrebbe resistenza, nella speranza di vedersi risparimiata la vita. E quindi non si riscontrerebbero segni di colluttazione. Ma… forse una violenza di questo tipo sarebbe meno violenza? Non è possibile non tenere neanche lontanamente in considerazione il fatto che la violenza possa anche avvenire sotto minaccia.
    Mi preme dire un’ultima cosa: le donne non sono tenute a salvaguardare la propria verginità/onorabilità (“valori” perpetrati da un certo pensiero patriarcale ancora molto vivo in italia) a scapito della vita, ragion per cui in un caso di minaccia della propria vita una donna potrebbe non opporre resistenza all’atto in sé ma mi pare EVIDENTE e INCONFUTABILE che qesto fatto contingente non renda la violenza meno grave, piuttosto il contrario.

  29. Gio' scrive:

    @ blu; Walter; Emanuela; Martina
    Cercherò di unire sintesi a chiarezza senza tediare riportando i testi degli articoli.
    a) Nella fattispecie di reato descritto sopra (violentatore che con minaccia costringe a rapporto sessuale) vale quanto previsto all’ art. 609-ter (violenza sessuale).
    Il problema è che nel processo va provato. Altrimenti qualsiasi donna che abbia un rapporto sessuale con un uomo potrebbe dire di essere stata costretta a sfilarsi i pantaloni.
    Non vorrei apparire ciò che non sono ma il punto è che le sentenze giudiziarie non servono né a fare etica, né a fare storia.
    Le sentenze giudiziarie certificano la verità giudiziaria e dunque per giungere ad esse si devono seguire le regole del CPP o CPC. Il giudice accerta un fatto se tale fatto sussiste ed è probabile la sua sussistenza; ove il fatto costituisse reato lo punisce in base alle norme del CP.
    b) Anche se con tono polemico, Emanuela ha ben affermato come la Giurisprudenza derivi dalla Cultura, intesa come insieme di valori, norme e costumi caratterizzanti una società. Dunque il Diritto varia al variare dell’evoluzione culturale (nel suo più ampio significato) di una società.
    c) Resta il fatto che per condannare occorrono le prove della sussistenza del reato.
    Il Giudice inoltre ha margine per valutare con equilibrio se “ingiurie, minacce o percosse” siano episodi occasionali, bilaterali ovvero siano perpetrati sistematicamente da una parte sull’altra (maltrattamento, sopraffazione…). Occorre tener presente come tali “ingiurie, percosse, minacce” siano effettivamente realizzate e vissute.
    d) La sentenza sui jeans non è così sciocca come vi sembra.
    e) Se una donna è consenziente non vi è alcun contrasto con la parola stupro in quanto stupro non sussiste.
    f) In definitiva: è necessario leggere gli atti processuali e sapere di che si parla prima di criticare una sentenza.
    Il Giudice non è un intellettuale ma un servitore dello Stato che ha il compito di applicare la legge, nel rispetto del Diritto e senza alcuna sorta di ideologia, suggestione o asservimento.
    Adesso devo scappare anche io. Lavoriamo tutti troppo!

  30. paola scrive:

    Allucinanti i commenti sulla “consenzienza”, ricordo che se un rapinatore obliga chicchessia a cedergli la borsa o il portafogli sotto minaccia di aggressione fisica, la vittima della rapina non diventa, per ciò, “consenziente”.

  31. paola scrive:

    e scusate gli errori di battitura.

  32. Staff Il Corpo delle Donne scrive:

    abbiamo chiesto il parere di Rosanna Oliva che ne ha fatto un post dettagliato e completo sul suo sito http://www.aspettarestanca.it

  33. Giorgia Vezzoli scrive:

    Segnalo qui perché non mi ricordo più il post dove qualcuno fra i commenti vi ha segnalato la mia iniziativa nei confronti de Il Fatto Quotidiano e degli articoli misogini di Fini.
    Beh, la cosa è andata avanti e il quotidiano ha pubblicato la mia lettera, rispondendomi. In modo però a mio avviso decisamente non soddisfacente. Penso che Il Fatto abbia perso un’occasione e questa vicenda mi ha fatto capire come ci sia ancora molta strada da fare in Italia, se chiunque può permettersi di dire che “le donne sono una razza nemica” (ad esempio) e passare per arguto provocatore:
    http://vitadastreghe.blogspot.com/2010/07/il-fatto-mi-pubblica-ma-la-musica-non.html

  34. Francesca scrive:

    Che assurdità! Come quel caso di uno stupratore che non era stato condannato perché la vittima aveva i jeans! Sono giudici venduti!!

  35. maralica scrive:

    @Giò
    Il tuo garantismo è veramente esasperato. E insultante.
    Anche la “presunta” vittima ha diritto alla sua dignità, non solo il “presunto” colpevole.
    Ma lei li hai letti gli atti del processo per sostenere che la sentenza è corretta?
    Spero di si.
    Com’è che non si dubita di TUTTI quelli che dichiarano di essere stati derubati? Com’è che non si abolisce la legge su tutti i reati dato il margine che c’è che la parte offesa dica una bugia?
    Qui il fatto sussiste. Se in tre anni uno mi insulta e mi aggredisce (episodi? quanti? quanti ne servono per farne una abitualità?) vivo tre anni nell’angoscia… le sembra irrilevante? E devo pure stare attenta a farla vedere bene a tutti sta’ angoscia, perchè se sono un carattere che “sopporta” senza essere eclatante allora il fatto non sussiste!
    Spero non le capiti mai di essere insultata e aggredita “saltuariamente” per tre anni!
    Qui non stiamo parlando di andare a linciare il marito, stiamo discutendo della ratio della sentenza. e della adeguatezza o meno della legge (magari va modificata!)…
    uffa! basta!
    Sui jeans poi….mi viene il ribrezzo per la sua risposta, non vale nemmeno una parola.
    E il diritto, non è “imparziale” come dice lei ….ma dove vive!
    A Lorella: possiamo fare qualcosa? scrivere a qualcuno?

  36. Gaetano scrive:

    Due cose sono infinite:
    L’universo e l’imbecillità umana.
    Ma della prima non ne sono certo…… ALBERT EINSTEIN ( concordo al 100% )

    NE FACCIA TESORO SIG. GIUDICE

  37. Martina scrive:

    @Gio’
    Tu sei uno di quelli tipo Ale, se non la stessa persona.
    E vieni proprio qui a fare propaganda?
    Mi meraviglio che ti lascino postare delle oscenità intese a giustificare la violenza e lo stupro.
    Comunque, come puoi vedere dalle risposte (sprecate), qui non troverai di certo terreno fertile per la tua ideologia maschilista.
    “Per quanto riguarda i jeans e lo stupro: è evidente che una donna che indossa jeans aderenti è più difficilmente aggredibile dallo stupratore, che come minimo deve fare molta più fatica a sfilarle i pantaloni. Dunque sull’indagato e soprattutto sulla querelante dovrebbero esserci segni di colluttazione e lotta.”
    Ma vi rendete conto?
    Come è possibile non rabbrividire davantia queste parole?
    Cosa direbbe Tina Lagostena Bassi?

  38. stefonzo63 scrive:

    scusa tanto ma perchè una dovrebbe denunciare qualcuno se è consenziente. mi pare tanto ovvio.
    poi il fatto che una persona acconsenta a fare sesso non vuol mica dire che le puoi fare quello che ti pare. altrimenti la prossima volta che sei a letto con una donna quella a un certo punto ti infila un palo dove non batte il sole e tu non puoi lamentarti perché eri consenziente.
    sarai mica uno di quelli che le donne sn tutte streghe ipocrite manovratrici infide e bugiarde pronte a rovinarti la vita? hai avuto delle esperienze problematiche allora. ne conosco di sfigati così che mettono n dubbio le donne stuprate x principio. e sn tutti uguali. o sono frustrati pieni di livore o magari cercano di giustificarsi perchè hanno fatto del male a qualcuna. caro azzeccagarbugli non contano tutti gli articoli che puoi citare. conta quello che dici e il succo del tuo discorso è chiarissimo. vergognati.

  39. maralica scrive:

    @Alessandra: ma quale documentario? nel link che hai postato non ci si arriva direttamente…cosa cerchiamo? ciao e grazie

  40. tick scrive:

    Il Dott. Giò – che evidentemente è avvocato o, quantomeno se ne intende di Legge, dimentica un fatto fondamentale: la legge l’hanno scritta i maschi. Ci spieghi cosa succede in caso di STUPRO con la famigerata “procedibilità d’ufficio”.

  41. Marla scrive:

    A Giò possiamo solo augurare di cuore che non indossi i jeans in una malcapitata notte primaverile mentre incontra una banda di uomini di colore superdotati omosessuali. Con trenta punti nell’ano non so se troverebbe ancora il coraggio di dire “il fatto non sussiste”.
    Con tale commento spero di non aver turbato la sensibilità di qualcuno, ma in questo caso l’esempio sussiste eccome. A volte basterebbe un minimo di empatia per arrivare alle giuste conclusioni.

  42. Simone scrive:

    Se vi interessa qui trovate l’ultimissimo rapporto della Casa della Donna di Bologna sulla violenza di genere: http://www.west-info.eu/it/la-violenza-di-genere-in-cifre/

    E’ molto interessante anche se, purtroppo, non lascia immaginare un miglioramento complessivo della situazione.

    Ma le cause, qualcuno ha idea di perché questo accade? Psicologia? Sociologia? Antropologia?
    Nelle biblioteche di quali discipline vanno cercate le cause di tanta violenza?

  43. Emanuela Chiarini scrive:

    @Rosanna Ol. Grazie mille!
    Ho letto il suo commento, ho letto i commenti in questo blog e molti altri ai vari articoli a proposito di questa notizia e ci ho trovato i “soliti” (in rete come nei dibattiti) meccanismi di scontro che, in realtà non comprendo. Sono sempre molto felice quando leggo di uomini che condividono l’assurdità di tali situazioni.
    Mi sono resa conto di essere spiazzata per una ragione: sono nata a metà degli anni ‘70, non ho ricevuto la stessa educazione di mia nonna e nemmeno di mia madre. Nei miei tempi sono cresciuta con il concetto di uguaglianza, rispetto e diritti uguali per tutti gli esseri viventi perché questo mi hanno insegnato anche a scuola e ho creduto che davvero fosse così, non ho mai sentito il bisogno di lottare contro qualcosa o qualcuno perché detesto ogni forma di guerra (ma come si fa a volerla, la guerra?), mi sono sempre impegnata a fondo per ottenere quello che mi serviva scegliendo nella mia crescita ciò che consideravo “migliore e più giusto” anche nelle piccole cose.
    Pensando al desiderio di sopraffazione di alcuni esseri umani che ho incontrato (che fossero uomini o donne) riesco solo a vedere QUELL’essere e la sua storia, mai una categoria, mai un genere, mai una razza. Anche se pare che la responsabilità soggettiva e l’esistenza stessa sia da far rientare a tutti costi in catalogazioni, l’umanità è chiusa in un archivio catalogato e bollato.
    Forse sono stata distratta nel dovermi occupare della mia vita e lontana a lungo dai media e non mi sono accorta di quanto questi princìpi stessero venendo meno, realtà che sento quotidianamente in centinaia di notizie assurde che mi scorrono senza tregua sotto gli occhi e dentro al petto.
    L’intervento di Lorella mi ha fatto balzare agli occhi che recuperare il contatto con chi ha dovuto gridare forte per farsi ascoltare è indispensabile per comprendere questi tempi che stanno andando all’inverso, per chi come me si trova ad affrontare qualcosa che non può ri-conoscere ma che deve assolutamente imparare a conoscere.

  44. Gio' scrive:

    @ Rosanna Oli
    Ho letto il suo commento. Bisogna intendersi: se lei ha voluto dare un parere giornalistico e filosofico può aver espresso idee più o meno condivisibili; se lei ha voluto esprimere un parere tecnico-giuridico, mi permetta, la sua analisi è molto faziosa e privi di riscontri Codice Penale alla mano.
    Perché la querelante ha ritirato la denuncia?
    Ha letto la descrizione di ciò che avveniva nei momenti di tensione tra i due coniugi?
    Ha tenuto conto del comportamento di entrambi i coniugi?
    @ thick
    Non ho compreso la sua domanda sulla procedibilità d’ufficio: intende riguardo la violenza sessuale o in generale?
    Nel mio commento (n° 29) ho spiegato che un giudice non ha il compito di fare cultura ma di applicare la Legge. Ci ha mai pensato?
    @ Walter
    Se è vero che non esiste più la differenza tra atti di libidine violenta e stupro poiché questi reati sono stati accomunati nell’espressione “violenza sessuale” sappia che il 609 bis del CP prevede che il giudice possa ridurre la pena in misura non eccedente i due terzi, proprio in base alla gravità dell’atto violento compiuto. La Sentenza della Suprema Corte di Cassazione cui lei probabilmente fa riferimento (n° 30403) non ha ribaltato nulla, ha semplicemente affermato che è possibile compiere atti di libidine violenta (non congiunzione carnale vera e propria) su una donna che porta i jeans.
    Il pronunciamento della Corte cui io mi riferivo (1636/99) vale ugualmente e mi permetto di dire che non è in contraddizione.
    In Giurisprudenza non si valuta solo l’intenzione ma anche il danno effettivo provocato!
    @ steafonzo, Marla, Gaetano
    La banalità e meschinità dei vostri commenti è tutta lì da leggere.

  45. walter scrive:

    @gio
    :-D é proprio vero che il diritto (anche se pomposamente definito “positivo”) viene da un altro pianeta e pare fatto apposta per aiutare i mascalzoni a trovare degli appigli.

  46. FRANCESCA scrive:

    @Giò
    il commento di Marla può essere anche volgare, ma serve a chiarire il concetto agli uomini nell’unico linguaggio a loro effettivamente comprensibile
    visto che usando i paroloni il concetto non era stato chiarito a sufficienza…

  47. Valentina S. scrive:

    @Gio’
    Ma lei chi è? Il giudice che ha emesso la sentenza? Ha letto tutti gli atti del processo? Oppure è soltanto un troll che ama divertirsi così? Perché frequenta questo blog?
    Comunque, la distinzione esasperata che lei fa tra tecnico-giuridico e socio-culturale non ha alcun fondamento. Innanzitutto, la giurisprudenza non è una scienza esatta ed è soggetta per forza di cose agli orientamenti culturali e sociali di una società. Che non è una scienza esatta lo dimostrano tra l’altro le diverse interpretazioni che diversi magistrati fanno di una stessa norma, come è naturale che sia. Il diritto, inoltre, progredisce con il progresso della società e spesso il progresso richiede lotte, proteste, mobilitazione sociale. Secondo: si sta parlando di vite umane, dunque è più che normale che una sentenza possa essere contestata, quando ingiusta nei confronti di una vittima. Qui non siamo avvocati Azzeccagarbugli bravi a ottenere la libertà per un criminale a causa di un vizio di forma. Qui scrivono cittadini che si battono per una società più giusta e in questo anche la giurisprudenza è coinvolta nell’interrogare se stessa.

  48. stefonzo63 scrive:

    meschino è chi fa l’azzeccagarbugli sulla pelle delle vittime. ripeto. vergognati, difensore di stupratori

  49. Betty scrive:

    La maggior parte dei giudici della Cassazione, sono uomini anziani, meridionali.
    Vergognoso che certi elementi, evidentemente simpatizzanti dell’uomo di Neanderthal, possano operare praticamente fin quando decidono di andare in pensione.
    A mio parere, i giudici dovrebbero andare in pensione al massimo a 65 anni e la metà dei giudici della Cassazione, dovrebbe essere donna, per legge.

  50. Martina scrive:

    @Gio’
    Egr. Signore,
    a giustificazione dei precedenti commenti, mi preme ricordarLe che questo blog non tratta di Diritto, ma si orienta piuttosto su questioni di genere, con particolare riferimento alla condizione femminile.
    Il Suo intervento, pertanto, risulta in questa sede piuttosto ridicolo oltre che fuori luogo (giacché di sicuro gli utenti di questo blog non si interessano ai procedimenti legislativi, quanto al mesaggio simbolico di questa sentenza)
    Il Suo dotto contributo sarà sicuramente più apprezzato nei luoghi virtuali preposti al dibattito della giurisprudenza e delle sue applicazioni.
    La indirizzo, ad esempio, su http://www.diritto.it/, dove sicuramente non farà la figura imbarazzante di chi guarda il dito anziché la luna =)
    Distinti saluti,
    Martina

  51. mauro scrive:

    lo stupro è una violenza inaudita verso una persona ,lo trovo abbastanza grottesco giudicarlo tramite dei jeans attilati oppure no … c’è anche il pericolo che questi diventi la prassi ,cioe i jeans sono la discriminante su cosa e stupro ,da cosa non lo è….
    ma ,anche in questo caso ,proprio non c’è la fate a non fare la distinzione tra uomini e donne … in alcuni commenti ,gli uomini sono trattati da persone rozze che capiscono solo quando hanno il culo rotto (francesca)
    per trick le leggi li fanno i maschi …vero, ma dimentica che sono votati anche dalle donne
    ma ,in definitiva i maschi sono
    stupratori
    assasini
    violenti
    ma non abbiamo proprio niente di meglio da dare a questo mondo ?? se siamo proprio cosi ,tanto vale farci sparire dalla faccia della terra
    ho letto il post di emanuela chiarini e sono molto d’accordo con la sua tesi ,non esistono “razze”. “generi” ,non scegliamo noi ,il sesso di appartenenza ,scegliamo noi ,come individui ,se fare del bene o del male e credo che poco importi se siamo uomini e donne , esistono uomini e donne cattive ,come esistono donne e uomini onesti….

  52. Valentina S. scrive:

    @50.Francesca
    Questi articoli mi lasciano sempre molto contrariata. Vedo una chiara manovra per scatenare odio verso le donne e guerra tra i generi, usando una serie di triti luoghi comuni.

  53. donatella scrive:

    Io credo che non abbia senso confrontarsi con chi nega l’evidenza poiché la base del confronto sta nella capacità del rispetto dell’oggettività dei fatti.
    Dire che c’è differenza tra conflitto tra i partner e violenza contro una donna, non significa mischiare tutto in una massa indistinta che rischia di far apparire la capacità di resistere alla violenza come un semplice rapporto conflittuale.
    L’essere non consenzienti non è passibile di interpretazioni soggettive e di comodo, come il sig. Giò sta tentando inutilmente di fare.
    Consiglio a tutti di non cadere nella sua provocazione, anche se riesce a suscitare molta rabbia. Egli è qui in qualità di negazionista. Discutiamo soltanto con chi serenamente sa riconoscere le cose per quelle che sono.
    Mi unisco, ancora una volta ai diversi appelli formulati ai moderatori: non ha senso utilizzare questo spazio per impegnarsi in duelli dialettici che mancano di sostanza e di argomenti coerenti con il tema. Non è coerente con il tema voler dimostrare la presunta neutralità del Diritto, in quanto il Diritto, come dimostra tristemente il fatto di cui si discute, nonché le argomentazioni strumentali del sig. Giò, non si dimostra affatto neutrale né neutro ma continua a propendere in favore del soggetto maschile. Non è questa la democrazia e non è dando spazio ai provocatori che se ne guadagna di più. Anzi, il rischio che si corre di continuo è quello di non riuscire a contenere la rabbia generata dalle provocazioni, effetto, questo, non auspicabile in un confronto fra persone civili.

  54. paola scrive:

    D’accodo con Donatella, non ha senso raccogliere le provocazioni cadendo nel tranello della diatriba infinita (più che dialettica, infatti, mi sembra una diatriba, dato che lo scopo della dialttica come confronto proficuo di opinioni è quello di portare le due parti a raggiungere un punto più vicino al vero rispetto a quelli dai quali erano partite). In altre parole, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, e se volete un altro proverbio della nonna “a lavar la testa all’asino si perde il ranno ed il sapone”. Se volete sentire un’altra cosa fuori moda, riguardo al Diritto, chi si pone in una prospettiva marziana (marxiana, marxista) non può fare a meno di sapere che il Diritto è la prima sovrastruttura. Nel senso che è il primo livello istituzionale in cui si traducono gli assetti socioeconomici di una comunità. Per questo basta dare un’occhiata alla Storia del Diritto. Per quanto rigurada il conflitto di genere, scusate, ma vogliamo negare che esista, e che esista ancora, nonostante le leggi attuali, un’oppressione di genere? Questo non significa che tutti i maschi siano brutti, stupidi e cattivi, ma significa che tutti loro, anche quelli più belli, intelligenti e sensibili, vivono in un sistema che prevede la discriminazione di genere.

  55. Gio' scrive:

    @ Martina
    Voi qui criticate la Sentenza in quanto secondo voi veicola un messaggio cultural-antropologico-filosofico maschilista e misogino.
    In realtà è il modo in cui i mass-media presentano il contenuto della Sentenza a veicolare tale messaggio.
    Il sintetico titolo: “Sei una donna forte? Il marito ti può maltrattare” è ridicolo e fuorviante.
    Queste notizie poi sono subito strumentalizzate dalla politica, come ben dimostrano gli interventi di due donne (opposte sia fisicamente che politicamente ma complementari) come il Ministro per le pari opportunità Mara Carfagna e la Presidentessa del PD Rosy Bindi.
    Una Sentenza è criticabile SOLO nel merito tecnico-giuridico.
    Politica, ideologia, filosofia, presunti risvolti socio-culturali non hanno nulla a che fare con una Sentenza giudiziaria.
    @ Valentina S. & Donatella
    Sono una libera cittadina incensurata che esprime un’opinione. Precisamente che in Italia ognuno/a dovrebbe tornare a preoccuparsi di far bene il proprio mestiere.
    Cara Valentina, se avesse letto il mio commento (n° 29, punto b) avrebbe visto che ho esattamente detto ciò che lei mi ricorda nel primo punto del suo discorso.
    Per quanto riguarda il secondo punto le rispondo che è altrettanto degna di garanzia la figura dell’indagato e dell’imputato, altrimenti che si fa a fare un processo?
    Oppure lei e Donatella pensate che siccome una persona è denunciata allora sia colpevole? O pensate che una persona accusata di violenza o maltrattamenti non debba godere di una difesa processuale?
    @ tutti/e
    Quando non si sa che dire si ricorre all’insulto.
    Leggetevi per intero la Sentenza e rispettate i Magistrati!!!
    http://www.guidaaldiritto.ilsole24ore.com/ContentGuidaDiritto/Doc.aspx?IdDocumento=11768489&IdFonteDocumentale=13&Image=&MenuOn=&cmd=gdcasspenale

  56. Martina scrive:

    [Off Topic] Divagazione…
    “Lo sai che i maschi sono più forti delle femmine?”
    La mia prima ‘discussione di genere’: la ricordo ancora con un certo divertito fastidio, sebbene allora avessi poco più di 5 anni.
    In spiaggia con la famiglia; gioco tranquilla per i fatti miei (da brava bambina solitaria e introversa), quando vedo mio cugino, della mia stessa età, e il figlio della vicina di casa, di qualche anno più grande, avvicinarsi con aria tronfia. La parola spetta al primo, più tontolone, mentre l’altro mi fissa serio e compiaciuto – già allora un piccolo prepotente, morirà una trentina d’anni più tardi durante una scalata solitaria sui nostri monti. Amen.
    “Lo sai che i maschi sono più forti delle femmine?” butta lì il bellimbusto, con l’aria chi ha fatto la scoperta più importante del mondo.
    Mi guardano dall’alto in basso (sono accucciata sulla sabbia, bella forza), in trepida attesa della mia reazione.
    Il mio primo pensiero è: “E con ciò?”, la mia primissima sensazione è di perplessità; ma basta una frazione di secondo per capire… e abboccare all’amo.
    “Ma cosa dici”, protesto piccata, non già per mettere in discussione il fatto in sè – chissenefrega – ma per negare qull’evidente equazione più forte=migliore, che è poi il motivo per cui si trovano lì, sogghignanti.
    Sfottono, dileggiano, godendo della mia evidente irritazione. Quello che vorrei dire loro, e che alla mia maniera di bambina non comprendo bene neppure io, è che l’essere fisicamente più forte non significa essere più forte tout court. Non significa essere superiore (convinzione, questa, che i due hanno stampata in faccia).
    Si avvicina mia madre, che al mio sguardo interrogativo non può fare a meno di rispondere, serafica: “si, ma le femmine sono più intelligenti”… no, mamma, ti ringrazio, ma nemmeno questo mi sta bene.
    I due simpaticoni ridono più forte, e io penso, per la prima volta, all’assurdità, all’ingiustizia del fare distinzioni tra persone in base al sesso di appartenenza. Non è già per un merito personale che si ritengono superiori, nulla a che vedere con la mia, la loro, la nostra individualità: ecco che per la prima volta la competizione tra bambini diventa competizione tra generi. Per la prima volta non sono più io, Martina, ma sono una femmina.
    Che non ci tiene affatto ad essere forzuta, tra l’altro.
    Dovete ovviamente immedesimarvi nella sensibilità di un bambino, per cui quello che un adulto trova divertente o scontato è un fatto serissimo.
    Fatto sta che, da allora, nel corso della mia vita, ho avuto modo di rivivere inconsciamente la stessa scena con altri ragazzi ed altri uomini. Di quando in quando mi sono ritrovata davanti la stessa espressione, un po’ fanciullesca, birichina, ironica ma in fondo sprezzante e piena di sè.
    Quello che trapela, tra il serio e il faceto, tra gli scherzi e le battutine politicamente scorrette, quelle che se non ci stai fai una brutta figura, è l’intima e infantile convinzione “io sono il più forte”; la malcelata soddisfazione di essere maschio.

    A chi ha avuto la benevola pazienza di prestarmi attenzione fino a qui: questa mia specie di pagina di diario, questo monologo intimo sui miei ricordi d’infanzia, è, appunto, null’altro che un monologo.
    Non ha nulla a che vedere (forse) con la discussione di questa pagina, o per lo meno non vuole in alcun modo contribuirvi.
    E’ un semplice svago; potrebbe essere il post di un mio blog personale… senonché ho approfittato di uno spazio altrui, che gentilmente mi permette di esprimermi, comporre, giocare con le parole e con la punteggiatura, e condividere me stessa con altre persone. =)
    Vi auguro una buona giornata,
    M.

  57. claudio scrive:

    Ho letto il post di aspettarestanca, e lo condivido pienamente, un post saggio ed equilibrato come raramente se ne possono leggere. Il taglio giornalistico della notizia è come al solito eccessivamente sensazionalistico, e della storia processuale non abbiamo sufficenti conoscenze, detto questo rimane il cuore della questione, che riguarda la violenza nel rapporto di coppia, dalle sberle allo stalking fino all’omicidio i casi paiono moltiplicarsi, ed uno sforzo per capirne il perchè è necessario, così come ritengo importante reagire a situazioni che ci riportano indietro sia sul piano del diritto che su quello sociale. Riguardo al blog credo che vada superato il concetto di troll o negazionista,e introdotto quello di esibizionista, così a me sembrano certi post che pur non negando la verità dei fatti hanno come unica finalità l’esibizione

  58. FRANCESCA scrive:

    @mauro
    non ritengo affatto che tutti gli uomini sia dei stupratori, assassini, violenti…
    sono sposata con un uomo stupendo che si fa in quattro dalla mattina alla sera, che in casa fa il doppio delle faccende di casa rispetto a quelle che riesco a fare io, che stima le donne come persone e ne riconosce fino in fondo il valore sociale, ma quando mi confronto con altri soggetti di sesso maschile e molto raro che non ne resti delusa, sono profondamente insicuri e cercano di mascherare questa insicurezza scagliandosi contro colleghe/amiche/compagne, le battute poi sono sempre le stesse, hanno sempre a che fare con l’aspetto fisico o sono a sfondo sessuale, è veramente snervante dover sentire ogni giorno cose di questo genere… non si sa come reagire, se rispondi per le rime pensano che vuoi stare al loro gioco e non ti lasciano più in pace, allora ci tocca stare sempre zitte per evitare, sono veramente stufa!!

  59. Alessandra scrive:

    @maralica

    mi dispiace il link era diretto, credo abbiano tolto la puntata (rai replay ha una durata ridicola di soli 7 giorni)
    nel link della trasmissione “correva l’anno” non si può visionare la puntata…
    http://www.correvalanno.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-8a1c1cae-ecdb-49d6-ae3c-97b045830c94.html

    cmq cercando online la puntata è questa
    ARRIVA IL DIVORZIO – LE DONNE NEGLI ANNI ‘60
    e puoi visionarla qui
    http://uk.video.yahoo.com/watch/2793521/8104367

    esisteva lo “Ius corringendi”…. tra le tante altre vergogne. allaccia le cinture in questo viaggio orribile nel passato. non che oggi la condizione delle donne sia non dico buona…ma decente.

  60. Emanuela Chiarini scrive:

    Condivido profondamente il post di Donatella che poi sostiene, sotto un certo punto di vista, la cautela proposta dall’articolo di Rosanna Oliva.
    Cautela perché le provocazioni sono meschine e spesso dannose, citazioni coltissime che mancano però totalmente di analisi personale, e io che non sono abituata a pensare con le regole dettate da qualcun’altro mi trovo spesso sorpresa.
    Mi sorprendo quando sento che si vuole demolire anziché costruire, che non viene formulato pensiero libero e che si permette a queste belle regole stabilite per demolire l’Italia riducendola ad un Paese antidemocratico, meschino, disonesto e ignorante di avere la meglio sul banale buonsenso.
    @Mauro: ti ringrazio della condivisione del mio pensiero, ma non mi trovi d’accordo sulla banalizzazione del problema vastissimo e da troppo tempo fuori controllo quale è il tema della violenza sulle donne. In questo post si sta parlando proprio di questo, e per quanto ci siano molti esseri di sesso maschile che adoro e stimo, QUESTO problema è e rimane un problema degli uomini, datevi da fare, e questo vale soprattutto per quegli uomini che hanno una sensibilità e un senso di equilibrio sviluppati e che riescono a vedere il problema gridando forte “hei, fratelli, avete un problema!”.
    E proprio continuando a sostenere che non tutti gli uomini sono così (cosa peraltro evidentissima a tutt*) si rischia di trascorrere il tempo ad occuparsi di negare un’evidenza piuttosto che rimboccarsi le maniche e darsi da fare.
    Tanto per parlare di numeri ti consiglio di dare un’occhiata qui:
    http://bollettino-di-guerra.noblogs.org/page/1
    Il potere politico, decisionale, istituzionale ed economico non è affatto equamente distribuito e non mi risulta ci siano poi così tante donne che votino o facciano leggi.
    Aggiungo che mi piacerebbe, almeno in questo spazio, non trovare commenti offensivi che non fanno altro che infuocare la separazione profonda tra i sessi indispensabile per demolire la democrazia, ma questa è ovviamente una mia sensibilità personale che può anche non essere condivisa, ma credo che se si pretende rispetto bisogna in qualche modo (ci tocca fare anche questo, purtroppo) essere capaci d’insegnarlo anche quando, e mi rendo conto della difficoltà del caso, la rabbia accumulata è così tanta da togliere il respiro.

  61. Betty scrive:

    ………. intanto la Cassazione ha dichiarato reato fare il dito medio. Una donna, durante la fase di divorzio dal marito, incontrandolo in macchina, gli aveva fatto il dito medio;)

    Ah, ma perché non vanno a giocare a carte al parchetto, come fatto molti della loro età?

  62. Martina scrive:

    @Emanuela:
    sono perfettamente d’accordo con te, il problema è maschile.
    Ma non solo:
    ritengo che vada ripensata l’educazione dei bambini, che troppo spesso è improntata non tanto alla competizione quanto alla sopraffazione, alla vittoria ad ogni costo, con ogni mezzo, pur di schiacciare l’avversario (e se l’avversario è più debole tanto meglio: sarà più facile vincere).
    Il modello dominante che si propone ai maschietti è il tipo tosto che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, che riempie gli avversari di botte (un tantino impegnativo, direi.. Ci credo che poi, se non sono dei “vincenti”, diventano frustrati e cattivi: per fortuna ci sono le capre espiatorie, eh).
    Il sentimento, poi, viene di solito represso a favore di una visione prettamente sessuale dei rapporti uomo/donna (e qui si ricollega il discorso dei modelli femminili sdoganati dai media: non c’è sentimento in questi corpi provocanti, non sono persone-donne da amare ma oggetti da conquistare e usare).
    E’ sano tutto questo? Vogliamo veramente che i nostri figli crescano con questa mentalità? Vale davvero la pena, per scongiurare lo spettro *infamante* dell’omosessualità, di sottoporli a una mutilazione dell’anima e della mente?
    Tocca solo agli educatori, ai genitori in primis, per quanto sia difficile lottare contro la sottocultura a cui siamo continuamente esposti. Richiede tempo e attenzione continui: cose che sempre più spesso diventano un lusso.
    PS
    Parlare di moralismo è facile e superficiale, eppure è una delle obiezioni che sento muovere più spesso in questo caso:
    ora anche basta, però.

  63. mauro scrive:

    ma allora è un problema della società e non sicuramente di genere ….a mò di diario ,vi racconto cosa mi è successo verso i 12-13 anni in scuola media .io e mio fratello (gemelli) eravamo tipi abbastanza pacifici ,non attacavamo briga con nessuno ,a scuola eravamo nella media dei mei compagni , niente di speciale ,eppure …siamo stati chiamati dallo psicoanalista della scuola ,motivo ? Incredibile ma vero ,non avevamo picchiato nessuno .lo stesso psicoanalista si era tenuto inccredulo ,visto che a scuola ,non avevamo grandi problemi ,ma essere gemelli ,unica coppia nella scuola , ed essere maschi e bonaccioni era un peccato ….
    sono d’accordo allora anch’io, che bisogna lavorare nell’educazione ,sopratutto nei giovanissimi ,che menare ,non porta a niente ,anche di screditare l’avversario non porta a chissà quali vantaggi,bisogna inculcare questo ….
    perchè ,se fosse un problema di “genere” se uno potesse scegliere ,se essere maschio o femmina ,e che il maschio fosse più propenso alla violenza , ben pochi scglierebbero il genere maschile , e come dire che ,se uno è nato in una regione particolare del mondo ,sia destinato a diventare come la parte dominante di quel paese ,ha più probabilità ,ma non la certezza …..
    non voglio certo banalizzare un problema cosi importante ,ma io continuo a pensare che bisogna combattere non tanto gli uomini ,non tanto le donne (non ci trovo poi tanta differenza in un uomo o donna che uccide qualcuno) ma le persone che si comportano in maiera errata ,e premiare gli altri ,in Italia ,per me ,manca una cosa fondamentale che è la meritocrazia ,che non deve vedere ,ne sesso ,ne etnia ne orientamento sessuale ,ma capacità della persona medesima
    @francesca ,i cafoni ci sono da tutte le parti ,sono difficili da estirpare ,che siano frustati oppure meno ,anzi ,ho notato che sono quelli con famiglia i più propensi a commenti poco gradevoli ma , io ho una mia teoria a riguardo ,posso benissimo esprimere un giudizio su una donna ,senza essere per forza volgare , se dico che è una bella ragazza ,divento volgare ??

  64. maralica scrive:

    Grazie Caludio!
    e grazie a tutti quelli che hanno risposto a Gio.
    Pensatela positivamente (!?!?!), cercare dentro di noi le parole per opporci agli interventi “che non ci piacciono” serve a chirire i nostri pensieri, ad arricchirci con le riflessioni degli altri. Serve ad esporci.
    Non sono d’acordo con chi vorrebbe che il moderatore censurasse gli interventi.
    Gio ha diritto di dire la sua….e noi la nostra.
    Complimenti. Mi piace stare qui.
    un bacio leggero.

  65. donatella scrive:

    La libertà di espressione ha come sostanza la libertà di pensiero dell’interlocutore e, nondimeno presuppone, il rispetto per le posizioni di ciascuno. Posizioni serie ed oneste. Rispetto significa prendere molto sul serio la posizione che si va a criticare, altrimenti sì, concordo con Claudio, si cade nell’esibizionismo ma anche nella superficialità, nel pressapochismo e in molto altro che anche qui, da tempo, siamo costretti a sopportare.
    Non rinuncio, tuttavia alla definizione di negazionismo in quanto corrisponde ad un fenomeno drammaticamente diffuso, operato su argomenti diversi. In Italia c’è chi nega la Storia, chi il Femminismo, chi la violenza contro le donne, chi il disastro che si è aggiunto al terremoto dei nostri connazionali de L’Aquila.
    L’esibizionismo non è innocuo e va trattato adeguatamente. Il negazionismo va conosciuto sia nelle sue diverse espressioni che nella sua radice.
    I “pensieri che non ci piacciono”, Maralica, non sono pensieri qualsiasi ma vengono espressi qui con il preciso scopo di riportare tutto indietro e di confondere la mente di chi legge. Sono martellanti, come ripetitiva è sempre la pubblicità e anche la propaganda. Falsamente argomentati, seppure ricchi di particolari. Tendono a spostare il baricentro della discussione impegnando l’interlocutore su falsi aspetti del problema in discussione, aspetti laterali con i quali si accerchia l’oggetto (in questo caso violenza contro le donne) per indebolirlo della sua oggettività. E così si trasforma la verità (fatti, comprovati) in semplice “punto di vista”, opinione.
    Marina Terragni nel suo blog, sta dicendo che assistiamo ad una ondata neoparitaria che vorrebbe abbassare il livello della coscienza conquistata dal femminismo più avanzato. Io vedo con chiarezza che tale fenomeno è opera maschile, che la rivendicazione di pari opportunità è di alcuni uomini, di alcuni”padri separati”, dei negazionisti. Mentre le donne sono, per lo più, molto più avanti e poco interessate ad essere come gli uomini. Il che non vuol dire che non sono interessate alla parità dei diritti. Ma qui c’è un tentativo – evidentissimo, basta guardare bene – di distorsione tanto del concetto di Diritto, quanto dell’oggetto del Diritto.
    Approvo il suggerimento di Emanuela, visitate il blog che ha linkato e vi accorgerete di cosa stiamo parlando. E forse prima di dire che si tratta di “pensieri che non ci piacciono”, ci si penserà un po’. Ad ogni modo io non accetto di essere appellata così come fai tu, Maralica.
    Vi riporto una citazione di Simone Weil che a me torna sempre utile riguardo a questi e ad altri argomenti.
    “Non credere di avere dei diritti.
    C’è un cattivo modo di credere di avere dei diritti e c’è un cattivo maodo di credere di non averne”.
    Concludo dicendo che bisogna fare attenzione, non essere superficiali e catalogare questa attività di esibizionismo, negazionismo, come un esercizio critico qualsiasi: non lo è.

  66. Rosanna Ol. scrive:

    Bello potere ognun* dire la nostra su questo blog, ma per un discorso tecnico giuridico sulla discussa e probabilmente discutibile sentenza della Cassazione, aspetterei di poterla leggere.
    Mi impegno a divulgarla appena sarà in rete, e se qualcun* la trova prima, fatecelo sapere. grazie

  67. Sonia scrive:

    @Giò. Ho letto la sentenza, e non mi sembra che ci sia uno sconvolgimento totale rispetto a quello che in sunto è stato riportato dai vari giornali ecc. e che tanta polemica ha sollevato in noi comuni cittadini.
    Mi permetto di NON rispettare i magistrati in casi come questo, quando certe sentenze che emettono premesse da “nel nome del popolo italiano” e del cui popolo italiano faccio parte, non rispecchiano assolutamente il mio modo di pensare e quello di molti altri e non per ideologie o chissà che altro, ma per una semplice questione di logica e di BUON SENSO.
    Certi soggetti, chiaramente non più portati a giudicare in maniera obiettiva, sarebbero pregati di farsi volontariamente da parte, per lasciare spazio a delle interpretazioni prive di pregiudizi datati ed ahimè molto sessiste.

  68. Gio' scrive:

    @Rosanna Ol.
    Evidentemente non legge i commenti, perché al n° 62 ho messo il link alla sentenza, dove tra l’altro si parla della messa in scena di un finto accoltellamento da parte della moglie dell’imputato.
    Mi stupisce che Lei si sia avventurata in un giudizio/critica senza nemmeno aver letto la sentenza della Corte suprema di cassazione.
    Da una persona seria come lei non me lo sarei mai aspettata!!!
    Apprezzo comunque la sua candida sincerità.
    Ho detto ciò che mi stava più a cuore nei commenti 29 e 62. Non ho altro da aggiungere.

  69. Valentina S. scrive:

    Segnalo questo editoriale di Concita de Gregorio: http://concita.blog.unita.it//Le_notizie_nel_pozzo_1391.shtml

  70. maralica scrive:

    @Donatella: Non ho capito da dove evinci che io tratto la cosa con superficialità. O da cosa che io non ritenga gravi e intenzionalmente fuorvianti gli interventi di Gio’ (forse ho sbagliato l’espressione “non ci piacciono”…).
    E non capisco in che modo ti ho “appellata” (?!?).
    Sono contenta delle tue puntualizzazioni, comunque.
    E vorrei capire meglio per ‘”ondata neoparitaria” cosa si intende … la richiesta di parità rivendicata da alcuni uomini?

  71. donatella scrive:

    @Maralica
    Ciao. Ho usato il termine sbagliato e me ne scuso, però la questione qui mi sembra piuttosto seria, tanto da non poter essere classificata semplicemente come “pensieri che non ci piacciono”. Poco dopo dici che non sei d’accordo a censurare mentre io mi ero appena espressa a favore. Ho messo insieme le due cose e mi sono sentita investita in modo forse eccessivo. Anche se non ne sono affatto sicura :-) .
    Per quanto riguarda l’”ondata neoparitaria”, per evitare equivoci ti consiglio di visitare il sito della Terragni, così ti puoi documentare direttamente. Al proposito sono io che osservo che, da quello che leggo, tale ondata non riguardi più tanto la volontà femminile (non mi sembra che le donne si limitino a rivendicare la parità!), quanto quella maschile e per rendersene conto basta visitare i siti di coloro che vengono qui a parlare di discriminazione nei confronti degli uomini.

  72. maralica scrive:

    …un pò come la pretesa della parità per l’età di pensionamento … quando tutto il resto, vita lavorativa e social/familiare, è a svantaggio delle donne!

  73. donatella scrive:

    @maralica
    Quella non è nemmeno parità ma una ulteriore discriminazione fatta in nome di un principio ribaltato ad uso e consumo di chi non ha nessun rispetto per il lavoro svolto dalle donne. L’Europa non ha chiesto questo e per capirlo basta essere informati sulla sua produzione di Direttive e Raccomandazioni che non prevedono di certo l’applicazione del danno e delle beffa. Si’ perché qualcuno in Italia si sta beffando delle donne e lo fa con molti mezzi. Speriamo di essere alla fine di questa contnua e profonda ingiustizia.

  74. Martina scrive:

    Secondo me la cosa più grave di questa sentenza è che considera i rapporti moglie/marito secondo i vecchi parametri patriarcali, un po’ il vecchio discorso del “tra moglie e marito”… una lite familiare, nulla di più.
    Mi puzza tanto di pater familias e jus corrigendi.
    Il fatto che le due parti in causa siano sposate fa qualche differenza per quanto riguarda la gravità dei fatti? E se una delle parti fosse stato un minore?
    Perché altrimenti ne evinco che ci si può malmenare tranquillamente, basta che non ci si faccia troppo male… mah. Dovrò cominciare a menare il mio compagno, di tanto in tanto.

  75. Staff Il Corpo delle Donne scrive:

    @Gio
    non pubblichiamo commenti cosi aggressivi in cui si formulano solo domande provocatorie e non si esprime un pensiero; commenti cosi’mirano alla rissa, non al dibattito

  76. Gio' scrive:

    Certamente che un poco di aggressività la tirate fuori!
    C’è una che afferma sia necessario “trattare il negazionista”, ha un registro espressivo tale quale i volantini BR, scrive righe su righe sciorinando i suoi massimi sistemi lontani anni luce dall’argomento del post.
    Di che parla, se posso osare chiederle?
    Un’altra, da voi indicata come esperta, scrive un post commentando/criticando una sentenza che non ha nemmeno letto.
    Io la linko e non mi si risponde.
    Quale dibattito? Che c’è da discutere: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!
    Martina addirittura ha visto lo ius corrigendi o il pater familias in una sentenza che sancisce definitivamente l’accoglimento di un ricorso per motivi squisitamente tecnici: NON CI SONO PROVE RILEVANTI GIUDIZIARIAMENTE per affermare che il signore in questione abbia maltrattato e umiliato la moglie.
    Prendetene atto. Rispettate i Magistrati!
    PS: per voi evidentemente sono utili al dibattito i commenti n° 37, 38, 39,43 e 53.
    Saluti!

  77. Lorella Zanardo scrive:

    @gio
    gestire un blog su qs temi da piu di un anno non e’semplice. Io sono in vacanza da qualche giorno, ma cerco di moderare ugualmente per mantenere efficace la discussione. Comprendo il nervosismo che a volte puó nascere dal confronto: quando mi sono trovata di fronte ad alcuni autori tv che mentivano spudoratamente, avevo voglia di insultarli pesantemente. Peró il rischio e’ che si scada nella rissa mentre l’obbiettivo e’ innalzare il livello di consapevolezza. Grazie

  78. Martina scrive:

    Mi sembra che qui si perda di vista il fatto principale, cioè la risonanza che questo episodio ha avuto sull’opinione pubblica.
    Il modo in cui questa sentenza è stata percepita dalla gente comune è questo: “si può picchiare la moglie forte”.
    Chi se ne frega della sentenza nel dettaglio? Chi andrà mai ad approfondire le motivazioni giuridiche? Solo gli addetti ai lavori.
    Quello che la gente ricorderà sono i titoli dei giornali.
    Secondo me, il buon senso imponeva per lo meno una formulazione diversa: tirare in ballo il fatto che la donna non fosse “intimorita” è stato un grossolano errore.

  79. donatella scrive:

    Nessun nervosismo, almeno da parte mia, Lorella, solo la constatazione dell’inutilità del doversi confrontare con quelle posizioni che, non riconoscendo l’evidenza della violenza contro le donne, si pongono per prime, fuori da ogni possibilità di dialogo.
    Non è entrando nei particolari della sentenza di cui discutiamo che usciamo dal clima di guerra che le donne stanno subendo. Nasce, infatti, in un contesto culturale di violenza complessiva contro le donne, il pregiudizio che ha ispirato il giudice nell’emettere una sentenza che contribuisce a confondere il piano del conflitto coniugale con quello della violenza contro il genere femminile. Ma quella sentenza aggiunge qualcosa di molto significativo: se una donna esce dallo stereotipo del soggetto che subisce senza opporsi al sopruso, ecco che si ritrova immediatamente classificata secondo gli schemi del predominio su di lei. Il complesso dei “valori” che alimenta tale sistema e i pregiudizi che ne derivano, comprende la continua fissazione del soggetto femminile in un ruolo di subalternità nei confronti del soggetto maschile al quale si continua, anche così, ad accordare il diritto di esercitare il proprio dominio. E’ solo una questione di potere, nient’altro. Di fronte a questo, non solo non basta dichiarare che non siamo interessate a soppiantarlo, secondo alcuni e, purtroppo, alcune, occorre manifestare il proprio consenso al sopruso. Si viene sfidate su un tema caldissimo della politica italiana: il rispetto della Magistratura, sapendo perfettamente che questo non è un nostro tema. Il nostro non restare passive viene forzatamente interpretato come una resistenza infondata, nei confronti della Magistratura. Ma non si tratta di questo e non dobbiamo accettare di essere portate su un terreno che non ci appartiene. E’ dimostrato che sono le donne, le prime a rispettare il sistema di regole vigente, ciò che non è possibile accettare è che tale sistema non si ponga a garanzia del diritto di non essere ingiustamente lese. Le leggi che si pongono a tutela della nostra incolumità , risultano fortemente insufficienti a garantirla. Persino di fronte a questo si rinforza la richiesta di abiurare alla nostra dignità, al nostro diritto, anche umano, di essere almeno di fronte alla certezza della pena. Certezza che il nostro disgraziato Paese continua drammaticamente a non garantire ai soggetti esclusi dall’esercizio del potere. Si vorrebbe che tacessimo per avallare una visione che umilia profondamente il nostro genere. Io credo che occorra invece potenziare, attraverso un vero scambio di opinioni e di notizie, la consapevolezza necessaria a non essere costantemente sopraffatte per rifiutare con decisione i continui atti intimidatori dei quali, come genere, continuiamo ad essere destinatarie.

  80. Gio' scrive:

    @Martina
    Sono contenta che anche lei sia giunta alla conclusione che il modo in cui i media hanno dato la notizia è dannoso per le donne. Un passo avanti importante nella discussione.
    Ha ragione ad affermare che non dovrebbe essere compito dei profani leggersi le sentenze della magistratura. Purtroppo però se l’informazione non è indipendente ma marcatamente ideologica e/o esclusivamente preoccupata di catturare attenzione attraverso l’utilizzo di titoli sensazionali, paradossali o parziali il risultato è quello da lei descritto.
    Di fatto, se si legge la sentenza della CSC, non è affatto sancito che si possa picchiare la moglie, per quanto sia caratterialmente forte o debole. Solo estrapolando frasi si può presentare il verdetto in questo modo.
    Non si può però chiedere ai giudici di pronunciare una sentenza tenendo conto delle possibili strumentalizzazioni politico-ideologiche che di tale sentenza si faranno. I giudici devono tener conto solo dei fatti e delle norme dei c.p. e c.p.p.
    @ donatella
    Io non ho mai negato l’esistenza del problema “violenza sulle donne” mentre ho invece letto commenti che tacciavano i giudici della CSC di provincialismo, maschilismo e misoginia (n°1, 2, 6, 10, 16, 17, 18, 37, 44, 49, 54…). Per questo ho affermato che sia necessario rispettare magistrati e sentenze.
    Il danno alla causa femminile è dato dal modo di dare queste notizie.
    Anche lei, Donatella, commette l’errore di Martina e altre/i ossia ritenere che una sentenza abbia un valore ideologico e che in un verdetto i magistrati debbano tener conto delle ripercussioni culturali o del messaggio che possa giungere all’opinione pubblica. In altre parole lei assoggetta il Potere giudiziario all’ideologia invece, affinché sia garantita l’eguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla Legge, è necessario che il Potere giudiziario sia indipendente e nei suoi pronunciamenti tenga conto solo dei fatti e della Giurisprudenza.
    @ Lorella Zanardo
    BUONE VACANZE!!!
    Saluti

  81. Rocco scrive:

    Chi ha preso sul serio quell’articolo usandolo per inveire contro il maschilismo è un tifoso. Non un lettore critico.
    Il lettore critico prima di tutto si interessa delle prove in campo. Poi magari cerca di valutare restando ben consapevole di non essere immacolato e di partire da delle opinioni già affermate che potrebbero viziarne le attenzioni.
    Il tifoso salta tutto questo, fa atto di fede e sbandiera la sua posizione.
    Chi ha scritto quell’articolo fa esplicitamente leva su questo tipo di lettori.
    In genere far leva su spettatori di quel genere è la norma per politici, per giornalisti e per agenti pubblicitari.
    Una lettura critica dei contenuti e non solo dei titoli è un pezzo di educazione che in genere manca. Eppure se vogliamo avere una maggiore consapevolezza proprio questo dovremmo pretendere da noi per primi.
    Ora, che si sappia leggere criticamente non lo si può pretendere. Mi sembrerebbe perfino un intellettualismo un poco snob quello. Come quelli che fanno un vanto del non guardare la TV alla faccia di chi non è pratico nelle alternative
    Lo si deve insegnare.
    Che sti tratti di pubblicità o di qualunque altra forma di comunicazione poco importa. (Su questa linea si muove il progetto: nuovi occhi per la TV)

  82. marta scrive:

    Gli interventi di Giò sono una tipica attività negazionista, caratterizzata da inversione smantica. Si faccia attenzione a non lasciarsi trascinare in una sequela di equivoci di significato costruiti ad hoc non certo per favorire la discussione.

  83. paola scrive:

    Cara Marta, in certi casi basta non accanirsi nelle risposte che, per quanto piene di ragionevolezza e di articolazioni (ammiro la pazienza che le supporta), non potranno mai essere recepite per assenza di attitudine. Mi spiego con un aneddoto personale, che dimostra come tutti, compresa ovviamente la scrivente, possiamo cadere in quest’attitudine: nel corso di un confronto con un (grandissimo) docente, mi trovai a difendere un’affermazione, la mia, che ben sapevo scarsamente fondata e ben oppugnabile. E tuttavia, essendo padrona di vari accorgimenti dialettici, li mettevo in campo per difendere l’indifendibile. Al che, il (grandissimo) docente, mi rispose: “Paola, non sia capsiosa”. Ecco, allora io mi sentii, da una parte, lusingata, perché veniva riconosciuta, e da una persona di cui avevo stima, la mia intelligenza dialettica ma, dall’altra, non potei non vergognarmi un po’, perché l’uso di un semplice ed efficace aggettivo, aveva messo il dito sulla piaga, cioè aveva scoperto la mia “disonestà intellettuale” nel difendere l’affermazione che stavo difendendo, ben sapendo che i miei argomentti, benché ben congegnati, erano intrinsecamente deboli, perché infondata era la causa che essi servivano. Saluti a tutte, con affetto.

  84. paola scrive:

    PS:errata corrige: “capziosa”

  85. Jaleena scrive:

    Non credo che Gio’ volesse negare la violenza contro le donne,credo solo volesse mettere in guardia dai pericoli dell’accettare senza riserve articoli di giornale montati ad hoc per infiammare gli animi =)
    Per il resto,quoto Gio’ stessa “Il danno alla causa femminile è dato dal modo di dare queste notizie” e il commento di Rocco. =)

  86. luziferszorn scrive:

    In realtà a Giò si sarebbe potuto dare scacco matto in un due mosse (la prima sua, al 29), ma nessuno di voi ne è stato capace. (sto usando i tempi supplementari).

  87. Gio' scrive:

    @ Jaleena
    Grazie! Ha sintetizzato perfettamente il mio pensiero.
    @ luziferszorn
    Ho letto questo suo commento e altri sparsi nel blog. Spesso lei consiglia, ammonisce, ironizza.
    Io però non sto giocando né a scacchi né a fare l’intellettuale.
    Sono infatti fin troppi coloro che si divertono e si trastullano a spese del corpo della Donna. Lei compreso/a evidentemente.

  88. rosanna scrive:

    @gio
    non passo tutto il mio tempo sui blog,e mi è sfuggito il link alla sentenza che sarebbe stato fornito da lei, ma non lo trovo. anche per questo non ho risposto subito al suo commento, ma visto che insiste…..
    Forse l’informazione istituzionale è carente, se si è costretti a conoscere le sentenze dai giornali.
    Io sono intervenuta proprio sulle ricadute di notizie giornasitiche.
    E, per favore: un pò meno di aggressività non guasterebbe. grazie

  89. marta scrive:

    @Paola
    Chiarissimo! Grazie e buona giornata.

  90. Jaleena scrive:

    @ rosanna
    il link alla sentenza si trova al commento num 62.
    Sono andata a leggerla,finalmente,sono tre paginette in pdf dal contenuto abbastanza comprensibile,sebbene fastidiosamente pedante come linguaggio (non siamo ai livelli osceni di un verbale dei carabinieri,ma la lettura STRIDE anche qua =P ),ma di fatto si può arrivare a capire le motivazioni dei giudici anche se non si è degli addetti ai lavori. =)
    Avevo già scritto due commenti-dai toni abbastanza concitati- che non sono passati dalle maglie dei moderatori,ma permettetemi almeno di esprimere la mia insoddisfazione per questo pezzo di storia del blog.A parte insultare Gio’(che,a quanto ho capito,è una donna),non è stato fatto molto per la discussione,mi dispiace che si sia dato più risalto di quanto meriterebbe a questo articolo.
    E’ comunque saltato fuori un punto comune a tutti,cioè che certa informazione fa leva più sui sentimenti che sulla razionalità dei fatti,sarebbe quindi utile per tutti cercare un modo per difendersi da articoli come questo(magari un bel bollino rosso con scritto SBANFA!=) )
    Martina

  91. Francesca scrive:

    Nina Senicar sogna il cinema IMPEGNATO ma intanto è costretta a esibire il suo corpo:
    http://edicola.unionesarda.it/Corrente/Articolo.aspx?Data=20100720&Categ=30&Voce=6&IdArticolo=2484137

  92. Rocco scrive:

    Francesca, sei poco corretta. Molto poco.
    I fatti sono che una bella donna se mostra il proprio corpo alle fotocamere, guadagna un pacco di soldi. Ed è anche vero che per restare nello show busines la Senicar deve passare suo malgrado per questo step.
    Non le piace, vorrebbe passare direttamente al cinema di nicchia,.. ma lo fa. Non perchè è costretta ma perchè lo vuole.
    Tu dici che è “costretta”… Poverina, così ne fai una vittima di chissà quale fantasmi (i comunisti? le toghe rosse? i terorristi? i maschi?)
    A questo punto mi chiedo chi la costringa..
    A me sembra piuttosto che lei VOGLIA stare a quel gioco!
    Chi le impedisce di fare la cassiera? O anche di formarsi una carriera nell’industria di qualcosa di diverso da quella dell’apparire?

    Dovete levarvi quel vizio che vi porta a revisionare le notizie di modo da poter ricoprire comodamente il ruolo di vittima in tutti i casi.
    Specie in quelli delle ricche sfondate.

  93. Emanuele Di Felice scrive:

    Invece quando la vittima è debole anzi assolutamente debole,come nei casi di infanticidio femminile,e la Cassazione(o altre corti) annulla delle sentenze di condanna appellandosi alla depressione post-partum(il corpo è mio,ma non lo gestisco io) nessuna insorge.
    Per i reati femminili è sempre pronta la giustificazione.Forse per l’assunto maschilista duro a morire,che considera le donne degli angeli,incapaci di nuocere volontariamente.

  94. Serbilla scrive:

    Oltre al fatto che bisogna vedere quante sono queste sentenze annullate e per quali motivi, c’è il fatto che la depressione post parto è una malattia vera, mentre gli stupratori non sono per niente malati, sono solo aggressivi e prepotenti. Infatti non c’è il sintomo per lo stupratore, nessuno si accorge che un uomo è uno stupratore, te ne rendi conto solo quanto lo fa, mentre di una donna in depressione se ne accorgono tutti, ma certe volte se ne fregano, prima di arrivare ad uccidere i propri figli c’è un percorso, ci sono dei segnali, se la gente che la circonda è indifferente allora si arriva alla tragedia.
    E se non sei capace di distinguere tra diritto all’autodeterminazione e malattia sono fatti tuoi.



Lascia un commento