4 ago 2009

Impegnarsi sempre e comunque

"In questa generazione ci pentiremo

non solo per le parole e le azioni odiose delle persone cattive,

ma per lo spaventoso silenzio delle persone buone".

Martin Luther King.

La pubblicità delle 4 veline ambasciatrici dell’Università di Bologna (ma a chi era venuta l’idea?!)  è stata ritirata, con tante scuse.

La pubblicità dell’Acqua Rocchetta (ma chi era l’autore ?!) è stata ritirata.

Nelle ultime puntate di Sarabanda Belen Rodriguez si copre in qualche modo il lato B (e la telecamera abbandona la curiosità ginecologica per qualche secondo) mentre sale le scale del trampolino della piscina.

Novella 2000 nel suo penultimo numero tratta il tema della chirurgia estetica avanzando per la prima volta l’ipotesi che forse non è sempre una buona idea sottoporsi ad interventi chirurgici per modificare il proprio aspetto.

Gocce nell’oceano del ciarpame.

Però…

Tutti gli esempi recenti sopra citati sono il risultato degli ultimi mesi di “rivolta del web”, cioè di persone, blog e siti uniti nella protesta.

Protestare serve.

Manifestare il proprio dissenso serve.

Mai ascoltare i cinici e i disillusi.

E’ solo che ci vuole molto impegno e fatica.

E le nostre giornate sono già piene  di lavoro, famiglia, figli, studio, faccende domestiche, compiti. Ed è difficile trovare il tempo per manifestare il nostro dissenso.

Però siamo qui, in questo Paese e in questo momento storico e ci viene richiesto impegno, da ritagliare dalle nostre giornate già faticose.

Ci viene richiesto dalla nostra coscienza, non più da un Partito o da una Fede, ché in quest’epoca tacciono.

Ascoltare la coscienza è più difficile, implica un rapporto con sé che spesso latita, però in mancanza di direttive dall’esterno, dobbiamo partire da noi stessi ed agire.

Ed è un dato rinfrancante e di sollievo verificare che altri sentono nello stesso modo.

Le aziende che investono grossi budget nelle campagne pubblicitarie  non vogliono che queste  campagne vegano criticate: a volte è quindi meno costose ritirarle che rischiare una diminuzione  nei consumi del prodotto pubblicizzato.

Avanti così, dunque, questa è la strada.

Ci eravamo tutti un po’ troppo rilassati credendo che i diritti elementari, come il diritto alla pari dignità e al rispetto , fossero acquisiti. Ma non è così.

Ci sono Paesi d'altronde dove non è più garantito il diritto di espressione e dove le donne rischiano la vita giornalmente per tentare di ripristinarlo: a queste donne è richiesto un livello di impegno enorme, decisamente superiore a quello che viene domandato a noi.

A noi donne e uomini italiani è chiesto oggi un impegno supplementare nell’allinearci agli altri Paesi europei per quanto concerne l’uso rispettoso dell’immagine della donna nei media.

Sarà quindi necessario ritagliarci tutte e tutti noi un piccolo spazio, giornaliero? settimanale?, in cui manifestare il nostro dissenso.

Possono essere mail inviate all’azienda che ci offende. O all’azienda insieme all’agenzia di pubblicità responsabile di quella data campagna pubblicitaria (funziona ancora meglio). O alla Rai o a Mediaset.

Protestare serve.

Manifestare il proprio dissenso sta alla base di ogni democrazia.

Riprendiamo in mano le nostre vite.

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63 commenti a “Impegnarsi sempre e comunque”

  1. Mauro Biancaniello scrive:

    Piccoli segni che dimostrano ancora una volta quanto sia importante far sentire la propria voce, anche quando appare piccola ed insignificante.
    Piccoli segni, ma belli.

  2. Giorgia scrive:

    Lo dicevo io!!! Partiamo da qui!!!
    Sono contenta che tu abbia raccolto questo stimolo.
    Però occorre un coordinamento. Un luogo fisico dove raccogliere le segnalazioni e gli indirizzi a cui inviare le email altrimenti la cosa diventa dispersiva.
    Occorre un contenitore e qualcuno che lo coordini.
    Any idea?

  3. Giorgia scrive:

    Siccome oggi sono foriera di buone intenzioni, mi è venuta un’altra idea. Dato che è venuto fuori il tema del boicottaggio prodotti, oltre a quello della segnalazione adv offensive, potremmo con le associazioni femminili che vorranno aiutarci creare un “manuale on line del consumo antissessista”.
    La butto lì.
    (Ho visto che buttarle lì finora è andata piuttosto bene :) )
    Giorgia

  4. donatella scrive:

    Giorgia, penso che coinvolgere le associazione di donne sia un’ottima idea, sia per la creazione del manuale di cui parli, sia per una diffusione capillare del video realizzato da Lorella. Dalle mie parti (Umbria) si sta già proiettando molto, anche nelle scuole ed io credo che dovremmo continuare. Sempre dalle mie parti si va costituendo un albo regionale delle associazioni femminili, cosa che mi sembra vada nella direzione che tu individui, ovvero quella di coordinarci. Ho la sensazione di una mancanza grave di questo perché poi, a livelli individuali la coscienza critica c’è, solo che è dispersa e spesso non ha la forza necessaria per tradursi in azione. Invece sono certa che questo è il tempo dell’azione. Grazie dell’idea che hai dato e per la quale dichiaro da subito la mia disponibilità personale, oltre all’impegno a coinvolgere le associazioni ma anche le istituzioni di donne (consigliere di parità e similari) che potrebbero dare così un segno differente e concreto al loro impegno, senza trascurare altri aspetti (vigilare sulle discriminazioni, ad esempio) che, se orientati e intesi nel senso della libertà femminile, possono contribuirvi da postazioni (le istituzioni) che comunque incidono nel formarsi di opinioni, coscienze ed idee. Sto dicendo che la separazione netta dei due femminismi (di stato e della differenza), comincia ad avere poco senso, secondo me e se resta vero che omologarsi agli uomini è un danno, io credo che si possa stare da donne anche nelle istituzioni per utilizzare potere e autorità in un modo diverso.

  5. iFLUK scrive:

    Vi segnalo la pubblicità dell’acqua minerale Paradiso: senza parole.

  6. Marco B. scrive:

    Come ho già detto, questi segni potrebbero essere anche positivi in sè, ma il modo a cui ci si è arrivati non va bene. Che vittoria è se chi ha tolto quelle cose lo può anche aver fatto senza capire il perchè, dato che lo scopo commerciale spinto omologa tutto e non ha più neanche senso, secondo queste persone ideologizzate (che comunque non saranno certo tutta la TV, suvvia) chiedersi perchè una cosa piace o non piace ma solo se piace o no e agire di conseguenza? Così come un venditore è venditore tanto che venda arance,tanto che venda automobili, tanto che venda farmaci (!) allora chi in TV ragiona come esposto sopra potrebbe proporci anche opere meravigliose, ma messi nel palinsesto “alla giornata”, auditel docet (ma chi ha mai provato la sua validità statistica?) con scarsa visione culturale e dunque con scarsa proposta consapevole.

  7. mariagiovanna scrive:

    Mi associo alla richiesta di Giorgio. Facciamo campagne coordinate, visibili, lanciamo le raccolte di firme e poi inviamole ai siti dei giornali….
    Concordo pienamente con quello che dice Lorella: l’impegno è necessario sempre, e se la nostra vita è già complicata non importa. Del resto se lasciamo correre, ogni giorno scendiamo più in basso, e sarà più difficile risalire.

  8. mariagiovanna scrive:

    OOOps… Giorgia, mi associo alla richiesta di Giorgia.
    Mgiovanna

  9. Simona M. scrive:

    Cara Lorella,
    subito dopo aver letto il tuo post mi sono precipitata ad inviare un’e-mail a Canale 5 per protestare contro Sarabanda e… credo che questo abbia avuto un effetto liberatorio. Sono da sempre molto attenta alla questione femminile ma devo ammettere che mai avevo fatto sentire la mia voce, limitandomi ad un’indignazione passiva. Grazie a questo sito e ai commenti che lasciano i lettori (li consulto ogni giorno), mi sono accorta con enorme sorpresa che “non sono sola”, che ci sono altre persone che provano una sana rabbia nei confronti dello scempio che la tv fa della donna e che queste persone sarebbero pronte a manifestare apertamente il loro dissenso. Mi sembra che sia emerso più volte il vero grosso problema che impedisce il passaggio dall’indignazione personale e privata alla protesta concreta e pubblica: non sappiamo che forma dare al nostro risentimento, o a chi rivolgerlo. E peggio, pensiamo spesso che tanto non serva a nulla. Ebbene, rendermi conto che altre persone si muovono al mio fianco e nella stessa direzione mi aiuta, mi serve per non sentirmi una goccia nel mare. Mi piacerebbe che si sviluppassero delle reti di persone (uomini e donne), come quelle che proponete in questo blog, che ci aiutassero a dare corpo al nostro dissenso con l’intelligenza, la serietà e la professionalità che si respirano in queste pagine. Contro il rischio della dispersione e dell’inattività.
    Continuate così!

    Simona M.

  10. Marco B. scrive:

    PS Basta con la cultura del boicottaggio, del blocco di ciò che è sgradito e simili. E’ una lotta al negativo, quella. Sarebbe questa, l’azione di rinnovamento? Cercare di ostacolare il profitto di chi non sta ai nostri canoni? Una cosa simile è giustificata quando ci sono fatti di altro genere, come lo sfruttamento dei lavoratori da parte di un’azienda o palesi reati da essa commessi, ma si può fare semplicemente perchè quell’azienda porta avanti una mentalità che non ci piace. Io dico che ognuno è libero di proporre quel che gli pare, quindi no. E’ esattamente questo atteggiamento che intendo quando parlo di “partito dei no”: un’associazione che percorresse questa strada si renderebbe a mio parere odiosa, soprattutto a chi invece condividesse la proposta o semplicemente la ignorasse apprezzando il prodotto, col risultato che non avvicineremmo nessuno fuori dalla nostra cerchia. Critiche bisogna farne, tante, ma non esortare a privarsi di questo o quello, magari facendo leva sui sensi di colpa del consumatore. Bisogna comunque dire che boicottare è una delle tattiche più valide da parte di un consumatore con pochi mezzi, eppure mi sembra antiquariato e anche di quello brutto. So che è molto più difficile, ma influire in positivo su stampa e televisione? In fondo il documentario ha fatto il suo passaggio su La7. Forse è da lì invece che si dovrebbe partire.

  11. angela scrive:

    Sono d’accordo con il post di Lorella e penso che anche Giorgia abbia ragione a proporre un coordinamento. Bella anche l’idea del manuale on line. Lo si potrebbe usare in molte situazioni, anche educative. Come si può fare?
    @Giorgia, su facebook c’è la pagina de Il corpo delle donne, in cui avevamo già iniziato a raccogliere le pubblicità offensive; questo è solo un pezzo del puzzle che potremmo costruire.

  12. angela scrive:

    Ritengo anche che le mail di protesta e le lettere ai giornali, ai siti e alle agenzie pubblicitarie mandate in gran numero potrebbero avere un senso.

  13. Giorgia scrive:

    @Marco B. : intanto il messaggio che si lancia è che le consumatrici sono consapevoli e non più facilmente manipolabili. Ti pare poco? La scarsa attenzione a questo dettaglio è proprio ciò sui cui poggia la cultura di determinate proposte televisive e pubblicitarie che più che rispettare l’umanità del target a me pare che tendano a manipolarlo solleticandone paure e istinti anziché valorizzarne l’individualità.
    Siamo noi che decidiamo il mercato ed i comportamenti delle aziende all’interno del mercato con le nostre scelte quotidiane, non è il contrario. Siamo noi con i nostri comportamenti sociali e d’acquisto che possiamo decidere se rendere o meno etico questo mercato, se mantenerlo, se cambiarlo, se orientarci verso un sistema economico sostenibile e dignitoso oppure no.
    A me non importa se le aziende condividano, capiscano o accolgano immediatamente le nostre contestazioni. Il punto è che dovranno prenderne atto e di conseguenza modificare i loro comportamenti. Il cambiamento di mentalità è un processo lento e passa anche attraverso tante di queste piccole cose, che però sono importanti. Soprattutto passa per primo da una presa d’atto di una determinata parte di popolazione, che non la pensa così. E noi oggi siamo quella parte di popolazione perché siamo le persone lese da questa mentalità imperante.

  14. Giorgia scrive:

    @angela: oggi vado su fb e mi iscrivo. Intanto ti segnalo anche la mia rubrica. Mettiamo insieme i pezzi e facciamo rete: http://vitadastreghe.blogspot.com/search/label/occhio%20allo%20spot.

  15. Marco B. scrive:

    @giorgia Il bello è che su molte cose e su molte proposte sono d’accordissimo, ma il fatto che tante energie siano finalizzate “in negativo” cioè al boicottaggio, all’attacco a questa o quell’azienda facendo leva su questioni non di cultura ma di mercato non mi piace e non mi è mai piaciuto. Non dobbiamo dimostrare o sbattere in faccia a nessuno il fatto di essere consapevoli, dobbiamo esserlo e basta. Non dobbiamo spaventare nessuno: lasciamogli credere di essere popolo bue, se proprio sono così miopi da non capire. Intanto bisogna fare cultura e lasciare che siano i mercanti a ragionare da mercanti. Io non ci sto a giocare colle loro regole boicottandoli e sperando in una loro preoccuoazione esclusivamente economica: è avvilente. C’è altro nella vita che i soldi, questo secondo me è quello che dobbiamo dimostrare. Molte iniziative proposte sono integrabili in un tutt’uno e non necessariamente si devono limitare ad essere strumenti per rifiutare. Bisognerebbe ampliare il sito, contattare, se si conoscono, laureati in scienze della comunicazione, pubblictari non ancora assunti da aziende, sociologi, sfruttando anche conoscenze personali. Il tutto per creare un’ampia rosa di dossier su singoli casi (è in questo senso che io reinterpreterei l’idea di “occhio allo spot) andando anche molto nel particolare, esponendo in modo il più possibile obiettivo e incontestabile i ragionamenti che stanno o potrebbero stare dietro a certe cose, anche, quando ciò è possibile senza che questo sia diffamazione, facendo nomi, non per boicottare o danneggiare ma semplicemente per “conoscere (e far conoscere!) i nostri polli”. Se una certa azienda o una certa agenzia pubblicitaria ha un certo stile, magari che non è esplicito ma che quello è, non è facile che cambi. Senza che ciò diventi essere volgarmente prevenuti, dunque sapremo come interpretare, almeno di preferenza, le prossime campagne della medesima azienda o agenzia. Anche mettere in relazione (mi raccomando, senza ridicole faziosità) certi messaggi con statistiche accertate o con fatti di cronaca presi non singolarmente ma come aggregati (il numero è forza) potrebbe essere interessante. Si potrebbero accettare (ovviamente verificandoli) contributi esterni creando una sorta di comunità di autodocumentazione in stile wikipedia. Perchè si sappia, non per dirigere la gente a marciare compatta in una certa direzione a danno dei “cattivoni”. Ognuno poi farà quel che crederà giusto e gli effetti a lungo termine si vedranno

  16. angela scrive:

    @Marco B. ti sfugge che, mentre noi siamo qui a parlare e a dirci “consapevoli”, ci sono molte persone molto meno consapevoli (e più giovani) che ingurgitano giorno dopo giorno la schifezza televisiva. Togliere dai loro occhi almeno le cose palesemente peggiori mi sembra un dovere. E’ censura? Oppure è invadenza delle aziende che colonizzano i nostri occhi e le nostre menti? Poi penso anch’io che si dorebbe fare rete e iniziare a tenere d’occhio “i nostri polli” nel tempo. Ma come far conoscere i dossier a quelle persone che i dossier non li leggono? Infine, credo che ci vogliano anche azioni semplici: ci vuole anche la protesta più immediata. Se non ti piace, non farla.

  17. angela scrive:

    P.S. “fare i nomi” dei pubblicitari e delle agenzie, vendendo come si comportano nel tempo, mi sembra interessante.

  18. Martina scrive:

    @marco b.

    “facendo leva su questioni non di cultura ma di mercato ”

    Oggi è il mercato che determina la cultura:
    l’unico segnale valido è il segnale economico, che in questo caso sarebbe il risultato di un cambiamento di cultura e di pensiero.
    E’ solo il mercato che ci tiene legati attraverso la moda agli stereotipi richiesti dal sistema del consumo, che ci dice cosa dobbiamo desiderare, come dobbiamo apparire e come dobbiamo pensare.
    Non ci vedo nulla di male in un consumo più consapevole.

  19. laura albano scrive:

    Sono d’accordissimo con la linea adottata, e veramente felice che si sia visto un principio di cambiamento collegabile a quanto fatto, detto e scritto fino ad ora.
    @Marco B: l’azione “in positivo” può esser giusta in linea di principio, ma siamo in una situazione troppo grave per seguire solo quella strada. Mi pare che anche qui di sfruttamento – anche se più sul piano simbolico che materiale – ce ne sia abbastanza per giustificare il ricorso al boicottaggio.
    Grazie Lorella per tutto questo, e facciamo in modo che sia solo l’inizio.

  20. quelo scrive:

    la donna …
    la donna …
    la donna …
    oohhh l’omo ??

  21. zauberei scrive:

    1. Mi piace questo post. Io vedo moltissimi segnali di questo cambiamento e credo che si parta sempre dal documentario. Vedo articoli piccoli cambiamenti di lessico. Vedo anche cambiamenti in altre zone. Magari è OT, ma ecco io sono una fruitora del sole 24 ore della domenica, per l’inserto culturale che è sempre un po’ antico ma di valore. Ecco è aumentata in maniera lampante l’attenzione alle scrittrici, alle intellettuali, alle problematiche del femminile. E’ un quotidiano abbastanza reazionario e quindi lo interpreto come buon segno.
    Marco B. io non lo capisco per molte ragioni, un po’ perchè io sono strana e già il concetto della protesta gioiosa tipo il gay pride me incazza: gioiosa de che? positiva de che? la gioia dell’identità è un fatto mio. Quando protesto sono arrabbiata perchè mi è negata. E troverei ipocrita da parte mia scotomizzare il negativo che c’è in una protesta, che ce la deve avere una pars destruens, la costruens strictu sensu, non riguarda l’ente contro cui si protesta. Tradotto, tu intanto prendimi per quello che sono donna, nera, verde o gialla, il come sono cavoli mei.
    In secundis: sono in un mondo in cui politica ideologia ed economia si intrecciano. Comprare e non comprare sonogesti ideologici. Vai ad ikea e cerchi di essere ecologista, fai l’abbonamento a Mediaset premium e ti avvicini al Berlusca. Non vuol dire che tu sei queste due cose nell’intimo, ma che questi gesti possono politicamente essere interpretati in questo modo. Perchè da che c’è la pèubblicità e i media, ogni prodotto vende una cultura. Io acquirente posso per ciò decidere di non voler comprare quella cultura. In questo senso – quello che tu chiami boicottaggio si potrebbe anche chiamare coerenza.
    E infine, abbasta abbasta abbasta con il benaltrismo. Abbasta co sta storia per cui il sessismo è meno importante di altre cose, gli sfruttamenti sul lavoro etc. MarcoB non mi fido del benaltrismo, due volte su tre al ben altrista non gli frega nè di questo nè del ben altro. Se no avrebbe più rispetto per entrambi.

    Protestare servissimo. Mi pare che si sia sulla strada giusta.

  22. claudio scrive:

    i risultati evidenziati nel post sono veri, mi piace l’idea che senza una organizzazione riconoscibile, senza qualcuna che abbia assunto una rappresentanza della protesta qualcosa si sia ottenuto. certo non è che un inizio, un indicazione di percorsi che nascondono molte insidie e difficoltà, ma in un paese anomalo come il nostro mi sembra un primo passo da gigante.

  23. donatella scrive:

    Sì, Zauberei, sono d’accordo completamente con il tuo punto di vista. E anche con chi dice che mentre noi stiamo a ricercare le forme positive di cambiamento, imperterrito continua la sua politica economica e culturale. Occorre esprimere punti di vista, opinioni e perché no, giudizi su ciò che colonizza culturalmente le coscienze e ne ricava profitti. Ben vengano iniziative come quelle che si stanno proponendo, ben venga la coscienza critica non annacquata da presupposte visioni “più ampie” (benaltrismo); occorre partire da sé e infatti da te, marco b, che parti da te in quanto uomo, vengono suggerimenti dilatori rispetto alla gravità del problema, ma anche al fatto che i tempi sono maturi per passare all’azione. Io non ho paura di rischiare di essere violenta, perché la violenza non è nella mia cultura e non trovo violento ma sacrosanto il boicottaggio.

  24. angela scrive:

    @Claudio, anche a me piace questo fenomeno senza organizzazione riconoscibile o rappresentanza; che sia l’inizio di qualcosa che è nuovo, e il bisogno di organizzazione sia, invece, antico?

  25. Giorgia scrive:

    facciamo segnalazioni positive e negative insieme no? una cosa non esclude l’altra. un contenitore, due spazi.
    diciamo che a mio parere personale, meglio del boicottaggio è sicuramente l’invio della mail. i movimenti di opinione sono più efficaci e non rischiano di essere contro qualcosa ma rendono partecipe l’azienda del proprio dissenso.
    ciò non toglie che si possano cmq segnalare casi positivi di aziende e far loro pubblicità con un mini manualino on line :)

  26. Lorella Zanardo scrive:

    @claudio
    @angela
    è il modo di procedere che ascolta il femminile. La pianificazione è fondamentale , è un tratto del maschile ed ha connotato le organizzazioni fino ad oggi. Sta nascendo un “nuovo modo”: vi chiedo per favore di non cercare di analizzarlo e catalogarlo subito. E’ nuovo, sta nascendo, diamogli un po’ di tempo per esprimersi.
    Forse si unirà poi alla pianificazione…

  27. Giorgia scrive:

    Si lorella vediamo che succede…Intanto io la mia parte l’ho fatta pubblicando un post-invito come messaggio nella bottiglia per chi vorrà raccoglierlo, linkato proprio a questo post: http://vitadastreghe.blogspot.com/2009/08/qualcosa-e-cambiato.html.
    Facciamo rete :)

  28. Kamen scrive:

    come ho già scritto in priv a Lorella: io ho protestato con acqua paradiso per lo spot, a mio avviso offensivo, dove “iva la giuliva” sostiene di aver detto una cosa intelligente, e si sente un’oca starnazzare, e poi cerca di bere l’acqua dal fondo della bottiglia e via discorrendo.

    ho scritto io, ed hanno scritto delle mie amiche, proprio per rifuggire dallo “spaventoso silenzio” di cui parla M.L. King

    mi dispiace di non aver fatto altrettanto per altra pubblicità di una birra, che proponeva analoga immagine stereotipata, e falsa, nell’800 ed ai nostri giorni, di ragazza incapace a manovrare un mezzo di trasporto. Io parcheggio un suv in uno spazio eccedente la sua lunghezza di 30 cm, e non mi ritengo un genio, e come me tante altre

  29. fiordaliso scrive:

    No dico.. siete andati casualmente sulla home di mediaset?
    Ci sono appena approdata con l’intento di scrivere una mail e far sentire la mia voce.
    Andate a dare un occhio.
    Sì, così è difficile, sembra una battaglia persa in partenza.
    Ma i modelli culturali si distruggono e se ne costruiscono di nuovi. La realtà sta nel cambiamento, non nella staticità.

    Tornando a noi concordo con le proposte di giorgia e su quello che ha scritto su suo blog!

  30. Martina scrive:

    @mariagiovanna

    Visto =)
    Hai letto i commenti? L’ipocrisia e l’incoerenza di Repubblica online non è passata inosservata: molti lettori commentano proprio con le stesse parole di Lorella nel post “da dove partire” del 31 luglio.
    Segno che le donnine decorative ormai non vengono più accettate passivamente al punto da non venire nemmeno più notate:

  31. bitizia scrive:

    “corpi liberati”

    Non riesco a vedere nella trasmissione “sarabanda “un corpo femminile liberato. Mi sembra si
    tratti delle solite regole del gioco sul corpo femminile.
    Gli occhi del “branco”in primo piano che si alternano con un montaggio serrato al primo piano
    di un sedere con telecamera incorporata. Viete esplicite allusioni nei termini usati,negli og-
    getti da usare. negli atteggiamenti da assumere secondo le direttive del conduttore.
    Nessuna espressione di identità,autonomia,libertà da parte femminile.

  32. claudio scrive:

    @lorella
    impegnarsi se piace è irresistiile, del “nuovo modo” ,per ora . sappiamo solo che è femmina, analizzarlo difficile e catalogarlo inutile, ma omologarlo ad un forma di protesta ostruzionistica come emerge da alcuni post entusiastici potrebbe essere dannoso e fuorviante

  33. mariarosaria scrive:

    finalmente ci siamo!
    condivido in pieno la proposta di giorgia sul coinvolgimento delle associazioni di donne presenti sul territorio, solo così possiamo mettere fine a questo “spaventoso silenzio”.
    sono convinta, anche per formazione generazionale, che un soggetto collettivo forte, oltre ad essere un indispensabile interlocutore, possa apportare modifiche culturali significative.
    i tempi sono maturi, coraggio!

  34. S.P. scrive:

    Molto bene, ma per favore non chiamatelo “lato B” anche voi. Chiamatelo sedere, deretano, culo, glutei o come vi pare, ma “lato B” no. “Lato B” è parte essenziale ed organica (sotto le spoglie di un finto pudore) di quelli che campano sull’esibizione del corpo femminile.

  35. Lorella Zanardo scrive:

    @claudio
    perdona, non mi sono spiegata come avrei voluto.
    Intendo che tu e Giorgia probabilmente state intuendo che c’è una forma di protesta nuova che non ha bisogno di rigide forme organizzative; è forse un nuovo modo di contrastare ciò che non va opponendo una resistenza non organizata ma capillare? io la intuisco come resistenza al femminile, ma aspetto a darle un nome, non è quasi ancora nata.
    ciao e grazie

  36. Mariachiara scrive:

    Ciao, io direi che il nome non bisogna trovarlo, esiste già, si tratta di FEMMINISMO, ma non quello la cui unica eredità è la libertà sessuale (tanto una donna che tradisce resta zoccola, mentre un uomo diventa un grandissimo figo), parlo del femminismo che dichiarava che le donne hanno pari diritti e opportunità degli uomini, che devono essere rispettate e non considerate oggetti, che nel mondo del lavoro devo avere occasioni e stipendi uguali a quelli degli uomini e non essere ghettizzate perchè hanno deciso di avere figli.
    La spettacolarità del filmato “Il corpo delle donne” ha finalmente riportato alla ribalta il concetto, da tempo dimenticato, che le donne non sono cittadini di serie B e che hanno il diritto di essere rispettate.
    Io non dimentico che, in America, dato che il voto era privilegio maschile, è stato dato prima ai maschi di colore e poi a tutte le donne, nonostante alle donne bianche fosse permesso sedere sugli autobus, a fianco degli uomini bianchi.
    Ormai viviamo in un mondo dove esistono solo due modelli femminili: la bonona scema che piace ai maschioni italiani e l’asse da stiro asessuato che piace agli stilisti omossessuali (che tentano di asessuare la donna per trasformarla in qualcosa che piaccia a loro), ma dove sono le donne normali che lavorano e vengono sistematicamente discriminate? direi che è ora che anche loro alzino la testa.

  37. Martina scrive:

    ANTISESSISMO

  38. Martina scrive:

    @Mariachiara
    quello di cui parli è antisessimo: contro la discriminazione in base al sesso.
    Può riguardare anche un uomo, perchè no?

  39. dd scrive:

    Una sorta di “contro-proposta”: iniziare a parlare e far conoscere le Donne che si sono fatte strada con la loro intelligenza e le loro capacità, in qualunque campo (scienza, sport, diritti civili, ambiente ecc)
    Penso che il 99% degli italiani sanno tutto di noemi letizia, ma chi sa chi è Rigoberta Menchu?

  40. Giorgia scrive:

    eh eh…sarà che sono un poeta, ma a me le catalogazioni non piacciono. spesso sono fuorvianti. ho sempre preferito perifrasi, nomi composti, inventati, fantasiosi, metafore, slogan ironici…ma ecco io, perdonatemi, non credo di volermi etichettare con nulla e, mi spiace, neppure come femminista. sono un essere umano e come tale difendo i miei diritti e quelli di tutti coloro a cui non vengono concessi. oggi sono le donne, in un altro blog che curo sono i cittadini, per altre campagne è il sud del mondo…allora dovrei dirmi cittadinista, sudista, poverista? no, non mi va di etichettare né me né le mie proteste. riconosco il merito storico del movimento femminista ma questo è tutt’un altro discorso. sono una donna con la d maiuscola e questo basta per definire il mio impegno.
    credo che il genere umano sia sufficientemente evoluto da fare a meno delle etichette e da sentirsi parte di una cittadinanza umana prima che di qualsiasi altro movimento. lo dimostra, appunto, il cosidetto “movimento delle alternative sostenibili” che è vario ed eterogeneo e sfugge a qualsiasi classificazione perché ha fatto diventare le sue campagne delle buone pratiche di vita quotidiana giudicabili secondo il buon senso prima che di qualsivoglia ideologia. quando è stato classificato è stato con preciso intento di discredito proprio, guarda caso, con un’etichetta dalla connotazione negativa (i no global, vi ricordate?).
    detto questo, giuro che se qualcuno trova un nome carino, lo adotto. ;)

  41. milly scrive:

    è ancora più odioso non accettare il proprio corpo, soprattutto dopo una gravidanza che è il più bel miracolo della natura, migliaia di ragazze e donne rinunciano alle cose essenziali per loro e la loro famigkia pur di ricorrere a liposuzioni, addominoplastiche, interventi al seno, trattamenti inutili per le smagliature…quante donne non hanno mai goduto di una giornata al mare per non sentirsi esposte allo sguardo disgustato di qualche miracolata o rifatta…la verità è che con il contagocce ci hanno istillato il culto del bello e perfetto nonchè del giovane e tutto ciò che non lo è deve essere coperto, ci si deve vergognare…il nuovo potere oggi è la chirurgia estetica e infatti il nuovo programma di canale 5 che condurrà guarda caso , la Gregoraci riguarda proprio questo. Strano, pensavo che con il progresso e il diminuire dell’ignoranza, si diventasse più saggi, meno conformisti e più aperti ad accettarci e ad accettare il nostro prossimo per ciò che è e non per ciò che noi vorremmo che fosse, ma l’uomo fa sempre un passo avanti e due indietro. Ci possiamo ribellare quanto ci pare, ma la maggior parte è allineata alla nuova cultura e noi che la pensiamo diversamente siamo solo dei rompiscatole.

  42. angela scrive:

    @Giorgia, sono d’accordo con te quando dici che non ti vuoi catalogare e definire, ma mi dà anche molto fastidio chi si imbizzarisce alla parola “femminismo” come se questo fosse stato un movimento di pazzoidi o di isteriche ecc ecc. Mi piace la parola “antisessismo”, ma non cerco definizioni in particolare.
    @Milly, non capisco quali siano le cose essenziali per le donne; non tutte vogliono avere figli e pensare che il “compito” delle donne sia la maternità e la famiglia è pericoloso perché ci relega a quello che abbiamo fatto per secoli, impedendoci di fare altro. E se una vuole fare la filosofa? la matematica? la scrittrice, ma anche la ragioniera, l’impiegata, la commessa… ma non vuole avere figli? Come la mettiamo? La maternità è bella quando e se una donna la vuole, non perché è naturale; il fatto che il nostro corpo sia predisposto a questo non significa che dobbiamo farlo per forza. Tra l’altro, avere figli significa per molte, ancora adesso, lasciare il lavoro o non avere grossi aiuti e doversi barcamenare tra ruoli diversi, alla fine due lavori (famiglia/figli e lavoro fuori casa)… Quanto al programma della Gregoraci – che si chiamerà “celebrity bisturi”, se ho capito bene – andrà a ingrossare la già colma pattuminera televisiva, a tutto svantaggio di chi si può difendere meno. A proposito; anche se la maggioranza pensa che siamo selle rompiscatole io vado per la mia strada lo stesso e continuo a protestare. Coraggio!

  43. angela scrive:

    ops… ho scritto “selle rompiscatole”… :-) invece di “delle rompiscatole”

  44. Mariachiara scrive:

    @Angela, concordo su tutto quello che hai detto! le femministe non sono state delle pazze isteriche, ma delle donne coraggiose che ci hanno fatto avere le libertà di cui godiamo adesso e di cui spesso non ci rendiamo neanche conto. Una di queste è quella di poter scegliere se avere figli o no e anche se ancora oggi dire “ho scelto di non avere figli” può suscitare commenti poco piacevoli, è sicuramente bello poter decidere per noi stesse.

  45. angela scrive:

    @Mariachiara, hai ragione: cerchiamo di dirlo a tutte e tutti che quelle donne coraggiose ci hanno consegnato un’opportunità mai vista prima e che dobbiamo/possiamo custodire e ampliare.

  46. maralica scrive:

    Ho postato un commento nell’archivio degli articoli di maggio “essere femministe” e forse dovevo invece proseguire la conversazione oggi. qui.
    Io ho creduto nel Femminismo ma…
    Ho 40 anni ed ancora non riesco a parlare della questione femminile con quasi nessuno. Per questo sono entusiasta di aver trovato tanti riscontri qui (ed anche in Vita da streghe di Giorgia – ps: FANTASTICO il video della settimana “Per la bellezza autentica” ).
    Scusate, divago. Dunque:
    Oggi sono cresciuta, sono cambiata io ed anche la realtà che viviamo. Anche gli uomini stanno iniziando ad essere “oggetto” nei media. Questo ci aiuterà nella battaglia perchè anche loro iniziano a capire come ci siamo sentite e come ci sentiamo noi da tanto, tanto tempo.
    Ma a parte questo, ribadisco che ho capito che anche per alcuni uomini, tutto questo “stereotipo femminile” influenza negativamente la loro vita, costretti a corrispondere ad un contrario e complementare “stereotipo maschile” dove il macho è OBBLIGO (ancora ricordo di andare a vedere l’ illuminante sito “Maschio per obbligo”). Come noi non vogliamo sentirci obbligate ad essere “femminili, madri, sexi, a volte un pò prostitute, donne in carriera ecc…” ma essere noi stesse, senza uno stereotipo, appunto, così anche gli uomini si sentono abbligati ad essere “forti, rassicuranti, potenti, sempre decisi, coraggiosi, con i soldi, la macchina costosa, oggi pure depilati….”
    Quello che sento è che: fino ad ora non riuscivo a portare avanti un discorso sul femminismo (le rare volte che mi riusciva portare la conversazione di amici/parenti/colleghi su questo) di cui mi sentissi così sicura, sempre in balia di critiche di tutti i tipi mi ritiravo e pensavo di essere troppo “sensibile” e di non essere compresa. Ma quando sono andata ad una conferenza a Firenze (“Il rosa e l’azzurro”) ho capito cosa mancava al mio sentire, anzi al mio pensare. Mancava l’uomo. L’uomo come l’altra parte della medaglia, come … non so come spiegarmi…se non si cresce insieme, se anche i bambini maschi, i ragazzi, non vengono educati al rispetto (ma anche al non doversi sentire per obbligo machi!) dai genitori e dalla scuola, ma si pensa solo ad attrezzare di paure le bambine e le ragazze, se non si offorono modelli ad entrambi, complementari e non “contrapposti”, dove le cose che uniscono l’uomo e la donna sono più (e ripeto più) delle cose che sono diverse… allora non arriveremo mai da nessuna parte. Dunque la parola “femminismo” mi sembra limitativa in questo senso.
    Fremo di felicità quando un uomo ha il coraggio di intervenire in un blog come questo, siamo Persone, sempre, prima di essere Donna e Uomo.
    Un TERMINE da trovare e che racchiuda il combattere le discriminazioni di GENERE, che combatte lo STEREOTIPO DEI DUE GENERI … ecco, questo, come Persona, potrebbe avere un senso per me.
    Questa è la via per vincere. Non vincere sugli uomini, ma vincere come Persone, come Uomini e Donne. Persone.
    Come si fa a combattere solo su un fronte un problema così grande?

  47. maralica scrive:

    Ancora.
    Penso ai modelli. Ciò di cui parliamo qui.
    Partiamo pure da Adamo ed Eva.
    Eva creata per aiutare Adamo. ma come? Dio ha creato dagli invetebrati ai mammiferi “maschi e femmina li creò″ e quando crea l’uomo si ferma lì ??? Ah..già, si accorge dell’errore e gli fa una schiavetta per non farlo sentire solo (che poi la bibbia non è proprio così, come mi ha fatto notare una collega, ma questo è l’aspetto che ci insegnano). E poi…la femmina, infida… lei agisce e prende la mela proibita…lui poverino…succube di lei (ma non colpevole in primis), anche lui da un morso…per secondo… mah!
    Il ruolo della donna nella chiesa cattolica? Ancora oggi i preti non si sposano perchè le donne sono, sì perpetue (= serve), ma non compagne, perchè fuorviatrici dalla Chiamata, distraggono gli uomini nella loro alta missione. Parlare di donne preti poi…. ma siamo pazzi.
    I Valadesi invece molto apprezzabili per i loro Pastori e le loro Pastore. Molto apprezzabili.
    I libri di scuola e di lettura …. mamma a casa o a fare la spesa…padri fuori a lavorare. E la realtà fuori dalla scuola di chi va a prendere i figli non è diversa da quella rappresentata nei libri.
    Nei libri di lettura per ragazzi, da pochi anni inseriscono eroine femminili…per ora non ne ho trovata una paragonabile a quelli maschili ….ancora comunque dietro al look…(ma la Lipperini ha già scritto abbastanza in proposito nel libro “Ancora dalla parte delle bambine”).
    Nella Storia che si studia a scuola…nella letteratura….silenzio assoluto, assordante appunto.
    Al mare, mia figlia e la sua amica (11 anni), quando ho dato loro lo yogurt per merenda, scerzavano con la lingua di fuori leccando il cucchiaino in modo sensuale…per non parlare dei gelati…orgasmi ovunque… era dunque dietro questo che ero andata a ricercare un libro che avevo visto sul sito “maschioperobbligo” tipo: “la pubblicità è donna ma il pubblicitario è uomo” (all’incirca). E’ da lì che ho trovato altri articoli sul dissenso (disagio) che certe pubblicità creano nelle donne (e non solo)…ed ecco che sono arrivata fino a qui…e non mi fermerò.

  48. Mariachiara scrive:

    @ Maralica, scusa ma non capisco il concetto “attrezzare di paura le bambine e le ragazze”, sono comunque d’accordo sul fatto che anche i maschi vadano educati in modo diverso da come è stato fatto fino ad oggi.
    Però mi sorge spontanea una domanda: chi li può educare diversamente? non i padri che ancora sono legati a retaggi maschilisti, quindi tocca alle madri. La domanda che segue è: se tocca alle madri insegnare ai figli, maschi e femmine, che sono non semplicemente complementari, ma uguali nei diritti e nei doveri, e vediamo invece che, nella realtà continua a perpetrarsi il modello maschilista in casa, nel lavoro, sui media, io domando: di chi è la colpa? forse delle madri? io penso di sì, perchè ancora vedo mamme che coccolano e servono i loro bambinoni fino a 40 anni, vedo famiglie in automobile con i due maschi seduti davanti e mamma e figlia dietro, piccole aziende imprenditoriali che finiscono, perchè l’attività non può essere portata avanti dalla figlia femmina, ma magari dal genero sì.
    A mia madre, che essendo di famiglia molto borghese non ha partecipato attivamente al 68 e che un giorno mi ha chiesto se pensavo fosse stata una brava madre, ho risposto che per me lei era stata brava, perchè d’esempio per la sua indipendenza economica, ha sempre lavorato, anche se avrebbe potuto stare a casa, per il suo orgoglio di essere libera di fare le sue scelte, anche se a volte sbagliate, per l’idea che mi ha trasmesso che in molte cose noi siamo migliori degli uomini, come loro lo sono in altre, ma comunque, MAI inferiori in senso assoluto, semplicemente diverse. A proposito della storia, il silenzio è assordante, perchè la storia è stata scritta dagli uomini, non dalle donne, probabilmente come la Bibbia e sicuramente i Vangeli, quindi non aspettiamoci niente: nel Medioevo ci bruciavano sul rogo come streghe. A tua figlia e alla sua amica, sinceramente, una sberla avrebbe fatto bene, perchè se i modelli esterni non sono accettabili, è dalla famiglia che si deve cominciare a combattere.

  49. Valerio scrive:

    E’ il mio primo post qui. Mi sto laureando alla triennale di Psicologia a Padova con una tesi sulla “oggettivazione femminile” ed il documentario è una bella ed interessantissima fonte di analisi, riflessione e studio dell’utilizzo e dell’autoutilizzo della figura femminile in questa epoca. Potremmo impegnarci con le associazioni, oltre che femministe, anche dei consumatori, pure quelle già riconosciute! Potremmo in questo modo avere un’influenza ed un peso maggiori, ma soprattutto una diffusione ed una condivisione delle nostre idee e dei nostri obiettivi maggiori, rivolgendoci sempre più anche agli uomini e magari ai giovani: dobbiamo raggiungere anche, forse soprattutto, questi ultimi se vogliamo cambiare la cultura dominante! Un’altra cultura c’è già, dobbiamo soltanto farla uscire dalla gabbia eccessivamente minoritaria in cui viene rinchiusa dai mass media e dal conformismo! Questa nuova Cultura della Persona è l’unico modo di cambiare la Società, non solo per le donne, gli uomini o i giovani, ma in favore e per tutte le persone!

  50. Marina scrive:

    Non so se è corretto segnalarlo qui ma la pubblicità della Muller dove il corpo di una donna nudo e senza braccia è ridotto ad una enorme bocca l’avete vista?
    A me sembra terribile!

    Buone vacanze a tutti!

  51. Alessandra scrive:

    Secondo me, invece, potrebbe essere uno spunto per una futura riflessione. Posto due link, uno della pubblicità Müller per il mercato italiano, uno, sempre della Müller, per altri mercati, vedete un po’ voi:

    Italia:
    http://www.youtube.com/watch?v=j6avLsGOBZE

    Altri mercati:
    http://www.youtube.com/watch?v=nkrYPRlyqHU

  52. angela scrive:

    Sembrano due prodotti assolutamente diversi!!! Lo spot per gli altri mercati è molto più bello da tutti i punti di vista! è antisessista e antirazzista insieme. L’unica cosa che manca, forse, è la presenza di qualche persona anziana in più, ma lo devo rivedere per esserne sicura. In ogni caso è molto più interessante e divertente di quello italiano.

  53. Sonia scrive:

    Quando la frase finale dello spot è sempre “fate l’amore con il sapore” cosa ci possiamo aspettare di vedere se non dei corpi nudi femminili che ammiccano appunto a quel “fate l’amore” ?
    Io ho sempre trovato urtante questa frase nel contesto in cui è stata messa.

  54. Marco B. scrive:

    @Mariachiara Ancora rancore? Cosa significa chiedersi se tocca ai padri o tocca alle madri e autorispondersi immediatamente che i padri sono inadatti, salvo poi prendersela colle madri perchè non abbastanza fiere di essere donne? E’ una vecchia canzone che mi sono stancato di ascoltare: si adotta un punto di vista dichiaratamente parziale (è questa la pecca del femminismo, come di tutti gli -ismi: possono nascere con tutti i buoni propositi ma poi si ritrovano a dire sempre “noi donne”, “noi gay”, “noi uomini”, “noi cinesi”, “noi italiani” e si chiudono nel bozzolo identitario). Poi si esclude chi non fa parte per definizione del confine tracciato (in questo caso, i padri). A priori. Infine si critica aspramente chi, pur appartenendo indiscutibilmente al canone (qui le madri) non si comporta in conformità col nuovo modello proposto (che qui, stringi stringi, implicherebbe da quello che ho censurare nettamente comportamenti spontanei, per quanto tristissimi, di una bambina). Et voilà, ecco servita la nuova unica e sola Realtà. E chi non ci sta è matto da legare. Sempre diffidare da chi vuol definire cosa sia o cosa non sia il mondo. Non finirò mai di dire che il confine tra contestare un’ideologia, ad esempio quella maschilista, e crearne un’altra uguale e contraria usando gli stessi metodi consciamente o inconsciamente imparati dal nemico (ma perchè diavolo ci dovrebbe essere un nemico? Qualcuno me lo spieghi? Se si lavora per un mondo migliore il bersaglio polemico è solo un pretesto, una scusa. Quando esso diventa necessario abbiamo fatto un passo falso). Persino il comunismo, nato per contestazione dal capitalismo, ha sbagliato inseguendo il mito della produttività industriale, che poi è l’eredità del padre che voleva uccidere. In questo senso mi trovo molto più d’accordo con Maralica che con molti altri.
    Uscite un attimo dal vostro punto di vista e capirete che la cultura dell’immagine, del figo a tutti i costi, del successo (ma successo in cosa?!) e anche gli stessi stereotipi tagliano le gambe anche agli uomini, pure ai marziani se ci fossero, per il motivo banale che non lasciano che ciascuno sia ciò che gli viene più naturale essere.

    Per quanto riguarda la pubblicità Muller, è basata su un vecchio trucco (noto agli esperti come “erotizzazione”, mi pare) grossolano quanto efficace. Poniamo che abbiamo bisogno di rendere attraente una cosa qualsiasi. Non credo che ci sia una cosa più istintivamente attraente del sesso per un essere umano (semplici ragioni biologiche, oggi unite a quelle culturali) specie se giovane. Dunque basterà, con adeguate e discutibili capriole concettuali come il “fate l’amore col sapore”, associare il nostro prodotto (fosse anche un lavandino o un tosaerba) alla sfera dell’amore o del sesso non tanto per farlo vendere di più quanto per far girare la testa all’ascoltatore per quell’istante. La mia impressione è infatti che l’obiettivo minimo non sia quello di far apprezzare il prodotto quanto di assicurarsi la ricettività del nome dello stesso, che diventerà familiare (e dunque potenzialmente acquistabile) soprattutto per via del passaggio continuo del messaggio. Non c’è più dunque tanto arte della convinzione in queste pubblicità a mio modo di vedere ciniche ma l’equivalente verbale dell’ artiglieria “ad area”, non mirato. Non c’è il guizzo e quindi si supplisce con il volume di fuoco.

  55. Marco B. scrive:

    Scusate per gli errori e per i pezzi di frase saltati, è scritto di getto

  56. maralica scrive:

    a Mariachiara.
    Quando ho scritto “attrezzare le di paura le bambine e le ragazze” intendevo che molti genitori di figlie femmine (almeno per la mia piccola esperienza) si prodigano e si preoccupano di instillare nelle figlie l’attenzione per i pericoli, le figlie non escono da sole, vengono accompagnate, ecc… cosa che per i maschi non ci si preoccupa. Più di una madre di figli maschi mi ha detto “meno male che non ho una figlia femmina, mi preoccuperei troppo. Con i maschi non ci sono problemi”.
    A me sembra, invece, che anche l’ “educazione al rispetto degli altri” (verso le femmine ma anche verso gli altri maschi che sono diversi da sè) dei figli maschi sia importante.
    Che sapere dove vanno, con chi vanno e come trattano gli altri, sia importante (ma anche per le femmine, non basta mettere loro attenzione ai pericoli e basta). (tralascio qui i genitori che godono nel far vestire la figlia dodicenne come una velina! per questi non ho parole al momento!).
    Un’altra cosa. Sì, la colpa è dei genitori. Non delle madri come scrivi tu.
    Possibile che noi ci colpevevolizziamo a priori? Ci facciamo sempre carico di TUTTO da sole? Ma un padre maschilista non ha colpa? Cos’è, è minorato? Non ci si può discutere? Non può cambaiare idea, imparare?
    Ed un padre “assente”, non è altrettanto colpevole? da quando il disinteresse non porta conseguenze?
    Ricordo di nuovo, che una donna che sbaglia, rinforza l’evidenza che è una persona, uguale agli uomini. Non è nella perfezione, nella totale mancanza di difetti che possiamo affermare la nostra uguaglianza con gli uomini. Sono le doti, i pregi, ma anche i difetti che ci rendono uguali, è la nostra umanità che ci rende “pari”. Anche nelle “colpe”, come dici tu.
    Ma troviamo soluzioni. Le colpe, noi che ci interroghiamo qui, forse le abbiamo già individuate.

  57. maralica scrive:

    Ah, scusa, dimenticavo. Non ho dato due sberle alle bimbe. Abbiamo parlato insieme delle pubblicità e di come le vedevano. In realtà erano molto critiche e le stavano sbeffeggiando. “Esagerate”, le hanno definite. Abbiamo parlato delle persone e dei loro comportamenti, della televisione e della “falsa realtà” che propone a volte. Dello “scopo” reale della pubblicità, che non è quello di educare ma di vendere. con qualunque mezzo.
    E’ stata una chiaccherata molto interessante ed erano molto interessate. Impartire solo “educazione” con ordini e proibizioni non è molto produttivo alla lunga. E a loro non piace molto, ma si sentono partecipi se glielo permettiamo. Formare un senso critico è faticoso ma la tv, o prima o poi, la guardano e/o la guarderanno.

  58. Valeria scrive:

    io il mio silenzio l’ho rotto dando più voce possibile a questo sito e al documentario. vorrei che tutti, uomini e donne (non solo le donne) guardassero tv e giornali con occhi più aperti. Mi chiedo ancora come è possibile cambiare la situazione per il futuro, se parole come mobilitazione femminismo possano funzionare e il fatto che questa situazione perduri in italia e non in altri paesi complica tutto ancora di più. Concordo con valerio: rivolgiamoci sempre di più ai giovani, nel futuro ci sono loro, ed educhiamoli a tenere sempre “acceso il cervello”…

  59. tiz scrive:

    il monitoraggio su tv e pubblicità mi sembra un’azione davvero importante e utile. presi come siamo dal turbinio delle nostre esistenze, e da un sano istinto di autoprotezione, non c’è davvero la capacità di percepire la portata del fenomeno che è al centro del documentario e del tema del blog.un’attenzione vigile e selettiva e l’uso della rete può aiutare molto. e poi chissà, qualcosa combineremo.
    da parte mia voglio segnalarvi una pubblicità sul giornale dove di luglio 2009 davvero imbarazzante: la compagnia di navigazione TTTlines per vendere la tratta napoli-catania usa lo slogan: “abbiamo le poppe più famose d’Italia”. coerentemente la fotografia a tutta pagina propone una serie di culi all’aria in fila per l’imbarco…
    che dire: tempo fa si parlava del boicottaggio come forma di rifiuto dei comportamenti non etici delle aziende, e in effetti è un metodo semplice ed estremamente efficace, bisogna però formare quel minimo di massa critica per costituire una vera penalizzazione, ed essere incisivi. quindi non utilizzate mail TTTlines e diffondiamo in tutti i siti tipo trip advisor, turisti per caso…almeno proviamoci!

  60. daniela scrive:

    io credo che bisognerebbe portare avanti il principio del documentario: raccolgiere spot o campagne varie (se ci fossero problemi di copyright semplicemente citarli) e spiegare passo passo perché sono offensivi. Bisogna instillare una visione maggiormente critica nelle persone ancor prima di rendersi attivi nei confronti delle aziende e dei pubblicitari, secondo me.

  61. cecilia scrive:

    Penso che sia importante riuscire a mantenere alto il livello critico, abituare i propri figli a non farsi condizionare da quei messaggi, che ormai non sono solo televisivi, in cui non vale più ciò che si è ma come si appare. La cosa per me più intollerabile è vedere in trasmissioni in cui si discute di argomenti anche molto gravi cosiddette opinioniste presentarsi in abiti da cabaret con accanto uomini in giacca e cravatta. Ok, faranno audiens ma io cambio canale o addirittura spengo. E non è una questione morale ma di dignità.
    Ci si domanda sul silenzio delle donne, ma di quali donne si parla? Per quanto mi riguarda il mio silenzio lo rompo tutti i giorni, con l’informazione, con la partecipazione attiva alla difesa dei diritti umani, con il mio lavoro quotidiano, con il dialogo con i miei figli cercando di trasmettere valori quali il rispetto dell’altro, della propria persona e dell’ambiente in cui si vive, l’onestà e la capacità di indignarsi e reagire alle ingiustizie. Questa è la mia piccola traccia nel mondo e spero di non trovarmi sola in questo mio agire, anche se a volte sembriamo una famiglia di alieni…
    Per fortuna c’è la rete!

  62. marina parodi scrive:

    Per aiutare i pigri o le neomamme lavoratrici prese da tante incombenze quale sono ad esempio io, perché non fare una bella pagina di sintesi con gli indirizzi fax e email cui inviare lettere di protesta e manifestazioni di dissenso? Almeno delle tv, radio e agenzie di comunicazioni principali…
    Prometto che anch’io il dissenso lo esprimerò di più! :-)



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