1 feb 2010

MASLOW E IL BURQA

Questa è la scala di Maslow


maslow




Rappresenta i nostri bisogni. Primari: mangiare bere respirare ecc; Secondari: come l’autorealizzazione e via via fino ai bisogni spirituali. Non significa che questi ultimi siano meno importanti: semplicemente se non ho da mangiare o non posso respirare, difficilmente mi tormenterò chiedendomi se sia meglio studiare filosofia o matematica: prima dovrò trovare ossigeno, altrimenti morirò.

L’altro giorno è uscito un articolo di svariate pagine su Repubblica che trovate qui.

Raramente ho visto dedicare tanto spazio ad un tema che riguarda noi donne da parte dei quotidiani.

Credo che sia indispensabile ripassare la scala di Maslow.

E poi riguardare con attenzione queste immagini:

Il colore dei soldi_22_09_09_B-2prendere o lasciare - 26-ott-09 20_34Sarabanda - 23-giu-09 19_34-2

che, ricordiamo, vanno in onda in trasmissioni preserali con molti bambini tra il pubblico.

Viaggio molto, moltissimo. Mi sarà capitato in Italia di vedere 5 donne con il burqa in un anno in giro per l’Italia.

Invece mi è capitato di vedere centinaia di immagini offensive, vergognose, insultanti per le donne sulle reti pubbliche e private italiane.

Occuparsi oggi in Italia del problema del burqa equivale a volere arrivare ad uno dei gradini piu alti della scala di Maslow, quando non si ha  nemmeno l’acqua da bere.

Siamo in uno stato di degrado culturale terribile, intere generazioni sono state lasciate sole davanti alla tv, centinaia di migliaia di ragazzi crescono in Italia con questa  tv come balia: è veramente  urgente un’indagine su come gli italiani si rapportano a pochissime donne con il burqa? O è piu urgente occuparsi di creare una Authority che porti la nostra televisione a livello europeo?

Potendo, sarebbe bello occuparsi di tutto. Però mi pare elitario parlare con questa attenzione del burqa in un Paese che trasmette immagini di donne appese ad un gancio e marchiate sul deretano come bestie.

Veramente elitario.

moric prosciutto

Temo che chi si occupa di qs temi siano quelli che ai dibattiti si alzano per dire: “basta spegnere la tv". Come se fosse facile, come se l’atto di spegnere la tv non partisse da un’educazione che la maggior parte dei cittadini non ha più.

Quando avremo soddisfatto i bisogni primari, cioè dei primi gradini, saremo  anche maggiormente in grado di comprendere i bisogni dei gradini superiori. Pensate che chi ha la tv come maestra sia in grado di percepire le problematiche del burqa?

Amo i Paesi mediorientali, ho studiato l’arabo, viaggio nei paesi del medio oriente da 15 anni. Sono autrice di un documentario sull’Iraq che ho girato durante l’embargo, in Iraq ci sono arrivata via terra, gli aerei a Bagdhad non atterravano e in molti giorni di viaggio ho potuto capire meglio la cultura del Paese. Parteciperò in aprile al congresso delle donne mussulmane de Il Cairo, probabile unica occidentale,  dove presenterò  il nostro documentario. Rispetto la cultura islamica profondamente.

Proporrò il tema di questo post alle convenute del congresso egiziano. Conoscendo lo spirito pratico che contraddisitingue le donne del medio oriente ritengo mi daranno ragione. In particolare dopo aver visto il documentario Il Corpo delle Donne.



Tags: , , ,

75 commenti a “MASLOW E IL BURQA”

  1. Mammamsterdam scrive:

    E ti dò tanta ragione anch’io. Però sai meglio di me che la tattica di trovare un nemico esterno ed innocuo, così non bisogna neanche sprecare risorse a combatterlo davvero, è la migliore per tenere il popolo bue e ignorante. E finora ha pagato, purtroppo.

  2. OLA scrive:

    “Però mi pare elitario parlare con questa attenzione del burqa in un Paese che trasmette immagini di donne appese ad un gancio e marchiate sul deretano come bestie.

    Veramente elitario.”

    Elitario, nella migliore delle ipotesi, Lorella. Consentimi di dire che io ho provato fastidio solo leggendo il titolo. Questo tipo di giornalismo è perfettamente fine a sé stesso, non ha alcun senso se non quello di avallare quell’odioso buonismo ipocrita, retaggio di un vecchio (e mai abbandonato) modo di fare della sinistra che fu (e di ciò che ne resta).
    E magari, accanto all’articolo sul burqa compare la fotogallery su Lily Allen e la sua cellulite a mille megapixel, per scrutare ben bene ogni centimetro di pelle.
    Spero che non sia strumentalizzato anche il Corpo delle Donne. Siamo in tanti ad essere politicamente “laici”o “atei”: che la politica non ci metta le mani sopra. Sarebbe tutto lavoro regalato alla classe dirigente che ha consentito e si nutre di tutto questo degrado.

  3. ardovig scrive:

    Stefanella Campana su La Stampa contrappone il burqa alla taglia 42.
    http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=156

  4. walter scrive:

    @Lorella
    Purtroppo le Authority in Italia sono delle tigri di carta – utili certamente ma non risolutive l’unico fronte cui agire é quello della diffusione della consapevolezza nella visione della TV.

    Concordo pure io sull’isteria collettiva che rischia di prendere il dibattito sul velo islamico (e non arabo come erroneamente scritto da Repubblica qualche giorno fa).

    P.S. come mai non c’é ancora una traduzione in tedesco? Posso provare a proporla ad una amica?

  5. Francesca scrive:

    Interessante il tuo articolo e quello su Repubblica. Personalmente credo che sia meglio non portare il burqa nelle zone dove sono frequenti gli attentati kamikaze: ci sono stati casi di terroristi nascosti dal burqa. Qui in Italia non dovrebbe esserci quel pericolo (almeno finora, domani non si sa!): basterebbe togliersi il burqa solo nelle procedure di sicurezza poi lo puoi tenere quanto vuoi, l’importante è che sei tu a volerlo.
    Anche la mia religione da molta importanza alle cose spirituali; i musulmani sono da apprezzare per questo, molti seguono solo una religione fatta di comodità, loro invece ne fanno un modo di vivere (escludendo i fondamentalisti, che sono senza Dio, pur non rendendosene conto).

  6. zauberei scrive:

    Non sono molto d’accordo . ma chi sa magari lo sai o magari è una coincidenza il fatto che io ho scritto di questo ieri.
    Molte delle persone che partecipano attualmente a questo dibattito vengono da esperienze simili alla tua – vedi Giuliana Sgrena sul Manifesto – che per altro io non amo per niente, ma non significa. Altre vi partecipano perchè capiscono a buon diritto secondo me, che queste discussioni rappresentano un complesso nodo etico, che si ripropone nel modo di relazionarsi con le donne immigrate nel nostro paese. E in generale che riguarda la politica con gli extracomunitari anche nel nostro paese.
    Recentemente mi è stato proposto di fare un lavoro per delle donne extracomunitarie immigrate in Italia, con una terribile storia di sopraffazione e io collaborerò.
    Il fatto Lorella è che siamo tanti. E non tutti si devono occupare di tutto, ma se tutti si occupassero seriamente di cose diverse sammo un pezzo avanti. Se per questo qualcuno è elitario e fa bene un lavoro che io non ho il tempo di fare, va bene lo stesso. Fa una cosa che non faccio io. In un paese civile, la piramide di Maslow io la immagino piuttosto diversificata e legittimamente diversa a seconda dei soggetti.

  7. Lorella Zanardo scrive:

    @zauberei
    no, non lo sapevo, ero a lucca e a perugia partendo da milano 1200km in 36 ore :)
    E’ giusto ciò che dici. Intendo però che Repubblica dedica 4 paginoni al burqa e non ha nemmeno mai dedicato 2 pagine ad un’indagine seria sulla tv. Come mai? Perchè? 8 mesi a parlare di prostitute ed escort. 8 mesi a parlare della vista sessuale del premier. Perchè non dedicare tempo e giornalisti ad una indagine seria sulla tv? Non riesco a capire. Voi capite? e se non capisco, vuol dire che è difficle da comprendere. E se è difficle da comprendere c’è qualcosa che non va. Io mi sono occupata di Diversity per anni. Però noi ora abbiamo problemi gravissimi di cui Repubblica, ma è solo un esempio, non parla.

  8. Marco scrive:

    @ Lorella Zanardo
    Buongiorno!
    Secondo me non ne parlano per un fatto molto semplice: fanno parte anche loro del sistema. Ne parlano se serve, altrimenti evitano. Basta guardare la colonnina a destra del sito Repubblica.it per rendersi conto che non possono fare i fustigatori.

    Grazie per il suo impegno e lavoro!

  9. Francesca scrive:

    La TV ha talmente tanto potere che incallisce le coscienze. Molte persone sono talmente abituate a vedere immagini volgari che nemmeno se ne accorgono. Personalmente, prima di conoscere il tuo blog non mi ero mai resa conto di quanto si manca di rispetto ad una donna, in TV; comunque le immagini volgari in sé mi hanno sempre infastidito.

  10. Francesca scrive:

    Comunque, condivido una cosa che ha detto Zauberei: non possiamo occuparci di tutto perché i problemi che ci sono nel mondo sono troppi e difficili da gestire. Come ci mostra il Maslow, ognuno ha la sua scala di valori e la sua “missione” e la deve svolgere. Nella mia scala di valori al primo posto c’è Dio, che da noi richiede che studiamo la Bibbia, la mettiamo in pratica e la insegniamo ad altri. Io ti seguo, Lorella, perché so che dici cose giuste.
    La religione che seguo insegna, tra l’altro, ad avere rispetto delle donne nella vita reale quindi so di seguire la via giusta. Solo Dio vendicherà tutta la violenza e la mancanza di rispetto che subiamo noi donne e lo attendo con fiducia. Gesù, quand’era sulla terra, ha sempre rispettato le donne. Lui ha rivelato chiaramente di essere il Messia solo ad un mendicante e ad una donna samaritana. Da notare che i samaritani venivano considerati una razza inferiore dai giudei ed era considerato disdicevole che un uomo parlasse con una donna in pubblico. Furono proprio delle donne a ricevere per prime la notizia della risurrezione di Gesù e vennero incaricate da lui in persona di avvertire di discepoli. Naturalmente, vennero prese per pazze!

  11. Giorgia Vezzoli scrive:

    Grandissima Lorella. Questo post te lo pubblico tutto così com’è sul mio blog.

  12. valeria scrive:

    se il burqa nasconde l’identità della donna la nudità della donna nella televisione italiana è il nostro burqa.
    Svestite, senza parola,indagate dalla telecamera nei minimi dettagli anatomici siamo donne senza faccia, pensiero e unicità ,escluse da ciò che conta il sedere ci uniforma e diventa la nostra identità

  13. zauberei scrive:

    Francesca io dicevo una cosa diversa: non tutti ci possiamo occupare di tutto, ma ognuno può occuparsi di una cosa diversa, anche diversa da quella di cui mi occupo io. Vuol dire non scadere nel benaltrismo, la forma ricattatoria del qualunquismo. Aaaaaaaaaaaah ma co sto problema c’è ben altro.
    Ringrazio Lorella per la puntualizzazione. Io credo che l’atteggiamento elitario sinceramente ci entri poco, riguarderà qualcuno ma non tutti. Io credo invece che delle donne NON FREGA MAI UNA MAZZA A NESSUNO. Si parla delle donne, per giocarci sopra la politica degli uomini. Si parla delle donne ma non si parla con le donne. Qui la questione del burqa è meramente pretestuale, e per lo più da destra come da sinistra è il territorio su cui propiettare nobilitandolo, il tema: prennemo a cacli in culo l’arabi oppure no? Siamo demogratici nel rispettarli o no? La versione di destra recita siamo nazionalisti oppure no?

  14. zauberei scrive:

    Mi è partito l’invio.
    Continuo. In questo modo, il dibattito sul burqa – che risponde a una situazione davvero spinosa a pensarci, come sempre quando si ragiona di donne in una prospettiva consapevole dei difetti eurocentrici – nobilita e rassicura la sporca coscienza italica. Fa sentire tutti più morali conducendo un discorso in modo immorale. Io al contrario penso, che tante più donne e giornaliste, anche se di solito si occupano di altro, sprecano due parole sul burqa in un senso o nell’altro tanto più riconducono un discorso al piano delle donne, ai problemi delle donne, che a pensarci bene sono grandezze diverse di una stessa distorsione in tutto il mondo.
    Senza contare appunto, che appresso alla polemica sul burqa, considerando la beata ignoranza che connota noantri sulle diversità immense all’interno del mondo islamico, c’è il chador e lo statuto attuale delle donne arabe in Italia. Con il burqa io ne ho viste due in vita mia. Ma con il Chador (ora il paese di mio marito ci ha tutte signore col velo:) )molte di più.
    Lorella ti chiedo scusa a priori, se mi è scappato un tono aggressivo qua e la. Credo comunque che siamo d’accordo su queste cose.

  15. ardovig scrive:

    ”La fiction Rai non sottovaluta l’intelligenza dello spettatore. [...]” ha dichiarato Fabrizio Del Noce il 1° febbraio.

    http://www.asca.it/news-ASCOLTI_TV__DEL_NOCE__RAI_NON_SOTTOVALUTA_INTELLIGENZA_SPETTATORI-890851-ORA-.html

    Si potrebbe prendere per buona questa affermazione e scrivere al Segretariato Sociale della Rai (mail to: segretariatosociale@rai.it ) ricordando quanto da lui detto e dicendo che siamo stufi di programmi diseducativi ed offensivi della dignità della donna e non solo, che sicuramente non tengono conto dell’intelligenza degli spettatori.

  16. Caterina scrive:

    Avevo letto l’articolo su Repubblic a quando era uscito e mi ero fatta molte domande. Ma lo avevo dimenticato perchè in realtà ci sono cosa più importanti a cui pensare che il burka. E’ un costume di altrio popoli e lòascio loro la scelta se usarlo o no. Quello che mi interessa maggiormente invece è la saturazione mediatica di sederi e tette ai quali la tv ci sta facendo assuefare. Tanto da non darvi più importanza.
    Ma è giusto così? O bisognerebbe fare un passo indietro che sarebbe poi in avanti e dare il giusto peso alle cose?

  17. Latopasveglia scrive:

    Lorella,mi e’ piaciuto molto questo post, hai perfettamente ragione, e come avevo scritto sul mio blog “fa quasi ridere che siamo proprio noi italiane a criticare un velo in faccia, noi che di veli ne togliamo anche troppi”. Repubblica come la maggior parte dei mezzi di “informazione” mette un giorno un culo e il giorno dopo l’articolo sulle povere donne italiane umiliate dagli altri,un giorno una tetta e il giorno dopo la raccolta firme per le donne offese da……Quando il tema donna-media sarà ancora più caldo, vedrete come le reti televisive e le testate giornalistiche faranno a gara per parlare di noi,le povere donnine maltrattate,umiliate,non prese in considerazione…che schifo…sono meri atti caritatevoli,e scusate la mia volgarità ma io ci sputo e ci sputerò sempre sopra a chi continua a trattarci come categoria inferiore da salvare e parla di noi quando gli fa più comodo,soprattutto se questi sono i primi a fare lo stesso sporco gioco.
    Anche io nella mia vita avrò visto si e no 3 donne col burqua,e milioni di prostitute-schiave per la strada,quindi come possiamo parlare di libertà, di uguaglianza e di parità dei diritti,noi?Spegnere la tv poi non ha senso, se nella vita devo relazionarmi con chi di tv si e’ drogato!!Volevo scrivere sul mio blog un post sulla tv di ieri e oggi prendendo come riferimento anche la ruota della fortuna e i suoi notevoli cambiamenti,per ora vi mando questo link,guardate come la pensava il vecchio mike…
    http://www.youtube.com/watch?v=TiLcdzUX1po

  18. occhidinotte scrive:

    NOn posso che condividere quanto scrivi. Guardo la tv pochissimo, neanche più i telegiornali, perchè mi hanno nauseato con la retorica falsa e agghiacciante che spesso trascende in follia macabra. Mi sento insultata da ciò che spacciano per cultura o per indagine sociologia ed è solo… scusa la parola… rincoglionimento di massa.
    Onestamente del burqua non mi preoccupo. E sono donna. Non mi preoccupo non per disinteresse. Ma perchè trovo più importante porsi domande quando fai un colloquio e un motivo determinante epr essere assunta è da quanto tempo sei fidanzata, se hai voglia di avere figli o meno e via dicendo. L’uso della figura femminile solo a tranci (culo-tette) è volgare.
    Sono stata a Vienna e ho visto cultura pubblicizzata: teatri, musei, concerti, fiere.
    Torno in Italia e trovo pubblicità telefoniche o di detersivi reclamati da un seno rifatto.
    Onestamente “prima” mi preoccuperei della regressione interna, intima, d’anima, culturale e di ervello.
    Poi del burqua di una cultura altra.

  19. STEFANIA LODOLO scrive:

    GRAZIE!!! per il video il corpo delle donne. Finalmente iniziamo a vedere e denunciare la vera devastazione del corpo della Donna. MA SIAMO PROPRIO SICURE CHE TUTTO QUESTO VENGA FATTO PER CHE’ PIACE AGLI UOMINI??? Non mi è mai successo di incontrare un uomo che ami carezzare un seno al silicone o baciare labbra gonfiate!
    Questo video mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. certi presentatori come Mammucari andrebbero licenziati in tronco, perché esprimono tutto ciò che un uomo non dovrebbe essere.
    Diffondere questo video e sottolineare questo impoverimento deve servire a far prendere consapevolezza a Donne e Uomini che si vive una vita autentica solo ritrovando la dimenzione del Cuore, dove l’altro esiste, è ascoltato e va bene cosi come è.
    Il cambiamento può avvenire solo se la Donna ritrova la propria autenticità, la propria consapevolezza. E’ un lavoro sottile che ognuna di noi deve fare su se stessa. Questo immenso cerchio di Donne che avvolge la Madre Terra con Amore, collaborazione attaccamento alla Vita che lei genera, deve risvegliarsi. Non è nella lotta e competizione che troviamo la nostra forza. E’ di questa “sorellanza” che la nostra epoca necessita. Trovandosi, ogni una di noi può essere di sostegno alle altre nel trovare la propria autonomia affettiva ed economica, la propria dignità. Ogni Uomo è figlio di una Donna siamo noi a crescerli. gruppoindacopercorsodonna.wordpress.com

  20. @Valeria (commento 12)

    se il burqa nasconde l’identità della donna la nudità della donna nella televisione italiana è il nostro burqa.

    Quoto e straquoto: con una sola frase hai fatto la sintesi di quella che è la differenza tra la donna mediorentale e quella occidentale.

    Per quanto riguarda l’articolo in sé, avrò modo di tornare a comentarlo in un orario più decente e con la mente più lucida…

  21. Cecilia scrive:

    Lorella, vorrei anch’io pubblicare sul mio blog questo tuo post, spero che tu non abbia nulla in contrario. È vero che i giornali, Repubblica compresa, pubblicano articoli che parlano di donne e accanto mettono immagini che svalutano e mercificano donne, è qui la profonda contraddizione, la pubblicità paga buona parte delle loro spese. Mi ricordo la giornalista M.L.Rodotà in televisione, che disse: “la pubblicità paga anche i nostri stipendi”. Si dovrebbe pensare e riflettere su di un giornalismo coerente rispetto ai messaggi che manda, più che parlare e parlare di giornalismo etico, o comunque etica e coerenza dovrebbero andare di pari passo.

  22. Lorella Zanardo scrive:

    @cecilia
    certo :)

  23. Cecilia scrive:

    P.S. se sapevo che venivi a Lucca ti avrei incontrata volentieri!:-)

  24. Alice scrive:

    Ciao, mi chiamo Alice, ho 26 anni e ieri sera sono stata alla conferenza tenutasi a Bologna. Avevo già visto il video..molto coinvolgente, soprattutto per la densità delle immagini. Vorrei qui precisare alcuni punti discussi ieri sera..su cui ho ragionato. In un tuo intervento hai precisato l’obiettivo di questo video: difesa nei confronti delle donne veline ma accusa delle televisione italiana. ovviamente..come dicevi..è la tv stessa a creare le veline..ma, io aggiungo..dipende! Secondo me si possono giustificare le ragazze che magari da 4 anni sono state poste davanti a quel modello, forse unico..e lo vedono come obiettivo. Ma tutte quelle donne che HANNO SCELTO di scoprirsi pur di fare tv? Ripeto..hanno scelto..pur avendo la capacità di ribellarsi a questo mondo..eppure è una SITUAZIONE DI COMODO.
    Ribellarsi richiede molta forza..
    Penso che video di protesta come questo servono moltissimo…a sensibilizzare le persone..ma sistemi così radicati come la televisione, vanno pian piano cambiati.. dall’interno.
    Un signore ieri sera ha detto che la “tv è lo specchio della realtà“..non sono daccordo..
    La tv non è realtà…anzi..è un mondo molto finto…altrimenti come spiegare l’arrivo di milioni di immigrati spinti dal sogno della terra promessa? vedere l’italia dalla tv..può ingannare!
    d’altro lato..aggiungo..per fortuna! se la tv fosse realtà..non esisterebbe neanche questo blog che tenta di dire..BASTA!
    Grazie, Alice

  25. Lorenzo scrive:

    Ciao, mi chiamo Lorenzo ed ho 26 anni; ero presente ieri sera all’incontro che si è tenuto a Bologna e ho ascoltato attentamente i commenti fatti al video.
    Premetto che il video è effettivamente forte e molto significativo in quanto concentra in poco tempo l’orrore che si osserva in TV ogni giorno e che purtroppo i giovani e spesso i bambini si trovano a osservare senza il filtro di una persona che gli indichi che così non va.
    Dalla discussione era emerso che l’Italia si configura quasi come un “unicum” in Europa in quanto al modo in cui la donna viene trattata in TV e l’ultima scena del tuo video è certamente imbarazzante da questo punto di vista; altri Paesi, si diceva, hanno regolamentato certe situazioni televisive per cui la donna viene trattata con pìù rispetto e vengono così evitate situazioni di strumentalizzazione del corpo della donna tanto presenti in Italia.
    Non si capisce però perché l’Italia sia messa peggio degli altri stati europei che pur non brillano più di noi in quanto a moralità.
    La conclusione era stata grosso modo che la presenza del premier Berlusconi nella TV ( e ora anche in Rai) abbia effettivamente peggiorato la situazione portando a stereotipare il corpo della donna come un ottimo mezzo pubblicitario e quindi di vendita; è stata citata più volte anche la Chiesa e la sua assenza in tale situazione quasi a voler insinuare che la Chiesa non fa nulla per evitare ciò…anzi, quasi che sia la responsabile (spero proprio di no).
    Posso dire di essere rimasto stupito da certe conclusioni…certo, si può fare di meglio ma non si può chiedere alla Chiesa di farsi sentire in alcune situazioni pretendendo poi il suo silenzio in altre.
    Il problema di come è considerata la donna nel mondo di oggi va visto secondo un’ottica molto più ampia: se la TV è degradata e la donna ne è andata fortemente di mezzo non è merito solo della TV italiana. La stragrande maggioranza delle serie televisive, dei reality e dei programmi che abbiamo in Italia sono acquistati dall’estero: e in questi programmi la donna viene trattata malissimo…e non solo la donna. Il Grande Fratello non è italiano, la Talpa non è italiana, L’isola dei famosi nemmeno….eppure le situazioni che si creano e che mettono donne e uomini in mostra nella loro intimità sono terribili. Per non parlare della musica, altro tasto dolente…e in questo caso non parliamo di autori italiani, anzi. Le varie Beyoncè, Lady Gaga, Shakira, Madonna etc etc etc….sono tutt’altro che dei modelli di donne….non sono italiane eppure propongono un modello fortemente negativo in cui il corpo viene trattato come oggetto che esse vendono.
    E se iniziamo a parlare dei film vorrei sapere lei cosa ne pensa; praticamente non esiste più un film in cui non ci siano scene di donne nude o di sesso. Non voglio fare la parte del moralista ma certi risultati sono frutto di un insieme di fattori: e non è solo la TV ma anche il cinema a proporre una mercificazione del corpo della donna. E la stragrande maggioranza di questi film è straniero
    Lei saprà meglio di me di come la TV negli altri stati, a partire da canali come MTV (assolutamente devastante), sia tutt’altro che rispettosa della donna….eppure questo non è emerso assolutamente nella discussione di ieri sera. Sembrava quasi che avessimo dovuto prendere esempio dagli altri stati europei in cui le regole vengono rispettate e la donna anche. Ma se la maggior parte dei programmi-spazzatura in cui le donne sono esposte li acquistiamo all’estero?
    Se in Inghilterra il numero di ragazze che restano incita poco più che tredicenni e che abortiscono, le ragazze che vengono violentate è altissimo…come possiamo dire che il loro modello vada bene? E ripeto…se vogliamo dare una risposta alle domande molto interessanti del suo video non possiamo pensare di trovare le risposte solo nella Televisione…perché è proprio il mondo occidentale che ha perso i punti di riferimento.
    E la donna (così come l’uomo) è stata macinata ed è finita nuda sul cartellone pubblicitario di un dentifricio.

    La ringrazio per gli spunti che mi ha dato

    Lorenzo

  26. Stefania scrive:

    E’ stato confortante scoprire questo luogo, per questo amo la rete. E ho letto ogni singolo commento, tirando un sospiro di sollievo, e poi mi chiedo: ma quante, e quanti siamo, in Italia, a sentire, ad avvertire questo stato di cose? a volte faccio questi discorsi con colleghe, conoscenti, parenti, e mi trattano da femminista superata.
    Allora ripropongo la domanda, urgentissima, che Lorella pone all’inizio del suo documentario: come mai tutte le donne d’italia non scendono in piazza protestando per come veniamo rappresentate???
    Viviamo davvero in un regime ovattato che ormai manipola anche la percezione del nostro corpo, delle nostre aspirazioni.
    Vorrei questo video nelle scuole, a partire almeno dalle medie.
    Grazie davvero Lorella per il suo lavoro, e peccato avere perso il suo incontro a Bologna.
    Stefania

  27. Rossella scrive:

    @Alice
    Sono completamente d’accordo. Ho sempre pensato che la TV attui un processo di lavaggio del cervello non solo agli italiani, ma anche a chi la TV la vede da fuori. Soprattutto gli stranieri, quando fanno zapping e vedono canali italiani, magari penseranno “Che bella vita che fanno”. Sono sempre stata convinta di questo, vedendo la nostra TV si convincono che anche la vita reale in questo Paese sia così.

  28. Marco scrive:

    @ Lorenzo

    Grazie per il tuo intervento lucido e obiettivo.

    Ormai passare davanti alla Chiesa e far partire lo sputacchio è lo sport nazionale.
    Guarda cosa diceva la Chiesa nel 1989:

    http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/pccs/documents/rc_pc_pccs_doc_07051989_pornography_it.html

    Chissà perché però quando negli anni ‘60-’70 c’erano i parrucconi e i bacchettoni le donne non venivano marcate sul sedere.
    Poi sono arrivati i campioni della libertà, i sessantottini e hanno spazzato via tutto, sinistra compresa. Alcuni adesso si mettono a fare prediche.
    Prima fanno festa, sporcano e poi ti dicono che è colpa tua e devi pulire.

    Grazie Lorenzo!
    Sei un grande!

  29. Luca scrive:

    Grazie davvero di cuore, sicuramente lo faremo vedere nella nostra parrocchia…
    p.s. Ricordate ieri sera a Bologna la proposta sul canone rai? che dite?

  30. Lorella Zanardo scrive:

    Ricevo da monica lanfranco della rivista onlinea MAREA:

    Non so dire se sono più raggelata o furibonda per il doppio servizio,in video e in pagina, realizzato da Repubblica di oggi sulla giornata in burka e niqab per le vie e gli uffici di Milano. Chi pratica il mestiere dell’informazione conosce il valore dell’inchiesta, della ricerca sul campo, dell’esperienza in diretta e in prima persona nel restituire la realtà a chi legge, guarda o ascolta il reportage. C’è però ovviamente modo e modo, nella scelta di raccontare un fatto. E, soprattutto, c’è sempre una tesi che sotto traccia ci indica il messaggio della cronaca, anche se questa viene proposta sotto il segno della ‘neutralità‘ (ovvero il puro registrare cosa succede).

    I risultati del doppio lavoro della collega possono essere sintetizzati così: i milanesi sono più gentili e civili di quanto ci si aspettasse, e questa è l’unica buona e lieta notizia. Non una parola o un cenno sul significato della adozione di un manto che copre il corpo di una donna, lasciando solo gli occhi visibili (e talvolta nemmeno quelli) o di un velo, unitamente ad un abbigliamento che copre tutto il corpo, che anche questo lascia scoperti solo gli occhi. La chiusa dell’articolo lascia persino intravvedere come la noiosa e ripetitiva giornata di una cassiera di supermercato possa essere alleviata dal diversivo offerto da una sua simile completamente invisibile. So benissimo che, nell’assordante silenzio della sinistra, solo le voci leghiste e della destra risuonano, nel segno del razzismo e dell’indifferenza verso i diritti delle donne, pur usando queste per segnare il terreno nel nome della religione di stato, che qui da noi è quella cattolica. So però altrettanto bene che l’accoglienza delle presunte ‘differenze’, quando si tratta di donne e del loro corpo, è segnata in modo pesante da logiche che non sono di certo quelle della democrazia e del rispetto, ma sono sempre ossequio al mercato e all’opportunismo. Lo dicevamo quando si ammantava una guerra come liberatoria per le donne in burka. Però non ci sono molte reazioni quando alle ricche signore degli Emirates è stata con gioia riservata senza ingresso agli uomini una bella fetta di spiaggia vicino a Rimini, perchè le signore erano islamiche integraliste ricche e paganti. Ho visto a Milano, alla stazione centrale, una donna completamente velata e con gli occhi appena visibili tenuta da un gruppo di uomini con una corda al polso, senza che nessuno dicesse nulla. Sono stata gentilmente avvicinata da un uomo con la barba, al cui fianco stava una donna in burka, che mi ha chiesto indicazioni stradali, come se nulla fosse. Mi chiedo se è questa la società che vogliamo: quella in cui ogni scelta, ogni ideologia, ogni ‘differenza’ è la benvenuta senza alcun dibattito e senza alcun confronto, specialmente se queste ’scelte’ e ‘differenze’ ricadono sui corpi delle donne. Mi chiedo se sia giusto, e se generi giustizia, un atteggiamento di relativistico rispetto per ogni scelta, senza una riflessione attenta sugli effetti sociali e politici delle conseguenze che ogni scelta provoca. Lo facciamo sull’esposizione dei corpi di donne nella tv, perchè taciamo sui significati della copertura del corpo delle donne islamiche? L’attivista femminista iraniana Namazie ha scritto che senza dubbio ci sono tante posizioni e ideologie politiche, ma che non tutte esprimono visioni del mondo improntate alla giustizia. Cita come inique il nazismo, il fascismo e l’integralismo religioso, in tutte le tre grandi religioni rivelate.
    L’algerina Minouna Hajam, attivista femminista nella banlieu parigine, ha scritto circa le critiche da sinistra e da parte di alcune femministe contro la legge francese che non permette i simboli religiosi nella scuola (velo, kippa e croce):”Con le femministe avevamo scommesso il trionfo della modernità sull’ignoranza. Dobbiamo ammettere di esserci sbagliate e le donne sono rimaste intrappolate.Non eravamo fanatiche di una legge perchè sappiamo per esperienza che una legge non risolve nulla. Ma le diverse leggi contro il razzismo pur non abolendolo permettono alle vittime di difendersi. Se la maggioranza della gente si interroga sulla proibizione dell’escissione della clitoride è perchè la legge proibisce questa pratica. In questo senso pensiamo che la legge per la laicità protrebbe rivelarsi una stampella per le donne e le ragazze che rifiutano le idee integraliste.” Quello che penso è che l’indulgenza ‘curiosa’, o l’indifferenza su questi argomenti sia ancora più dannosa del razzismo, perchè le uniche voci che si levano sono poi appunte quelle razziste. Vogliamo che anche qui in Italia, come già in inghilterra e Canada, si affianchino alla legge dello stato quella della sharia? A quel punto, travolte dalle benedizioni di ogni uomo e donna di integralista fede (qualunque fede) tutte saremo travolte. Pensiamoci.

  31. Marco scrive:

    Grazie Lorella.
    Io l’ammiro molto, l’ho detto spesso anche nel forum.
    Purtroppo quando l’ideologia (anche quella femminista) prende il sopravvento è praticamente certo che si producano guai.
    L’articolo di Monica Lanfranco è veramente bello e soprattutto evidenzia il coraggio di una donna che si rende conto di cosa voglia dire permettere in uno Stato occidentale usi che persino in molti Stati arabi sono considerati integralisti. Il burqa ha cominciato ad essere usato nel 1900 in Afghanistan.
    Secondo me alla base di questo atteggiamento vi è un’errata concezione di libertà e integrazione. La libertà non è un fine né qualcosa per raggiungere la quale bisogna dimenticare se stessi. Libertà significa possibilità di scelta secondo pari opportunità nel limite del rispetto della legge. Integrazione non significa sviluppo di comunità chiuse e parallele, isolate l’una dall’altra. Integrazione significa incontro, rispetto e comprensione reciproca, consapevolezza di abitare sullo stesso terreno, di essere comunità.
    La nostra legge proibisce di andare in giro senza farsi riconoscere. Per questo va vietato il burqa. Si può raggiungere un compromesso arrivando a sostituirlo con lo chador ma non di più.
    Altrimenti poi come si fa ad incriminare il padre integralista che, applicando alla lettera la legge tribale della sua comunità di appartenenza, ammazza la figlia rea di aver frequentato un infedele?
    Ormai però queste idee sono impronunciabili, anche a sinistra. Non esiste più la sinistra. Non è più nulla. L’hanno spazzata via i liberal e i burocrati. Ormai quello che è rimasto è un insieme strambo di intellettualoidi che si rifugiano nel diritto e nell’individualismo più assurdo e sfrenato perché non sono più capaci di analizzare liberamente questa società e di criticarla. Non hanno idee, solo il dogma della libertà assoluta, ultima illusione patetica. Per le elezioni si coalizzano, fanno la voce grossa, perdono e quando Silvio ha bisogno ecco che arriva il burocrate di turno a dargli una mano. D’altra parte stanno tentando di sopravvivere a sé stessi. Che si può fare?

  32. pan scrive:

    Le leggi servono ma devono essere formulate e applicate da individui evoluti. Leggi che proteggano i minori (siano questi vittime o carnefici) comportano l’assunzione di responsabilità da parte degli adulti: il caso di Milano a questo link spiega come le cose possano migliorare se ci si pone nell’ottica giusta (per inciso vorrei far notare che quella della sentenza citata è la posizione sostenuta da decenni da una delle maggiori psicoanalisti viventi, Alice Miller):
    http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_04/ferrarella_milano_tribunale_2afaccb8-1154-11df-806e-00144f02aabe.shtml

    Leggi che proteggano gli adulti, le minoranze, e che impediscano le discriminazioni sessuali e di genere non potranno mai essere formulate da una classe politica come l’attuale italiana, totalmente implosa su sé stessa. In questi casi si riesce solo a imporre regole ferree per arginare i problemi in qualche modo. Proibire è la maniera più comoda e facile per intervenire. Denota arretratezza culturale e paura del diverso. Insomma è il preludio ai regimi dittatoriali.

    L’abito in sé non potrà mai essere un’arma di costrizione, ammenoché non venga imposto: la proposta (legge) del grembiule nero a scuola è imposizione, tanto quanto lo è, se lo è, quella del burqa. Pensare che i colori variopinti degli abiti dei bambini di una classe elementare possano nuocere alla creatività del gruppo è qualcosa di aberrante. Pensarlo per una classe di livello superiore è un insulto all’intelligenza degli studenti. E questa è Italia al 100%.

    Due parole sulla tv. Di ragazze nude in tv io non ne ho viste mai, è vero che la guardo raramente, ma da quanto ho visto sul web, si tratta solo di esposizione gratuita di ragazze in minigonne, minishort e costumi da bagno. Questi abiti di scena un tempo erano ad appannaggio delle artiste, ballerine e showgirl; mentre oggi dilagano beceramente come unica attrattiva televisiva dell’ora di cena (la Chiesa tace perché ha una forma psichica di incoscienza/convenienza). Basterebbe far ruotare i palinsesti mettendo alle 19 quello che va alle 23.30 e tutto si appianerebbe. Qui sopra invece leggo di gente che vorrebbe addirittura mettere sotto processo l’estetica erotica del rock. Provincialismo culturale e vizio del fascismo indotto dalla cultura cattolica. Sarà dura venirne fuori.

  33. Giovanni scrive:

    @ Pan
    Beyoncè, Lady Gaga, Shakira, Madonna sono rock?
    Ma non fare ridere…
    E’ 40 anni che le anime belle come te predicano e i risultati si vedono!
    La Chiesa tace perché ha una forma psichica di incoscienza/convenienza?
    Ma se è dagli anni ‘80 che si è accorta del problema!
    Sarà dura liberarsi delle scemenze come questa tua psicanalisi da osteria!!!

  34. barbara scrive:

    Non mi intendo di musica ma di Chiesa e di religioni sì. La Chiesa non ha alcun progetto di liberazione delle donne e neanche degli uomini. Sul piano legislativo – se abbandonati a loro stessi – abolirebbero il divorzio, il diritto di abortire, la contraccezione. Nelle sedi internazionale in cui il Vaticano siede come Stato non perde occasione per allearsi con gli ambienti più retrivi dell’Islam (di certo Islam) per vietare l’introduzione di leggi che proteggano gli omosessuali e che indichino nell’omofobia un reato perseguibile. Di più, non perdono occasione per proclamare la loro irriducibilità ai preservativi che salverebbero molte vite da tutte quelle malattie sessualmente trasmissibili e spesso – nel terzo mondo – non curabili. A partire dall’Aids. Francamente non si sono accorti del problema sono parte del problema. Opinioni personali, ovviamente.

  35. bitizia scrive:

    in una delle maggiori librerie di Firenze,la libreria Edison,i saggi di carattere storico,sociale
    sulle donne sono collocati nello scaffale “MICROSTORIA “.

  36. Lorenzo scrive:

    @ PAN
    ripeto le tue parole:
    Di ragazze nude in tv io NON NE HO VISTE MAI, è vero che la guardo raramente, ma da quanto ho visto sul web, si tratta solo di esposizione GRATUITA di ragazze in minigonne, minishort e costumi da bagno

    HAI APPENA DISTRUTTO IL LAVORO DI LORELLA

    Mi dispiace per te.

    @ Marco
    Ti ringrazio per il complimento ma non lo merito; ora mi leggo attentamente il testo che mi hai proposto.Grazie:)

  37. pan scrive:

    Giovanni, se vuoi il controtransfert vai dallo psicoanalista. Meglio se donna.

  38. donatella scrive:

    @Lorenzo, fai molto bene a reagire e come donna te ne ringrazio. Però vorrei dirti e dire che il lavoro di Lorella Zanardo non si distrugge tanto facilmente, per fortuna! Ma del resto dicendo “mi dispiace per te”, è evidente che lo pensi anche tu, vero?

  39. Marco scrive:

    @ Lorenzo: grazie di nuovo a te!

    @ Barbara: puoi smentire l’affermazione che chi rispetta i dieci comandamenti l’AIDS non la prende?

    Credo che una ragione per cui la Chiesa si mostri prudente a dare appoggio completo a queste lotte sia proprio la presenza del femminismo ideologico, radical-chic e anti-clericale.

    Poi se dovessero rimettersi a predicare castità e verginità saltereste fuori a dire che sono oppressivi, medioevali, sessuofobici… La vostra è pura ideologia.
    La Chiesa è una delle poche cose serie rimaste in Italia.

  40. pan scrive:

    L’espressione “da quanto ho visto sul web” non è affatto riferita al filmato di Lorella Zanardo, ma a quanto sul web sia possibile vedere di tv. Siamo in molti a conoscere la tv, berlusconiana in particolare, per quanto è possibile scorrerne su youtube. Precisazione credo inutile per la maggior parte dei lettori, ma dato che qui si estrapola faziosamente, resasi necessaria. Peraltro direi che quel “gratuita”, oltremodo riferito all’erotismo becero di tali palinsesti, colloca il mio intervento a favore del documentario della Zanardo. Se poi vogliamo continuare a questo gioco, prego. Può essere che l’esercitazione retorico linguistica porti comunque avanti piuttosto che indietro.

  41. eva scrive:

    @Lorenzo, Marco: qui dentro qualcuna è cattolica, qualcun’altra non lo è e non sarà certo convinta da voi a diventarlo – più facile il contrario. Di questo passo ci direte che la colpa delle tette in TV è delle femministe – e della minigonna, e del grammofono, come diceva il buon Troisi.
    Ma per piacere.

  42. safaby scrive:

    La mia compagna ed io guardiamo raramente la televisione, poche sono quelle che si muovono come soggetti attivi, per non parlare del fatto che le lesbiche non sono rappresentate, come se non esistessimo, invece votiamo, lavoriamo, viviamo, certe volte ci sono i gay, ma anche quelli sono uomini, spesso anche di potere, grazie per questo documentario.

  43. giada scrive:

    ciao, sono Giada e ho 20 anni! Vorrei fare prima di tutto i miei complimenti hai realizzatori del video. Il messaggio è chiaro e significativo…quindi se non si ammette lo squallore in cui è caduta la televisione (ma si potrebbe dire ogni tipo di mass media) vuol dire che ancora una volta non vogliamo essere sinceri con noi stessi e infatti….non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire! Vorrei però fare un appunto che può essere condiviso oppure no! Nel video si fa ben capire che la visione della donna dal passato a oggi è sempre la stessa….è vero la donna è sempre stata, ed è tuttora, vista come oggetto del mercato, che affainca macchine sportive, birre, sport…in modo assolutamente provocante e allusorio nei confronti dell’uomo…ma la drammaticità della stupidità umana stà nel dopo ribellione delle stesse donne che non volevano più essere viste come puro oggetto di desiderio verso l’uomo. La ribellione che io stessa definirei giusta si è andata a perdere in una bolla di sapone (forse perchè si era perso l’obiettivo della battaglia…oppure solo perchè i valori inseriti nella battaglia stessa erano solo superficiali). Così ora ci ritroviamo al punto di partenza ma con un ulteriore punto a nostro sfavore…avevamo la possibilità di fare qualcosa e l’abbiamo sprecata…in che modo??? Diventando ad immagine e somiglianza del mercato e dell’uomo ignorante (per fotuna non tutti sono così)! forse mi sono persa nel discorso…ihihihih…a volte mi capita…quello che voglio dire è semplicemente che oggi più di prima le donne che entrano nel nostro schermo entrano in quel modo perchè VOGLIONO essere così…perchè si sentono più apprezzate senza capire che in primis bisogna apprezzare se stessi….non si può far del bene se non ci si vuole bene….spero solo che attraverso questo video
    qualcosa, qualcuno o qualche pensiero si smuovi…anche nel piccolo….la speranza c’è sempre…perchè non posso accettare che la nostra società cresca persone inculcando una visione della donna così squallida volgare e ignorante…..le OCHE ci sono (ci sono sempre state)…ma non tutte lo sono! Grazie!

  44. Marco scrive:

    @ Eva:
    la colpa non è nemmeno dei cattolici se è per questo.
    Si dà il caso che, specialmente nel forum, si respira un’aria radical-chic, ideologica, femminista nel senso speculare di maschilista. Tant’è che è sopravvissuto un solo uomo.
    Io tendo più al catto-comunismo e credo che la mia posizione sia più proponibile in Italia rispetto al laicismo esasperato che tra l’altro non risolve i problemi; non li risolve perché non è capace di andare in profondità e finisce solo con il dare soluzioni tecniche o permissive. Il tuo matrimonio va male? Divorzia. Non vuoi il bambino? Abortisci. Vuoi drogarti? Ti costruiamo le stanze apposite. Non ce la fai a dare un senso alla sofferenza? Ti aiuto a suicidarti. La donna musulmana vuole/deve portare il burqa? Prego. Sono solo i crocifissi a dar fastidio, guarda un po’.
    Io non voglio convincere nessuno. Credo fermamente che occorra liberarsi delle ideologie e pensare una società che sia più a misura di persona umana, donna e uomo, nel lavoro, nella famiglia e nella società.
    Esponi le tue idee e rispetta gli altri.
    Grazie!

  45. barbara scrive:

    Non trovo elitaria la divisione dei temi di cui ciascuno/a sceglie di occuparsi. L’importante è che lo faccia con serietà e in profondità. Come ha già detto Zauburei: siamo tanti e nessuno può occuparsi di tutto. Se ciascuno lavora bene su qualcosa e ne condivide i frutti, si compie comunque un passo avanti. Anche lo stesso documentario sul corpo delle donne – per esempio paradossale – potrebbe essere percepito come elitario da chi si occupa di povertà urbana estrema. Ma non è così: sono due ambiti diversi che si arricchiscono l’un l’altro e non si escludono. A parer mio l’iniziativa di Repubblica non era una cattiva idea – non importa quante sono le donne che in Italia girano col burqua – e mirava più a testare le reazioni delle persone che a prendere di petto l’incrocio di etiche che questioni come il burqua sollecitano. Sempre a titolo personale, trovo un po’ irritante, quando si parla dell’uso delle donne nei media, mettere sempre davanti i bambini e/o gli adolescenti: non mi piace vedere una donna legata sotto un tavolo a qualunque ora vada in onda il programma. E l’ora in cui viene trasmesso non ne modifica il senso del messaggio. Direste voi che un programma con contenuti razzisti è meno grave perché trasmesso a tarda notte? Ultima precisazione. Nella libertà di ciascuno di coltivare i propri intimi convincimenti trovo che questa lamentazione continua del presunto eccesso di strumenti intellettuali per l’analisi di quanto ci circonda sia reazionaria.

  46. Serbilla scrive:

    Supporre, cercare e affermare un senso speculare tra maschilismo e femminismi è un’azione intellettualmente, storicamente e filosoficamente disonesta, oltre che da ignoranti, nel senso che si ignora qualcosa nello specifico i movimenti femministi e la storia delle donne.

    Il maschilismo è una forma di razzismo, è ciò che produce questa televisione, è ciò che produce lo sfruttamento della prostituzione, è ciò che produce gli stupri, è ciò che produce l’asimmetria economica e sociale tra donne e uomini, è ciò che produce il massacro dei diversi e la violenza su bambini e bambine.

  47. Marco scrive:

    Serbilla: io non sono un maschilista.
    Non sono nemmeno femminista. Non mi piacciono gli -ismi.
    Non per questo stupro o ritengo giusto che le donne siano retribuite inferiormente rispetto agli uomini!!!
    Il discorso donne e media è più complesso: c’è di mezzo la libertà di quelle donne!!! Lo volete capire o no???
    Nessuno ha obbligato quelle signorine a fare quello che fanno. Lo hanno scelto. Io non le giudico né so dirti quanto peso abbia la loro scelta consapevole rispetto ai condizionamenti familiari e culturali; però: ci vogliamo domandare PERCHE’ si fa quest’uso del dono splendido della libertà e della femminilità? Uomini e donne ovviamente.
    Quello che produce questa televisione è prodotto anche dalle donne!!!
    Lo stesso vale per la prostituzione. C’è una prostituzione forzata e c’è una prostituzione liberamente scelta. Non si può dare la colpa agli uomini o al maschilismo e pensare di risolvere tutto. Occorre capirci meglio vicendevolmente. Questo non è possibile se non ci si fida l’uno dell’altro.

  48. donatella scrive:

    Ritengo pesantemente offensivo il paragonare il maschilsmo al femminismo e ringrazio Serbilla per aver specificato così bene la differenza fra un sistema di dominio, il maschilismo, e un percorso di libertà, il femminismo. Spero che Marco prenda rapidamente atto che per rispettare gli altri è necessario esporre le proprie idee dopo averle seriamente confrontate con dati, contenuti e pratiche che a lui sono evidentemente estranei e forse intrinsecamente estranei. La tua estraneità, Marco, ne produce altrettanta di riflesso: mi risulta estraneo il tuo punto di vista che mi appare quello di chi non ha la minima intenzione di analizzare le proprie convinzioni alla luce di quanto qui si espone: non è sovrapponendo qualcosa a qualcos’altro che si produce una crescita comune; non è utilizzando strumentalmente contenuti che non ci appartengono che si può addomesticare un punto di vista al proprio.
    Inutile anche accusare di essere in preda ad ideologie chi non lo è sperando, forse, di trascinare il livello del dibattito verso il basso.

  49. marco scrive:

    a noi uomini non piacciono le grasse, inutile fare 1000 commenti

  50. pan scrive:

    - – “Direste voi che un programma con contenuti razzisti è meno grave perché trasmesso a tarda notte?” – -
    Sicuramente no. Ma qui si entra nello specifico degli eccessi, appunto razzisti. Non possiamo però negare che l’attuale impostazione oraria dei palinsesti tv sia funzionale al rimbambimento progressivo delle masse, con o senza eccessi razzisti da bandire a priori.

  51. ilaria scrive:

    Mi sembra di poter dire che questo post ha provocato, più di altri, interventi tra loro in contrasto. A me piace di solito trovare i punti di accordo. Comincio da Lorella, con la quale sono d’accordo sul fatto che è perlomeno inquietante il modo in cui la stampa non parla dell’umiliazione della donna sulla tv italiana, ma si butta a parlare di burqa. Detto questo, c’è modo e modo di parlarne, c’è ad esempio il modo in cui ne stiamo parlando ora, rendendo sempre più chiare, almeno per me, le diverse forme di strumentalizzazione fatte sul corpo e sul velo delle donne (dalla politica razzista, che vuole reprimere fingendo, per me, di proteggere, ai giornali che trattano in modo superficiale temi spinosi e sono sempre pronti a distrarsi e distrarre da questioni che, se affrontate, aprirebbero poi la strada anche a un modo diverso di affrontare anche la “questione del burqa”, fino a certe effettive contraddizioni della politica, soprattutto di sinistra, riguardo non solo il burqa, ma soprattutto la situazione della donna in Italia e sui media in particolare – il silenzio di Repubblica in questo caso mi sembra illuminante).
    Detto questo, non vedo disaccordo tra le preoccupazioni di Lorella e le posizioni di Zauberei e Barbara. Non vedo “ideologia” o intellettualismo, radical chic o meno. Vedo persone che stanno male come persone e come donne di fronte a certe forme di sopraffazione, e si domandano con grande onestà intellettuale se ci sono altre posizioni da valutare, se relativizzare le nostre posizioni non sia la cosa da fare prima di lanciarsi a proporre soluzioni. Ascoltare.

    Ho detto relativismo. Qualcosa che io non vedo negativamente, qualcosa che io contrappongo al fondamentalismo. Credo che ci sia anche della casualità (un incontro a Bologna di cui non so nulla)ma non solo, almeno non credo, nel fatto che si sia finiti a parlare di religione cattolica dopo essere partiti dal burqa. Mi hanno colpita alcuni riferimenti nell’intervento di Lorenzo al fatto che le donne nude e le scene di sesso ci sarebbero dovunque nelle tv di parecchi paesi e che nell’incontro in questione si sarebbe accusata la Chiesa di latitanza su questi temi in Italia, e che insomma alla tv per così dire berlusconiana non si potrebbe attribuire troppa responsabilità perché altrimenti non si spiegherebbe il dilagare del sessismo e della violenza sulle donne in paesi che hanno (perché ce l’hanno) una tv diversa. Cercherò di essere breve, ma proprio per questo un po’ imprecisa. (E mi scuso con Lorenzo se nella fretta ho male interpretato alcune sue interessanti obiezioni).

    Sulle donne nude devo difendere Pan, le cui posizioni conosco bene. Il problema non è la nudità o il sesso (poi anche qui ci sarà da specificare, ma insomma), il problema è l’umiliazione. Una donna può essere umiliata, e sulla tv italiana lo è, anche e soprattutto vestita e in scene non di sesso. E questa umiliazione ha delle ricadute sulla nostra società. La tv italiana è diversa e ha un peso diverso. Tanti anni fa, dopo un anno passato all’estero, mi è stato quasi impossibile comunicare con chiunque per un po’ perché mi ero persa “Quelli della notte”. La tv pervade la cultura dell’italiano medio, che guarda pochissimi canali e su di essi forma la propria opinione e visione del mondo, e politica. E’, a mio giudizio, una sorta di piazza di provincia. Purtroppo. In metropolitana si sente gente parlare di personaggi televisivi (anche di fiction) come se fossero i vicini di casa.
    Sulla “latitanza” della Chiesa. E’ questione complessa, e questa sì spinosa. Tristemente, mi viene da pensare, è proprio perché purché non ci siano nudi e scene di sesso, il resto… il resto è relativo. Un’amica mi ha raccontato della puntata dell’Infedele di lunedì scorso, che purtroppo ho perso. Si parlava di tv ed è venuta fuori la storia di un partecipante al Grande fratello che tradisce la compagna in diretta, compagna che se ho capito bene se ne sta a casa col figlio del suddetto che deve essere tenuto ben lontano dalla tv per non vedere. Però, mi domando io, altri bambini vedono, purtroppo, come,soprattutto, tanti adulti maschi e femmine. E io ci vedo una grande umiliazione per tutti nel fatto che roba del genere possa essere anche solo pensata e poi trasmessa, lasciando perdere qualunque ipotesi sulla spontaneità. Se i due fossero sposati, in chiesa magari, si direbbe qualcosa? Ma non lo sono. Furbi, i produttori. Quali valori sono offesi da questo tipo di tv? Per me quelli laici del rispetto dell’altro, indipendentemente da preferenze religiose o sessuali, così come dal colore della pelle. Sui quali però credo ci sia una certa possibile convergenza.
    Dunque, per non essere fraintesa, specifico come ultima cosa che per me è importantissimo che si trovino punti di contatto (e sono certa che ci sono), conosco tanti cattolici che sono d’accordo con me, e che con me condividono uno spirito laico per quel che riguarda la politica. Quello che sta ancora succedendo sulla questione Boffo, però, che aveva criticato una certa mercificazione della donna e una certa spudoratezza del potere che qualcosa con quel che succede in tv hanno a che fare (ne ha scritto recentemente proprio Lerner) sembrerebbe indicare, a me, chiaro, che un certo silenzio non è privo di significato e di problemi. Poi è senz’altro una questione ben più complessa e probabilmente è meglio lasciarla perdere qui.
    D’altra parte, da laica, se potessi scegliere, preferirei silenzio da parte della Chiesa come istituzione su questo come su altri temi della politica, mentre tanto piacere mi farebbe lottare insieme a una moltitudine di persone di tutte le religioni in difesa della dignità delle donne.

  52. Lorella Zanardo scrive:

    @ilaria
    vorrei essere sempre d’accordo co n tutti ma non mi è possibile.
    ritengo il dedicare ampio spazio al tema del burqa ANZICHE’ all’uso del corpo in tv, un fatto elitario preoccupante che contraddistingue un certo tipo di sinistra oggi.
    Ritengo anche per lo meno strano che tre non addetti ai lavori come marco cesare ed io siano stati i primi e unici a dedicare tempèo ad un tema così grave. Dov’erano i giornalisti? Dov’è un’indagine seria su qs tema? Palrare di burqa crea forse meno problemi che parlare della mercificazione del corpo delle donne?

  53. Serbilla scrive:

    marco 7 febbraio 2010, 02:32 : a noi uomini non piacciono le grasse, inutile fare 1000 commenti
    La cosa più bella dei troll è che ci mettono pochissimo per uscire fuori.

  54. Marco scrive:

    Anzitutto io non sono il Marco dell’ultimo commento sulle donne grasse. Trovo che questo tipo di azione, se fatta volontariamente, sia l’opera di un poveretto che alle due di mattina non ha di meglio da fare.

    @ Donatella: da quando ti leggo non ho mai capito cosa dici. Sarà che sei intellettuale oppure che in fondo non dici nulla…

    Per spiegare cosa sia l’ideologia femminista speculare al maschilismo basta vedere l’argomento del forum intitolato “nella salute e nella malattia” dove l’intervento della signora Zanardo che ha osato dire che la donna è presente nelle faccende importanti della vita (far nascere e accudire) ha suscitato le proteste di chi in queste parole vede la riproposizione del modello antico di femminilità!
    Se non basta questo è sufficiente osservare questo post. Credo che il messaggio della signora Zanardo sia: “Uniamo le nostre forze. Occupiamoci di ciò che è urgente!” eppure c’è chi protesta e le dice che non è vero che è elitario…
    La verità è che ognuno difende il suo dogma e quindi anch’io mi adeguo.
    Qui c’è gente che appena avverte qualcosa di lontanamente cristiano o tradizionale reagisce in modo scomposto ed offensivo.
    Si rischia di perdere alleati e alleate preziosi.
    Lo voglio ripetere: il rapporto donna-massmedia è complesso perché c’è di mezzo la libera scelta delle donne e nella famosa puntata di Lerner citata da Ilaria si è visto che la principale selezionatrice di casting in Mediaset guarda caso è una DONNA (GIANNA TANI). Perché non si ribellano? Possibile che sia tutto spiegabile a suon di maschilismo e condizionamento?
    Voi continuate a farmi prediche ma io sono del tutto immune alle grechine, alle veline, alle letterine e non mi sarei mai sognato di mettere una donna dentro una scatola di plexiglass o di fare le battute di Teo Mammucari.
    Evidentemente la signorina che ha accettato deve avere i suoi motivi. Quali? Capirlo può aiutare nella battaglia che si sta conducendo.
    Perché sono circa 20.000 le ragazze che tentano il concorso per diventare velina? Quante sono quelle che non ci provano nemmeno solo perché semplicemente non si sentono abbastanza belle?

  55. barbara scrive:

    Gentile Lorella,
    questo è il suo blog quindi – metaforicamente – casa sua. Come ospite le regalo una bottiglia di vino e una rosa, prima di uscire definitivamente dalla porta. Il suo lavoro è importante e bello, tuttavia lei disprezza quello altrui bollandolo come elitario. Neanche il buon Mosè scendendo dal monte Sinai è stato così assertivo! A mio modestissimo avviso tale atteggiamento verso ciò che lei qualifica come elitario – mi pare di capire tutto quanto non sia il suo lavoro o poco altro – inficia non la bontà delle sue tesi ma la possibilità che la sua riflessione possa intrecciarsi con quella di altri/e. Ha prodotto un buon documentario, ha aperto una discussione importante e proficua. Stia serena… se ci sono altri che desiderano indagare altri aspetti della vita delle donne o altri saperi, la sua ricerca non ne uscirà sminuita. Se poi posso permettermi un piccolo consiglio di stile – anche se ciascuno coltiva i suoi vezzi – la smetta di digitare “qs” al posto di “qualcosa” o “qualcuno”. Non la rende popular, solo buffa.

  56. ilaria scrive:

    @Lorella Certo, molti meno problemi. Come ho detto all’inizio, io sono d’accordo con te, è una deviazione dell’attenzione, è un fingersi attenti alla questione femminile parlando di altro, dell’Altro, e i giornali ci cascano o ci marciano. Quando vivevo all’estero e tornavo in Italia in vacanza mi sembrava di impazzire perché la gente non capiva le mie esclamazioni offese di fronte a donne cornice riprese dal collo in giù. Era una rappresentazione percepita come assolutamente normale. Riuscire a farlo vedere agli altri è impresa straordinaria. Come ho detto tante volte credo anch’io che sia LA questione da affrontare, anche perché è su quella tv e su quella immagine della donna che si fonda (qui è opinione mia personale, chiaro) il linguaggio comune che tiene bloccato politicamente il paese. Forse più ancora che alla tv io sto facendo personalmente attenzione a come i giornali trattano o soprattutto non trattano questi temi, è un po’ il fulcro della mia attenzione. Dunque ribadisco che sulla questione dell’attenzione alla questione femminile e alla rappresentazione delle donne sono d’accordo.
    Non faccio però di ogni erba un fascio dei discorsi che sono venuti fuori sul burqa. Non faccio sconti alla sinistra, il Manifesto stesso non è esente da mancanza di attenzione e da scorrettezze interne verso le donne, ragion per cui sto ancora meditando se rifare l’abbonamento, che intanto non ho rinnovato. Ci sono quelli che parlano del burqa e non del resto, ma c’è anche chi ha commentato la recente attenzione e non poteva non farlo esprimendo posizioni che vedono nel parlare anche (non solo) del burqa un altro modo di fare la tua stessa battaglia. Pochi, senza dubbio. Blogger più che quotidiani e stampa. Ma non dimentichiamo che chi strumentalizza il burqa ventilando certe leggi è anche chi propina da decenni certe immagini di donna. Poi d’accordo anche sul fatto che in Italia abbiamo una priorità e non capirlo fa sì che non si vada da nessuna parte, se non a fondo. Le domande che fai me le faccio anch’io. Non so se mi sono spiegata, io sono con te.

  57. Lorella Zanardo scrive:

    @barbara
    non cerco consenso ma verità.
    prima di uscire dalla porta le sarei grata, veramente senza ironia, se lei e le altre ospiti che condividono la sua rispettabile opinione, svolgessero una piccola ricerca per i lettori del blog:
    quando repubblica o il corriere hanno fatto un ‘indagine articolata e ampia sullo stato della tv italiana? quando hanno fatto un indagine sull’auditel? perchè lei se la prende così tanto? non trova anche lei che sia grave che l’auditel che determina ormai le ns vite, presenti molti punti oscuri che potrebbero essere indagati? o i giornalisti sono in malafede, cosa che non voglio pensare, o hanno un atteggiamento elitario. E forse lei con loro

  58. Serbilla scrive:

    Se è per questo anche quando c’erano i concorsi da impiegati, per 10 posti si presentavano 30.000 persone, e quanti sono quelli che entrano nell’esercito solo perchè non c’è altro da fare? E’ ovvio che le ragazze, cresciute con questa televisione e sapendo che senza fare quasi nulla possono guadagnare di più lo fanno, mi sembrerebbe quasi stupido non provarci! faccio la velina per 3-5 anni mi metto da parte il gruzzoletto e poi via, chi s’è visto s’è visto, il problema non è o non è solo nella ragazza che vuole fare la velina, il problema è nella mancanza di opportunità, nel modo in cui queste vengono trattate, nel fatto che si è passati dall’avere la valletta alle visite ginecologiche in diretta.

    Ma secondo te, tra fare la commessa in un negozio a 300 euro, a nero, al mese, e lavorare in televisione per 3000 euro al mese, con regolare contratto, una ragazza di 20 anni “carina”, magari mentre studia per fare pure altro, cosa sceglie? e la puoi biasimare? io no.
    Chi la fa la televisione? chi decide i palinsesti? chi approva i costumi? chi scrive i copioni? chi dirige la regia? chi dice questo si e questo no?

    Quante sono le donne sopra i 40 con la loro faccia in televisione? quante di queste conducono programmi importanti? non ce ne sono di donne capaci o qualcuno non le vuole perchè potrebbero agire secondo le loro capacità?

    E quindi perchè sei immune dalle grechine che dobbiamo fare, ti dobbiamo prendere ad esempio?
    ____________________________________________________________________
    Non esiste nessun rapporto speculare tra maschilismo e femminismo, il maschilismo è la teorizzazione della violenza sulle donne sui diversi sui bambini e sulle bambine, i femminismi sono movimenti di liberazione ed emancipazione delle donne da condizioni di subordinazione, schiavitù e violenza.

  59. Marco scrive:

    Va bene: femminismo e maschilismo sono due cose diverse. Le femmine non teorizzano la violenza e il dominio come i maschi.
    Se vuoi puoi prendermi ad esempio. Sono fiero dell’essere immune a tutta la schifezza che forse piace a molti uomini.
    Per quanto riguarda il ritratto dell’aspirante velina credo che sia parziale. Numerosissime sono le ragazze liceali, diplomate, universitarie etc… Persone cioè che hanno studiato storia, filosofia, letteratura, storia dell’arte… e che in qualche modo dovrebbero avere strumenti sufficienti per capire che la loro dignità di persona è minacciata dalla richiesta di sculettare, fare la pernacchia e dire fesserie.
    Guarda le giurie: sono fatte da donne: la direttrice di Donna moderna, quella di Io donna, quella di Novellae etc.
    Come ho già detto è un problema culturale, di educazione all’uso della propria libertà e responsabilità.
    Se a 20 anni una donna universitaria o diplomata pensa che il massimo della vita sia guadagnare i 200.000 euro per un anno di velinaggio, conoscere il calciatore e vivere felice e contenta nel mondo favoloso dei VIP è un problema anche delle donne o no? E’ un problema socio-culturale che le riguarda oppure è solo colpa del maschio cattivo? Chi le obbliga?
    Il paragone con i concorsi pubblici è fuoriluogo poiché, quando non sono truccati, i candidati sono esaminati in base alle competenze e quelle competenze servono a costruire e realizzare qualcosa di bello o almeno a mandare avanti l’Italia. All’aspirante velina cosa è richiesto? Che competenza? Cosa realizza con il suo ancheggiare erotico? Nulla se non eccitazione effimera (forse). Perché non se lo chiede la studentessa universitaria aspirante velina?
    Non c’è giudizio nei suoi confronti nelle mie parole. C’è desiderio di far capire che non si può dare la colpa ai maschi e basta. Occorre più profondità, più verità!

  60. Valentina S. scrive:

    Quoto in pieno Serbilla. Cosa c ‘entra la libertà delle veline? Il problema sono i palinsensti e gli autori dei programmi, cosa scelgono di fare. Non è che le veline sono orde di ragazze che invadono Cinecittà armate di machete, si spogliano e entrano con la forza negli studi. C’è qualcuno che ha stabilito quel ruolo nei programmi e loro sono ragazze normali che rispondono a un casting, punto. Pare banale, ma a questo punto si deve precisare tutto.
    Si dimentica che la TV italiana attualmente censura l’immagine della donna come persona, della donna che ha qualcosa da dire, della donna con le rughe, ecc.. E’ questo che manca quasi del tutto in TV, mentre si mostra ossessivamente la donna-oggetto sessualmente allusiva e spesso umiliata. Se questo fosse avvenuto ad esempio per i neri, posti in ruoli di serie b nelle trasmissioni, decorati come a Carnevale e sottoposti a battute umilianti, chiunque avrebbe parlato di razzismo e nessuno a vrebbe invocato la libertà del singolo nero che si faceva ridicolizzare. Quando si tratta delle donne, chissà perché, non è più razzismo e discriminazione e nessuno si scandalizza.

  61. donatella scrive:

    @Marco!
    Sai che non sono affatto sicura che tu non capisca quello che dico?!!!

  62. Lorenzo scrive:

    Mi riaffaccio giusto per un breve commento; spesso quando parliamo usiamo le stesse parole ma dando ad esse un significato che riflette un po’ la nostra storia e la nostra esperienza.
    Mi riferisco al significato che diamo a due parole molto importanti:
    1)dignit
    2)libert
    Cosa vuol dire per una donna essere umilata in TV? Fare qualcosa che non si vorrebbe fare? Eppure penso che le donne in TV, le letterine, veline, ect…intendo, sanno benissimo cosa faranno in un programma..non sono obbligate. Vi è certamente la questione di una TV che ha deformato le giovani generazioni…ma non è solo merito della TV.
    Se si accetta questa umiliazione perchè è remunerativa non posso difendere questa scelta. Non si tratta di madri di famiglia che devono mantenere 4 figli…sono ragazze che vogliono tutto senza fare niente.
    è proprio il concetto di dignità di se stessi che è saltato.
    Di conseguenza parliamo di difendere le donne dall’umilazione nonostante quelle stesse donne che sono in TV abbiano accettato tale umiliazione.
    (PROPOSTA A LORELLA ZANARDO: PERCHè NON INTERVISTA QUALCUNA DI QUESTE POVERE RAGAZZE CHE PASSANO IN TV E DI CUI NON RICORDIAMO CHE LE MISURE?SAREBBE MOLTO INTERESSANTE CAPIRE PERCHè LO FANNO)

    2) Ecco quindi il concetto di libertà….noi vogliamo difendere la dignità delle donne….ma qui parliamo di donne che hanno liberamente scelto una certa strada. Non parlo di casi estremi…mi riferisco a quei tanti esempi citati in altri commenti in cui si sottolinea la volontarietà di certe scelte.
    Un esempio? Alba Parietti..o peggio ancora la contessa De Blanc (ditemi voi dove è la necessità per quest’ultima di umiliare pubblicamente non solo se stessa ma tutte le donne)
    Ecco quindi che siamo noi a definire che essere liberi non significa fare tutto quello che ci pare. Che pagarsi l’università facendosi trattare peggio di un qualsiasi imbecille è tutt’altro che innocuo…per se e per le altre donne. L’umiliazione fisica e intellettuale se volontaria è qualcosa di non giustificabile.
    Qui parliamo della dignità di persone che la proprio dignità non sanno neanche cosa sia….e lo stesso capita per molti ragazzi e ragazze ben più giovani.

    Non so se sono stato chiaro ma vorrei solo ribadire che parliamo di concetti molto importanti di cui però spesso non approfondiamo il significato.

    E qui sono provocatorio….sulla base di cosa noi giudichiamo il burqa? Mi spiego…noi definiamo il frutto di un’altra cultura come lesivo della dignità della donna…quando in realtà penso che sia nato proprio per, in un certo senso, evitarle dei problemi (non so se qualcuno di voi abbia mai passeggiato per le vie di certi paesi medio-orientali o ancora più orientali: vi consiglio, se siete donne, di non girare da sole e di evitare certi orari….sapete com’è, hanno dei comportamenti un po strani).
    Ora è chiaro che non condivido l’uso del burqa..ma l’ho usato solo per ribadire che, anche se inconsapevolmente, noi abbiamo un concetto della dignità dell’uomo e della donna che è giustamente altissimo..ed è superiore a quello di altre culture, altrimenti non avremmo alcun diritto per criticare le loro abitudini o i loro vestiti.

  63. bernardo scrive:

    Penso che se in italia è vietato girare con il volto coperto la legge valga per tutti …senza farne bandiere politiche o religiose pretestuose, ma solo per dare un appiglio legale alle donne islamiche che il burqa o altre peggiori follie integraliste e patriarcali non vogliono più subirle.
    Grazie per il video, di repubblica e di cert* giornalist* che dire …alla fine fanno parte di questo sistema ed è più facile farsi un giro per milano con il burqa che un’inchiesta graffiante sull’uso del corpo femminile e poi …magari c’è una pubblicità di questo tipo nella pagina a fianco!
    Dei molti commenti che ho letto condivido quello che scrive monica lanfranco della rivista onlinea MAREA, di cui riporto l’ultima parte:
    “Ho visto a Milano, alla stazione centrale, una donna completamente velata e con gli occhi appena visibili tenuta da un gruppo di uomini con una corda al polso, senza che nessuno dicesse nulla. Sono stata gentilmente avvicinata da un uomo con la barba, al cui fianco stava una donna in burka, che mi ha chiesto indicazioni stradali, come se nulla fosse. Mi chiedo se è questa la società che vogliamo: quella in cui ogni scelta, ogni ideologia, ogni ‘differenza’ è la benvenuta senza alcun dibattito e senza alcun confronto, specialmente se queste ’scelte’ e ‘differenze’ ricadono sui corpi delle donne. Mi chiedo se sia giusto, e se generi giustizia, un atteggiamento di relativistico rispetto per ogni scelta, senza una riflessione attenta sugli effetti sociali e politici delle conseguenze che ogni scelta provoca. Lo facciamo sull’esposizione dei corpi di donne nella tv, perchè taciamo sui significati della copertura del corpo delle donne islamiche? L’attivista femminista iraniana Namazie ha scritto che senza dubbio ci sono tante posizioni e ideologie politiche, ma che non tutte esprimono visioni del mondo improntate alla giustizia. Cita come inique il nazismo, il fascismo e l’integralismo religioso, in tutte le tre grandi religioni rivelate.
    L’algerina Minouna Hajam, attivista femminista nella banlieu parigine, ha scritto circa le critiche da sinistra e da parte di alcune femministe contro la legge francese che non permette i simboli religiosi nella scuola (velo, kippa e croce):”Con le femministe avevamo scommesso il trionfo della modernità sull’ignoranza. Dobbiamo ammettere di esserci sbagliate e le donne sono rimaste intrappolate.Non eravamo fanatiche di una legge perchè sappiamo per esperienza che una legge non risolve nulla. Ma le diverse leggi contro il razzismo pur non abolendolo permettono alle vittime di difendersi. Se la maggioranza della gente si interroga sulla proibizione dell’escissione della clitoride è perchè la legge proibisce questa pratica. In questo senso pensiamo che la legge per la laicità protrebbe rivelarsi una stampella per le donne e le ragazze che rifiutano le idee integraliste.” Quello che penso è che l’indulgenza ‘curiosa’, o l’indifferenza su questi argomenti sia ancora più dannosa del razzismo, perchè le uniche voci che si levano sono poi appunte quelle razziste. Vogliamo che anche qui in Italia, come già in inghilterra e Canada, si affianchino alla legge dello stato quella della sharia? A quel punto, travolte dalle benedizioni di ogni uomo e donna di integralista fede (qualunque fede) tutte saremo travolte. Pensiamoci.”

  64. eva.t scrive:

    Credo che il motivo per cui la questione del burqua riscuote tanto successo è che in fondo è qualcosa che non ci riguarda.
    Cioè è facile pontificare di libertà o di non libertà quando di mezzo c’è una straniera da cui difendersi o da “salvare”, a seconda delle convinzioni politiche in gioco.
    Resta di fatto, secondo me, che il burqua e anche lo chador “scandalizzano” gli occidentali in quanto dimostrazione effettiva della diversità.

    Per questo politici, trasmissioni e giornali ci marciano sopra. Ma questo non toglie che ci siano persone che con la realtà dell’immigrazione hanno a che fare, che di queste donne si interessano e non a livello superficiale. Che sul burqua e sul niquab come elementi culturali si interrogano. Si parla di leggi che andrebbero a influire sulla vita di persone non italiane, che vivono in Italia, non è una realtà così distante alla fine.

    Chiaro che personalmente non posso vedere positivamente l’uso del (o della) burqua come simbolo di controllo e sopraffazione del maschio. Ma non posso non condividere i timori di chi ritiene che vietare per legge il burqua implichi di fatto la reclusione in casa per queste donne.

    Il fenomeno del velinismo al contrario porta ad interrogarci sui nostri valori, sulla nostra società. E’ difficile sottrarsi di fronte a ciò che viene osannato pubblicamente. Non credo sia solo un problema di guadagno, ma credo sia che il denaro è più importante del lavoro, che la popolarità è più importante dell’immagine. Non importa se si viene considerati stupidi o superficiali, non importa se si è oggetto di critiche pesanti, l’importante è essere in televisione, essere riconosciuti e riconoscibili, essere ritenuti ammirati ed invidiabili. Non so, forse questo bisogno nasconde un estremo, generazionale bisogno di conferme…

    Mi scuso per la lunghezza del commento.

  65. Valentina S. scrive:

    @Lorenzo
    La questione in gioco, a mio avviso, non è l’umiliazione della persona “velina” ma l’umiliazione del genere femminile che traspare da quel tipo di immagine di donna in TV (svestita, presa in giro, muta, ecc..) .E’ così difficile da capire? Ho fatto anche l’esempio di una TV che raffiguri in ruoli minori e vesti da “buon selvaggio” i neri ad esempio. Ci si focalizzarebbe sui neri che si prestano al gioco, o sul razzismo della TV italiana? Io proprio non capisco se ci è o ci si fa, scusate, a focalizzarsi sempre sulle veline come persone. Qui il problema non è maschietti cattivi o femminucce cattive. C’è un problema molto più complesso ed è quello delle scelte fatte dagli autori e dalle autrici dei palinsesti e dei programmi TV. Scelte che penalizzano e denigrano l’immagine della donna in quanto genere. E’ a una TV migliore che mi pare guardi il progetto di Lorella Zanardo e dei suoi collaboratori.

  66. Marco scrive:

    C’è anche il problema delle donne, spesso diplomate e laureate, che accettano di buon grado di agitare il culetto tangato; c’è anche il problema di un’Ornella Muti con due pomelli al posto degli zigomi e una faccia al limite tra la maschera e la deformazione mostruosa. Nessuno le ha chiesto di conciarsi così e sono sicuro che non piaccia al 99% degli uomini. Allora perché lo ha fatto? Non sto criticando la chirurgia estetica quanto il suo abuso. Cosa vuole dimostrare con quegli zigomi?
    Quoto in pieno eva.t: ha dimostrato di cogliere la necessità di riflettere su noi stessi, sui nostri valori, su ciò che davvero vogliamo dalla vita.
    Grazie eva.t!

  67. laura a. scrive:

    Marco: “nessuno le ha chiesto di conciarsi così”….sei proprio sicuro? pensi che sia una “libera scelta”? hai mai provato ad immaginare le pressioni che possono esserci dietro una cosa del genere?
    pensi che se una persona fosse davvero libera di scegliere (ma libera veramente, per dirla con Finardi) si sottoporrebbe alla sofferenza fisica di un intervento chirurgico per motivi non di salute?
    come già ribadito più volte, oggetto di critica non sono le scelte dei singoli, ma il contesto che le limita.

  68. Lorella Zanardo scrive:

    @laura a. @marco
    d’accordo con Laura. E’ però difficile da capire per gli uomini, e lo capisco, proprio perchè non stanno “nei ns panni”. Il commento di MArco è il piu diffuso nei dibattiti dove faccio un gran lavoro di innalzamento del livello di consapevolezza su qs tema. Andare in giro oggi con la propria faccia richiede un coraggio da leonesse; e se lavori nello spettacolo, doppio coraggio.

    Bisogna lavorare sul contesto, come dice Laura a.

  69. Lorenzo scrive:

    Cara Lorella Zanardo,
    lei parla di innalzare il livello di consapevolezza sul tema del corpo delle donne. Ci racconta che la TV (in cui non si parla mai di singoli ma sempre di sistema) ha ormai strumentalizzato il corpo della donna..lo ha umiliato e vilipeso.
    Questo modo di affrontare l’argomento “donna” può andar bene all’inizio…ma che intenzione ha una volta postoci il problema?dobbiamo continuare a parlare, parlare, parlare..essere consapevoli?o il suo intento vuole essere (spero) un vero e proprio riscatto della donna?
    Il modo in cui il discorso viene affrontato da parte di alcune donne che hanno scritto su questo blog è molto teorico…si vuole accusare il sistema..è una umiliazione del “genere”…a me ricorda molto lo stesso atteggiamento di chi parla della mafia…si accusa il sistema e poi non si fa niente…tanto è sempre colpa degli altri!!!
    Se voi donne (e anche noi uomini) ci teniamo a questo tema dobbiamo impegnarci in prima persona: come?beh….è qui che il blog si deve necessariamente trasformare in un punto di riferimento per colore che vogliono un mondo diverso.
    Dire “io non me la prendo con le veline” non basta; bisogna invece chiedersi: cosa posso fare io affinche le donne che conosco non si comportino da veline (non c’è bisogno di andare in TV per aver lo stile velina)? Visto che..come dite voi, il sistema TV è ormai marcio, che cosa potete….o meglio, che cosa POSSIAMO fare tutti insieme per risolvere il problema?

    Altrimenti ci troviamo a parlare, a dirci “o quanto siamo bravi noi”..e a non concludere niente

    Un’ultima domanda per lei, Lorella Zanardo.

    Vorrebbe spiegare a noi tutti perchè per presentare il suo lavoro in vecchio video lascia il suo reggiseno ben in vista ???? Forse lo fa per denunciare il sistema TV con le stesse armi?

    O piuttosto perchè con questa “vista” riesce ad allietare il pubblico? O forse faceva caldo, no? Che bisogno c’era?

    http://www.youtube.com/watch?v=Mwv6YxRMeqU

    Le cose che non funzionano, cara Lorella, si combattono con armi diverse!!! Facile criticare il sistema…molto più difficile prendere posizione
    Mi sarei aspettato da lei un atteggiamento diverso nel fare certi discorsi.

    Sinceramente la sua consapevolezza non basta

    Auguri

  70. Marco scrive:

    @ Lorenzo:
    vabbé dai, non esagerare!
    Lorella è normalissima nel video. Mi sembra che tendi al bacchettonismo così. Sicuramente le ragazze giovani del mondo della TV subiscono forti pressioni affinché adeguino il loro fisico alle esigenze del piccolo schermo. Di questo occorre essere consapevoli.
    Lorella non ha paura della sua femminilità e questo è un bene per tutte/i.

  71. g.c. scrive:

    Non mi piacciono natiche e tette mostrati al vento e non mi piacciono veli, burqa e niqab.
    Trovo estremamente sbagliato paragonare abbigliamenti imposti alle donne con la scelta -ripeto- scelta- di mostrare o meno il proprio corpo.
    ”Da noi” c’è l’estrema libertà di SCEGLIERE se mostrarlo per sollecitare l’approvazione maschile di molti; ”da loro” avremmo l’imposizione di una di queste ‘coperture’ per far sì che la proprietà dello sguardo sia di un solo maschio.
    Così come da noi non si vedono troppe donne completamente velate, cominciano a vedersene troppe con il velo, scelto o imposto qui non è la sede di discussione. E grazie all’intelligenza della stragrande maggioranza delle giovani donne italiane natiche e le tette rimangono circoscritte al video.
    Infine Lorenzo ha fatto la domanda giusta: ma perché mentre si combatte l’uso del corpo delle donne si mostra il proprio? Il video non è stato fatto per contrastare il voyeurismo maschile a scapito della nostra intelligenza? Oppure è proprio necessario fermare 4 bottoni della camicia invece di 6?

  72. Lorella Zanardo scrive:

    @g.c.
    il video è stato fatto per contrastare l’uso del corpo della donna come oggetto in tv . Nessuna campagna di moralismo da parte mia. Ed è un’offesa alla mia intelligenza e a quella delle donne pensare che chiudere la camicia a 4 o a 6 bottoni faccia differenza.
    Lo sa g.c. che mi interessa così poco il tema che non so nemmeno a cosa si sta riferendo?

  73. marali scrive:

    @Lorenzo
    Lorella lavora anche molto sul pratico. Forse non lo sai.
    Questo è un luogo di discussione e di azione (vedi forum sulle campagne contro tv e pubblicità).
    E anche creare un terreno di pensiero è agire.
    TU. Cosa fai tu?
    “Caro Lorenzo”, facile criticare senza prendere posizione! (qualunqe cosa questa frase significhi!).

  74. Martina scrive:

    Bè, direi che chi invece di ascoltare l’intervista si è limitato a guardare la scollatura di Lorella, si commenta da solo: se aveste evitato di postare queste idiozie avreste già fatto un passo avanti “per contrastare il voyerismo”, per “cambiare il sistema”. Che, per inciso, si cambia partendo da noi stessi.
    Ma ancora una volta avete dimostrato di essere persone che si rifiutano di capire, che non vogliono comprendere, ma solo criticare. Il vero problema siete voi, che ancora una volta mettete l’accento sul superficiale, che guardate il dito anziché la luna. O volete continuare a dettarci regole su come noi donne dobbiamo s/vestirci? Veramente non vedete la differenza tra i corpi mostrati dal documentario e quello di Lorella nell’intervista? Vi basta vedere l’abbigliamento di una donna per giudicarla? Fareste lo stesso con un uomo?
    Imparate a guardare una persona nel suo insieme, per quello che vale, invece di sbirciare le tette.
    In quanto al fare, direi che il post successivo a questo vi risponde ampiamente.



Lascia un commento