Monthly archive settembre 2014
Provare Risentimento è Come Bere Tutti Giorni Veleno

Provare Risentimento è Come Bere Tutti Giorni Veleno

Questo  bellissimo vecchio si chiamava NELSON MANDELA, un uomo capace di sconfiggere  l’APARTHEiD. EROE   che ha riscosso  consenso planetario e che ci ha regalato la  speranza che  un mondo migliore sia  comunque sempre possibile.    Milioni di persone  lo hanno acclamato  e  potenti da tutti il  mondo sono accorsi adoranti ai suoi raduni.

Questo bell’uomo forte muscoloso ed attraente si chiamava NELSON MANDELA. Avvocato nato nel 1918 all’eta di 42 venne arrestato per opposizione al  regime sudafricano, che negava i diritti politici, sociali, civili alla maggioranza nera sudafricana.  Restò in prigione quasi 30 anni. Quegli anni che lo trasformarono da questo  bell’uomo forte a quel vecchio saggio qui sopra. 30 anni. Una vita appunto.

 

Viviamo in un’epoca in cui il risentimento è uno dei sentimenti più diffusi ed in parte è comprensibile considerando la miseria economica e soprattutto culturale che ci circonda e che conduce  molti individui intorno a noi ad arraffare posizioni immeritate, soldi immeritati, vite immeritate. E la meschinità che li contraddistingue si spinge fino a temere tutti e tutte quelle che nutrono sentimenti  piu nobili dei loro, e che dunque potrebbero mettere a repentaglio i loro privilegi immeritati.E il delitto più grande è che nel tenere fuori gioco quelli/e che potrebbero agire il bene, danneggiano l’umanità tutta.

“Provare risentimento è come bere tutti i giorni veleno, sperando che uccida il tuo nemico“.  diceva Madiba il ribelle, dopo 27 anni a Robben Island che avrebbero “avvelenato” chiunque. Libertà intellettuale, tenacia, speranza: questi i suoi valori che  …

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Mi fotografo le Tette e le Metto su Facebook

Mi fotografo le Tette e le Metto su Facebook

È arrivato a mio padre, e ce l’hanno tutti i genitori del liceo». «Le nostre reazioni sono state varie. All’inizio eravamo tutte impanicate e abbiamo detto ca…, poi abbiamo pensato “vabbè ce l’hanno poche persone”. Ma quando invece abbiamo scoperto che ce l’ha tutta Milano ci siamo impanicate di nuovo».

«A me hanno detto che l’ho fatto per fare pubblicità alle mie tette. Ma se devo fare pubblicità alle mie tette mi metto in costume, mi faccio un sacco di foto, le metto su Facebook, e penso che per me sia una pubblicità migliore». E adesso? «Non sappiamo se chiuderci in casa e non uscire più o se guardare in faccia la gente e dire “guarda ormai lo so che lo hai visto, non so cosa dirti”». Una cosa è certa, conclude una di loro: «Non vorrei che le persone pensassero che non ce ne frega niente. Penso che nessuno sano di mente possa essere felice per una cosa del genere».

 ALcune ragazzine di un noto liceo privato della città, si sono fatte riprendere in video mentre si spogliano e si mostrano alla telecamera. Il video è divenuto virale attraverso whats app e non c’è ragazzino/a che ieri non abbia riso commentato e diffuso il video.

Cosa ha di eccezionale questa vicenda? Cosa racconta che noi non si sappia già? Perchè suscita tanto clamore?

-Lo rilevammo già qui sul blog anni fa: l‘Italia intera si diceva scandalizzata perchè alcune ragazze giovanissime frequentavano allegramente e …

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Se a me importa di MariaElena Boschi. E forse a Voi no.

Molti anni fa vissi il mio grandissimo amore, quello unico che mai si ripete. Ce le aveva tutte: bello coltissimo, straniero, distratto quel tanto, un po’ genio maudit, con lo sguardo sempre  lontano. Fu una storia da romanzo, le amiche mi invitano spesso a raccontarla un giorno in un libro: chissà. Il mio cuore si perse, le giornate lontane mi parevano interminabili: so che comprenderete.

Finì, ora non mi dilungo;  fu il dolore quello vero. Passarono gli anni, tornai nella città tedesca teatro del mio grande amore. Lui si era trasferito, lì però viveva ancora la mia Grande Amica, anche lei straniera, bella affascinantissima, coltissima e più maudit di lui. Lei aveva assistito alle vicende del nostro amore  , aveva raccolto le nostre confidenze,il mio pianto, la mia fuga per sopravvivere ad un dolore troppo grande.

Passammo una gran serata insieme, quelle notti tra donne che mi auguro abbiate vissuto in tante: buon cibo, buon vino, tempo davanti a noi, lei che fumava, confidenze, risate e quell’intimità che non prevede si parli solo di uomini, ma di Noi, della vita, del futuro. Io la ammiravo incondizionatamente, maggiore di me con una vita piena di sbagli e ferite, indomita. Verso le 3 di notte, allungate sul divano, ricordo ascoltavamo in quel momento i Pink Floyd “I wish You were Here”, lei dice secca: Sai, io e K. siamo andati a letto. Dopo che la vostra storia era finita”. Così, senza incertezze nella voce, senza  inclinazioni, senza pause. Diretta come era lei. …

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