28 lug 2010

Chi Le Ha Viste?

Hanno firmato in 100.000 quando il premier ha offeso una loro simile.

In altrettante hanno accompagnato con fierezza la staffetta dell’UDI in giro per l’Italia. Alcune hanno denunciato  la tv che le umilia. Altre hanno protestato con coraggio contro programmi indecenti che le privano di dignità.

Le più anziane tra loro tengono in piedi il famoso “welfare all’italiana”: in assenza di lavoro, di stipendi, di assistenza agli anziani, di nidi per i bambini, mantengono figli e nipoti oltre a dar loro alloggio.

Altre, le quarantenni, partecipano al mantenimento delle famiglie per 8/10 ore giornalmente e nel tempo restante fanno le casalinghe, ché la colf non se la possono permettere.

Dispongono di talenti eccezionali: vivono in un Paese che è agli ultimi posto nella classifica del gender gap, cioè della differenza tra generi, e ciò nonostante ottengono brillanti risultati a scuola, in università e riescono anche a fare figli. Pochi? In condizioni così anche uno mi pare un atto eroico.

Le giovanissime vivono all’interno di uno stereotipo che se avessi la loro età denuncerei i media giornalmente: tutte parrebbero volere fare le veline. Che non è la verità ma questa idiozia le obbliga a fare molta piu fatica delle loro coetanee europee per essere ritenute  credibili al di là di un bel faccino e un bel sedere.

Non sbaglio quando dico che l’immagine dei media indebolisce la nostra autostima. Non sbaglio quando dico che vedendoci ritratte perennemente a culo per aria, ammiccanti e disponibili, stiamo perdendo fiducia nelle nostre capacità intellettuali e pragmatiche.

Dove sono tutte queste donne? Dove siete? Dove siamo nascoste?

In conseguenza dell’esplodere della fogna estiva che sta provocando miasmi repellenti e scenari futuri catastrofici, tutti i partiti, nuovi partiti, piccoli movimenti, singoli individui si stanno esibendo in pronostici di vario genere.

Ebbene da nessuno sta emergendo con forza un nome o una candidatura femminile. Da nessuna parte si legge di uno scenario che preveda le donne in posizioni rilevanti. I partiti non pensano che sia necessario. Probabilmente anche noi non lo riteniamo importante. E quindi si continua a pensare che di noi si possa fare a meno.

Amiche, ragazze, donne: ma dove siete?

Io so, capisco e condivido che i tempi e i modi del Femminile non sono quelli della politica al maschile. Che il nostro agire, quando è dettato da un femminile profondo e non da un scimmiottamento del maschile, si manifesta talvolta in modo nascosto, al riparo dal mondo, ma non per questo è meno potente.

Ma questo nostro tenerci al di fuori, ora, non credo di condividerlo.

E se vogliamo starne fuori, facciamo almeno pesare il nostro numero: siamo la maggioranza. Diamo il voto a chi di noi si interessa. Davvero.

Chiediamo proposte serie e concrete: che i prossimi mesi siano anche dedicati se non a progettare la proposta migliore, almeno a vagliare quelle a noi favorevoli. Non tutte hanno il tempo per informarsi, non tutte hanno i mezzi culturali per farlo. Allora aiutiamoci: offro questo spazio a chi spiegherà a tutte le donne, con parole comprensibili ed in modo serio ed esaustivo , cosa i partiti propongono per noi. E su questo li valuteremo. Fate un efficace passaparola per favore.

Primarie? Il candidato cosa farà per le donne? Sindaco di Milano? Cosa ipotizza per la maggioranza della popolazione?

Perdiamo anche questa occasione? Se non troviamo il modo di auto-rispettarci, sarà difficile chiedere rispetto.

Attendo con fiducia le vostre risposte.

59 commenti a “Chi Le Ha Viste?”

  1. Walai scrive:

    Eccomi…idem per altre stupende ragazze che ahimè per ora sono solo su FB ma ci stiamo ” coalizzando”

  2. isabella scrive:

    Nonostante l’imbarbarimento della politica dell’ultimo decennio, mi sono tenuta stretta almeno il mio diritto al voto e ho sempre pervicacemente votato donna (e sinistra, o ciò che ne è rimasto…). Intanto ho continuato a crescere alunne e alunni consapevoli della loro appartenenza di genere (nella scuola primaria) e una figlia, oggi 23enne, che è emigrata in UK per studiare e trovare lavoro, lontano da questo pantano… so che non basta RESISTERE, che occorre anche essere PROPOSITIVE e COSTRUTTIVE, ma in questi lunghi anni di berlusconismo al potere, di vizi privati in pubblici uffici, di conflitti d’interesse io di meglio non ho saputo fare…comunque CI SONO, sono qui, con voi tutte. Sveglia!!!

  3. Rossana scrive:

    Bene per questa iniziativa e per un tam tam concreto che deve iniziare ad unirci.Vorrei aggiungere un pensiero. Quando si parla di futuri interventi della politica io sento che molte esigenze, e quindi possibili proposte, molte volte riguardano gli ambiti di cui si fanno carico le donne e di cui si prendono cura le donne, ma non sempre riguardano le donne in prima persona. Cioè sono ambiti che riguardano l’interesse della società: i bambini ( ovvero i figli di questa società), gli anziani ( ovvero i padri e le madri di questa società), i tempi della conciliazione ( ovvero la cura della casa in cui c’è il resto della famiglia). Vorrei sottolineare cioè che ci sono ambiti che riguardano specificamente le donne (la loro realizzazione e carriera, le loro retribuzioni, la loro immagine e la loro dignità, la partecipazione alle cose pubbliche), ma altri ambiti riguardano persone e cose che dovrebbero interessare e appartenere alla società tutta . Gli uomini che stanno al potere a prescindere dalla questione femminile, dovrebbero avere a cuore, in ogni caso, la qualità della vita dei bambini perchè sono i bambini di tutti, i giovani perchè sono i figli di tutti noi, le persone anziane perchè sono i padri e le madri di tutti noi e non delle donne.

  4. danzatriceorientale scrive:

    Non so cosa si farà in politica per le donne, ma temo che, se non ci diamo una mossa, verrà dato più sempre più spazio a quelle sempre più belle che intelligenti e volenti o nolenti, ci ritroveremo ad adeguarci: in rete c’è già chi, appena ventenne, difende la categoria delle donne che usano il loro corpo per farsi strada in tutti gli ambiti e questo non è un buon segno.

  5. Augusta scrive:

    Cosa facciamo? cosa si può fare se a 37 anni, per portare il mio esempio, si è ritenute troppo vecchie per qualsiasi lavoro, addirittura troppo referenziate? ci si fa la guerra in casa, lottando con ragazze di 24 anni per un lavoro migliore che non arriva.
    Non ho grande fiducia in niente e nessuno, perchè a nessuno di quelli che contano interessa cambiare qualcosa per noi che, purtroppo, qualcosa vorremmo cambiare.

  6. betty scrive:

    il predatore è sempre allerta, l ipocrisia dei nostri tempi non libera la coscienza collettiva, respiriamo forte e guardiamo avanti, in qualsiasi parte del mondo…

  7. Cristina scrive:

    Viviamo in una società conformista, dove invece che a pensare liberaMENTE le nostre menti sono nutrite solo mediaticamente. L’immagine della donna sempre attraente, sempre sexy, è quella che regna anche nei posti di lavoro, per le vie della città e a volte senza giudicare provo però un pò di pena per le donne che si “vestono” alla moda. Ma per chi lo fanno? Per se stesse? Per gli uomini? Ma per quali uomini…per quelli che poi cercano una donna senza tante pretese che gli si sottometta.
    Come dovrebbe essere una donna che mi rappresenta? Dovrebbe essere una donna sposata che sappia cosa significhi fare i salti mortali per portare i bambini a scuola in mezzo al traffico, per poi andare a lavorare, riprendere i bambini, fare la spesa, poi portare i bambini in palestra, poi cucinare, mettere su la lavatrice, deve cenare, poi sparecchiare, lavare i piatti, mettere i bambini a dormire e poi avere voglia di fare l’amore. E dopo magari alzarsi per stendere i panni lavati. Dovrebbe essere una donna che tutti i giorni come me faccia 100 km per andare al lavoro, cercando di arrivare sorrindendo e di dare il meglio di se in ufficio. E dovrebbe allora capire che alle donne servono servizi accessibili, fruibili, indipendentemente da variabili quali reddito, nazionalità, ecc…

  8. Iole scrive:

    L’ambivalenza impera, tra la fiducia incondizionata che mi fa vedere sempre e comunque un orizzonte in cui staremo meglio e il disincanto di fronte allo sfacelo imperante. Le donne con cui parlo si lasciano coinvolgere poco, non è come un tempo… Si indignano, condannano, dicono “che schifo”, ma non si mettono in gioco, non più.
    Io continuo a farlo, urlo, sbraito, impreco, mantengo fermezza e rigore con le 12/13enni con cui ho a che fare: loro sì che mi ascoltano, che bello! E pensare che tra loro e me ci sono più di 40 anni!
    Tamtamiamo ragazze, non fermiamoci, sentiamo cosa hanno da dirci i signori (e le signore…) del potere.

  9. paolo scrive:

    Ho letto con attenzione questo intervento. Le risposte attese sono rivolte, presumo, al genere femminile. Spero, comunque, che perdonerete questa “invasione di campo”. E’ vero, una buona parte di voi dispone di talento e intelligenza. Lo verifico quotidianamente in un ambiente tradizionalmente maschile. Le giovani, soprattutto, sono costrette a vedersi cucito addosso un vestito umiliante e deprimente. Eppure, spesso, molto spesso, siete brave, affidabili, serie, corrette. Voglio scrivere che provo un fastidio sempre maggiore per quello che viene proposto ogni giorno su TV, giornali, ma anche per quello che sono costretto ad ascoltare negli ambienti che frequento. Voglio anche scrivere che manifestare disagio e insofferenza provoca risolini di scherno da parte di colleghi maschi che, nella migliore delle ipotesi, ritengono il mio atteggiamento determinato da un tentativo ipocrita di procurarmi la benevolenza o altro del genere femminile. Non ho risposte né proposte da fare. Del resto, non appartenendo alla classe politica, non avrebbero nemmeno una possibile ricaduta pratica. Tuttavia, ho la presunzione di fornire un suggerimento. E, per farlo, prendo in prestito le parole di un’intervista al filosofo Ermanno Bencivenga:

    “Perché ciascuno di noi veramente può fare molto. Anche in un mondo dominato dai media che ripetono lo stesso trito messaggio pubblicitario. Basta guardarsi intorno, basta parlare col vicino, basta partire con una piccola associazione no-profit. Basta semplicemente trovarsi a leggere un libro insieme. Noi sappiamo che il mondo dovrebbe essere così ma dobbiamo anche guardarci dal cinismo di chi pensa che siccome non può cambiare il mondo tanto vale assuefarsi a quello che il mondo propone”.

  10. ilaria scrive:

    Lorella, grazie per questo post! Come per gli altri recenti che purtroppo non ho avuto tempo e occasione di commentare. Di ritorno da un viaggio per mare, lontana dalle notizie italiane, dopo avere ripreso ossigeno e forze, ho trovato da una parte … la P3 e il fetore della fogna sempre più vasta, e sempre più evidente, dall’altra, per fortuna, le tue parole e le tue azioni. Sono convinta come te che i tempi siano maturi, come anche del fatto che non possiamo rinviare e perdere questa occasione, puoi contare come sempre sul fatto che ti aiuterò a diffondere l’appello ad agire, ad esserci, a pretendere un ruolo, anzi a prenderci un ruolo e una responsabilità. Ho letto con preoccupazione su altri blog discorsi sulla differenza e la politica fuori dalla politica. Tu e Vendola avete invece ridato un senso profondo alla parola politica. Ho trovato con sollievo un nuovo peso restituito alle parole e all’agire. E’ fondamentale che tutti e tutte, e soprattutto tutte, vista la situazione terribile, ci riprendiamo in mano la politica, la vita. Siamo una anomalia di cui il nostro silenzio e la nostra inerzia ci rendono complici. Davvero, basta!

    Il modello unico di donna esiste solo in tv, chiaro. Quello che ancora non è purtroppo abbastanza chiaro, ma grazie al tuo lavoro lo diventa ogni giorno di più, è il peso politico – da troppi/e e da troppo tempo sottovalutato – del modo in cui siamo rappresentate, e il danno collettivo che ne consegue, la spinta culturale all’inerzia, all’accettazione passiva e a volte, paradossalmente, quasi gioiosa. A scanso di equivoci, so bene che non è l’unico danno, così come so che la tv non è certo l’unica causa, ma l’assenza delle donne dalla politica (nel fare politica come nell’essere al centro della politica) è anche per me un problema gravissimo, con-causa e parte del problema della fogna. Stai facendo un lavoro fondamentale.

  11. walter scrive:

    Intanto, anche ieri é proseguita la mattanza delle donne in questo paese.
    Altre due vittime dell’assurdo, di un modo di intendere i rapporti tra i sessi e le persone quasi medievale.

    Quando finirà questo scempio? Quanta pazienza ha, questo paese ipnotizzato.

  12. Melissa scrive:

    sono d’accordo: dove siamo? “Donna”: un concetto, un’entità, una personalità, una priorità da salvaguardare? Che ne sarà di noi? prendiamoci cura di noi ma non solo nei stretti raggiri egoistici di fitness, cucina, make up e strategie di soddisfazione sessuale tout court…è il rapporto tra maschile e femminile presente in OGNI essere umano a doversi ridefinire. sfoggiamo cultura ma non finta presunzione o saccenza..siamo Unite ed Uniti al maschile e femminile in noi. servirebbe riscrivere pagine di educazione partendo da un rispetto dell’ALtro (uomo/donna) fin dalle prime fasi della crescita, in casa, all’asilo, a scuola…la Scuola!!sono un’insegnante (precaria) in cerca di identità..soffro nel veder bistrattato il corpo femminile nei programmi trash televisivi quando “poveri” maschi di tutte le età incamerano immagini, porzioni di carne femminile mentre è ora di cena, mentre sono semplicemente assorti facendo zapping in salotto..capita anche a me dopotutto..personalmente prenderò coraggio e mi sveglierò sensibilizzando colleghe, amiche/ci..in un Tam Tam più umano

  13. Francesca scrive:

    E’ ovvio che i politici non hanno nulla in mente per noi donne, a loro interessa solo la poltrona. Dicono che anche Vendola sia così! Comunque ho altri interessi, che sono al di fuori della politica.

  14. adonella scrive:

    io ci sto !!!!

  15. francesca scrive:

    Il problema comincia proprio in casa, nella famiglia. E le donne portano avanti il gioco educando i figli maschi ad avere privilegi rispetto alle sorelle. La mia famiglia mi ha buttata fuori di casa varie volte. L’ultimo e definitivo ripudio, a Natale, si è messo in moto perché non ho immediatamente rigovernato la cucina dopo il cenone, benché avessi fatto loro da cameriera tutta la sera (servito il vino, la carne, cucinato). Io ero appena uscita dall’ospedale per un aborto ed ero in convalescenza, ma mia madre ha detto che dovevo stare zitta e non dire niente (naturalmente non ho detto che era un aborto…). Mio fratello maschio intanto stava in camera sua a guardare la televisione. Per coronare il processo contro di me mio padre mi ha rinfacciato che da adolescente sono stata un’ingrata perché non stiravo per la famiglia. Mia madre e mia sorella, le due altre donne della famiglia, mi hanno detto che non potevo restare e mi hanno “gentilmente” riaccompagnato alla citta dove vivo, a un’ora da lì, nel cuore della notte.
    Madri, sorelle, smettiamola di fare il loro gioco!!

  16. Patrizia scrive:

    Mi associo, intanto però propongo, consiglio vivamente a tutte le donne, soprattutto alle nuove generazioni, di leggere/rileggere quella che io chiamo la bibbia delle donne “DONNE CHE CORRONO COI LUPI” di Clarissa Pinkola Estés certamente un pò datato ma mai così attuale come oggi, per ritrovare quella parte selvaggia che alberga in ognuna di noi fatta d’istinto, intuizione, creatività, frutto di una conoscenza ancestrale.Non ci facciamo imbavagliare da questa politica di remissione,dopo anni di oscuramento sento che siamo pronte per ripartire fiere come non mai.

  17. Alessandra scrive:

    Sono qui. Attendo.

  18. paola miriam scrive:

    Anche io ci sono! Per cominciare ho deciso di iscrivermi all’UDI della città in cui vivo, dopo aver partecipato alla presentazione fatta da te, cara Lorella, del libro “Il corpo delle donne”.
    L’incontro ha portato alla luce un bisogno vago ed inespresso che ho finalmente riconosciuto: quello di associarmi ad altre donne per AGIRE, anche nel piccolo della propria realtà di provincia, dopo anni di letture, riflessioni, dubbi e domande.
    So che è solo l’inizio, ma ricordo una frase: “un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo”.

  19. mauro recher scrive:

    ho letto con interesse i vari post …
    @francesca
    in famiglia sono io e mio fratello gemello , nostra madre ci ha insegnato a fare i lavori domestici ,cosa che io ho fatto poi ,anche come lavoro ,per un certo periodo ,non l’ho mai trovato umiliante perchè ero maschio ,e francamente ,per quanto mi sforzi, non riesco a capire il motivo di tale “umiliazione”…..
    @walter
    è vero la mattanza continua purtroppo ,però ,forse sbaglio io ,ma noi siamo due uomini ,uomini appunto ,mica assasini,noto con dispiacere che in tanti blog femministi si continua ad indicare il maschio come nemico …..

    sulla questione della politica mi trovo concorde con Rossella , la politica deve aiutare la comunità ,uomo e donna che sia ,sopratutto le persone più disagiate ,scusate ma dire voto quella persona perchè è donna equivale a dire che io voto un candidato perchè tifa Roma , e magari ha idee completamente diverse dai miei ideali , (spero di aver reso l’idea ) si dovrebbe votare un candidato o candidata in base alle idee e alla meritocrazia ,se questi si equivalgono ,posso anche capire che il voto vadi alla donna …..
    io ,sono concorde con Grillo ,si deve cambiare la classe politica obsoleta e mettere forze nuove ,maschi o femmine credo che importi poco ,anzi non importa per niente

  20. Rossella scrive:

    Sì qua si parla tanto di svegliarsi dal torpore ma poi la grinta resta sempre e solo nelle parole scritte nel web. Comincio a stancarmi anche di questo fasullo voler cambiare le cose, quando con la scusa di mancanza di tempo (non sto insinuando che ce ne sia, ma una quindicina di minuti almeno ogni due giorni si trova sempre) e/o altro si evita il discorso e si va avanti con il naso chiuso e il puzzo di merda che ci circonda. Si accetta per disperazione l’assuefazione e così si va avanti perchè tanto la nostra vita non può cambiare.
    Chi dice che non si interessa alla politica sbaglia di grosso, perchè è da lì che tutto ha inizio. Ecco perchè la mobilitazione femminile sbaglia anche nel segnalare ogni singola azienda che le offende, pubblicità, etc. Le donne devono cominciare a scendere in piazza, a mobilitarsi, a muovere il culo (scusate i termini ma vi assicuro che è la passività così palese a farmi perdere le staffe) per far girare la politica come meglio desiderano e schierarsi contro un governo che fa di loro vere e proprie carni da macello. E senza riferimento al movimento delle suffragette (che è un ottimo esempio il quale secondo me andrebbe rivisto e imitato) quello che sarebbe un mero toccasana per le donne ora come ora è al contrario incazzarsi, non accettare tutto lo schifo che passa, non parlare a vanvera, non promettere e non mantenere.
    INCAZZARSI, per davvero però.

  21. Nicoletta scrive:

    Ciao a tutte/i. Inoltro il link questo post a tutta la mia mail list.
    Sono davvero curiosa di vedere se ci sono proposte concrete che migliorino la nostra condizione.

  22. Martina scrive:

    @Recher
    in tanti blog si indica il maschio VIOLENTO e MASCHILISTA come nemico.. tant’è che spesso volentieri scrivono anche uomini – quelli fuori dal branco, che per fortuna non sono pochi, vedi Alessio Spataro, ad esempio.
    Non capisco perché continuate a sentirvi sotto accusa, voi che maschilisti non lo siete :-/

    PS
    sono contenta che tu e tuo fratello abbiate ricevuto un’educazione adeguata, purtroppo siete ancora una minoranza. Molti non saprebbero lavarsi le mutande da soli: questo si che è umiliante!

  23. Martina scrive:

    Cara Lorella,
    a proposito di Repubblica e delle raccolte di firme in difesa della dignità delle donne…
    perché non facciamo una raccolta di firme contro questo?
    http://freak76.deviantart.com/art/carousel-171148734
    (Cliccate su Download Image per vedere in dimensioni reali)
    Siccome, leggendo la Repubblica online, spesso vengo colpita da alcune immaginette nella home page, ho voluto provare a prendere uno screenshot di quelle che trovavo irritanti: non pensavo venisse fuori così tanta roba…
    Io sono veramente stufa e disgustata di tanta ipocrisia: lo fanno furbescamente, con sottigliezza, molte volte con il pretesto di denunciare delle immagini sessiste, oppure nel parlare di qualcosa di completamente diverso, una mostra, un fotografo (molte foto le ho omesse, ho preso solo quelle più esplicite) ma di fatto questo è quello che si vede sulla loro home page ogni giorno.
    La donna è sempre diva, modella, scandalo, sesso, estetica, pettegolezzo (ma sempre molto glamour, per carità.. non siamo mica su novella200).
    Se è una sportiva, si dice che è bella, se è un’attrice, se ne mette in risalto l’abbigliamento e la bellezza, se si parla delle temperature estive, c’è la foto di una bella ragazza in costume, se ci si riferisce a video divertenti o curiosità, delle tante immagini disponibili si sceglie sempre quella dove compare una bella donna con qualche parte del corpo scoperta.
    Se si parla di salute delle donne, si parla di cellulite, chirurgia plastica, pancia gonfia e gravidanza.
    Di donne “comuni”, o impegnate (politica, ricerca, musica, etc, e comunque rappresentate in maniera non ammiccante) in un mese di monitoraggio ne avrò contate due o tre. Forse quattro.
    Una volta scrivevo ingenuamente alla redazione online, ora ho smesso.
    La Repubblica non è un giornale per donne.

  24. walter scrive:

    @Martina

    ma é facile lavarsi le mutande da soli, allora si apre la lavastoviglie e…. ah! no? Ma… io veramente …. si si… certo, pero’ pensavo che…. :-D

  25. Giorgia scrive:

    Pronta a mettermi in gioco, con voi.
    è una lotta importante, che porterà ottimi risultati se riusciremo ad agire nel mondo con libertà, lucidità e mente ben aperta.
    “WE CAN DO IT!”

  26. Emiliano scrive:

    Salve
    @Rossella
    per me si fa politica anche quando fai la spesa. La scelta di ciò che usiamo per vivere ci può distinguere fra persone coerenti e non, quale azione più diretta di quella: come spendo il mio denaro? quali ricadute ha la scelta di un prodotto piuttosto che un altro? ed intendo effetti sull’ambiente e nella societa. Credo sia il primo passo che ognuno di noi dovrebbe fare per intravedere dei cambiamenti visto che i -partiti politici- non la -politica- il più delle volte rallentano ed alterano le azioni rivolte ai cambiamenti stessi. Per troppo tempo i partiti hanno avuto deleghe in bianco sino al punto in cui, oggi, si decidono candidature ed assetti di enti pubblici, in camera da letto. Dove è andata a finire la militanza della società nei partiti politici? credo sia rimasta vittima del nepotismo e dei favoritismi affaristici di una organizzazione autoreferenziale. Allora…? secondo me… dobbiamo imparare a spendere meglio il nostro denaro ma sopratutto il nostro tempo…come? :-) )

  27. mauro recher scrive:

    @martina
    sarebbe semplice dire “noi non centriamo con questi ” ,il che è pure vero ma ,non so se hai letto la storia del senegalese che ha ucciso un italiano ?? quanto ci mette la gente a dire che i senegalesi ,o meglio gli extracomunitari sono tutti assasini ?? la gente ,uomo o donna che sia ,fa molto presto a metterti un timbro , quanto scommettiamo che , si potrà leggere una frase del genere “brava persona ,ma sempre di un maschio si tratta e quindi un probabile violento ??
    per il momento non ancora ,ma se questo clima andrà ancora avanti di questo passo ,non passerà molto tempo
    pensiero mio personale ,non riesco a dire che ,la violenza è una questione di genere ,ma di individualità ,anche se è fuori discussione che siano per la maggior parte di genere maschile

  28. gaia scrive:

    CI SONO!

  29. Serbilla scrive:

    ma se questo clima andrà ancora avanti di questo passo ,non passerà molto tempo
    Quindi la soluzione qual è?
    Il clima chi lo crea?
    Il clima rispecchia la realtà oppure no?
    I dati sulla violenza sono veri o falsi?
    A chi giova un clima di tensione, la guerra dei sessi?

    Ti preoccupi della “reputazione” genere maschile? allora dì agli uomini di non fare i bastardi, gli stupratori, gli aggressori, i picchiatori. Dissociati.
    Schierati contro i maschilisti reazionari che negano l’esistenza dello stupro, che affossano le donne ogni volta che ne hanno l’opportunità. Dissociati.

    Violenza di genere, significa una tipologia di violenza agita solo su un genere, in ragione del fatto che quell’individio appartiene a quel genere.

    La violenza tocca genericamente tutt* ma certe tipologie di violenza si direzionano solo sulle donne. Non è solo una questione di individualità, ci sono individui educati ad agire con violenza su un determinato gruppo umano. Quando gli indivudui sono tanti si parla di gruppo. C’è un gruppo umano che ritiene (su questo ha fondato la sua cultura di genere) di poter fare violenza su un altro gruppo umano indiscriminatamente, come suo preciso diritto. L’uno è formato da uomini e l’altro da donne. La violenza compiuta dalle donne non è una violenza di genere perchè il genere femminile non ha ridotto in schiavitù quello maschile, non lo tiranneggia e non lo odia.
    Le donne (il genere femminile) non odiano affatto gli uomini. Possiamo dire il contrario? Schiere di filosofi religiosi e uomini comuni si sono arrogati il diritto di offenderci, denigrarci e ritenerci degli animaletti da compagnia, accettabili se gradevoli, sostituibili altrimenti, usabili per i fini della soddisfazione e della procreazione. Ma da tenere a parte, escluse da tutto ciò che significa potere di azione.
    E pure le donne, le donne, il genere femminile, non odiano gli uomini in quanto genere, puntano il dito solo contro quegli esemplari che ancora offendono e ledono e cercano di riportarci alla schiavitù.

    brava persona ,ma sempre di un maschio si tratta
    Più o meno come quel vecchio, solito, consolidato:che tette, che culo, ed è pure intelligente.

    Le donne nei partiti le vogliono solo come aiutanti, gregarie del leader.

  30. Emiliano scrive:

    Ho l’impressione che parlare della violenza maschile metta in risalto il fatto che gli uomini stessi ne siano vittime incosapevoli. Mi spiego, ricordo da ragazzino se qualcuno provava ad andare contro certi atteggiamenti di un gruppo o di qualche singolo…beh! le ritorsioni non mancavano di certo e l’esclusione dalle attività del gruppo erano la prima conseguenza. Tutto questo generava timore per la paura di perdere una vita sociale e di esempi ne ricordo svariati(sul lavoro in famiglia nelle attivita sociali sport associazioni ecc), di conseguenza, credo che molti uomini, ancora oggi affrontino il tema della violenza con un certo timore di rimanerne vittime. Timore o no secondo me è già tanto che si accetti di discutere della violenza maschile che grazie alla spinta di donne illuminate sta diventando la rivoluzione del nuovo millennio(spero!)
    Mi viene una domanda: come reagiranno tutte quelle donne, e non sono poche che vivono dalla mercificazione della loro immagine o del loro corpo, ad un dibattito che le vede messe al dito? non avranno paura di rimanerne vittime se rimane solo un dibattito?

  31. Giulia Guerrini scrive:

    l’intervento di Rossella mi ha ricordato un discorso famoso di Gramsci. politicamente potrete non appoggiarlo, ma va riconosciuto come “intellettuale” (non mi piace questa parola, ultimamente è snob). spero questo discorso vi faccia ricordare che la vita E’ politica, e che abbiamo molte più responsabilità di quanto crediamo: ogni nostra scelta condiziona altri individui. rifletteteci in particolare se siete insegnanti/tutori/genitori o se avete la responsabilità di educare o trasmettere cultura.

    “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
    L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
    Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
    Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

    11 febbraio 1917

  32. Claudia scrive:

    Ho lasciato da me un premio per il vostro bellissimo blog!!
    Passate a ritirarlo!!
    A presto…

  33. Emanuele scrive:

    Dove sono le donne? beh! quelle brutte e attempate sono ad invidiare le donne belle e giovani.Le donne belle a fare i provini per la tv.
    Domanda? Ma se le donne provano piacere a farsi giudicare per l’aspetto fisico,che c’è di male? Mica sono costrette da quache POTERE MASCHILISTA, a meno che di non considerare le donne incapaci di scegliere da sole, e dunque bisognose di essere portate per mano verso la retta via.Ciò non è forse una forma di PATERNALISMO FEMMINISTA(cioè dire a gli altri cosa devono o non devono scegliere).
    Se le donne non sono particolarmente presenti nei luoghi di potere, forse perchè non ne hanno interesse(per i maschi il potere è un mezzo per avere sesso).Una società libera è quella dove tutti fanno la stessa cosa e vogliono le stesse cose’
    Gradita gentile risposta

  34. gipsy scrive:

    Che tristezza…Leggo i commenti..belli…battaglieri…giusti e mi sento stringere il cuore.
    Ho scritto,letto.discusso su questi argomenti e praticato il mio pensiero di donna libera e indipendente per tutta la mia esistenza e ora mi ritrovo all’alba dei mie sessant’anni esattamente al punto di quaranta anni fa !!!!! Tutto sempre uguale se non peggio…oggi abbiamo anche un presidente del consiglio (si merita il minuscolo ) che sta facendo allegramente lezioni di discredito su di noi ad un paese intero, che ha sdoganato la “tratta” delle donne e che si permette di ridicolizzare donne con incarichi pubblici facendo battute sul loro fisico…..inaccettabile e cafonal.
    Non dimentichiamoci mai,purtroppo, di quelle donne che permettono tutto ciò vendendosi per pochi denari al potente o potentino di turno….sono colpevoli tanto quanto loro di questo degrado. Io non giustificherò mai le modelle che si fanno ritrarre nelle pubblicità che sono offensive della nostra dignità…..
    Mi scuso per avervi trasmesso la mia amarezza ….

  35. Martina scrive:

    @Emanuele
    HAHAHAHAHAHAHA
    Almeno leggi attentamente le discussioni su questo blog invece di renderti ridicolo: se ne è parlato e straparlato…
    Non vedo l’utilità di mettersi a rispiegare daccapo a chi non vuo capire.

  36. mauro recher scrive:

    @serbilla
    ma io mi dissocio più che volentieri dagli maschilisti beceri , e della reputazione maschile ne faccio anche a meno ma ,in definitiva , temo questo scontro ,che ho gia notato nel post della sentenza di cassazione
    praticamnete ci “rifacciamo” se e meglio o peggio alcuni movimenti ,alcuni situazioni
    un pochino come nelle ideologie fasciste e comuniste , si fanno la conta dei numero dei morti per vedere cosa è stato peggio ,uno interviene con i campi di concentramento gli altri con i gulag e le foibe ,dimenticando la cosa più importante che tutte e due hanno causato vittime e fatto danni alla popolazione
    con le debite porpozioni femminismo e maschilismo si presentano come le ideologie fasciste e comuniste , basti appunto vedere il post della sentenza di cassazione ,chi parla di stupri e chi di depressione post parto ,quanto tempo passerà a mettere le crocette se una situazione l’ha commessa un uomo o una donna ,e chi ha più crocette cosa vince??
    non avrebbe più senso condannare ogni singolo episodio violento a scapito del genere che l’ha compiuto ??
    e poi che non ci siano donne che odiano gli uomini ,è come dire che ci sono uomini che non odiano le donne ,francamente questa mi sembra una gran cavolata
    un ultima cosa , in qualcosa siamo simili ,perchè se parli di donne che sono “animali da compagnia”,anche gli uomini brutti non sono da meno , ma oltre a questo siamo dipinti come bastardi ,sporchi e cattivi e non da ultimo ,anche stupidi ,beh ,meglio di cosi :)

  37. Martina scrive:

    @Recher
    T_T
    Ma fai finta di non capire o cosa? Continui a ripetere che i cattivi sono cattivi, maschi e femmine.
    Ma certo che è così caro mauro… solo che non esise il maschicidio! Mentre il femminicidio è forse la più grave ed estesa violazione dei diritti umani, è un fenomeno sociale, non stiamo parlando di individui, capisci?
    Basta, sono stufa di ripetere le stesse cose.. qui non c’è nessun dialogo, c’è solo chi provoca stupidamente senza alcuna cognizione di causa e chi ripete incessantemente il suo punto di vista, sordo a ogni spiegazione.
    PS
    “con le debite porpozioni femminismo e maschilismo si presentano come le ideologie fasciste e comuniste”
    Questa non la commento proprio… mi arrendo.
    Risponda qualcun altro, se credete che ne valga la pena.

  38. Lorella Zanardo scrive:

    @recher @martina
    io credo recher che il tuo obbiettivo sia far perdere tempo. Come Marco B. che usa decine di pseudonimi per non dire niente.
    Stanno accadendo cose gravi, in particolar modo nel nostro Paese. Io non ho piu tempo da perdere e nemmeno le persone che scrivono qui. Dopo un anno e mezzo di blog, sono certa che tu sai già rispondere a molte domande che ci fai. Andiamo oltre. Grazie

  39. Sara scrive:

    Cara Lorella, il libro l’ho finito e mi e’ piaciuto il finale perche’ l’ho interpretato come un invito a guardarci dentro e a realizzarci secondo il nostro sentire non secondo automatismi definiti dalla societa’ in cui viviamo. Solo attraverso la presa di coscienza di cio’ che siamo, quanto valiamo (e quanto i nostri pensieri non abbiano bisogno dell’approvazione maschile per essere validi), ovvero incontrando noi stesse lontano dai percorsi default, possiamo procedere convinte e “fare la differenza”. Del resto, come giustamente ricordi nel tuo post, se non siamo noi le prime ad esigere rispetto, e ad investire tempo $$$ ed energie affinche la dignita’ della donna venga rispettata di piu’, a chi altro puo’ venire in mente di renderla una priorita’?
    E’ chiaro che serve un progetto, ma ho un dubbio, io credo che questo Paese abbia bisogno di un approccio piu comprensivo, partendo da cio’ che ha generato tanta indecenza nella tv e nella societa’ italiana: un calo dell’indice di civilta’ (calo della soglia di tolleranza dell’incivilta’)? E allora pretendiamo che sia utilizzato un parametro unico per valutare gli atti dello Stato, dei suoi organi e dei suoi rappresentanti: Aumenta il grado di civilta’ di questo Paese o diminuisce il grado di civilta’ di questo Paese? Cosa ne pensi?

  40. Sara scrive:

    @Emiliano. E’ vero si fa politica anche quando si fa la spesa. Anche se poi quando e’ necessario bloccare l’introduzione di qualche prodotto dannoso per la salute dei consumatori individualmente si puo’ fare poco. In America quando il Congresso fa’ qualcosa che non e’ gradito ad una larga fetta di cittadini ci sono organizzazioni superefficaci che attraverso un tam tam inondano letteralmente di fax gli uffici dei membri del congresso. Sono 10 anni che vivo in Italia e non ho mai sentito, nononostante tutte le opportunita’ che i nostri governanti ci hanno dato di indignarci, di uffici di senatori o deputati inondati di fax di disapprovazione. Forse non sono i nostri rappresentanti politici ad essere degli inetti, forse gli inetti siamo noi e loro non fanno che adeguarsi.

  41. paola scrive:

    Riporto la “striscia rossa” apparsa oggi su l’Unità, “Come mai nella storia della filosofia non compare mai una donna: che cos’è questo essere messo fuori gioco? Forse che la donna navighi in regioni non eccessivamente logiche che mettono paura agli uomini? Queste sono domande che io mi pongo. Umberto Galimberti”.
    Si tratta, dunque, di una citazione di un noto studioso di filosofia, il cui interesse per me sta nella stranezza della domanda o, meglio, nel fatto che uno studioso di una disciplina “storica” abbia potuto porsi questa domanda senza trovare subito la risposta, anche prima di porsela. Conoscete forse, fino ad epoca recentissima, donne che abbiano svolto professioni pubbliche? architette, mediche, avvocate (oratrici), musiciste, donne che abbiano svolto un’attività che prevedesse l’esporsi in pubblico, lavorare fuori casa ed essere inserite in una rete di rapporti sociali e giuridici che prevedessero l’esistenza di contratti e/o l’essere inserite in una gerarchia? Non è un caso che le attività creative e riconosciute come tali che siano state svolte dalle donne, fino ad epoca recentissima, sono stae la scrittura e, secondariamente, la pittura. Per la prima bastava carta e penna, ed un’organizzazione dell’editoria “moderna”, come quella del XVIIII secolo, per la seconda bastava una tavole e una tela e dei colori: s’intende che questa seconda attività poteva essere svolta soltanto su scala “domestica”, escludendo tutte quelle produzioni che avessero presupposto una pubblica committenza od una committenza su spazi pittorici che non fossero quelli “rid

  42. paola scrive:

    scusate il refuso informatico, proseguo: “ridotti” della tela o della tavola, che potevano essere dipinte in casa. Rileggiamo “Le tre Ghinee”, testo in cui queste elementari constatazioni sono esplicitate per chi avesse difficoltà a rispondere alla domanda. P.S. Anche dedicarsi alla filosofia prevedeva aver seguito una scuola, e poi crearne un’altra, essere stat* alliev* e poi avere degli allievi. Tutte attività interdette alle donne fino a pochissimo tempo fa. Ma perché à così difficile capire? saluti e buona giornata.

  43. maralica scrive:

    In campeggio a Cecina: ai lavabi a lavare stoviglie 10 donne e 2 uomini.
    In campeggio in Corsica: ai lavabi a lavare stoviglie 10 uomini…ripasso 9 uomini e una donna….ripasso dopo 15 minuti…di nuovo solo uomini…poi arrivano degli adolescenti misti …che fanno un gran simpatico casino … … :)
    Ritorno a Cecina….sempre un sacco di donne!
    Non voglio risposte a questa mia. E’ una constatazione. E’ ovvio che non significa che gli uomini in Italia si rifiutano…il problema difficilmente è unilaterale, occorre senz’altro anche più coscienza nelle donne. All’inizio dei nostri tempi di richiesta di uguaglianza lo chiediamo/pretendiamo (non è che ci fanno un favore però!) …poi col passare del tempo…verrà da sè, soprattutto se i figli VEDRANNO l’uguaglianza. Se io cucino tu rigoverni, domani se cucini tu, io rigoverno (si dice “rigoverno” o è un temine Toscano?:)
    Sembra così semplice!
    Buone vacanze!

  44. maralica scrive:

    FILOSOFIA ????
    perfettamente d’accordo con Paola. Se gli uomini avessero più piatti da lavare sarebbero più concreti e noi potremmo essere più filosofe!
    E più politiche.
    Invece di progredire nei nostri spazi ed essere a buon punto (dopo gli anni 70), siamo spesso tornate indietro…ed adesso dobbiamo ricominciare quasi da zero. Non si creano Politiche in due giorni.
    Intanto voterò quelle che ci sono.
    Intanto.

  45. Sara scrive:

    @Maralica: Grazie per questo snapshot culturale di come le mamme di Cecina crescono i loro figli.

  46. Sara scrive:

    @Marica: A casa mia eravamo 2 femmine e 1 maschio. I turni per lavarare i piatti e fare le faccende di casa erano a rotazione e nessuno veniva escluso. Ok siamo stati una famiglia itinerante e quindi abbiamo vissuto fuori dagli schemi sociali preponderanti ma forse anche questo e’ un segnale. Sono circondata da donne giovani i cui fidanzati, mariti, compagni quando partecipano, anche in minima parte, alla gestione domestica lo fanno come se stessero facendo loro un favore. Per noi invece e’ un divertimento (gli piace credere). Non e’ cosi in Svezia e nemmeno in Germania. Perche’? Forse perche gli viene insegnato a prendersi delle responsabilita’ fin da piccoli e li si prepara ad essere autonomi per il giorno in cui dovranno spiccare il volo (intorno ai 20 anni!!). I nostri preferiamo tenerli parcheggiati dentro casa (egoisticamente) perche’ piu tardi se ne vanno piu tardi i genitori entrano nella fase successiva della vita e smettono di essere il loro punto di riferimento…fase dolorosa ma indispensabile per crescere (loro) e invecchiare serenamente (i loro genitori) e far cosi evolvere una societa’. Non a caso la nostra e’ diventata un reparto di geriatria in cui si sentono tutti dei giovinetti e circolano le stesse idee da 30 anni.

  47. francesca scrive:

    Vorrei fare una precisazione a tutti gli uomini che reagiscono offesi e si giustificano.
    E alle donne che attaccano gli uomini.
    Non si tratta di una obsoleta lotta delle donne buone contro i maschi cattivi!
    È una critica a una società intera, fatta di uomini e donne. Siamo tutti responsabili. E i cambiamenti avvengono grazie alla somma del comportamento cosciente di ogni singolo individuo per rompere certi schemi ingiusti. Se come uomini avete la coscienza a posto perché pensate di aver rotto certi schemi non dovreste offendervi, perché state già agendo diversamente, state già collaborando a un cambiamento globale.
    @Mauro: L’”umiliazione” non deriva dall’attività casalinga in sé, quanto dal fatto che si da per scontato che la debba adempiere una figlia e non un figlio o meglio non entrambi.
    Non credo serva molto alzare la voce, quanto piuttosto agire. È meglio rivedere i nostri piccoli gesti quotidiani che scendere in piazza a gridare.
    Mi dispiace avervi offeso uomini e la frase “non facciamo il loro gioco” è stata dettata più dalla rabbia che dal raziocinio. In realtà è più corretto dire: “Uomini, donne, non facciamo più questo gioco!”
    E infine, se alle donne deve essere ridata la dignità, agli uomini deve essere riconcessa la tenerezza. Perché se noi donne siamo ridotte a oggetti di piacere e partecipiamo attivamente al gioco decorandoci ossessivamente per essere rispettate, gli uomini sono obbligati a corrazzare i loro sentimenti. La società concede poi loro di sublimare la loro emotività guardando tette e culi in TV.
    Quindi a un vero cambiamento dobbiamo partecipare tutti! Non ci sono nemici da sconfiggere, ma coscienze da risvegliare.

  48. Rocco scrive:

    Se non esiste uno spazio perchè delle voci vengano ascoltate (donne, ricercatori, precari che siano..) allora magari è il caso che le voci spariscano e che siano i corpi a farsi sentire.
    Penso alle donne del mercato dopo la presa della Bastigia.
    La voce porta le propie ragioni ed i propri bisogni in uno spazio politico dove altre voci sono pronte ad accoglierla.
    Questo avviene in una cultura che fa la democrazia un principio appassionato.
    E che cultura abbiamo?
    Non lo so, però un pezzettino di attualità mi viene in mente.
    E’ la cultura del “ghe pensi mi!”.
    La cultura del “Ghe pensi mi!” non è democratica. Fa della forza di volontà l’ingranaggio decisivo. E’ fallocratica. Prepotente.
    Perchè la cultura fallocratica è prepotente? Perchè il “ghe pensi mi” non è neppure rispettoso delle competenze (nè di uomini, nè di donne). Rispetta la forza di volontà di cui sopra.
    Un atto di fede nel testosterone.
    Sono convinto che il rispetto delle competenze comporterebbe una decisa riabilitazione dell’immagine della donna.
    Dicevo che i corpi devono intervenire quando le voci non possono essere ascoltate se non da altre voci altrettanto insoddisfatte. Bhè, il corpo senza voce comunque è fatto di carne, bisogni, desideri e muscoli.
    Il corpo marcia e quello spazio non lo chiede, lo impone.

    Francesca, non credo si possa chiedere a uomini e donne di fare piuttosto che non fare un determinato gioco. Semplicemente perchè non sono comunità politiche organizzate cui si possa chiedere un’azione coordinata. Sono tutti individui separati che non convivono neppure più nelle piazze.

    A tal proposito penso che il web abbia una potenzialità molto importante.
    Concentrando le insoddisfazioni comuni a tanti “individui” offre a tutti uno sfogo e pian piano, la possibilità di prendere coscienza come massa organizzata.
    Spero non troppo “pian piano” altimenti si finisce a sfogarsi e basta :D

  49. Emiliano scrive:

    @ Sara
    certo in Italia le organizzazioni super efficaci sono mafia, camorra e ndangheta. Quelle poche organizzazioni che si battono per i diritti dei cittadini vengono disconosciute appena toccano un “tasto sensibile”. Ora…io cerco di acquistare prodotti, sopratutto alimentari, da produttori locali, non è semplice ma credo che, per chi ha la possibilità di farlo( per iniziare ), debba essere un dovere anche quello di conoscere come viene realizzato quel prodotto da alcuni piuttosto che da altri e premiare(acquistare i loro prodotti) quei produttori che rispettano l’ambiente e le leggi che disciplinano le attività produttive. Parlando di questo argomento con alcuni amici e conoscenti è venuto fuori che ben pochi sarebbero disposti a rinunciare alle merendine, magari appetitose ma con valori nutrizionali pari a quelle di una cacchettas di moscas:-) avete mai letto quali sono gli ingredienti di alcune? avete mai assaggiato un pomodoro appena raccolto? magari coltivato da un pensionato in un terreno fuori porta. Sapete della lotta che è in atto per accaparrarsi la produzione mondiale di sementi da parte di una multinazionale (Monsanto) ed in ultimo sapete chi è Vandana Shiva?. Le vere rivoluzioni richiedono molti sforzi e tanto sacrificio

  50. Alessio Masone scrive:

    (Per dire che, nella gestione della cosa pubblica, non abbiamo bisogno di quote rosa, ma di persone che, come le donne, non vorrebbero essere lì.)

    L’evoluzione dell’umanità risiede nello sguardo differente della donna
    di Alessio Masone – 23 luglio 2010
    http://artempori.wordpress.com/2010/07/27/levoluzione-dellumanita-risiede-nello-sguardo-differente-della-donna/

    L’umanità si è evoluta quando le donne hanno iniziato a preferire, all’uomo più capace nel fisico, quello più capace nell’intelligenza e così via.

    La donna, con il suo minimalismo quotidiano, mai pubblico, ha guardato sempre con disimpegno la competitività maschile: se, nei secoli, la violenza e le ingiustizie sono diminuite, è stato grazie allo sguardo femminile che si posa sull’uomo.

    Ogni rivoluzione, con cui l’uomo ha spodestato repentinamente un potere basato sull’ingiustizia, col tempo, è stata sostituita da un nuovo potere basato sull’ingiustizia.

    La donna ha sempre vissuto di quotidiano perché ha sempre saputo che le grandi teorie, le grandi rivoluzioni, i grandi successi vengono sostituiti ciclicamente: in realtà, il mondo si evolve nelle emozioni quotidiane.

    A prescindere dalle rivoluzioni moderne e dalle leggi sempre più specialistiche, il mondo rigenera la sua violenza: fino a quando esisteranno donne che amano camorristi e corrotti, competitivi e arrivisti, questi esisteranno nonostante qualsiasi legge giuridica e morale.

    Lo sguardo primordiale della donna li autorizza ad esistere: la legge della donna è originaria e prevale su tutte.

    Quando la complessità ha velocizzato gli accadimenti, la donna, da una parte, ha continuato a selezionare il maschio con il paradigma emozionale della biologia, invece di velocizzare la modulazione delle sue emozioni a favore dell’uomo che si adegua al sentire femminile, dall’altra parte, ha preferito assimilarsi all’uomo.

    Ha scambiato l’indipendenza dall’uomo con il rivestire lo stesso ruolo dell’uomo.

    La donna, aspirando a essere entrambi i sessi, ha rinunciato alla sua identità di selezionatrice di emozioni e, quindi, di indirizzo per l’uomo. Il maestro, arresosi, ha deciso di omologarsi agli allievi.

    Le donne, che sono tornate capaci di condizionare il mondo occidentale (maschile), sono quelle che, avendo abbandonata la ricerca generica di una parità con l’uomo, hanno scoperto il “pensiero delle differenza femminile”. Qui, la differenza diventa opportunità di confronto e di evoluzione.

    Ma, quando anche queste donne, di fronte alle emozioni, restano ancorate a “mi piace”, senza indagarne la motivazione, come faccio a non sospettare che queste donne, invece di essere portatrici di differenza e di biodiversità, di giustizia e di verità, si stiano omologando ai gusti di altre donne e finanche degli uomini?

    Se, nell’odierno mondo femminile, è ancora radicato un vagliare il mondo prevalentemente per emozioni, non verificate nelle cause, il sentire femminile viene meno all’ancestrale funzione di cui è portatrice.

    La necessità di cambiamento dei nostri tempi, in particolare se dal basso, prevede che il sentire femminile sia la risorsa e la risposta immunitaria per riequilibrare quel modello occidentale che, ormai in crisi, si è sempre fondato sul sentire maschile.

    Vado in allarme quando il sentire femminile, fra le ultime speranze per combattere l’omologazione, è in mano a donne che “sentono” che il massimo della ribellione al mondo maschile risieda nel loro trasformarsi in macho: donne alle quali “piace” mostrarsi fiere di attitudini maschili come l’apprezzare la solitudine sentimentale e l’indipendenza, il fare commenti sui bellocci, il parlare di politica e di calcio: tutti argomenti che prescindono da quelle emozioni che cambiano il mondo.

    Sottovalutando il potere della differenza, rinunciando al confronto con l’uomo e alla possibilità di condizionarlo, alle donne “piace” diventare emozionalmente come l’uomo.

    Le donne, se non intendono definitivamente rinunciare all’opportunità di salvezza, personale, del loro genere e del mondo, si sforzino a lavorare sulle loro emozioni, quelle che fanno la differenza.

    Non credano le donne che, scegliendo autonomamente dall’uomo, siano esenti dall’interdipendenza che grava sulle loro scelte, in termini di ricadute sul mondo: siamo tutti interconessi, anche qui, non solo altrove, in teoria.

  51. maralica scrive:

    @Alessio: ma di quanti bei paroloni inutili ti riempi la bocca (e la testa)!
    “fino a quando esisteranno donne che amano camorristi e corrotti, competitivi e arrivisti, questi esisteranno nonostante qualsiasi legge giuridica e morale…(…)? Non credano le donne che, scegliendo autonomamente dall’uomo, siano esenti dall’interdipendenza…(ma qui non s’è mai sostenuto questo)? Si sforzino a lavorare sulle loro emozioni?”
    “Sottovalutando il potere della differenza, rinunciando al confronto con l’uomo e alla possibilità di condizionarlo, alle donne ”piace” diventare emozionalmente come l’uomo.”
    Oh! Ma chi ti credi di essere tu? Ma come ti permetti di usare certi termini?
    Ma come mai sotto accusa siamo sempre noi?
    Come mai dobbiamo salvare il mondo noi, noi contro tutti? Come mai ci viene richiesta la “perfezione” del femminile? Ma che è stà perfezione? E perchè deve essere quella che intendi tu? Ma credi veramente di poterci omologare in questi schemi? Abbindolarci con parole come “ancestrali”? Che! l’uomo non esiste da tanto tempo quanto noi?
    Ci sono donne di tutti i tipi e la LIBERTA’ E’ QUESTA.
    Si, la libertà è quella che ti permette di esprimere il tuo carattere e che se questo è forte, di non farlo catalogare maschile (con accezione negativa in questo caso), di non usare termini differenti per una stessa cosa a seconda del genere a cui si riferisce (e intendo quando in una riunione di ufficio, una donna è “polemica”…un uomo fa “una critica” e centinaia di altre parole che fanno sempre di un peso due misure )…sono stufa di QUESTE differenze. Sono stufa delle vostre etichette volte solo a lasciare le cose come stanno.
    Ci sono donne a cui piace comportarsi in modo definito dalla società “maschile” e uomini che si comportano in modo definito dalla società “femminile” (c’è a chi piace da morire indossare abiti femminili, chi non è così macho come la società lo vuole…).
    Ritorna sulla terra! I massimi sistemi (che mascherano accuse) ora e qui ci servono solo a farci perdere tempo.
    Rocco ha centrato benissimo, nell’ultima parte del suo intervento, qual’è la difficoltà effettiva dell’agire (tutti, donne e uomini) contro questo sessismo, anche se cose così universali come la questione di genere, ha molte radici, molte regioni, molti fattori per essere quello che è oggi. Ha ragione quando dice che dobbiamo cambiare il clima in cui queste cose vengono dette altrimenti non vengono accolte (Chi non ha orecchi per sentire…). E’ proprio quello che sta cercando di fare Lorella. Costruisce piano piano delle coscienze diverse e costringe (un pò) a farsi ascoltare da chi liquida il tutto come un problema femminile (quando va bene!).
    Chiedere che una pubblicità offensiva venga ritirata è una battaglia, chiedere sistematicamente di ritirare ogni pubblicità offensiva è una vera rivoluzione. Anche chi non vuole ascoltare è costretto, col tempo, a farlo.
    E mi fermo qui. Ho già perso troppo tempo.

  52. maralica scrive:

    Tratto da “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera:
    …Teresa si ricorda di un trafiletto di due righe, letto su un giornale una decina di anni prima: diceva che in una città della Russia erano stati abbattuti tutti i cani. Quella notizia, discreta e apparentemente priva di importanza, le aveva fatto sentire per la prima volta l’orrore di quel vicino troppo grande.
    Quella notizia era una anticipazione di tutto ciò che era avvenuto in seguito: nei primi anni successivi all’invasione russa, non si poteva ancora parlare di terrore. Dal momento che quasi l’intera nazione disapprovava il regime di occupazione, i russi dovevano trovare tra i cechi uomini nuovi e portarli al potere. Ma dove trovarli se la fede nel comunismo e l’amore per la Russia erano morti? Li cercarono fra coloro che avevano dentro di sè qualche conto in sospeso con la vita. Era necessario unire, coltivare e tenere in stato di all’erta la loro aggressività. Era necessario allenarli dapprima su un obiettivo provvisiorio. Quell’obiettivo furono gli animali.
    I giornali cominciarono allora a pubblicare serie di articoli e a organizzare campagne di lettere ai lettori. Si chiedeva, ad esempio, che nelle città fossero sterminati i colombi. E i colombi furono sterminati. Ma la campagna principale era diretta contro i cani.
    La gente era ancora disperata per la catastrofe dell’occupazione, ma i giornali, alla radio e alla televisione non si parlava di altro che dei cani che sporcano i marciapiedi e i giardini pubblici, che minacciano in tal modo la salute dei bambini, che non servono a niente ma che tuttavia devono essere nutriti. Si era venuta a creare una tale psicosi che Teresa aveva paura che la folla esaltata potesse fare del male a Karenin.
    Soltanto un anno più tardi il rancore accumulato (e mantenuto in allenamento sulle bestie) fu puntato sul suo vero bersaglio: la gente. cominciarono i licenziamenti, gli arresti, i processi. Gli animali poterono tirare finalmente un sospiero di sollievo.”

  53. maralica scrive:

    Penso spesso a questo passaggio quando penso al potere dei media.
    Ricordo uno stralcio di intervista a un uomo italiano (non so purtroppo chi era ) nella quale ricordava che il padre (nonno?) aveva tenuto e rilegato tutti i giornali dall’avvento del fascismo….e come, sfogliandoli di seguito, come fossero un libro, le parole evidenziate, anche solo dai titoli, diventassero sempre più abbominevoli nei confronti degli ebrei (e non solo), una progressione che la gente non aveva avvertito…e su cui aveva basato, alzandola via via sempre più in alto, la propria soglia di moralità e tolleranza (se sono queste le parole giuste)…
    Mi piacerebbe usarlo in favore delle Persone e non contro come stanno facendo i nostri politici/editori…
    Mi piacerebbe che il lavaggio del cervello che subiamo dalla tv (persino pubblica) di immagine di donna (ma nella quale l’immagine dell’uomo, per rovescio della medaglia, non risulta più alta) venisse rivoltata. Ritroviamo la nostra soglia di obbiettività, non facciamocela imporre così come è ora!

  54. bitizia scrive:

    “c’è un mancare delle donne a se stesse che ho sempre considerato un
    grande errore.” Marguerite Duras.

  55. Dafne scrive:

    Io ci sono. Eccomi. Quando cominciamo con una vera rivoluzione? Quando scendiamo ancora in piazza a dire “sono un essere umano e non un prodotto pubblicitario da esibire”? Quando facciamo valere la nostra dignità? Quando facciamo sentire la nostra voce? Io sono qui… Sono pronta. Quante siamo?

  56. Filomena scrive:

    e’ la mia prima volta su questo blog, mi sembra una gran bella comunità e mi sento già parte di essa, diamoci da fare per far emergere il nostro valore di donne, in ogni campo, non in contrapposizione all’uomo ma pretendendo le stesse opportunità… un pensiero alle donne che vendono il loro corpo per strada, per fame, e noi che buttiamo lo sguardo indifferente…che male fa!

  57. Sara scrive:

    @dafne. Gia’ quante siamo? Ma soprattutto quanto siamo dispersive nei nostri ragionamenti? Che capacita’ di concentrazione abbiamo? Perche’ questo, comincio a pensare, sia la cosa piu’ importante e aggiunge qualita’ a questo pseudo-movimento. Forse se iniziassimo con l’essere piu coincise nei nostri scambi sarebbe gia’ un bel passo avanti (me inclusa).



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