14 lug 2010

Dialogo tra un uomo e una donna

Pubblichiamo per intero il testo del dialogo con Nichi Vendola. In neretto i punti che mi paiono importanti, perché forieri di un nuovo modo di pensare e forse di essere. Su questi è importante avere la vostra opinione. Grazie.

NICHI E LORELLA:
«CI METTIAMO LA FACCIA»

Coltivano pensieri lunghi, scuotono anche chi non la pensa come loro. E stanno costruendo un sorprendente ponte sul futuro. Dialogo esclusivo tra due atipici 50enni: il politico-guru (Vendola) e la documentarista-blogger (Zanardo).

Tempo fa in un dibattito Elisa s’è alzata e mi ha detto: “Io ho 18 anni e cambierò il mondo, ma tu e quelli come te dovete aiutarmi”. Credo che la mia generazione abbia compiuto uno scempio e il mio compito per i prossimi dieci anni è creare un ponte sulle macerie e consegnarlo a chi ha 15, 16, 17 anni. Il mondo si può cambiare e i ragazzi possono dare molto». È diretta Lorella Zanardo, autrice del fortunatissimo documentario Il corpo delle donne (oggi anche un libro Feltrinelli). Con questo spirito sta girando da un anno - a sue spese - le scuole italiane, per denunciare la rappresentazione univoca delle donne e promuovere la consapevolezza del linguaggio televisivo. «In questi giorni i giornali si chiedono se farò il ticket con Veltroni o con Bersani. Ma io lo faccio con lei!». Ride Nichi Vendola, governatore della Puglia. I giovani li conosce bene: su di loro ha fatto una gigantesca scommessa con le sue politiche. «C’è una generazione che si trova in un mercato del lavoro precarizzato e non riesce a immaginare il futuro», riprende. «È una generazione sfortunata perché si è formata ubbidendo alla cattedra assediante della tv. Se faccio politica non posso che occuparmi di giovani e della speranza che rappresentano per me di non morire vedendo compiersi il sacrilegio di un mondo senza valori d’uso».

Il politico e la documentarista-blogger, due che ci “mettono la faccia” insieme per D al Circolo della Vela di Bari, a parlare di impegno, sogni, e «ponti»: quelli con le nuove generazioni, quelli con il futuro.

Che responsabilità ha la vostra generazione, quella dei cinquantenni?

Zanardo: Io mi metto in discussione. Per anni ho sposato l’economia liberista. Ho avuto il profitto e il successo come obbiettivo. Inutile negarlo. Sono colpevole come tutti quelli che così se ne sono fottuti degli altri.

Vendola: Sai quando ho ripreso fiato io? Al G8 di Genova, dove ho visto incrinarsi l’egemonia di un mondo che aveva fatto del profitto e della competizione dei valori quasi religiosi. Il fallimento è stato un destino sociale per un’intera generazione. Il mito del successo facile ha occultato – anche grazie alla tv - il fatto che per ognuno che ce la faceva altri 999mila si schiantavano. La mia generazione a sinistra deve sentire il rimorso di non aver contrastato sufficientemente quell’egemonia culturale. Si è occupata troppo delle tribune politiche e poco dei reality e della fiction. Così è morta l’idea che la politica sia pensare un futuro diverso. Lorella ha fatto ciò che non fa più la sinistra. Tutti pensiamo che quei frammenti di tv sono volgari ma lei ha ricostruito il mosaico. Ha detto “badate, la tv che mostra la donna sadomaso, tetta, mutanda, non è un fatto eccentrico. Questo codice comunicativo totalitario ha attraversato il nostro immaginario come un rumore di fondo diventando grammatica”. Lo ha fatto con il candore di chi non ha avuto tempo né voglia di cimentarsi con la biblioteca del femminismo. Per me che ho bevuto Carla Lonzi... Chapeau!

(Oddio, chi??? Googliamo Carla Lonzi).

Zanardo: Molti dicono che ho un approccio cattolico ed è vero nel senso che mi ritrovo nell’assunzione del dolore. Una delle cose dolorosissime è giudicare inferiore chi fa programmi come La pupa e il secchione. Io non critico, ma parlo di “noi”. Io sono la donna-prosciutto appesa, denudata... E sai cosa? Voglio essere vulnerabile. Nella seconda parte della mia vita non voglio avere maschere. Credo che i ragazzi mi seguano perché percepiscono questo. A volte mi fanno a pezzi nei dibattiti. Il corpo c’è anche per essere ferito, attaccato. Camuffarsi è atroce, il rapporto intergenerazionale deve basarsi sulla responsabilità del proprio ruolo anche se mi piace il linguaggio dei giovani per condividere sogni e utopie.

Vendola: Se vuoi cambiare il mondo prima del voto viene il volto, se non si costruisce una relazione tra loro la politica è macchina di potere. Per restituirle autenticità bisogna essere garanti di quello che si dice. E metterci la faccia.

Zanardo: La politica non deve sempre parlare di miserie. Però io sono concreta, molto donna. C’è una filosofa svizzera che parla della competenza del Dasein, dell’esserci, anche nelle piccole cose. È sempre stata snobbata, bisognerebbe usarla.

Vendola: Platone camminava guardando il cielo. Pensando alla sua filosofia è cascato in una pozzanghera e la servetta tracia è scoppiata a ridere. Quanta saggezza femminile in quella risata!

Zanardo: Certo. Io voglio dare autorevolezza a quella risata. Citavo oggi ai ragazzi del liceo Fermi, uno dei migliori incontri fatti finora, la presidente dell’India Pratibha Patil che quando si è insediata ha detto: “Noi donne siamo responsabili dello sviluppo sostenibile della terra”. Bello come obbiettivo. Qualche tempo fa Vendola ha detto che le notizie più importanti erano il vulcano in Islanda e la macchia di petrolio. Bisogna avere una visione dall’alto, no?

TRASCENDENZA ED ETERNA GIOVINEZZA

Vendola: Il bello dei santi è che volando hanno uno sguardo sul mondo mentre noi siamo schiavi del nostro frammento.

(Mmmh, Wenders... Chagall...)

Vendola: Ma c’è un’altra questione. Oggi le parole non significano più nulla, e il male domina perché non è più distinto dal bene. Abbiamo bisogno di riscrivere la Bibbia, rinominare il mondo per ricostruire la comunicazione tra gli individui. Infine il mito che ha accompagnato la storia dell’umanità, il mito della trascendenza, che ha prodotto la religione, il comunismo e le grandi ideologie, è stato sostituito da quello dell’eterna giovinezza, di cui Berlusconi è l’eroe assoluto. L’eterna giovinezza non è solo il mito più nazista. È anche tragico. Perché mentre la vita eterna la puoi vivere fino all’ultimo l’eterna giovinezza no, perché invecchi. E quindi la cosa più bella che ti possa accadere è ciò che è accaduto a James Dean, crepato a vent’anni in un incidente stradale.

(Rughe forever!)

Zanardo: Mi stupisce infatti che spesso gli uomini di potere sono molto meno ambiziosi di quanto uno si aspetterebbe. L’altro giorno in una scuola discutevamo di Gian Galeazzo Visconti che a un certo punto dice “voglio far un duomo per Milano”. L’architetto gli dice “guardi sarà pronto tra 350 anni”. E lui firma. Quando muore c’è solo una guglia. Quanta ambizione e quanta eternità in Gian Galeazzo!

Gian Galeazzo Vendola?

Vendola: Noi dobbiamo confrontarci col fatto che le opere pubbliche hanno gli stessi tempi che avevano le chiese...

Zanardo: È vero (ride) non avevo considerato...

Vendola: ...ma quello che dici è vero: la prigionia del contingente, il fatto che la politica ha smarrito quelli che Sant’Agostino chiamava i tre tempi del presente: il presente del passato, il presente del futuro sono stati aboliti! Esiste solo il presente del presente. Pietro Barcellona dice l’eterno presente. Invece la durata è importante nella vita pubblica e privata. Nei Sepolcri “sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna”. La durata nell’amore, nella progettazione, nel segno che lasci nelle persone e nelle cose.

CONNETTERE PIAZZA E RETE

Zanardo: L’altro giorno dei giovani blogger hanno fatto partire un’email bombing a La pupa e il secchione. L’ho messo su Facebook ma non ha avuto grande successo. La partecipazione è quella del dito indice sul tasto, ma da lì a far qualcosa... Certo, il V-day di Grillo è partito lì. Finché si tratta di dire vaffanculo la gente c’è. Però io non mi motivo coi no e nemmeno coi vaffanculo. Dov’è il progetto? Il tipo di impegno che chiedo ora è un impegno più quotidiano e il risultato non è a breve.

Vendola: Le comunità di rancore sono la forza della Lega. Noi dobbiamo costruire comunità di coscienza. Riuscire a connettere piazza e rete è molto importante. Ma la piazza di Grillo è una piazza destruens, che non contiene il seme della buona politica. Secondo il grillismo siamo prigionieri di un grande sortilegio e solo un abracadabra ci può liberare. Noi non abbiamo bisogno di abracadabra e vaffanculo ma di coscienza: di dire cos’è il mondo e come lo vorremmo. Io adoro la Zanardo perché il video ha prodotto in me un dolore infinito. Mi sono accorto che anch’io ero assuefatto, perché venivo punto ogni giorno un po’ alla volta. Lei mi ha squarciato gli occhi, come la lama del film di Buñuel. Abbiamo tutti bisogno di questo.

Nichi, ti imbarazza essere considerato come un guru?

Vendola: Non hai una domanda di riserva? Essere seguito è frutto del fatto che le contraddizioni, le debolezze, gli errori non li ho nascosti. Non sono un videopredicatore che si scopre aver accumulato miliardi o violentato bambini. Ho fatto un’esperienza politica piena di contraddizioni e con la prima giunta ho vissuto momenti terribili.

La sanità per esempio...

Vendola: Mi riferisco alle inchieste giudiziarie e alla questione morale.

C’è chi non te l’ha perdonata...

Vendola: Hai visto che c’è? Mi viene richiesta una capacità di divinazione ma io non ho il controllo telepatico e penso che chi mi sta di fronte sia la migliore persona del mondo. Le posso affidare un compito straordinario ma se poi domani scopro che violentava le bambine? Per me in quel momento c’è a) il trauma della scoperta b) il trauma che comunque ne devo rispondere c) la responsabilità di non nascondere nulla.

(Cavolo, non riusciamo a incastrarlo. Vittime del guru?)

LA RICERCA DI SENSO

Vendola: A Lecce ho fatto una pippa di mezz’ora sulla raccolta differenziata davanti a 15mila persone... Alla fine è scoppiata un’ovazione e ho detto “no, no, nessuno che non faccia la raccolta differenziata deve applaudirmi”. La mia comunicazione è populista, di pancia, ma con contenuti antipopulisti. L’accoglienza degli stranieri, il rispetto delle diversità e della natura: non è sollecitazione del basso ventre stile berlusconiano-leghista. Sulla questione delle donne rompo proprio i coglioni. Gli dico “compagni che volete cambiare il mondo, vi sbagliate se pensate che cambiare il mondo non sia cambiare voi. Riproducete a casa la stessa violenza che volete combattere a livello planetario”. La “religiosità” è legata alla domanda: siamo in una società scristianizzata dove si muore di solitudine, di volgarità. La desacralizzazione del mondo ha liberato una domanda non di sacralità ma di senso. Sembra religiosa perché non c’è più il senso. Se mi cadesse un vaso in testa? Metà dei miei assessori possono essere presidenti di regione, narratori che continuano la mia narrazione.

Zanardo: Alla fine del mio libro c’è un racconto, “Il signor Mario”, dove accompagno alla morte un amico di mio padre che era solo. Mi chiedono perché concludo così. E io dico che la morte fa parte della nostra vita e che sento anche il ruolo importante del “femminile” che è quello della cura. Molte donne mi hanno detto che così riposizionavo le donne in un ruolo: la cura degli afflitti. Avere dimenticato la compassione, la cura, è un danno fondamentale per noi e per la società. Non è una schiavitù. È un ruolo che potrebbero assumere anche gli uomini. In giro per l’Italia mi chiedo ma chi se li fila quelli che hanno bisogno?

Vendola: Il lavoro di cura è l’unico che mette a fuoco la singolarità del volto dell'altro. Da questo punto di vista abbiamo bisogno di cristianesimo perché ha inventato la regalità della condizione ultima: ha consentito al volto dell’ultimo di essere importante come quello del primo.

E la pedofilia? Le pantofole di Prada?

Vendola: Abbiamo bisogno di cristianesimo, nonostante la crisi terribile della Chiesa cattolica, che vive una stagione di scandali e compromissione col potere temporale.

Zanardo: Il messaggio di Cristo non c’entra con quello che la Chiesa ci propina oggi. La mia ricerca di sacro non è lì.

(Meno male...)

PUGLIALAB

Vendola: La nostra esperienza insegna che si può vincere con un copione eccentrico rispetto alla merda culturale dominante. Con un linguaggio opposto al razzismo, al mercatismo, al rancore. Ho fatto della Puglia un luogo dell’euromediterraneo, un luogo del mappamondo. Ho usato San Nicola e le madonne bizantine per parlare della nostra capacità di accogliere chi viene da altre terre. È la dimostrazione che se alzi lo sguardo e coltivi pensieri lunghi, puoi vincere. In genere perdi perché pensi di poter perdere culturalmente cercando di vincere politicamente. Se tu sei la sinistra e ti travesti da leghista per vincere, a che ti serve vincere? Fallo fare alla Lega, no?

(Infatti, a che serve?)

Vendola: Io sono l’autore di un’epifania. Ho rivelato quello che c’era. Uno può rivelare l’orrore, il rancore, oppure la fraternità. Un’identità saracinesca o multipla. Nella storia più profonda di questa terra c’è anche la mescolanza. La tradizione a cui io mi ispiro l’ho inventata. Però questa invenzione ha attinenza con alcune genialità di questo popolo. Se il racconto è efficace può nascere una nuova identità. In Calabria e Campania non sono riusciti. Qui sì.

A metà mese gli stati generali per le Fabbriche di Nichi.

E Sinistra Ecologia Libertà (Sel)?

Vendola: A ottobre diventa un partito.

Tradizionale?

Vendola: Non so. Voglio tenere solo un piede lì dentro. Sel ha senso se è un partito di transizione e aiuta tutti i partiti del centrosinistra a morire. Per rinascere bisogna rimescolare le carte, il Pd... Quando si parla del Pd è come quando ci sono le cronache da Marte no? C’è vita su Marte. C’è vita nel Pd. Il fenomeno Di Pietro ha chiuso la parabola espansiva, la federazione della sinistra è un cimitero. Ma io sono fiducioso perché sono messi così male... Noi siamo un accrocchio di cosettine. C’è bisogno che queste forze convergano per rigenerare. Ci vuole un terremoto.

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34 commenti a “Dialogo tra un uomo e una donna”

  1. Emanuela Chiarini scrive:

    “Credo che la mia generazione abbia compiuto uno scempio e il mio compito per i prossimi dieci anni è creare un ponte sulle macerie e consegnarlo a chi ha 15, 16, 17 anni. Il mondo si può cambiare e i ragazzi possono dare molto”
    Parto da qui e vado più o meno a ruota libera, che non sono una letterata… Ho 35 anni, e vi parlo dalla Terra di Mezzo… non sono ancora capace di costruire ponti, non ne ho l’esperienza e non posso arrogarmi il diritto né permettermi di aspettare che qualcuno costruisca un ponte per me: vivo proprio li dove ci sono le macerie! Le macerie di cosa non lo so, posso solo immaginare quello che c’era prima e ad ogni modo mi può servire solo sapere cosa c’era di buono li sotto. Conosco però in parte le forze che si stanno rendendo responsabili della distruzione.
    Faccio ad ogni modo parte di una generazione adulta, termine che a quanto pare in pochi della mia età usano per descrivere la loro condizione, e guardo alle generazioni più giovani con attenzione, per empatia soprattutto ma anche per quel senso di responsabilità che ad un certo punto della vita è bene che sia attuato.
    La mia è una generazione alla quale il mondo del lavoro si sgretola sotto i piedi. Tutto ciò cui ambivano i nostri genitori (la sistemazione in una condizione economica magari non agiata ma dignitosa) e per i quali si sono tenacemente impegnati per una vita insegnandoci con i loro risultati che era la strada giusta, si sta disintegrando, e quei genitori adesso nonni cercano di dare le attenzioni affettive che non si sono concessi in passato ai loro nipoti, e con il denaro accumulato continuano a sostenere i propri figli i quali hanno creduto che tutto potesse essere facile e a portata di mano… il bel mondo dorato con il quale la televisione ci ha cresciuti si sta arrugginendo: non era mica oro sapete?
    C’è però un grossissimo vantaggio, in chi ha la voglia di fare uno sforzo ottimistico, nella precarietà come condizione non solo lavorativa, almeno io ho imparato questo: ho la possibilità di essere libera! Certo chiunque ce l’ha, ma come dice Ipazia nel film, “voi non mettete in discussione quello in cui credete, voi non potete. MA IO DEVO…”. E la mia generazione è già capace di un gesto del genere proprio perché il disastro cominciamo a viverlo direttamente. Sono molto fortunata perché non vivo nel Sahara, non morirò qui nella privincia lombarda né di fame né di sete, posso mettere in discussione quelle certezze che si stanno sgretolando.
    Se i credo sono messi in discussione, le ragioni possono essere due: essere Ipazia, oppure rendersi conto del caos che sta arrivando a generare rumori davvero assordanti. Come posso fare una riflessione sensata sulla condizione politica io che ho cominciato a votare nella prima metà degli anni ‘90? Cosa volete che ne sappia realmente io della sinistra se non l’aver ascoltato i racconti nostalgici di chi ha vissuto gli anni ‘70 o percepire una mia comunanza ideologica con qulcosa che ormai definirei antico? Mi posso solo rendere conto del caos! Era sinistra quella al di là del muro? Non era solo l’altra metà del mondo “civilizzato” che richiedeva la sua fetta sulle risorse del pianeta? e nonostante mi tenga informata mi annoio a leggere tutte le meravigliose teorizzazioni ideologiche che a tanto poco son servite… Scusate non so parlare di politica e nella mia ignoranza mi posso anche permettere tutta la libertà di buttare le parole in maniera rustica e sanguigna, la mia generazione da questo punto di vista è completamente disillusa almeno nella maggioranza dei casi, salvo fanatismi ai quali alcuni si aggrappano con aggressività, incoerenza e incapacità nel gestire la propria libertà e quella altrui di conseguenza spesso per una rabbia soffocante di non avere i diritti che sembravano ormai raltà…
    Ma se per sinistra intendiamo una politica a favore della ricchezza del Paese (tutto) distribuita sensatamente, ricchezza economica (da economia: s.f. Uso controllato dei beni economici), culturale, sociale e anche (o forse soprattutto) morale, allora mi trovo inevitabilmente d’accordo. Allora perché non parliamo di politica del femminile? Quella che sostieni tu Lorella per me questo rappresenta.
    E fate attenzione, non fraintendetemi e non iniziamo la solita tiritera del contrasto tra generi vi prego, ne ho la nausea, non mi riferisco quando parlo di femminile all’appartenenza biologica ad un sesso, ma ad una predisposizione d’intenti chiara e definita presente nell’umanità tutta.
    La voce del femminile è sempre inevitabilmente inascoltata e si deve trovare il modo di amplificarla più che si può.
    E mi scuserete per il paragone che qualcun* potrà trovare irriverente, la voce del femminile è la voce della cristianità, io non ci vedo differenze e condivido profondamente l’idea che sia una ricerca lontanissima dalle indicazioni politiche e strumentalizzate della Chiesa Cattolica in quanto istituzione, altro argomento che sotto le mentite spoglie di “credo” comincia a dimostrare il proprio caos.
    La voce del femminile è sostegno, è cura, è attenzione, è impegno, è l’essere presenti costantemente nella prorpia condizione umana, è unire il proprio corpo (cioè l’esserci materialmente) con tutta la sua vulnerabilità biologica, emotiva e spirituale alla possibilità di creare pensiero libero e al rispetto che ne deve conseguire. E’ levarsi le maschere e cominciare ad esprimere, è rendersi conto che inevitabilmente bisogna rallentare per trovare lo spazio per pensare. Rallentare non vuol dire fermarsi, vuol dire risparmiare. Vuol dire applicare un concetto di esistenza davvero sostenibile che implicitamente necessita di un lavoro attento sulla consapevolezza, il dare davvero “ autorevolezza a quella risata”, analizzare attentamente e praticamente (che in teoria siamo tutti molto bravi) le circostanze prima d’intervenire e farlo quando si è in grado di spiegarne limiti e vantaggi lealmente, dando in questo modo strumenti efficaci. In poche parole saper EDUCARE… E da questo punto di vista la mia generazione ha bisogno di guide e modelli ben solidi e onesti almeno con se stessi.
    -
    Mi fermo qui, perché credo che questo intervento sia già sufficentemente lungo e potrei scrivere fino a domani per raccontarvi cosa provo oggi e continuare poi all’infinito, ché ogni giorno c’è di che riflettere.
    Non finirò di ringraziarvi per la possibilità che date di leggere il pensiero di chi non ha più paura.
    Il femminile dell’umanità si sta stancando della paura, i tempi cambiano, le civiltà crollano, le guerre sono sempre più assurde, dobbiamo riprenderci la libertà di migliorare che tanto morire si muore tutti prima o poi!:-)

  2. paola scrive:

    @Francesca: grazie della segnalazione, è un bel po’ di tempo che sento l’esigenza di cambiare gestore-mail, e non lo faccio solo per non dover avvertire tutti i miei contatti. Che possiamo fare per agire efficacemente su questo ambito di spazzatura?

  3. “Credo che la mia generazione abbia compiuto uno scempio e il mio compito per i prossimi dieci anni è creare un ponte sulle macerie e consegnarlo a chi ha 15, 16, 17 anni. Il mondo si può cambiare e i ragazzi possono dare molto”: la prospettiva del Nuovo come terapia contro gli scempi è l’unico pensiero che può generare speranza. E la dove il Nuovo arriva in tutta la sua forza, in tutta la sua potenza salvifica vi è rinascita sia dell’individuo, che delle relazioni umane, sia della società tutta. E una società Nuova spezza, nella sua ribellione al passato, la linea del tempo. E Genera. Come una madre genera un figlio. Senza chiedere spiegazioni. Per la pura natura del dare.

  4. Emiliano scrive:

    Cara Emanuela mi riconosco in pieno nella descrizione che dai della nostra generazione, anche io sono un “ragazzo” di 39 anni, trovo irritante questa definizione ,noto una smorfia strana quando qualcuno ,generalmente con piu anni di me , pronuncia quella frase, ho l’impressione che non mi si voglia vedere come un adulto. Forse perchè il punto di vista critico della nostra generazione puo risultare scomodo o doloroso per chi ci ha preceduto!? mah!. Sai.. ho sempre creduto, anche prima di esserne cosciente, in quello che tu definisci la voce del femminile. Io lo definisco condivisione, in quanto, credo che la condizione umana si fondi propio sulla condivisione di spazio e di di tempo con tutto cio che ci circonda e l’esempio di Gesù di Nazareth per me è una guida. Pensandoci bene… “la voce del femminile” va bene lo stesso perchè grazie a voi donne sono riuscito a prenderne coscienza..perciò condivido!! Le tue parole in chiusura del post mi danno coraggio grazie.

  5. Emanuela Chiarini scrive:

    @ emiliano
    non avevo la pretesa che le mie parole fossero condivise, però mi ha fatto molto piacere il tuo messaggio.
    Essere nati in un periodo storico dove il divorzio era già un diritto, la condizione di condurre una propria esistenza senza l’obbligo per esempio di sposarsi (per il femminile più che altro con l’accesso al lavoro a alla libertà sociale), poter accedere allo studio, il mito dell’America multietnica come realtà normale e sostenibile, i diritti di libertà, fraternità ed uguaglianza… Tutte queste cose (e sono solo un esempio) a me hanno fatto credere che il mondo potesse davvero essere così, ma accidenti ad un certo punto ti svegli adulto, ti guardi attorno, metti insieme tutte le nozioni ricostruendo il puzzle degli eventi e scopri che non è così proprio per niente!
    Il punto di vista critico della nostra generazione è estremamente importante, soprattutto in momenti come quello che stiamo vivendo. Non possiamo perdere questa occasione facendo finta di essere ancora troppo giovani…
    Le bugie le riconosciamo tutti lontano un chilometro! Dobbiamo solo imparare a credere nel nostro sentire e trovare il modo di poterci permettere il lusso di dedicare del tempo a queste cause, noi che sempre più spesso di potere ecomico abbiamo siennò quello di poterci pagare l’affitto e poco più!
    Condivisione mi piace molto e in realtà è ciò che mi auspico impari presto l’umanità, ma poco contano i nomi, per quello ho voluto precisare cosa volevo dire con “femminile”, e ti ringrazio molto per aver capito cosa intendevo…
    In fondo, quando ci si vuole comprendere non è necessario perdersi troppo nelle parole che sono mezzi, almeno per me che non sono particolarmente colta, talvolta limitati rispetto alla complessità e alla vastità del sentire!
    Mi piace Niki Vendola, mi da la sensazione di essere leale e coraggioso e mi sto informando un pochino di più su di lui, in questi giorni è in corso a Bari un’iniziativa interessante :
    http://www.nichivendola.it/
    Eyjafjallajökull è il nome del vulcano islandese che nell’ultima primavera abbiamo conosciuto tutt*, che sia questo il suo primo terremoto?

  6. luziferszorn scrive:

    In giro vedo il panico femminista dovuto alla sensazione di impotenza nel contrastare il fascismo contemporaneo; ci vuole pazienza e niente accanimento, niente paranoia (rasailpratino è stato un esempio), niente censura (Femminismo a sud, dico a voi! Serbilla, mettici tu una parola). Lorella in politica ce la vedo abbastanza. Peraltro qui mi sembra che siamo alla frutta. Qualcosa deve sempre morire per lasciare spazio al nuovo. Il forum è morto e non ha lasciato spazio a nulla. Ecco un esempio da non seguire. Dopo ilcorpodelledonne bisogna inventarsi qualcosa di nuovo. Vedo il capolinea all’orizzonte insomma, ed è per questo che ’sta volta ho salutato prima. Adieu (bis). lz

  7. Marilisa scrive:

    Da donna, ventiduenne e pugliese non posso che essere commossa dall’incontro di due persone come Lorella e Vendola che per me rappresentano ormai da tempo la reale speranza del cambiamento.
    Ieri sono stata a Eyjafjallajokull gli stati generali delle Fabbriche di Nichi, dove centinaia di giovani (età media 30 anni.. forse anche meno) si sono riuniti, confrontati, conosciuti per ore e ore intorno ad idee, progetti, speranze.
    E’ stato come vivere concretamente quell’energia, quella fiducia, quella complicità di cui abbiamo tanto sentito Vendola parlare. L’energia dei giovani, della Puglia e dell’Italia migliore (c’era gente proveniente dal sud e dal nord e anche qualche “emigrato” all’estero). Ieri ho avuto la prova che esiste, che c’è un magma pronto ad esplodere e travolgere la nostra nazione, ad uscire dai luoghi comuni, ad educare e proporre.
    Ieri ho avuto la sensazione lampante che anche per le donne può essere così. Che eventi come quello fossero preziosi anche per le idee che circolano su questo forum. Le così dette “fabbriche di nichi”, si è ribadito, non sono soggetti ma luoghi in cui superare la molecolarità delle idee, fare squadra e trasformare quelle idee in proposte e azioni.
    Nichi Vendola e Lorella Zanardo sono degli straordinari maieuti capaci di far emergere dalle persone pensieri che non si aveva la consapevolezza di avere o il coraggio di esprimere.
    Se è vero che i leader sono fondamentali per iniziare e incanalare qualsiasi cambiamento, è anche vero che solo chi, come loro, coinvolge la gente può davvero sperare nel successo.
    E’ tempo non solo di ringraziare chi ha già avuto il coraggio di agire ma di mettersi in gioco in prima persona. Le fabbriche di Nichi sono un esempio stupendo da cui partire, non ci sono scuse per rimanere immobili.

  8. donatella scrive:

    Sono molto emozionata dalle fabbriche e da ciò che dice Nichi. Emozionata da ciò che stanno dicendo qui le generazioni più giovani della mia, che ringrazio, in particolare Emanuela che ci porta sempre una ventata di freschezza, di profondità, di sincerità, di ricerca autentica.
    Io, Emanuela, nel 68 ero piccola, ma poi ho vissuto tutto ciò che ne è scaturito e, purtroppo, derivato in termini di degrado di ciò che con la stessa tua sincerità, cercavamo di elaborare a nostra volta. E devo dirti che non sono meno meravigliata di te nel vedere come tutto sembra essere stato disperso dagli uomini e dalle donne al potere. Hanno svuotato le nostre parole, ma anche i nostri cuori. Eppure qualcosa si è salvato e sta riprendendo a vivere. Un nuovo appuntamento, questa volta con la consapevolezza di doverlo salvaguardare con forza, senza illudersi che dare la parola ai fascismi, sia un atto democratico. Ma come dici tu: riconosciamo il falso da lontano, ora si tratta di far valere questa capacità.
    Il corpo delle donne, come progetto, non è affatto alla frutta e il forum è fallito solo per quella parte di persone che sono venute lì per distruggere. Lo testimonia il fatto che siamo ancora qui a discutere, a costruire, a mettere quel che abbiamo e possiamo a disposizione degli altri, di coloro che sono in buonafede, ma anche qui difendendo il progetto dal nichilismo e dal resto. Il corpo delle donne ha dato, sta dando e darà moltissimi frutti, frutti buoni per le nuove generazioni, ma anche per noi che ci ritroviamo il cuore riscaldato da una nuova forza, dalla certezza che la libertà delle donne e degli uomini è nelle mani dei migliori e ad essi ci affidiamo sperando di far parte della ricostruzione di un mondo che deve e può cambiare.

  9. Emiliano scrive:

    @ Emanuela
    sono felice di parlare la tua stessa lingua e di condividere le stesse percezioni. Riguardo i politici vedo il mio mondo, ma anche quello di molta gente, veramente lontano dal loro. Per non parlare poi dei partiti, il solo nome(parte-di)mi risulta in contrasto con la necessità umana di condivisione; mai un atto condiviso dalle parti a testimonianza del fatto che i rapporti di forza nel nostro paese sono sbilanciati da pochi che gestiscono tanto ,e perdipiù tutto viene fatto in nome di quella democrazia che l’occidente vorrebbe esportare?!!Credo che mai più di oggi si possa dare per certo che viviamo una nuova era fascista. Ben vengano le iniziative che svolgono un lavoro sulla coscienza del condividere ma…ma evitiamo l’idolatria! “le fabbriche di nichi”(@Marilisa) cosi chiamate sembra abbiano un padrone,non credo sia utile farsi etichettare per poi essere banalizzati. in questi casi è utile, a mio parere, usare le parole appropiate. Non credo siano necessari i leader, se ognuno fa la sua parte i risultati arriveranno poichè per cambiare cose che si ripetono da decine di anni occorre che vi siano moltitudini di genti impegnate. I leader vengono… di conseguenza.

  10. mauro scrive:

    “ponte sulle macerie e consegnarlo a chi ha 15, 16, 17 anni”

    purtroppo vendola non capisce ancora che chi ha 15, 16, 17 anni rappresenta una sponda che non esiste. Un ponte si costruisce quando si vede dall’altra parte un argine, una riva. La riva dei 15 anni non esiste: è un solo un fenomeno di autosuggestione o di fata morgana.

  11. Martina scrive:

    http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2010/07/19/spot-sessista-la-donna-da-montare-a-basso-costo
    avete visto questo cartellone pubblicitario?
    una donna in tanga e tacchi a spillo messa a pecorina, e a fianco lo slogan: MONTAMI A COSTO ZERO!
    Hanno veramente il diritto a deturpare lo spazio comune? L’aria, la vista, la luce, la città in cui viviamo è di tutti. Così come non si lasciano gli escrementi di cane in mezzo al marciapiede, anche quest’altro tipo di escrementi dovrebbe essere vietato.
    Ma va bene, questo è permesso, anzi, non scandalizza nessuno tranne noi bacchettone moraliste.
    Una coppia omosessuale che si bacia in spiaggia, invece viene allontanata dal bagnino.
    Quanta strada abbiamo ancora da fare….

  12. paola scrive:

    Cara Martina, del tutto d’accordo ma, chiedo a voi tutt*: finora le uniche iniziative di contrasto che sono state messe in atto, e che hanno portato a risultati, che io sappia, sono ste quelle dell’UDI, e inoltre quella (segnalata da femminismo a sud) contro il manifesto in questione. Dunque, che fare? A me viene voglia di munirmi di un secchio di vernice e intervenire sul piano materiale. Certo, ci vorrebbe anche una scala, ma forse il risultato sarebbe che a qualcun* verrebbe in mente di chiedersi “perché?”, “perché qualcun* ha sentito l’esigenza civica di prendere a secchiate proprio quel manifesto?”. Non sarebbe mediaticamente efficace?

  13. Giulia Guerrini scrive:

    @mauro
    ho 16 anni. sono pochi, ma ho visto molte cose, in particolare cose brutte. secondo alcuni ho visto troppo per la mia età, secondo me non vedrò mai abbastanza. le cose che ho visto mi spingono ad avere la mentalità più aperta che riesco ad avere, e una morale forte, tentando sempre di avere una rigida coerenza. per quanto io conosca la mia generazione e la disprezzi per l’incapacità di creare una riva per i vari ponti, credo tu stia esagerando. la mia generazione, come tutte, è costiutita da PERSONE e ogni persona è diversa. non è giusto generalizzare. sì, è vero, c’è molta autosuggestione, ma ci sono molte persone con la coscienza limpida, in questa generazione come nelle altre. ciò che danneggia la mia generazione è la solitudine e in particolare l’indifferenza, da sempre rovina della società.

    io non getto la spugna, sarebbe troppo facile! il cambiamento serve, e non ho intenzione di lasciare che queste rimangano parole, deleghe, rinvii.

  14. Marilisa scrive:

    @martina
    Che immagine orrenda! Colgo l’occasione per ribadire l’esistenza di una campagna chiamata “immagini amiche” condotta dall’UDI che raccoglie immagini e comunicazioni sia positive che negative sulle donne. E’ possibile inviare le immagini che verranno poi portate in Parlamento Europe direttamente dal sito http://unionedonne.altervista.org/index.php/campagne/immagini-amiche.html

  15. Marla scrive:

    Mah, io ribadisco il concetto che prima di tutto dovremmo batterci affinchè ogni comune abbia un’osservatorio con la funzione di valutare ogni catellone pubblicitario prima che venga messo in strada. Perchè altrimenti facendo solo protesta o mail bombing, sì magari riusciamo a far togliere dalla strada questo, ma tanto domani ce ne sarà un’altro. Insomma, ha davvero poco senso ed è uno spreco di energie inutile. Le energie andrebbero canalizzate alla radice e risolvere così il problema una volta per tutte. Come potremmo agire in questo senso? Come, dove e a chi si può richiedere l’istituzione di un’osservatorio anti-sessismo per ogni comune italiano? Non credo sia troppo dispendioso pagare due o tre o quattro persone al mese, che lavorino pure solo un giorno a settimana, preposte a rispedire al mittente pubblicità schifose come questa. Basta risparmiare magari sulle lucine di natale… -_-’
    Poi faccio nuovamente i complimenti alla modella che si è prestata alla pubblicità, ma davvero non mi capacito di come si possa calpestare così la propria dignità per magari 100 euro cagati che gli hanno dato per scattargli una foto a pecorina… allucinante.

  16. luziferszorn scrive:

    Donatella. Ci conosciamo ormai da tempo. Mi basta vedere che Femminismo a sud (con tutta la sua stupenda energia iniziale, che ho molto apprezzato) stia collassando (sbarellando direbbe una mia amica) – detto per inciso, ora anche un post mezzo razzista sulla “bruttezza maschile” (se ne sentiva proprio il bisogno) – per capire che questi movimenti femminsiti si stiano incamminando verso il capolinea. Una funzione ce l’hanno anche avuta, non discuto. Però ora è tempo di elevarsi di tono, adottando strumenti critici più raffinati (sì, carissime, strumenti intellettuali, ma veri, pratici, efficaci), altrimenti finirete per introiettare il malessere che non riuscite a combattere sul campo (poi lo trasferirete sui vostri figli; e via, da capo, all’infinito). Cioè in parole semplici comincerete a comportarvi come chi odiate di più. I casi sono già sotto i nostri occhi. Auguri. (e con questo ho finito anche i tempi supplementari).

  17. Martina scrive:

    @Paola
    cara paola, sono perfettamente d’accordo: personalmente, strappo in tutta tranquillità ogni manifesto di questo genere che trovo alla mia portata, e se il cartellone in questione fosse stato affisso nella mia città, sarei di certo salita con scala e pennello. Certo, magari di notte e non in pieno giorno :P
    Faccio presente che molti uomini di mia conoscenza, incluso il mio compagno, nel vedere quest’immagine si sono risentiti parecchio: a non tutti piacciono queste laide strizzatine d’occhio da puttanieri bavosi e compiaciuti.
    In mancanza di meglio, abbiamo comunque telefonato al numero indicato per rendere nota la nostra opinione, e per chiedere se chi ha concepito questa pubblicità è abituato a pagare per “montare una donna”, visto che evidentemente dà per scontato che tutto gli uomini facciano altrettanto.

  18. Emanuela Chiarini scrive:

    @mauro
    le rive che stanno al di la di qualcosa, macerie in questo caso, si vedono solo se si riesce a smettere di guardare i propri piedi, e per farlo occorre solo un gesto evidentemente per molti faticosissimo: alzare la testa! Ma forse non ho afferrato ciò che volevi dire e mi piacerebbe che lo spiegassi meglio (p.s. quelle parole non sono di Vendola)
    @Giulia
    che bello leggerti! Butto li una cosa: parlare di coscienza limpida o torbida riferito ai tuoi coetanei mi pare eccessivo, io vedo molta confusione (come non esserlo a quell’età?) nella voglia di crescere assomigliando a ciò che è più “accettato” e ormai è chiaro quanto gli stereotipi funzionino alla grande, e questa confusione è ampiamente legittimata dal comportamento becero e irresponsabile di quegli adulti che con i loro gesti dovrebbero segnare le linee delle strade da percorrere e non vendere al miglior offerente anche le più piccole pagliuzze di dignità (quella degli altri perché la loro non ce l’hanno più da un bel pezzo)… Non disprezzare i tuoi simili ti prego, comprendere è più faticoso certo, ma estremamente più utile!
    @Emiliano
    Il mio pensiero è che i leader in alcuni casi siano indispensabili, non vorrei dovermi trovare un’altra volta alle prossime elezioni con un grande desiderio di chiedere asilo politico, che il clima dei paesi nordici non lo sopporterei:-)

  19. Emiliano scrive:

    @ Emanuela
    certo i leader sono indispensabili a mio parere quando la stessa leadership viene spinta da moltitudini di genti, ad es: il caso particolare di Nelson Mandela, rinchiuso per anni in carcere non gli ha di certo impedito di divenire l’emblema del riscatto per il popolo sudafricano e non solo. Il riscatto in quel luogo non poteva più attendere. Ma in Italia vi sono moltitudini che vogliono riscattarsi da anni di diseguaglianze sociali ,culturali ed economiche? I partiti in questi ultimi venti anni che ruolo hanno avuto? quello di unire le voci del malessere italiano oppure quello di dividere(la societa) per spartire? io che sono pessimista ed ero di sinistra ma non sono ne di centro e tanto meno di destra, credo molto nella seconda ipotesi non fosse altro di averle vissute in prima persona durante un lungo periodo di attività politica. Ecco ritornando al corpo delle donne ma quante manifestazioni maschiliste si vedono ancora all’interno dei partiti?!! comunque… preferisco var venire la voglia di chiedere asilo politico a qualcun altro, magari su marte la luna è troppo vicino:-) piuttosto che andare via dalla nostra bellissima Italia.
    Oggi andrò al mare:-)))

  20. donatella scrive:

    @Pandora – uso il nome con il quale ti ho conosciuto – , io apprezzo il tuo interessamento e la continuità con la quale lo manifesti, seppure di tanto in tanto minacciandoci di sparire :-) . Non sparire portando con te altre sparizioni che sembri invocare, come quella di un femminismo, secondo te, al capolinea! Se vuoi sapere cosa penso, posso dirti che noto una straordinaria capacità dello stesso di attualizzarsi, di modularsi sui problemi concreti che tutti affrontiamo. O che non affrontiamo. Le donne, Pan, sono entrate sulla scena pubblica e ci stanno in tanti modi quanti sono quelli di un soggetto multiforme: le donne sono tutte diverse le une dalle altre, come gli uomini sono diversi. Poi ci sono tratti che ci accomunano, come genere, come soggetti, come attori della relazione, delle relazioni che riusciamo o non riusciamo a stabilire.
    C’è un conflitto in atto che personalmente non desidero diventi una guerra ma che spesso si manifesta come tale e mi darai atto, Pan, che le vittime di questa guerra sono di genere femminile. E questo è un dato sul quale davvero, credo ci sia poco da discutere. Alcune vi reagiscono, altre si fermano a discutere, altre non ne sono neppure consapevoli. Proprio come per voi uomini: alcuni muovono la guerra, uccidono, stuprano, perseguitano; altri si fermano a interrogarsi, altri sono agiti dal sistema e si comportano come se non ne sapessero nulla. Altri ancora si mettono a negare l’evidenza.
    Io ti considero un uomo di quelli che si ferma a pensare, insieme a noi, a quanto ci accade e ti vedo attento, persino preoccupato per come conduciamo i nostri percorsi. Ci dai consigli, a volte ci offendi anche un po’ dicendoci che siamo prive di strumenti critici adeguati e che per questo potremmo diventare pericolose per la società assumendo gli stessi comportamenti di chi ci umilia. Potrebbe accadere, forse già accade come risposta alla rabbia impotente di chi non riesce a farsi rispettare. Ma non è facile, Pan, ottenere il rispetto in una società strutturata sulla sua mancanza. I modelli culturali che si vanno affermando, fanno stracci del rispetto, della legalità, perseguono la legge del più forte e sono anche molto misogini. Sono modelli incapaci, inadatti ad interrogare le ragioni della violenza contro le donne, perché sono modelli inadeguati ad interrogare la violenza tout court, sono modelli che adottano la violenza come proprio e caratterizzante strumento.
    Io personalmente, non ci sto. Non ti nascondo di aver attraversato una fase di rabbia, perché le uccisioni sono solo la punta di un iceberg di un modo di vederci come esseri umani che non corrisponde a quello che invece vorrei e che so che anche tu vorresti. Parlo a te perché siamo qui, ma è così che parlo con i miei amici. Io credo che siamo in una fase interessantissima della Storia perché ci stiamo dando, donne e uomini, l’opportunità di andare a fondo del nostro conflitto, di portarne alla luce le ragioni senza negarlo e, spero, di renderlo fruttuoso. Ma non la guerra che non lo è mai, fruttuosa. Parliamo, parliamo ancora del perché non riusciamo a comprenderci, di cosa ci blocca, ci offende, non ci fa sentire accolti, non ci fa sentire liberi. Parliamo di noi stessi. Parlaci, parlami di cosa, di me, donna, ti fa sentire a disagio perché altrimenti io posso solo fare supposizioni. Non tutti hanno le tue stesse capacità di guardarsi dentro e, ti confesso, io avrei voglia di parlare solo con quelli che questa capacità ce l’hanno…ma non è possibile. Però è il meglio. Il meglio che io possa aspettarmi parlando con un uomo.
    Quando parlo con le mie simili, oramai, non parliamo più male di voi, perché di fronte a quanto accade, ci siamo già dette tutto. Parliamo invece, profondamente, di ciò che ci aspettiamo dalla vita, di come realizzarlo, di come continuare a immaginarlo, a progettarlo e di come il nostro bisogno di comunicare profondamente con gli esseri uomini che abbiamo accanto, sia qualcosa che ancora attendiamo.
    Posso cominciare io a dirti che ciò che attendo, e che spero prima o poi arrivi, è che tu comprenda che io vorrei che tu restassi qui a parlare senza scappare, senza nasconderti dentro la tua insoddisfazione, o dentro il tuo realizzarti nella società dimenticando che siamo qui in due e che ho scelto te per il mio dialogo profondo con l’ essere in assoluto più diverso da me perché sei uomo. Attendo che tu ti fidi della mia speranza, attendo la tua speranza che vedo appena apparire e poi sparire per confinarsi altrove, lontano da me. Attendo che ti fermi sul punto cruciale del nostro ragionare, attendo che tu non ti senta solo, di fronte a me, anche se siamo così diversi.
    Ripeto: parlo a te perché stiamo parlando tu ed io, seppure pubblicamente.
    Questo è il mio cruccio di donna, Pan, in rapporto a voi. Non perdere l’occasione, non ti autoescludere da questa possibilità e sappi (ma lo sai!) che se tu vai via, io continuerò a cercare e magari trovare chi, come Nichi Vendola, è disposto a qualcosa di più. E’ per “noi”.

  21. nicola scrive:

    Ma Repubblica D non è quel giornale dove ci sono sempre servizi di moda con donne orribili(ipertruccate, anoressiche e arrabbiatissime)? Non è quel giornale con pagine e pagine di pubblicità con donne iperlevigate?

  22. mauro recher scrive:

    piccola nota ho messo il cognome per distinguere dal mio omonimo

    lasciando stare il manifesto stupido e volgare ,che ha perso invece una buona occasione per pubblicizzare qualcosa di nuovo ,ma in maniera corretta
    ho letto anch’io quel post di femministe a sud ,a dire il vero mi sono risentito ,non quanto che uomini del genere purtroppo possono esistere ,ma si da una importanza che sia brutto ,quasi a sfondo xenofobo come ha detto pandora (mi viene meglio con il vecchio nick) perchè ,se era bello, la storia era più godibile ?? invece no l’uomo è brutto quindi anche cattivo , viene da se…sono brutto ,ma vi giuro non ho chiesto nessuna prestazione particolare a chi accompagnavo a casa ,state facendo dei pregiudizi come i vostri odiati nemici maschilisti ,quoto pandora in toto

  23. Emiliano scrive:

    Ho letto il post sul fotovoltaico-nazionalpopolare e non riesco a capire se mi fa più orrore il cartello pubblicitario con la foto di una donna seminuda piegata su un pannello e la scritta di fianco: montami a costo zero, o alcuni commenti, in maggioranza uomini, che tentano di sminuire l’impatto del tutto facendolo passare come utile e divertente. Mi è venuta in mente quale sarebbe stata la reazione se al posto di una donna avessero messo un uomo che tenta di penetrare un pannello fotovoltaico…

  24. paola scrive:

    @walter: l’orrida pubblicità è stata ritirata qualche giorno fa, per effetto di un’inizitiva “di contrasto”: se linki su “femminismo a sud” trovi la storia e la lettera di scuse, cioè di autoassoluzione, dei responsabili dello scempio. E’ una riprova dell’efficacia delle iniziative puntuali, come quelle intraprese dall’UDI. E, in mancanza, di meglio, facciamo tutt* come Marta (vedi su) ed il suo compagno: attivarsi vale sempre la pena, se non altro per poter dire che non siamo morti senza esserci ribellati ai soprusi.
    Ciao

  25. Marilisa scrive:

    Gran bella notizia! L’”ennesimo orrore” è stato ritirato con scuse grazie all’intervento di un’associazione femminile e alla mailbombing a cui hanno partecipato tante persone in rete. Bisogna continuare così. Cambiare si può!

    http://www.donnepensanti.net/2010/07/come-e-andata-a-finire-storia-di-buone-pratiche/

  26. paolo scrive:

    Il titolo, dialogo tra un uomo e una donna, mi fa sorgere spontanea una domanda. Quanto, oggi, si dialoga tra uomo e donna? Io credo molto poco. Molti uomini parlano frequentemente di donne, spesso in modo volgare e offensivo, ma quanti parlano veramente alle donne? E quanti sanno anche ascoltare?

  27. Lorella Zanardo scrive:

    @paolo
    da un dialogo tra una donna e de uomini è nato il documentario Il Corpo Delle Donne. Credo che qs terreno sia ancora tutto da scoprire, credo che dal dialogo tra umini e donne possa anche nascere un nuovo modo di intendere la politica.

  28. paolo scrive:

    @Lorella.
    Il mio intervento era forse un po’ provocatorio. Ma era anche un intervento che voleva, più o meno consapevolmente, ricevere una risposta o, se vuoi, una conferma come quella che mi hai dato. Penso anch’io che dal dialogo tra uomini e donne possa nascere qualcosa di nuovo come sopra un terreno ancora da esplorare e scoprire. Esplorazione e scoperta. In fondo, sono concetti che appartengono a chi vuole bene, a chi ama.

  29. Martina scrive:

    @mauro recher
    la bruttezza non è mai fisica, per quanto mi riguarda: non è brutto chi non risponde agli standard estetici, si è brutti se lo si è dentro.
    Si può avere l’aspetto di un Valentino ed essere brutti, per il semplice fatto che se dentro sei marcio, ti si leggerà in faccia.
    Si può essere giudicati esteticamente sgradevoli, secondo i canoni del momento, ed essere bellissimi: le doti dello spirito si riflettono nei lineamenti e nei gesti: uno sguardo profondo, un sorriso sincero, questa si che è bellezza.
    Chi non si è mai innamorata di Cyrano?
    E chi oserebbe dire, dopo quello che è uscito sui giornali, che Mel Gibson è un bell’uomo?
    Finchè è una faccia su uno schermo, ok, puoi dire che è un bell’attore, ma sapendo lo schifo che ha dentro, non si può più parlare di bellezza.
    E nella vita reale di attori se ne incontrano pochi: la gradevolezza estetica non ha niente a che vedere con la bellezza.
    Ho letto anch’io il post di femminismoasud, e credo che il punto fosse un altro: cioè che a molti uomini interessa solo cuccare, e tra questi, quelli che sono “brutti” esteticamente ricorrono ad una maschera ipocrita, interpretano un ruolo ingannevole. Ma in realtà sono brutti dentro, proprio per il fatto che fingono.
    Altrimenti gli basterebbe essere sè stessi: una persona bella non cercherebbe mai di abbordarti solo per usarti sessualmente.

  30. Emiliano scrive:

    @Martina
    leggendo il tuo post mi è venuta in mente la frase di una canzone: ha paura della bellezza chi crede di non averne. (non so se posso citare la fonte: Baa-ba di Rossella Faa)

  31. mauro recher scrive:

    @martina
    questo tema è decisamente difficile da affrontare .e credo che nno ci capiremo mai …perchè vedi ,questi discorsi li ho sentiti molte volte ,e credo che sei anche sincera ,ma non cerchiamo di illudere nessuno ,ho letto che hai un compagno ,ma sicuramente oltre alle doti caratteriali ,ti ha colpito anche per certe doti estetiche ,ma guarda ,non è una colpa è normale che sia cosi ,me la sono presa con quel post di femministe al sud perchè hanno proprio messo il dito nella bruttezza ,definendoli cattivi .ed hanno rincarato la dose definendoli pure stupidi , chiaro che ci sono persone brutte ,cattive e stupide ,ma mi è sembrato un attacco proprio alla categoria ,se cosi la possiamo definire ….



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