
Ho scritto questo libro per raccontare cosa è successo in questo anno in giro per l’Italia con il documentario.
Ho scritto questo libro per dire che spegnere la tv, oggi, è un atto elitario. Che ci fa dimenticare i molti, la maggioranza, che la tv la guardano. Tanto.
E che il vero atto rivoluzionario è guardare la tv insieme a chi la guarda sempre e comunque.
Ho usato anche le vostre parole, quelle dei commenti ai post che hanno fatto crescere questo progetto.
Ho scritto questo libro sui treni, nelle pensioni, mentre portavo in giro il documentario, mentre portavo Nuovi Occhi per la TV nelle scuole.
Ho cercato di usare le parole delle donne perché credo sia venuto il momento di farle uscire, di avere il coraggio di portarle fuori.
Ne è uscito un libro militante, scritto tenendo a mente e nel cuore le ragazze e i ragazzi che vengono a sentirci nelle scuole.
Cambiare il mondo si può, non ho mai avuto dubbi.
Spero che lo leggiate, ci servirà anche per finanziare la diffusione del progetto che, ad oggi, non gode di finanziamenti.







Kultmedia
RIPUBBLICHIAMO QUI DI SEGUITO ALCUNI DEI COMMENTI AL LIBRO GIA’ ARRIVATI SUGLI ALTRI POST
da VALENTINA S:
L’incipit, bellissimo, mi rimanda a una necessità fondamentale: quella di non delegare agli altri il cambiamento. Ognuno di noi, donna o uomo che sia, dovrebbe cercare di essere subito e di agire il cambiamento che desidera, senza delegare, senza scaricare, senza demandare a qualcun altro/a.
da CHIARA
Questa mattina sono andata in libreria per comprare il tuo libro e poi ho passato l’intero pomeriggio a leggerlo. Prima di farti i complimenti vorrei innanzitutto ringraziarti per quello che stai facendo per noi donne o meglio per il nostro Paese. Io sono una studentessa di 23 anni e nella mia vita lo studio è sempre stato l’impegno più importante senza, però, farmi mancare altre cose essenziali nella vita di una giovane come ad esempio uscire con le amiche o con un ragazzo, andare in vacanze, andare in discoteca… eppure secondo la nostra televisione io sono un tipo di donna che non esiste. Non si parla mai di noi studentesse (o anche studenti), della fatica che facciamo soprattutto se siamo fuorisede o se dobbiamo lavorare per pagarci gli studi, delle gioie che si provano quando dopo mesi di studio si riesce a prendere un 30 magari anche con la lode oppure di quando si è deluse per un esame andato male… noi non esistiamo per la televisione, esistono solo le ragazze che vogliono lavorare solo con il corpo e non con il cervello… eppure noi esistiamo e siamo pure tante ma a quanto pare chi fa la televisione finge di non sapere visto che per la seconda volta veniamo torturati con una nuova edizione de “La Pupa e il Secchione”.
Grazie, Lorella, grazie e complimenti. Grazie anche a tutti voi che scrivete sul sito perché grazie a voi ho capito che non sono “strana” se da circa otto anni non riesco più a guardare la televisione italiana.
da MARIA
Ho finito di leggere il libro. Vorrei fare un’apprezzamento che spesso non si riscontra in questa tipologia di libri: l’importanza data alla propria esperienza personale. Credo anche io che non basti solo la teoria, ci vuole anche la pratica. Ma soprattutto questi episodi spiegano meglio il tuo impegno, la costanza, la voglia di fare e del perchè. Insomma Lorella, ci hai messo proprio la faccia.
da MICHELA
Ieri ho comprato il libro e oggi l’ho finito di leggere.
E’ stata una lettura che mi ha dato forza, più consapevolezza, mi ha dato spunti di riflessione da fare miei e su cui lavorare.
Di cosa abbiamo paura?
Io ho paura di non esistere. Di sentirmi criticare, di essere un bersaglio.
Ma nonostante queste paure, non mi voglio far abbattere. Voglio mantenere la mia individualità. Voglio fare le mie scelte, fossero anche giuste per me e per me soltanto.
Questo coraggio però viene da una brutta esperienza: la depressione.
Ero così assuefatta e stordita dalle continue richieste di essere quella che non ero (oltre a tanti problemi famigliari) da essermi completamente dimenticata dei miei bisogni.
La sensazione che provavo era molto simile a quell’emozione che voleva descrivere Pina Baush. Mi sentivo una coperta troppo piccola per coprire un letto troppo grande…e venivo tirata da tutte le parti.
Ma io chi ero? Cosa volevo?
Purtroppo, ho dovuto attraversare la depressione ma ne sono venuta fuori.
Questo blog, il libro, il documentario, i dibattiti…tutto questo secondo me può equivalere per molte donne alla mia depressione: guardare in faccia le nostre paure e decidere di essere impopolari, e finalmente, cambiare.
da SONIA
Sono arrivata a metà,ma pagina dopo pagina è un libro che mi ha aperto gli occhi su sospetti che avevo…il fatto di vedere le donne completamente violentate in continuazione nella loro immagine è veramente uno scandalo..mi piacerebbe portarlo a conoscenza delle migliaia di ragazzine che oggi sono adolescenti e che sempre più spesso hanno problemi con il rapporto con il loro corpo..
Mi fa davvero soffrire..come quanto ho sofferto io per il mio corpo non perfetto…Ma mi accetto per quella che sono,ho imparato,anche se il percorso che devo fare è ancora lungo ma non più doloroso…
Spero davvero che lo leggano in tante e sopratutto TANTI uomini che ancora sottomettono le donne a questo scempio!
da MARGI
Roma, 29 aprile 2010, metropolitana ore 8.15 scendo alla mia fermata. Una raggazza che non conosco mi ferma, mi mostra il libro che ha in mano, è lo stesso che ho appena richiuso per poter scendere dal vagone, mi dice “lo sto leggendo anche io: è bellissimo”, rispondo “sì, lo so, anche a me sta piacendo molto”.
Grazie Lorella, spero di vedere in metropolitana o sull’autobus tante persone con il tuo libro in mano.
Ciao, Margherita
da ELENA
Comprato martedì pomeriggio e finito ieri mattina, letto d’un fiato…..
praticamente la notte non ho dormito molto!
Il blog personale non ce l’ho, ma non è un problema, comincerò a inondare di mail amiche e amici, accludendo il mio consiglio personale oltre al link di questa pagina.
Lorella, sul finale mi sono commossa……non finirò mai di ringraziarti per quello che riesci a fare
Elena
da MARTINA
Appena finito!
Tra i molti spunti stimolanti, soprattutto mi hanno colpito il ritmo pacato, riflessivo, il tono sincero e a tratti quasi intimo del libro.
Il modo di esporre gli argomenti e di raccontare le esperienze lascia trasparire una grande serenità, la sicurezza delle proprie opinioni, l’onestà delle proprie idee e il coraggio di esprimerle senza il timore della critica, del dissenso.
Credo di aver capito per la prima volta cosa intendi quando parli di “modo” maschile e femminile: una way of life. Si, è ora di una women’s way, un modo nel quale poter essere noi stesse.
Un libro illuminante, al pari del documentario, che mette il lettore di fronte a questioni che non si possono ignorare… sicuramente destinato a far riflettere, e ad aprire gli occhi a molti.
Non posso fare a meno di ringraziarti, Lorella!
da MARGI
Proseguo nella lettura e sono d’accordo con quanto ha scritto ieri Martina, il ritmo, pacato e riflessivo, la tua serenità e sicurezza nell’espirmere quanto sostieni…
Da parte mia apprezzo moltissimo la tua sottolineatura che cambiare non solo si può, ma si deve. Anche io nelle mie esperienze quotidiane piccole o grandi che siano cerco di aprire qualche finestrino. Lascio una frase, in linea con il tuo approccio: “Il mondo non è un posto giusto non perché ci sono persone che fanno del male, ma perché ci sono persone che stanno a guardare e non fanno nulla” Albert Einstein.
da FRANCESCA
Ho quasi finito di leggere il libro. Mi ha molto colpito il capitolo dove parli del malessere che hai avuto alcuni hanni fa e di domande importanti come queste:
Cosa è importante per me?
Cosa conta nella vita? ecc.
Mi è capitato di leggere esperienze simili: donne e uomini di successo, famosi e acclamati, che sentivano che gli mancava qualcosa. Alcuni di loro lo hanno trovato soddisfacendo il loro bisogno spirituale (Matteo 5:3).
da ANNA MARIA GRANA
Ho fatto vedere il documentario ai miei alunni, a tutti, e poi ho comprato il libro, Lorella, e ne comprerò altri da regalare e ancora lo segnalerò a quanta più gente potrò. E’ il mio modo di ringraziarti per quello che fai e per quello che sei. Non scoraggiarti, per favore, siamo in tanti a dirti grazie.
da LATO-I
Ho finito di leggere il libro oggi
senza togliere nulla al documentario ovviamente!
Grazie al tuo libro non mi sento più sola
da SILVIA
Ho acquistato il libro e l’ho divorato in pochi giorni. La cosa che più mi ha colpita è stata la sincerità del testo, dei problemi che pone. E’ un libro sentito, vissuto, che si prende carico dei problemi e prende a cuore le cose di cui parla. Di fronte a una società dove tutto tende a diventare artificiale e artificioso (come le protesi e i lifting), una boccata di aria fresca. Grazie a Lorella Zanardo, e grazie agli altri autori del video Il corpo delle donne.
da VALENTINA 75
Oggi ho preso un’affollatissima metro nell’ora di punta. Ore otto direzione stazione termini. Salgo distrattamente sul vagone che mi sembra meno stipato e fra le teste ciondolanti vedo una copertina a righe colorate. Lo stesso libro che tengo in borsa. Coincidenza vuole che io e quella ragazza scendiamo alla stessa fermata. E’ più forte di me, la fermo e le dico:” lo sto leggendo anch’io, è bellissimo”. Mi risponde subito: “piace tantissmo anche a me…”
Ci siamo salutate e ci siamo scambiate un sorriso di complice consapevolezza.
Oggi è stata una bellissima giornata.
da PIETRO VALERI
Ho finito di leggere il libro ieri sera.
Ci sono tre aspetti che caratterizzano tutto il libro, dando una particolare forma ai contenuti e alle convinzioni espresse.
La prima è la passione civile, la testimonianza autentica di una persona “normale” che si indigna per quanto viene propagandato e trasmesso in televisione.
Questa denuncia è sentita come urgente e pressante, non più rinviabile.
La seconda è .la sensibilità tutta al femminile con la quale vengono trattati gli argomenti e c’è addirittura un capitolo, quello di “Zittite, non zitte”, dove questa sensibilità, questo modo di vedere e di sentire le cose diventa l’argomento dell’intero capitolo, forma e contenuto insieme.
La terza è la speranza che le cose possano cambiare, migliorare. Di questa ne abbiamo tutti un gran bisogno e per nostra fortuna questo libro ne sprigiona sicuramente una certa dose.
Per quanto riguarda quanto denunciato dal libro lo condivido e lo sottoscrivo
Vorrei rimarcare solo due o tre cose.
Il corpo femminile o meglio il continuo flusso di “tette e culi” non è solo la causa di messaggi negativi e fuorvianti per i telespettatori, specie per quelli più giovani.. E’ anche un modo per non parlare dei fatti, dei problemi, dei bisogni degli italiani.. Sono convinto che tutti questi programmi spazzatura sono riusciti nel loro intento di far scomparire la realtà dallo schermo televisivo. Guardandoli ho come l’impressione di vivere nel Paese dei balocchi, quello inventato da Collodi per il suo Pinocchio. Dalla televisione italiana sono spariti gli intellettuali, o quantomeno coloro che potevano parlare di un argomento avendolo prima studiato e approfondito. Oggi, ad approfondire gli argomenti, vengono chiamati personaggi dello spettacolo o politici., fra loro ormai intercambiabili e sempre più confondibili.
La televisione non va demonizzata. Purtroppo però quella italiana è piena di programmi diseducativi. A tale concetto, più volte espresso nel libro, possiamo aggiungere che se il pubblico guarda questa televisione (ammesso che sia vero visto che l’Auditel non funziona) non si capisce l’affermazione che lo stesso pubblico non guarderebbe programmi di migliore qualità. Probabilmente è solo un pretesto per non cambiarli. Aggiungo che, proprio perché paghiamo il canone, abbiamo il diritto di esigere che la qualità dei programmi sia sempre migliore e non peggiore come invece accade. E qui entra in gioco il fatto che noi italiani ci siamo come rassegnati a pretendere che la cosa pubblica funzioni, ci facciamo trattare da sudditi e abbiamo da tempo rinunciato a protestare contro le sopraffazioni. E’ un discorso che ci porta forse lontani, riguarda la corruzione dilagante e impunita, la giustizia che non si vuole far funzionare etc. etc. per cui ritorniamo al libro.
L’altro argomento trattato nel libro è quello della responsabilità che abbiamo nei confronti delle nuove generazioni. Sono convinto che i giovani di oggi non sono né peggiori né migliori rispetto a quelli del passato. E’ che i giovani sono come delle “spugne” e assorbono tutto quanto è intorno a loro. Per questo come genitori dovremmo non solo controllare la scadenza del latte prima di riscaldarlo per i nostri figli ma dovremmo anche controllare i programmi tv.
L’ultimo ma forse più importante è l’argomento di quello che vogliamo, di chi vogliamo essere. E qui la Zanardo si pone decisamente le domande giuste. Spesso succede infatti che per non poter soddisfare i nostri più autentici desideri, perché ci costa fatica o perché è scomodo, ci “accontentiamo” dei surrogati che il consumismo è pronto a fornirci (taroccamento del corpo compreso).
Un saluto affettuoso.
P.S.: chi fosse interessato a leggere altre cose sull’argomento, al momento inedite, può leggerle o scaricarle dal sito http://www.pietrovaleri.altervista.org (i commenti sono ovviamente graditi)
da SILVIA
Ho appena finito di divorare il libro. Grazie. E’ intelligente e profondamente emozionante, ha dato voce a pensieri che avevo da molto e suscitato nuove riflessioni, grazie davvero.
da GIORGIA VEZZOLI
Ciao a tutt*, aggiungo anche la mia recensione. Sto cercando di diffonderla fra le mie conoscenze e i miei contatti per informare e invogliare (spero
) all’acquisto del libro:
http://vitadastreghe.blogspot.com/2010/05/di-cosa-abbiamo-paura-recensione-del.html
da VALENTINA S.
Impressioni a caldo dalla lettura del bellissimo libro. Mi ha colpito innanzitutto una riflessione che oggi riveste un’importanza straordinaria, nel clima odierno di rassegnazione generalizzata: il cambiamento è possibile e siamo chiamati a farcene protagoniste/i.
Trovo anche importantissimo e per niente banale aver evidenziato che il potere della TV – di una TV che è in caduta libera da 25 anni a questa parte – è stato sottovalutato. Che troppo spesso si è proclamato che bastava spegnerla, come se a spegnerla fosse automaticamente la maggior parte del Paese e non un’élite. Di TV dobbiamo quindi occuparci, se vogliamo che le cose cambino.
Terzo, ma non ultimo, mi colpisce il modo di Lorella di parlare a noi donne, in particolare. Troppo spesso succubi di un sistema che ci vuole rassegnate e manipolabili, come dimostra l’immagine televisiva della donna che ci viene proposta come “di successo”. Una donna inautentica, lontana anni luce da se stessa, tanto “caricata” quanto inespressiva, spesso “senza faccia”. Lorella Zanardo ci esorta a non aver paura di perdere il consenso, a essere noi stesse fino in fondo, a ripartire dai nostri bisogni più profondi. A partire dalla sacrosanta rivendicazione del rispetto di quelli che sono dei basilari diritti costituzionali.
Sono stata felicemente sorpresa dall’ultima parte del libro.
Penso siano ormai maturi i tempi per manifestare un atto di profonda libertà nel dire che questo benedetto mondo lo vogliamo diverso.
E non solo: MIGLIORE!
Ci vogliono coraggio e idee chiare!
E non solo: bisogna VOLERLO.
Grazie Lorella.
Con profondo affetto, Emanuela
……ecco che il tuo libro ha colpito anche me. Ho 52 anni e mi trovi in perfetta sintonia con tutto ciò che scrivi, su come il nostro mondo si sta muovendo e certamente da gambero. Coraggio ragazzine,ragazze,donne,anziane, chiamatevi fuori dallo spettacolo che qualcuno o qualcosa sta mandando in onda. Fate valere ciò che in realtà siete, ovvero sensibili,oneste,intelligenti,altruiste,caparbie,autosufficienti,coraggiose,forti,amabili e mille altre qualità che sicuramente non fanno parte del misero universo maschile………Ad oggi il mondo è cresciuto in maniera completamente patriarcale e guardate come lo abbiamo ridotto. CORAGGIO, ora tocca a Voi ed io confido fortemente in Voi.
Cara Lorella, ho letto che il 28/29/30 maggio sarai in Puglia. Io ho parlato con il titolare della libreria “Ubik”, (www.ubiklibri.it), di Foggia, Michele Trecca, che spesso organizza incontri con autori. Saresti disponibile? Per favore fammi sapere presto.
Grazie
Ho finito di leggere il libro e un turbine di idee affolla la mia mente, mi rende impossibile stare seduta: sento il bisogno di fare, trasformare quelle parole stampate in azione, un’azione personale, individuale e allo stesso tempo sociale, rivolta alle donne e agli uomini che credono di poter cambiare le cose.
Il libro è ben lontano dall’essere una trasposizione del documentario. Al contrario, esso rientra in una fase successiva a quella di denuncia che a mio parere il video trasmetteva. Il libro è la risposta (anche attraverso altre domande) allo sgomento e alla dispersione che l’opera in immagini aveva dato al suo pubblico e ai suoi produttori. Lanciata la lancia col documentario, Lorella Zanardo ci chiede o meglio ci spinge nel libro a darle un indirizzo per far si che non cada nella sabbia.
Il libro dà una carica immensa perché sostiene in più parti l’incitamento ad agire, il richiamo alla speranza che le cose possano cambiare. E’ straordinario leggere una fiducia così forte e convincente nella possibilità di cambiare il mondo in una donna adulta. Lo è per me che a 22 anni credevo di dover abbandonare l’idealismo e la speranza di poter veramente incidere su ciò che mi circonda e non mi piace, spinta da gente intorno a me che continuava a dirmi che le mie erano solo illusioni giovanili destinate a spegnersi con l’esperienza.
Oltre al discorso sui media e all’immagine della donna da essi trasmessa, ho trovato particolarmente preziosi i paragrafi in cui si parla della donna sul mondo del lavoro, in particolare quello specializzato, professionale, “carrieristico”. Sempre più donne lottano per arrivare ai vertici della carriera, pensando di seguire un desiderio personale e alla fine si rendono conto di aver dedicato anni della loro vita a destreggiarsi in un ambiente scandito da regole maschili che poco spazio lasciano alle emozioni, allo scambio umano costruttivo, alla condivisione, al miglioramento della qualità della vita: la propria vita e quella degli altri che si finisce per influenzare negativamente seguendo le logiche aziendali del profitto e dell’efficienza economica.
Come ci dice Lorella Zanardo nelle ultime pagine del libro, la soluzione non è allontanarsi da quel mondo ma rileggere il ruolo della donna all’interno di esso. La società mondiale oggi è malata e la sottomissione della donna è solo una faccia della sottomissione del più debole che si perpetua in ogni parte del globo. La donna può incarnare il cambiamento verso una realtà più attenta, più umana, più “viva”.
Grazie Lorella per il tuo messaggio e per la carica con cui lo stai trasmettendo. Vedrai che le tue speranze non saranno disattese.
Lorella,
ho sedici anni, tre anni di liceo alle spalle, altri due ancora davanti e tanti sogni che mi affollano la mente. Ringrazio la sorte, perché tra questi non rientra fare la valletta, né la velina, né la soubrette… Comunque le si voglia chiamare, queste “femmine” vendute al chilo, come carne da macello, mi fanno schifo – e vada per la schiettezza. Non mi capacito di come i “maschi” italiani (senza, ovviamente, generalizzare) le trovino oggetti del desiderio. Non scorgo in loro alcun potere di seduzione: è probabilmente la completa mancanza di personalità e/o intelletto a renderle così scialbe. Sono le antidonne.
Purtroppo mi è mancata finora l’occasione di leggere il libro, ma il documentario ha costituito di per sé un punto di partenza per ampie riflessioni: quel che più mi preme è il tuo messaggio di speranza, che va trasmesso con ogni mezzo in nostro possesso.
Le VERE donne possono, e devono, ribellarsi. Dobbiamo essere in grado di sfuggire a queste prevaricazioni, alla strumentalizzazione bieca.
La ribellione, tuttavia, si presenta quasi più complessa di quella femminista del Novecento, perché la rete che ci è stata tessuta attorno è sottile, sfuggente, fa leva sulla psicologia della gente e sull’immaginario collettivo, ben prima di essere attualizzata con la violenza.
Occorre un’astuzia di rimando, unita al coraggio che solo le donne possono avere. Sembrerà un parlare utopistico, ma il tuo messaggio – e ad esso si unisce la mia voce di protesta – rilancia questa possibilità di cambiamento, ormai prossima a divenire una necessità.
Non siamo tette, culi e cosce, non siamo portatrici di vagina; siamo studentesse, lavoratrici, atlete (come è anche nel mio caso!), madri, sorelle, amanti, amiche. Siamo UMANE, non bovine. Siamo diverse, tra di noi e dagli uomini. Ma meritiamo spazio per questa unicità che ci contraddistingue.
Dunque, grazie. Mi farò per prima portatrice di queste importanti verità che hai ribadito nel documentario.. Con la certezza che accanto a me ci saranno migliaia di altre vere donne.
Finalmente una ragazza che dice cose giuste e nel modo giusto su rai uno ora mentre gli altri urlano. Continua così. Leggerò il libro.
Grazie! Riccarda
Perchè non reagiamo?
di irene strazzeri
Sono appena rientrata da Bari. Oggi alle 11.00 presso la Feltrinelli si è tenuta la presentazione del libro di Lorella Zanardo Il corpo delle donne (Feltrinelli, 2010). Conosco ed ho apprezzato il suo video. Sfogliando il testo prima di acquistarlo, mi sono soffermata sulle domande stampate nella pagina finale: Perché non reagiamo? Perché non ci presentiamo nella nostra verità? Perché accettiamo questa umiliazione continua? Perché non ci occupiamo dei nostri diritti? Di che cosa abbiamo paura? Sono domane radicali, che abitano la mia vita. Non posso che partire da qui. Dal numero infinito di donne umiliate, come direbbe Lorella. Perché non reagiamo? E’ una domanda che rimbalza ovunque: in libreria, nella società, nelle istituzioni. Proverò ad articolarla, proverò, in altre parole, a porre altre domande. Perché il femminismo è in silenzio? O, come si è chiesto Lea Melandri, il femminismo è ancora una pratica di trasformazione del mondo? Un movimento che è partito dal corpo, dalla sessualità ed un grande, assordante silenzio su questa gigantesca mercificazione del desiderio. Un movimento che è riuscito, in gran parte, a ridurre l’asimmetria di genere nel tracciare il confine tra pubblico e privato, ora è di fronte a questa scatola nera che ci propina ossessivamente la spettacolarizzazione del privato: il matrimonio, l’innamoramento, la seduzione, il tradimento. Ecco come un confine storico della lotta femminista silenziosamente svanisce, evapora nell’egemonia del reality, nella finzione della realtà. Una rappresentazione della vita quotidiana dove l’autenticità di un volto anziano, di un naso storto, di labbra piccole e persino gli occhiali non figurano più, per dare spazio a cosce smisurate, seni prorompenti, abbronzature impeccabili. Corpi interamente artificiali scolpiti su desideri, maschili e femminili, interamente artificiali. Queste rappresentazioni entrano nelle famiglie, dove sempre di più, mamme e papà nutrono il circolo vizioso corpo artificiale-desiderio artificiale. Le femministe hanno denunciato gli abusi e le violenze che si consumano in ambito privato, ipocritamente relegato all’impolitico. Oggi la sfera privata è completamente controllata dal potere, per il tramite della televisione, anche e soprattutto pubblica. Oggi l’immaginario è il luogo in cui si esercita il potere, inteso come facoltà di sistemare coercitivamente i nostri desideri. Intorno a questo nodo molte femministe si sono impegnate, ma l’indignazione, la voglia di reagire non possono basarsi soltanto sulla memoria e il confronto con il passato. Se il femminismo è un modo di sentire, di essere, di agire e di reagire è sulla sua eredità che dobbiamo ragionare. Con le giovani donne e con i giovani uomini che Lorella ha incontrato tra i banchi di scuola, con Elisa, che le ha detto: “io voglio cambiare il mondo. Ma voi adulti dovete darci una mano!”. Forse non è il caso di intrattenere conversazioni sulla disoccupazione femminile, sulla scarsa rappresentanza delle donne in politica, sulla maternità, premettendo “io non sono femminista, ma…”. Così facendo evitiamo di metterci in discussione, rimuoviamo identità e modelli, perdiamo il senso del nostro essere al mondo. Soprattutto, non diamo una mano ad Elisa. Ragionare sull’eredità non significa semplicemente “partire da sé” ma provare a chiederci con quali pratiche e con quali modalità possiamo entrare in relazione con le giovani donne. La storia del femminismo, l’unica storia che abbiamo, potrà tornare ad essere luogo di effettiva modificazione di sé e del mondo se si offrirà loro come terreno di re-invenzione del desiderio. Qualunque azione è destinata a fallire, se non sarà preparata da una sistemazione prolungata e non coercitiva del desiderio. La posta in gioco non è solo quella di una istruzione radicale, ma l’indagine su come il passato possa creare una storia dell’impossibile, costruendo altri presenti «per contestare il mio».
Donne per la Puglia Migliore
Irene, ho molto apprezzato il tuo intervento e scrivo per dirti che concordo con la tua analisi. Mi permetto di aggiungere una considerazione.
Il desiderio è attualmente un sentire mortificato dalla colonizzazione del patriarcato ed è il più colpito dall’azione della “scatola nera”. La sua etimologia rimanda un concetto che parla di una mancanza, qualcosa che ricerchiamo proprio perché ci manca e che dovrebbe garantirci la continuità della nostra tensione verso qualcosa (le stelle e il relativo bisogno di essere orientati). Chiaro che se una interiorità viene saturata con la proposizione ossessiva di immagini fasulle, gli stereotipi e non solo quelli di genere, i percorsi soggettivi rischiano di bloccarsi al livello che viene imposto culturalmente e psicologicamente. Tuttavia io non dispero del tutto perché so che in ciascuno esiste una zona posta al riparo da tutto questo e che, anche se “dormiente” , attende di essere riattivata perché, mi sembra di poter dire, è direttamente connessa con la parte più vitale di ciascuno. Basti vedere le reazioni che la maggior parte delle persone, di ogni età e condizione sociale, ha di fronte al documentario di Zanardo. Di fronte ad esso ciascuno si pone consapevolmente di fronte all’inganno messo in atto da chi gestisce la tv e reagisce con la volontà di liberarsene.
Per questo reputo di grande utilità, oltre che di valore, la proposta contenuta in Nuovi occhi per la tv e, nel mio piccolo, sto cercando di realizzarla dove vivo e lavoro. Ho l’impressione che questo progetto stia compiendo un grande lavoro preparatorio a qualcosa che non tarderà a venire e che attualmente si trova ad essere sostituito dalla mancanza di educazione alla libertà.
Il femminismo. Si tratta di un movimento di estremo valore che in Italia viene addirittura demonizzato, non solo dagli uomini ma anche dalle donne fedeli al patriarcato. Naturalmente io sono orgogliosa di appartenervi e dentro di me non si estinguerà mai la riconoscenza per ciò che mi ha permesso di conoscere e di praticare. Secondo me esso non è paragonabile a nient’altro in termini di produzione di consapevolezza e, sempre secondo me, non dobbiamo credere che si sia spento nell’onda di ciò che abbiamo chiamato “riflusso”, né rischia le stesse cose che rischiano alcuni eventi della nostra Storia sottoposti al revisionismo. Il femminismo non patisce i revisionismi perché ogni donna, all’interno del sistema patriarcale, conserva una grande mancanza che la mette in contatto con la possibilità del desiderio; tale mancanza è la libertà. Ogni donna potenzialmente può riconnettersi a se stessa in virtù di tale mancanza. E può mettere al mondo quantitativi di libertà inimmaginabili, tanti quanti ne può configurare la capacità desiderante. Si tratta di energia pura che se orientata può governare o, come dice Marina Terragni in un suo recente post, rigovernare il mondo.
Mai scoraggiarsi.
Cara Lorella,
che bel luogo di condivisione delle idee, questo blog! Innanzitutto grazie per il documentario, l’opera di diffusione e soprattutto per il libro che ho appena finito di leggere. Ho ormai la consapevolezza che tutto ciò che scrivi, sia argomento di riflessione fra le donne che non hanno vissuto il femminismo storico, ma che ne hanno ereditato le conquiste forse dandole troppo per scontate. Come è possibile riannodare quei fili portandone i frutti nella società?
Alcuni spunti di riflessione del tuo libro sono per me particolarmente interessanti: Il perché subiamo, ad esempio, uomini e donne,. Penso all’aspetto educativo: perché madri non riescono ad inserire l’aspetto del rispetto reciproco nell’educazione delle loro figlie e figli? Una vera parità di diritti e doveri non esiste nella famiglia italiana, infatti alle bambine, come dici molto bene tu, viene insegnato che la femminilità è dolcezza, bellezza e mansuetudine; si viene educate ad esistere solo nello sguardo dell’altro. Principalmente educate all’approvazione dello sguardo maschile, e secondo canoni maschili, (padre, compagno) solo in secondo grado nello sguardo della comunità femminile. C’è ancora da capire come talvolta lo sguardo femminile si trasformi spesso nel più spietato giudizio nei confronti dell’altra. Donne che nella propria rete familiare o sociale trovano la più nobile espressione e condivisione della propria capacità di azione diventano le più severe giudici di chi in a quella rete non appartiene. Credo che su questo ognuna di noi dovrebbe indagare. Tante volte ho sentito dire a madri la frase “è andato bene per me… andrà bene per loro”, contravvenendo alla sacra legge della specie che prevede per i nostri figli la speranza di condizioni di vita migliori. Dobbiamo ritrovare un nuovo spunto di generosità e condividere le nostre esperienze di vita, di lettura, di conoscenza con chi non è come noi, parlare soprattutto con chi dapprima non ci capisce. Brava! Superare gli steccati, rifiutare l’etichetta: io sono molto di più di una definizione.
Anche a questo ci ammaestra una cattiva televisione: a vedere nell’altro un nemico, creare recinti peraltro facilmente governabili.
Vorrei solo alla fine presentarmi e fare una dichiarazione di intenti: 45 anni, insegnante di lingua inglese, madre di due bimbe, compagna combattiva di un uomo che mi rifiuto di educare, guardo poca televisione perché la trovo squallida e deprimente. Prometto di diventare il cambiamento che vorrei vedere nella società. Adoro vedere le mie bambine crescere e il loro cervello svilupparsi in maniera autonoma. E’ tutto molto faticoso ed è vero che la gestione, o nel migliore dei casi organizzazione, della vita familiare è ancora tutta a carico delle donne. Tutto toglie tempo ed energie alla piena realizzazione di sé anche nel sociale. Non si può non riconoscere che la vera parità in tutti i luoghi di gestione del potere potrà esserci solo quando l’uomo riconoscerà come proprio dovere la condivisione della gestione della quotidianità: fifty-fifty anche in casa!
P.S. Vivo nell’area cagliaritana e mi metto a disposizione per qualsiasi iniziativa di miglioramento sociale.
Saluti a tutti
mio figlio Ale 13 anni mi dice ridendo, senza nemmeno capire cosa sta dicendo, scimmiottando: ” mamma dicono i miei amici che quella è una zoccola?” e io di rimando: ” hai mai pensato che uno che ha tante tagazze è un figo e una donna che ha tanti uomini è una “zoccola”? Mi guarda: ” non ci avevo mai pensato, oggi lo dico a Andre e Iachi…”
Mai smettere di interrogarsi e di mettere in discussione.
Scusate, non ho letto il libro, ma l’ho appena ordinato e lo leggerò presto.
Mi chiedo però: e la responsabilità delle donne in tutto questo?
perchè trasmissioni come Bikini, La pupa e il secchione, e via schifezze discorrendo, le guardano sia gli uomini che le loro donne…
Se ci sono donne in TV che mostrano tette e sederi, è perchè loro stesse lo vogliono, dandosi però la zappa sui piedi e chiedendosi perchè, dopo due o tre anni di sovraesposizione televisiva, nessuno le chiami più neppure a fare lo spot delle caramelle…
Se ci sono quarantenni che girano tirate, conciate e chirurgicamente modificate, è perchè loro stesse lo vogliono.
Se ci sono donne che competono con le figlie per quanto riguarda abbigliamento e trucco, è perchè loro stesse lo vogliono….
Se ci sono donne che si recano al lavoro conciate come se dovessero andare in discoteca, è perchè traggono piacere da questo, nessuno glielo impone….
In sostanza, le donne non hanno sempre ragione…
Purtroppo se ci troviamo in questa situazione, buona parte della colpa è la nostra, che abbiamo messo da parte il nostro cervello e abbiamo messo in evidenza altre parti.
Noi non siamo musulmane costrette a mettere il velo dai mariti o dalla religione….noi possiamo scegliere e se facciamo scelte sbagliate, dobbiamo anche fare autocritica…
buongiorno
ho visto il documentario e ho letto il libro, un buon libro anche se a volte lo trovo ripetitivo. Penso anche di poter utilizzare il documentario a scuola (liceo).
I miei studenti e studentesse vedono poco questa televisione, intendo i programmi Rai, visti soprattutto da persone più adulte, loro vedono soprattutto i programmi di musica, ad esempio su MTV. Quello che volevo segnalare sono i videoclip di qs trasmissioni in cui veramente la donna esiste solo come corpo… purtroppo il suo libro non ne parla.
Sarebbe interessante un’indagine sul ruolo della donna nei programmi musicali, sui video dedicati e visti dagli adolescenti. Bisogna lanciare una campagna di emancipazione femminili “liberiamo il corpo delle donne” E magari coinvolgere anche le figure di donne tv inteligenti come Vittoria Cabello o le cantanti sensibili come quelle che si sono giustamente a mobilitarsi per il terremoto di Abruzzo…
E’ solo una umile idea.
Cmq grazie veramente del coraggioso lavoro, ne avevamo bisogno.
Esa
Buongiorno,
ho terminato di leggere “Il corpo delle donne” qualche giorno fa, anche se devo ancora vedere il documentario. Lavoro come educatore, mi occupo di prevenzione del disagio tra gli adolescenti e, benché le mie attività siano prevalentemente legate al mondo della dipendenza e del consumo di sostanze, credo sia importante diffondere i contenuti e il messaggio di questo libro.
Ho apprezzato in particolare le considerazioni su un certo tipo di femminismo che definirei un po’ “feroce” e che rischia di riprodurre logiche autoritarie ed aggressive che invece andrebbero combattute.. ne parlava il filosofo Herbert Marcuse in alcuni suoi scritti sul femminismo, tradotti nel nostro Paese solo negli ultimi 2-3 anni (sarà un caso?). Insomma, credo che oltre ad essere un saggio critico sulla nostra televisione e la sua degenerazione, “Il corpo delle donne” abbia interessanti spunti anche di critica sociale.
Vorrei però lanciare una provocazione: siamo sicuri che si possa aspirare ad una qualche parificazione reale, o se preferite ad un’uguaglianza, all’interno della nostra società? In fin dei conti, il capitalismo, anche nella sua veste “post-industriale” (per dirla con Bell) o “post-moderna” (per citare un critico come Jameson) si basa strutturalmente sul perdurare di diseguaglianze sociali, economiche, culturali, e di genere. Temo che al suo interno una certa componente di disparità, quando non addirittura di esplicito sessismo, o razzismo, o quanto meno xenofobia, sia destinata a perdurare. La sola (falsa) parità che mi pare si sia realizzata finora è quella che il già citato Marcuse chiamava “uguaglianza nella repressione”, ovvero il raggiungimento, anche da parte della donna, dei medesimi (pseudo)valori del sistema vigente: l’arrivismo, il carrierismo, il mito del manager, eccetera. Ben altro, rispetto alla socialità, dell’amore, della spontaneità e della naturalità, valori di cui le donne potrebbero essere le migliori portatrici, nell’ottica di una radicale trasformazione della società. Personalmente, tuttavia, sono convinto che senza questa radicale trasformazione saremo sempre a rivendicare uguaglianza e parità, senza ottenerle mai.. (senza nulla togliere alle straordinarie conquiste del Novecento, ad esempio le leggi sul divorzio e sull’aborto, i diritti degli omosessuali, e così via… conquiste che comunque ci troviamo a dover difendere!)
ciao sono Francesca,
sto leggendo il tuo libro…mi piace
mi ha fatto riflettere quando dici che parlando con le tue amiche, ti rispondevano “la tv è fatta così”.
mi ha fatto riflettere in merito ad una questione personale che sto vivendo in questi giorni.
ho 28 anni e da 15 giorni mi sono sposata. da anni lavoro nella stessa azienda, ma adesso che mi sono sposata è tutto cambiato. sono sotto forti pressioni che partono da richieste di riduzioni di orario senza motivazioni, mobbing, pressioni di licenziamento o addirittura su una forse futura probabilità di maternità. assurdo. e quando ne parlo con qualcuno mi rispondono “il mondo del lavoro è fatto così!” si e allora dovremmo accettare senza dire niente minacce che usurpano i diritti del lavoratore e ancor più i diritti di uguaglianza della donna?
Ho letto il libro piano piano, permettendomi il lusso di rileggerre più volte alcune pagine. Solo concedendomi la lentezza e la possibilità dell’approfondimento ho avuto l’impressione di riuscire a riflettere adeguatamente su ciò che mi veniva proposto. Vorrei lasciare questo mio pensiero: forse proprio la spinta alla velocità, all’immediatezza, alla prima impressione, all’ubriacamento dei sensi, che ebbri per il troppo stimolo nel breve tempo spengono la mente, sono il problema. O uno dei problemi. Penso ai tempi della sessualità: la timida scoperta nel preliminare, la riconferma dell’altro che avviene anche in un rapporto datato, non trovano spazio nell’idea che i media vogliono trasmettere.Sembra che l’Altro, se ha un carattere ed una personalità,. diventi solo gravoso impegno. Così, i corpi nudi, pronti, disponibili, o che si svestono sotto gli occhi di tutti, rappresentano il fast food dell’erotismo…si può magiare anche là, ma dopo un po’ nuoce alla salute e soprattutto mina il rapporto col “cibo”. Ho una bimba, che è il mio cuore, e sono preoccupata. Soffro all’idea che possa sentirsi inadeguata perchè non corrisponde ai modelli dominanti, ma farò tutto ciò che è in mio potere perchè lei cerchi una sua identità a prescindere da essi. Grazie del Vostro lavoro e continuate così.
@Marco Vagnozzi: la tua “provocazione”, cioè la domanda “siamo sicuri che si possa aspirare ad una qualche parificazione reale, o se preferite ad un’uguaglianza, all’interno della nostra società?” che può altrimenti formularsi: la parità di diritti, e/o di opportunità cui aspirano le donne, deve ricalcare gli schemi creati dalla cultura maschile?, e quindi, come tu esemplifichi “l’arrivismo, il carrierismo, il mito del manager, eccetera”? Dunque, questo problema, proprio questo, è stato uno dei temi fondamentali dibattuti dalle donne in passato e, in particolare, elaborato e approfondito negli anni ‘70-’80 dal tanto vituperato “pensiero della differenza”. Vituperato perché talvolta, dalla sponda del cd. “emancipazionismo” (= la parità giuridica e di ruolo sociale risolve tutto) lo si è accusato, con il suo sottolineare lo “specifico” culturale femminile, di esporre le donne al rischio di essere ricondotte al ruolo tradizionale (privato, accuditivo, di cura etc.), a quel ruolo che la cultura maschilista aveva loro riservato. Ovviamente non è così, e la “differenza”, che le donne intendevano scoprire e perseguire, era la necessità di non imitare i ruoli, gli schemi, i comportamenti maschili, ed era volta ad individuare valori che dovevano essere immessi nell’ambito pubblico della cultura, e che a partire dalle donne avrebbero potuto diventare patrimonio comune della società, anche dei maschi. Insomma, un modo diverso di concepire le relazioni, la cui affermazione però non poteva essere affatto “pacifica”, perché avrebbe significato trasformare una società in cui, come tu evidenzi, certi valori negativi sono parte costitutiva e fondante. La stessa domanda più o meno: “siamo disposte ad entrare a far parte, come individui autonomi e indipendenti, del sistema economico-sociale creato dagli uomini accettandone e condividendone le regole?” era stata posta già da Virginia Woolf nel 1938, nel secondo capitolo di “Le tre ghinee”.
Sono contenta che molte donne la pensano come me,prima di conoscere questo sito,mi sentivo una mosca bianca.
In questi ultimi anni la televisione è diventata inguardabile:veline,letterine vallette,tette culi,ecc,ecc da tutte le parti.
Io dico basta!!
Ho la nausea!
Mi piacerebbe un giorno vedere un programma TV dove le donne-vallette seminude vengano sostituite da uomini in perizoma,con inquadrature in primo piano di culo (come per le donne) testicoli ecc ecc.
Penso che non ci sarebbe una persona al mondo che non rimarrebbe scandalizzata,e indignata.
E allora basta,pretendere che quelle inquadrature ginecologiche fatte alle donne siano giuste e sensate,e accettate da tutti come cosa normale.
Basta guardare questa TV spazzatura, sta a noi telespettatori cambiare le cose,se nessuno gurdasse certi programmi non ci verrebbero propinati,e replicati per giunta.
Ancora non ho coprato il libro della zanardo,ma lo faro al più presto,e grazie per aver dato voce a questo argomento che io ritengo davvero importante.
ciao..ho letto il tuo libro come compito estivo per la scuola..ma ad essere sincera ci ho capito poco! solo che devo fare il riassunto..non è che qualcuno mi potrebbe dare una mano?? non ci salto fuori!
Buonasera e complimenti.Finalmente qualcuno che si accorge che le donne sono viste e valutate dalle donne con occhi di uomini;anch’io ci giravo intorno ma non avevo mai “colto”grazie.SalutiAngelo
Anch’io ho trovato il libro illuminante, non solo perché affronta in modo intelligente la questione femminile, ma anche perché riesce ad abbracciare altre tematiche sociali, come la paura della solitudine, di non piacere, di non avere successo nella vita… Insomma, un disagio generale si sente eccome, quindi forse qualcosa sta cambiando e per fortuna che ci sono persone come Lorella che qualcosa fanno. Neanch’io sopporto quelli che si adagiano e accettano il mondo così com’è perché è considerata un’utopia cambiarlo, ma allora i grandi avvenimenti storici non sarebbero mai avvenuti se nessuno potesse fare niente, no? Se tutti imparessero semplicemente ad avere consapevolezza e a contribuire nel proprio piccolo, il mondo cambierebbe perché basta partire da noi stessi, non serve diventare Gandhi, non tutti possono essere leader, ma possiamo farci guidare. Questa iniziativa insieme ad altre può fare molto.