2 ago 2009

O CORPO DAS MULHERES

A partir de hoje, O CORPO DAS MULHERES está online no nosso site na versão em português, que vai se juntar à versão em inglês.

Pedro Paulo Pinto de Araujo é um editor brasileiro, que gostou muito do nosso trabalho e se ofereceu para traduzir todo o documentário, que a partir de hoje os homens e mulheres brasileiros (e de outros países de língua portuguesa) poderão assistir e refletir. Pedro também se ofereceu para divulgar o documentário nos festivais no Brasil.

 

 

IL CORPO DELLE DONNE : ECCO LA VERSIONE IN PORTOGHESE! 

IL CORPO DELLE  DONNE è online sul nostro sito nella versione portoghese (sidebar a destra), che va ad aggiungersi alla versione inglese.

Pedro Paulo Pinto de Araujo è un regista brasiliano che si è molto appassionato al nostro lavoro e che si è offerto di tradurre tutto il documentario. Da oggi anche gli uomini e le donne brasiliani e di altri  Paesi di lingua portoghese potranno vedere IL CORPO DELLE DONNE. Pedro si è anche offerto di presentare il documentario nei festival brasiliani.

 

E' importante raccontare la generosità con cui il nostro documentario è stato accolto: Serena Povia vive in Gran Bretagna e ha curato da subito la versione inglese, oggi Pedro Paulo Pinto de Araujo si aggiunge con la traduzione in portoghese,  prossimamente arriverà la traduzione  spagnola curata da Chiara Bagnoli e in settembre avremo la versione francese. Tutti i nostri traduttori  contribuiscono ad innalzare il livello di consapevolezza sull’uso    improprio che la televisione italiana fa del corpo delle donne.

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13 commenti a “O CORPO DAS MULHERES”

  1. IT scrive:

    Seguo da molto il vostro blog, lo diffondo quanto posso e ne condivido pienamente le posizioni.
    Solo un dubbio mi sorge: la volontà di tradurlo e diffonderlo anche all’estero è dovuta al fatto che, magari in diverso grado e intensità, anche in altri paesi si assiste a fenomeni simili o ad un interesse speciale per il fenomeno italiano?
    Perché, onestamente, l’unico motivo veramente plausibile per diffonderlo mi sembra il primo. Per quanto riguarda l’altro, oltre al fatto che gli stranieri non potrebbero fare assolutamente nulla per “aiutarci”, l’Italia è già considerata una specie di fenomeno da baraccone, una fiera del cattivo gusto, un paese poco serio grazie al nostro presidente del consiglio (le minuscole sono intenzionali) e tutte le sue manifestazioni, specialmente nei riguardi della donna. Nel venire a conoscenza di questo documentario, si rafforzerebbe ancor di più l’immagine ridicola che dà di sè l’Italia (e gli italiani) all’estero. Lo so perché all’estero ci vivo…
    Che risultato si prevede di raggiungere? Immagino già l’utente inglese, spagnolo, francese o portoghese guardare il video, scandalizzandosi o facendosi pure due risate, rafforzando l’idea di paese ridicolo che già ha dell’Italia e, semplicemente, dopo la visione, passare ad altro…

  2. IT scrive:

    Laddove dico “nel venire a conoscenza di questo documentario” intendo “nel venire a conoscenza del contenuto di questo documentario”.

  3. Gilda scrive:

    Che meraviglia vi state espandendo siete favolosi continuate cosi’.

  4. Lorella Zanardo scrive:

    @iT
    caro it, l’idea di tradurlo è venuta a chi ci segue dall’estero e che, generosamente, si è offerto di tradurre il doc.
    Il caso ITALIA è unico: in nessun Paese europeo la donna viene umiliata in tv, così come si usa fare da noi. Alcuno Paesi hanno interesse al doc perchè vivono in parte il problema, altri perchè trovano la tv italiana un fenomeno preoccupante. Sanno già tutto di noi all’estero, i giornali scrivono di noi e del fenomeno veline da tempo.
    Io ho vissuto anni all’estero e non idealizzo altri Paesi dopo esserci vissuta. Però credo che una pressione ad esempio della Comunità Europea, potrebbe accelerare un nostro cambiamento nei media.

  5. fiordaliso scrive:

    “credo che una pressione ad esempio della Comunità Europea, potrebbe accelerare un nostro cambiamento nei media”

    Concordo in pieno!

    “Nel 2005, noi italiani abbiamo ricevuto alcuni consigli da uno speciale comitato dell’Onu (il Comitato per l’eliminazione della discriminazione contro le donne), che denunciava la tendenza, in Italia, a mercificare il corpo femminile nei media (TV, pubblicità) e a relegare la donna in ruoli subalterni. Il comitato dell’Onu osservava che “tali atteggiamenti sono la causa della posizione svantaggiata delle donne sul lavoro e nella politica”, e consigliava di “promuovere un’immagine delle donne alla pari in tutte le sfere della vita”.”*

    *La mercificazione della donna
    Violenze e discriminazioni contro le donne nel mondo contemporaneo
    di Antonella Randazzo per http://www.disinformazione.it

  6. angela scrive:

    Anche io concordo su questo, e lo spero.

  7. chiara scrive:

    @IT
    Ti cito testualmente: “Nel venire a conoscenza di questo documentario, si rafforzerebbe ancor di più l’immagine ridicola che dà di sè l’Italia (e gli italiani) all’estero. Lo so perché all’estero ci vivo…”

    Io credo che l’immagine ridicola si rafforzerebbe ancora di più non facendo nulla e lasciando le cose come stanno ora. Il documentario è una critica volta agli italiani e fatta da degli italiani….non ci vedo niente di ridicolo nell’autocriticarsi, ma anzi mi sembra un grosso passo avanti.

    P.S. non credo che siamo gli unici a vivere questo problema, magari lo viviamo all’ennesima potenza, ma non siamo certo gli unici.

  8. IT scrive:

    @Chiara
    mmmm…
    Ribadisco che appoggio in toto questa causa, la sostengo e la diffondo.
    Avevo un dubbio circa l’effettiva efficacia o addirittura l’opportunità di diffondere questo documentario all’estero. Vedo Lorella e molte altre persone fiduciose del fatto che questo possa aiutare noi a liberarci da questo fenomeno. E io ci spero pure, certamente. Ma non ci faccio troppo conto, a dire la verità. Tutto lì.
    Certamente non siamo gli unici a vivere questo problema, ma da noi è molto più intenso, rispetto al resto d’Europa (beh, questo problema e molti altri, a dire la verità),
    ma non siamo nemmeno un paese del terzo mondo che ha bisogno di aiuti di base, quindi non mi immagino l’Onu intervenire con i caschi blu su questa situazione (l’iperbole è intenzionale), da lì i miei dubbi. Ma spero fortemente di sbagliarmi e che sbandierare i nostri peggiori vizi possa essere un modo per superarli…. mah!
    E per quanto riguarda l’autocritica, beh, direi che noi italiani l’autocritica l’esercitiamo costantemente e in modo spinto. Almeno una buona parte di noi italiani. E sennò vedi questo stesso blog o entra nei vari forum su internet, specie quelli di italiani che vivono all’estero. La cosa più carina che leggi sull’Italia è “paese di m….” e via discorrendo.

  9. fiordaliso scrive:

    @IT: il problema a me sembra molto serio invece. Ripeto che bisogna prendere in considerazione anche i risvolti culturali di tutto questo! Certo che se restiamo sempre fermi e inchiodati al paio di tette in tv, che è solo la punta dell’iceberg delle piaghe sociali che affliggono il nostro Paese, non andremo mai da nessuna parte!

  10. Renan scrive:

    Olá! Sou do Brasil e acabo de ver o documentário. Agradeço a disposição do senhor Pedro Paulo em traduzir a obra para o português, já que nossa televisão aberta parece ser muito semelhante à da Itália no quesito de objetificação da mulher. Este documentário poderia facilmente ser sobre a televisão brasileira. Uma belíssima obra! Divulgarei.

    Abraços!

  11. tai scrive:

    oi! adorei o documentário.
    acrescentaria que a televisão, além de sexista, é racista. das imagens mostradas no documentário: onde estão as mulheres não-brancas? onde estão os cabelos crespos e peles escuras? a beleza imposta às mulheres é branca. sei que o foco do documentário não é a discrimação racial na tv, mas a gente sabe que o sexismo depende do racismo que depende do capitalismo que depende do especismo, etc. esses sistemas de opressão estão fortemente ligados e dependem um do outro para funcionar.

    saudaçãoes feministas desde o sul!

    hi! i love the documentary.
    i would add to it: tv is not only sexist, but racist as well. from the imagens shown in the documentary we can see it is the same in italy: where are the women of color? where are the curly hair and dark skins? the beauty which is imposed to women is white. i know that racial discrimination is not the focus in the documentary, but we also know that sexism depends on racism, and depends on capitalism and especism, etc. these sistems of opression are strongly related and depend on each other.

    feminist cheers from the south!

  12. Stéfanni scrive:

    Muito bom! Se a Itália está nessa situação, imaginem como o Brasil não está: o Carnaval exporta a imagem da mulher brasileira de uma forma horrível. Ser uma mulher sem peitos e bunda aqui é um martírio. Que ditadura!

    Abraços a todos!

  13. Rita de Cassia scrive:

    Visitei esse documentário hoje.
    Achei essa iniciativa muito honrosa, pois retrata como a imagem da mulher é prostituida pela TV aberta, principalmente no Brasil, onde as proprias mulheres se deixam ser objeto.
    Elogio a iniciativa do Pedro em traduzir esse documentário para o Portugues, pois assim mais pessoas poderão ver e entender qual o objetivo desse projeto. Já estou divulgando o mesmo para outras pessoas. Gostei muito



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