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	<title>Il corpo delle donneIl corpo delle donne | Il corpo delle donne</title>
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		<title>Pronte ad occuparci del Paese</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 08:47:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il corpo delle donne</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cambiare il mondo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Racconta il Censis che nei programmi tv le donne vengono rappresentate come donne di spettacolo, del dolore, astrologhe&#8230;</p>
<p>Da tempo anche al cinema manca una narrazione delle donne italiane di oggi: i registi per lo più paiono focalizzarsi sulla rappresentazione di donne &#8220;bellone&#8221; alla Vanzina, o di donne sofferenti, inermi, solitamente magrissime. Done reali ce ne sono poche nei film dei registi nostrani. <strong>Anna Magnani oggi probabilmente sarebbe disoccupata:</strong> io credo che farebbe paura con quel volto che invecchiando rivelava sempre più il suo carattere, dove per carattere si deve intendere tutto ciò che aveva formato la sua faccia, come ci ricorda Hillman. Ciò che fa paura è la rappresentazione di quel &#8220;tutto&#8221; che modifica il nostro volto: non più sorridenti <em>avatar</em>, bensì donne con cui mettersi in relazione.
Chiunque in Italia abbia età e autorevolezza acquisita negli anni, sa <strong>quanto imbarazzo dimostrino gli uomini a rapportarsi a donne complete e forti, di una forza del femminile che nulla ha a che fare con lo scimmiottamento di un comportamento maschile.</strong></p>
<p>Però come dicono gli inglesi <em>enough is enough</em>. Vi devo dire che è avvilente, talvolta insopportabile, da oggi sarà inaccettabile, avere molta più capacità ed esperienza della maggior parte degli uomini che incontriamo, e dover fingere di essere &#8220;un po&#8217; meno&#8221; pena l&#8217;emarginazione.
Il problema non è mio, non è nostro. E&#8217; tutto loro.
Dunque, care ragazze che mi chiedete modelli non da copiare pedissequamente ma a cui ispirarvi, <strong>da oggi questo spazio è aperto a donne coraggiose </strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12041" title="barbara-giangrave-intervista-2-164417_XL" src="http://www.ilcorpodelledonne.net/wp-content/uploads/2012/05/barbara-giangrave-intervista-2-164417_XL.jpg" alt="" width="250" height="250" />Racconta il Censis che nei programmi tv le donne vengono rappresentate come donne di spettacolo, del dolore, astrologhe&#8230;</p>
<p>Da tempo anche al cinema manca una narrazione delle donne italiane di oggi: i registi per lo più paiono focalizzarsi sulla rappresentazione di donne &#8220;bellone&#8221; alla Vanzina, o di donne sofferenti, inermi, solitamente magrissime. Done reali ce ne sono poche nei film dei registi nostrani. <strong>Anna Magnani oggi probabilmente sarebbe disoccupata:</strong> io credo che farebbe paura con quel volto che invecchiando rivelava sempre più il suo carattere, dove per carattere si deve intendere tutto ciò che aveva formato la sua faccia, come ci ricorda Hillman. Ciò che fa paura è la rappresentazione di quel &#8220;tutto&#8221; che modifica il nostro volto: non più sorridenti <em>avatar</em>, bensì donne con cui mettersi in relazione.<br />
Chiunque in Italia abbia età e autorevolezza acquisita negli anni, sa <strong>quanto imbarazzo dimostrino gli uomini a rapportarsi a donne complete e forti, di una forza del femminile che nulla ha a che fare con lo scimmiottamento di un comportamento maschile.</strong></p>
<p>Però come dicono gli inglesi <em>enough is enough</em>. Vi devo dire che è avvilente, talvolta insopportabile, da oggi sarà inaccettabile, avere molta più capacità ed esperienza della maggior parte degli uomini che incontriamo, e dover fingere di essere &#8220;un po&#8217; meno&#8221; pena l&#8217;emarginazione.<br />
Il problema non è mio, non è nostro. E&#8217; tutto loro.<br />
Dunque, care ragazze che mi chiedete modelli non da copiare pedissequamente ma a cui ispirarvi, <strong>da oggi questo spazio è aperto a donne coraggiose che vogliano raccontare la loro storia a chi ci legge qui. Con foto per favore.</strong> In homepage la foto di Barbara Giangrave, <a href="http://www.alfemminile.com/donne-societa-diritti-della-donna/barbara-giangrave-intervista-d23154.html"><strong>qui leggete chi è</strong></a>.<br />
Dato che molte di voi hanno scritto al Sen. Zavoli proponenedo il mio nome per il CdA rai, è giusto che conosciate il mio cv. <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=94">Che è questo</a>. Chiederemo a chi viene nominato prossimamente di spiegare i motivi che gli consentono di ricoprire un certo ruolo.<br />
Fatevi avanti! Nessuna paura. <strong><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/wp-content/uploads/2012/05/LETTERA-APERTA-e-INDIRIZZI-ISTITUZIONI.pdf">QUI</a> gli indirizzi di tutte le istituzioni e dei partiti</strong> che da anni ripetono di volere scegliere le donne. Bene, sommergiamoli di cv. Così magari se vi fate vedere, c<strong>hissà che non vi invitino il prossimo anno a LA7</strong>: sono certa che Saviano e Fazio saranno felici di ricordare agli italiani come sono le donne italiane. Finalmente. <img src='http://www.ilcorpodelledonne.net/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Qui  un interessante inziativa:</p>
<p><em>E’ nata un’iniziativa molto interessante da parte di GIO <strong>(Osservatorio interuniversitario di Genere)</strong> e con l’appoggio di molte reti di donne e di singole donne. In questi giorni si fa un gran parlare di curricula: Santoro e Fruttero mandano i loro ed anche Serena Dandini presenta il suo per la presidenza Rai. Monti li esamina… il termine è entrato nel linguaggio dei media. Largo al merito dunque di tutti e di tutte. Di tutte appunto. Pertanto molte donne eccellenti in vari ambiti stanno inviando i loro curricula femminili nei luoghi dove si deve prossimamente scegliere (Comuni, Province, Consiglio d&#8217;amministrazione Rai, Autority varie etc.) e non solo per far rispettare la legge Golfo che prevede la presenza di donne nei CDA delle aziende, ma per un motivo politico, che si esprime nella partecipazione dinamica e costruttiva alla vita della polis. Dove sono le tante laureate in Economia, in Giurisprudenza, nelle materie scientifiche, solo per fare qualche esempio? Le donne in questione non accettano che nel toto nomine che impazza sui nostri organi di comunicazione i nomi femminile non ci siano o siano veramente un‘eccezione. Pertanto si sono attivate ritenendo che sia  giunto il momento di valorizzare il talento femminile. <strong>Lo scopo non è tuttavia la nomina di donne purché siano, ma di donne che rispondano a certe caratteristiche, che  del resto dovrebbero possedere anche gli uomini (onestà, cultura, preparazione e competenza, appunto).</strong></em></p>
<p><em><a href="http://www.facebook.com/l/6AQHukbJPAQHTrwhE-fZ6Zycmc7EBDRvBostXXh-igSh5sQ/www.genderunivobs.it" target="_blank">www.genderunivobs.it</a></em></p>
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		<title>24 maggio &#8211; Milano</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 10:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il corpo delle donne</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>All&#8217;interno del seminario <strong>Media in 21th century Europe</strong>, intervento di Lorella Zanardo presso lo IES Abroad Milano, via Carducci 26. Dalle 10.45 alle 11.45.&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;interno del seminario <strong>Media in 21th century Europe</strong>, intervento di Lorella Zanardo presso lo IES Abroad Milano, via Carducci 26. Dalle 10.45 alle 11.45.</p>
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		<title>Due Volte Genitori</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:24:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il corpo delle donne</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sguardi]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[due volte genitori]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ieri sera sono stato alla Palazzina Liberty a vedere &#8220;2 volte genitori&#8221; di Claudio Cipelletti, un film indispensabile all&#8217;Italia.
Se non l&#8217;avete ancora visto dovete assolutamente vederlo e farlo vedere.
(Sarà da noi in Zona 3 giovedì 17 alle 20 all&#8217;Auditorium di Via Valvassori Peroni: <a href="http://www.duevoltegenitori.com/prossimeproiezioni.htm" target="_blank">http://www.duevoltegenitori.com/prossimeproiezioni.htm</a>).</p>
<p>Perchè come si diceva a SNOQ: <span style="text-decoration: underline;">non è solo una questione di genere</span>.
C&#8217;è tutta un&#8217;Italia nuova che sta spuntando da sotto l&#8217;asfalto delle provinciali, forte e sincera come la gramigna.
Immaginatevi una famiglia palermitana di classe media riunita attorno al tavolo lungo a parlare allegramente di sessualità, con i parenti e i 3 figli. Ecco, poi immaginatevi che uno dei figli sia omosessuale e che abbia invitato il compagno, che (come direbbe Guzzanti-D&#8217;Alema) &#8220;E&#8217; pure nero&#8221; .
Immaginatevi che tutto avvenga normalmente secondo abitudine, con la conversazione che si srotola serenamente tra una portata e l&#8217;altra, recuperando i ricordi comuni di una famiglia.
Ebbene: tutto questo è, semplicemente, già realtà.</p>
<p><a href="http://www.duevoltegenitori.com/" target="_blank">http://www.duevoltegenitori.com/</a></p>
<p>Giorgio Zerbinati&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera sono stato alla Palazzina Liberty a vedere &#8220;2 volte genitori&#8221; di Claudio Cipelletti, un film indispensabile all&#8217;Italia.<br />
Se non l&#8217;avete ancora visto dovete assolutamente vederlo e farlo vedere.<br />
(Sarà da noi in Zona 3 giovedì 17 alle 20 all&#8217;Auditorium di Via Valvassori Peroni: <a href="http://www.duevoltegenitori.com/prossimeproiezioni.htm" target="_blank">http://www.duevoltegenitori.com/prossimeproiezioni.htm</a>).</p>
<p>Perchè come si diceva a SNOQ: <span style="text-decoration: underline;">non è solo una questione di genere</span>.<br />
C&#8217;è tutta un&#8217;Italia nuova che sta spuntando da sotto l&#8217;asfalto delle provinciali, forte e sincera come la gramigna.<br />
Immaginatevi una famiglia palermitana di classe media riunita attorno al tavolo lungo a parlare allegramente di sessualità, con i parenti e i 3 figli. Ecco, poi immaginatevi che uno dei figli sia omosessuale e che abbia invitato il compagno, che (come direbbe Guzzanti-D&#8217;Alema) &#8220;E&#8217; pure nero&#8221; .<br />
Immaginatevi che tutto avvenga normalmente secondo abitudine, con la conversazione che si srotola serenamente tra una portata e l&#8217;altra, recuperando i ricordi comuni di una famiglia.<br />
Ebbene: tutto questo è, semplicemente, già realtà.</p>
<p><a href="http://www.duevoltegenitori.com/" target="_blank">http://www.duevoltegenitori.com/</a></p>
<p>Giorgio Zerbinati</p>
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		<title>&#8220;Dotatevi di un bel Pene e la Vita sarà più Semplice&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:20:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il corpo delle donne</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sguardi]]></category>
		<category><![CDATA[susan sarandon]]></category>
		<category><![CDATA[umorismo]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=12008</guid>
		<description><![CDATA[<p>Esilarante <a href="http://www.funnyordie.com/videos/ba132721d0/white-man-s-d-k-with-susan-sarandon"><strong>video di Susan Sarandon</strong></a> su come farsi rispettare: basta avere un bel pisellone repubblicano! Riflettiamo: questo tipo di umorisimo attiva reali cambiamenti. Corro a comperarne uno? A Tracolla!arandon: grazie a Maria Chiara TIRINZONI!Grazie sei stata velocissima!
Il c***o dell&#8217;uomo bianco.</p>
<p>Tizio in macchina: &#8220;Troia&#8221;</p>
<p>Susan: &#8220;Signore, vi suona familiare? Gli uomini vi rimproverano e vi negano i vostri diritti perché si sentono intimiditi? Non state ottenendo il rispetto che meritate? Vorreste poter fare autonomamente le vostre scelte, per una volta?
Tutto ciò che vi serve è il rivoluzionario &#8220;C***o dell&#8217;uomo bianco&#8221;!
Il &#8220;C***o dell&#8217;uomo bianco&#8221; o C.U.B. sta facendo miracoli (??)
Sono Susan Sarandon e vi spiego come usare il C.U.B.
Prima di tutto scegli la taglia più adatta a te: piccolo, medio o repubblicano.
Poi togli la copertura di plastica e allenta l&#8217;elastico.
Usalo attorno alla vita o come borsetta o se vuoi proprio attirare la loro attenzione indossalo sull&#8217;orecchio. Qui ci sono alcuni esempi:&#8221;</p>
<p>(in sovrimpressione: ricostruzione)
Dott: &#8220;Purtroppo lo stato e la sua assicurazione non coprono il controllo delle nascite&#8221;
Donna: &#8220;Mi aspettavo che lo dicesse&#8221;</p>
<p>Susan: &#8220;C.U.B. funziona.&#8221;</p>
<p>Donna: &#8220;Che ne pensa ora?&#8221;
Dott: &#8220;Oh mi scusi, non l&#8217;avevo ancora vista lì. Posso scriverle ricette per qualunque cosa le serva, anche il viagra è incluso nella copertura.&#8221;
Donna: &#8220;Grazie C.U.B.&#8221;</p>
<p>Susan: &#8220;Non sei ancora convinta? Continua a guardare&#8221;</p>
<p>Donna: &#8220;Aiuto, aiuto! Qualcuno mi aiuti! Mi hanno sparato!&#8221;
Paramedico: &#8220;Codice blu su una pianta! Codice blu su una pianta! Scusi signora, è un oggetto vivente, ha &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esilarante <a href="http://www.funnyordie.com/videos/ba132721d0/white-man-s-d-k-with-susan-sarandon"><strong>video di Susan Sarandon</strong></a> su come farsi rispettare: basta avere un bel pisellone repubblicano! Riflettiamo: questo tipo di umorisimo attiva reali cambiamenti. Corro a comperarne uno? A Tracolla!arandon: grazie a Maria Chiara TIRINZONI!Grazie sei stata velocissima!<br />
Il c***o dell&#8217;uomo bianco.</p>
<p>Tizio in macchina: &#8220;Troia&#8221;</p>
<p>Susan: &#8220;Signore, vi suona familiare? Gli uomini vi rimproverano e vi negano i vostri diritti perché si sentono intimiditi? Non state ottenendo il rispetto che meritate? Vorreste poter fare autonomamente le vostre scelte, per una volta?<br />
Tutto ciò che vi serve è il rivoluzionario &#8220;C***o dell&#8217;uomo bianco&#8221;!<br />
Il &#8220;C***o dell&#8217;uomo bianco&#8221; o C.U.B. sta facendo miracoli (??)<br />
Sono Susan Sarandon e vi spiego come usare il C.U.B.<br />
Prima di tutto scegli la taglia più adatta a te: piccolo, medio o repubblicano.<br />
Poi togli la copertura di plastica e allenta l&#8217;elastico.<br />
Usalo attorno alla vita o come borsetta o se vuoi proprio attirare la loro attenzione indossalo sull&#8217;orecchio. Qui ci sono alcuni esempi:&#8221;</p>
<p>(in sovrimpressione: ricostruzione)<br />
Dott: &#8220;Purtroppo lo stato e la sua assicurazione non coprono il controllo delle nascite&#8221;<br />
Donna: &#8220;Mi aspettavo che lo dicesse&#8221;</p>
<p>Susan: &#8220;C.U.B. funziona.&#8221;</p>
<p>Donna: &#8220;Che ne pensa ora?&#8221;<br />
Dott: &#8220;Oh mi scusi, non l&#8217;avevo ancora vista lì. Posso scriverle ricette per qualunque cosa le serva, anche il viagra è incluso nella copertura.&#8221;<br />
Donna: &#8220;Grazie C.U.B.&#8221;</p>
<p>Susan: &#8220;Non sei ancora convinta? Continua a guardare&#8221;</p>
<p>Donna: &#8220;Aiuto, aiuto! Qualcuno mi aiuti! Mi hanno sparato!&#8221;<br />
Paramedico: &#8220;Codice blu su una pianta! Codice blu su una pianta! Scusi signora, è un oggetto vivente, ha la priorità per me ora.&#8221;</p>
<p>Susan: &#8220;C.U.B. non fallisce mai.&#8221;</p>
<p>Paramedico: &#8220;Ho bisogno di rinforz… Ehi signora sta bene?&#8221;<br />
Donna: &#8220;Grazie C.UB., finalmente la mia vita è la priorità.&#8221;</p>
<p>Susan: &#8220;E ora una parola dall&#8217;inventore e scopritore del C.U.B., Laura Travis.&#8221;</p>
<p>Laura: &#8220;Salve, sono Laura Travis, imprenditrice locale, collezionista di momenti preziosi, e colei che ha inventato il C**o dell&#8217;uomo bianco. Ve lo devo dire…prima dell&#8217;invenzione del C.U.B. io cercavo solamente di vivere la mia vita, avere il controllo delle nascite e pagare le bollette. In altre parole: ero pezzo di m***a fallito, troppo maledettamente stupida per fare qualcosa. Fidatevi: non vi sarebbe piaciuto vedermi prima.&#8221; (Sovrimpressione: prima &#8211; dopo)</p>
<p>Susan: &#8220;Chiama C.U.B. ora per avere la tua collezione premium di C.U.B. per solo 14.99 dollari.&#8221;</p>
<p>Laura: &#8220;Se hai la possibilità di scegliere, perché non scegliere C.U.B.? In pratica è un dildo su una cintura, ma non si sa come ti fa ottenere lo status di cittadino a pieno titolo.&#8221;</p>
<p>Susan: &#8220;Per favore, sostenete Unite Against the War on Women. Manifesteremo a livello nazionale il 28 aprile. Quel che è troppo è troppo, è giunto per noi il momento di far sì che le nostre voci siano ascoltate. Andate su <a href="http://www.unitewomen.org" rel="nofollow nofollow" target="_blank">www.unitewomen.org</a> per trovare la marcia e il raduno locali nel vostro stato.&#8221;<br />
UniteWomen.Org<br />
unitewomen.org<br />
Unite Women</p>
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<div><a tabindex="-1" href="http://www.unitewomen.org/" rel="nofollow" target="_blank" data-ft="{&quot;type&quot;:41,&quot;tn&quot;:&quot;E&quot;}"><img src="https://s-external.ak.fbcdn.net/safe_image.php?d=AQBBRauew24SUtEQ&amp;w=90&amp;h=90&amp;url=http%3A%2F%2Funitewomen.org%2Funite%2Fwp-content%2Fuploads%2F2012%2F04d4ec4546dfc6fd544c00d7fa6c0dd9b6.jpeg" alt="" /></a></p>
<div>
<div data-ft="{&quot;type&quot;:11,&quot;tn&quot;:&quot;C&quot;}"><strong><a href="http://www.unitewomen.org/" rel="nofollow" target="_blank">UniteWomen.Org</a></strong></div>
<p>unitewomen.org</p>
</div>
</div>
</div>
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<div style="text-align: left; font-size: x-small; margin-top: 0; width: 640px;"><a title="from Susan Sarandon, Steve Agee, Casey Wilson, Melissa Stephens, JC Coccoli, Funny Or Die, Drew Droege, Tymberlee Hill, James Pumphrey, Ally Hord, and Antonio Scarlata" href="http://www.funnyordie.com/videos/ba132721d0/white-man-s-d-k-with-susan-sarandon">White Man&#8217;s D!#k with Susan Sarandon</a> from <a href="http://www.funnyordie.com/susan_sarandon">Susan Sarandon</a> <iframe style="overflow: hidden; width: 90px; height: 21px; vertical-align: middle;" src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?app_id=138711277798&amp;href=http%3A%2F%2Fwww.funnyordie.com%2Fvideos%2Fba132721d0%2Fwhite-man-s-d-k-with-susan-sarandon&amp;send=false&amp;layout=button_count&amp;width=150&amp;show_faces=false&amp;action=like&amp;height=21" frameborder="0" scrolling="no" width="320" height="240"></iframe></div>
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		<title>25 maggio &#8211; Livorno</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 14:45:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il corpo delle donne</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[genere/generazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Incontro nazionale sul tema <strong>Genere e Generazioni</strong>.</p>
<p></p>
<p>&#160;&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Incontro nazionale sul tema <strong>Genere e Generazioni</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-large wp-image-12051" title="InvitoWEB25maggio" src="http://www.ilcorpodelledonne.net/wp-content/uploads/2012/05/InvitoWEB25maggio-487x1024.jpg" alt="" width="487" height="1024" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Il Mondo non Inizia e non Finisce Qui da Noi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 12:56:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il corpo delle donne</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Oggi il post è dedicato alle nostre corrispondenti in giro per il Mondo. Leggerle è un atto di militanza attiva: sono ragazze partite per cercare di affermarsi lontano da qui. Scrivere è per loro un modo di comunicarci che all&#8217;Italia ci tengono, che lottano là dove sono per tornare in futuro arricchite  di esperienze e strumenti da mettere in pratica da noi.</p>
<p><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=11946"><strong>Marina da Sydney</strong></a></p>
<p><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=11952"><strong>Giulia da Parigi</strong></a></p>
<p><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=11948"><strong>Livia da Berlino</strong></a></p>
<p><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=11950"><strong>Giusi da Barcellona</strong></a></p>
<p><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=11982"><strong>Carol Rio de Janeiro</strong></a></p>
<p>Ecco cosa scrive <strong>Marina Freri</strong> da Sydney sul FEMMINICIDIO:</p>
<p>“Are you joking? Oh my god babe, that’s horrible” Stai scherzando? Dio mio, cara, è terribile.
Mi risponde una mia amica australiana mentre le spiego che cosa sia il femminicidio e perchè le Nazioni Unite abbiano creato un neologismo per descrivere la situazione italiana e quella messicana.
Poi, subito dopo, beve un altro sorso di caffè o “latte”, come qui chiamano il caffelatte, e cambia argomento con facilità usando lo stesso tono per descrivermi chissà quale piatto avesse ordinato la sera prima “really reach flavour, an amazing texture”.
E mentre mastica aggettivi come fossero patatine, mi convince sempre di più che l’inglese è una lingua che non ha timore ad esprimere meraviglia, sia in circostanze positive sia negative.
Immagino se davanti a cappuccino e cornetto una mia amica mi dicesse di aver mangiato un “meraviglioso piatto di peperonata, accompagnato da un vino corposo, dotato di una consistenza magnifica al palato.”
Le chiederei quanto meno se stia uscendo con uno degli autori della guida &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi il post è dedicato alle nostre corrispondenti in giro per il Mondo. Leggerle è un atto di militanza attiva: sono ragazze partite per cercare di affermarsi lontano da qui. Scrivere è per loro un modo di comunicarci che all&#8217;Italia ci tengono, che lottano là dove sono per tornare in futuro arricchite  di esperienze e strumenti da mettere in pratica da noi.</p>
<p><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=11946"><strong>Marina da Sydney</strong></a></p>
<p><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=11952"><strong>Giulia da Parigi</strong></a></p>
<p><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=11948"><strong>Livia da Berlino</strong></a></p>
<p><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=11950"><strong>Giusi da Barcellona</strong></a></p>
<p><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=11982"><strong>Carol Rio de Janeiro</strong></a></p>
<p>Ecco cosa scrive <strong>Marina Freri</strong> da Sydney sul FEMMINICIDIO:</p>
<p>“Are you joking? Oh my god babe, that’s horrible” Stai scherzando? Dio mio, cara, è terribile.<br />
Mi risponde una mia amica australiana mentre le spiego che cosa sia il femminicidio e perchè le Nazioni Unite abbiano creato un neologismo per descrivere la situazione italiana e quella messicana.<br />
Poi, subito dopo, beve un altro sorso di caffè o “latte”, come qui chiamano il caffelatte, e cambia argomento con facilità usando lo stesso tono per descrivermi chissà quale piatto avesse ordinato la sera prima “really reach flavour, an amazing texture”.<br />
E mentre mastica aggettivi come fossero patatine, mi convince sempre di più che l’inglese è una lingua che non ha timore ad esprimere meraviglia, sia in circostanze positive sia negative.<br />
Immagino se davanti a cappuccino e cornetto una mia amica mi dicesse di aver mangiato un “meraviglioso piatto di peperonata, accompagnato da un vino corposo, dotato di una consistenza magnifica al palato.”<br />
Le chiederei quanto meno se stia uscendo con uno degli autori della guida Michelin.</p>
<p>Dunque mi fermo, mentre faccio colazione al bar di “Andrea il sardo” (dove andiamo a curarci la nostalgia) e penso alle parole.<br />
Penso alla nostra lingua e alla parsimonia con cui siamo abituati a dosare la meraviglia nelle nostre conversazioni.<br />
Con una sorta di scetticismo linguistico, in contesti informali tendiamo a preferire quelle parole di cui abbiamo maggiore dimestichezza – da cui il famoso parla come mangi.<br />
E credo, per un attimo, di capire perchè la parola “femminicidio” ci resti indigesta.<br />
Perchè, come spiegava bene Lorella, siamo refrattari al nuovo e dunque anche ai suoni nuovi, come l’accordo di genere tra articolo femminile e sostantivo maschile (la primo ministro, la presidente, la sottosegretario di stato…).<br />
Ma credo anche perchè la parola femminicidio impone una riflessione nuova, e con essa la formazione di una altrettanto nuova categoria di pensiero.<br />
Per decenni di cronanca, episodi di violenza domestica sfociati in omicidi sono stati definiti “delitti passionali”.</p>
<p>Gli studiosi di sociologia e media, come Myra Macdonald o Dan Berkowitz, sostengono che il significato che noi attribuiamo alle parole dipenda da presupposti culturali e, a sua volta, contribuisca a rafforzarli.<br />
Vale a dire, spostandoci nel campo dei media, che le notizie agiscono in una cornice culturale da cui traggono il loro linguaggio e di cui perpetuano valori e concetti. Più raramente li mettono in gioco.<br />
I media costruiscono cioè, continua sempre la Macdonald, una struttura “di riferimento” attraverso cui i lettori interpretano la cronaca che gli viene sottoposta.<br />
Avete mai fatto caso a quanto si somiglino gli articoli, per esempio, di stupri commessi da cittadini stranieri in Italia? O a quante volte, dopo un primo caso, la stampa per settimane riporti fatti di cronaca affine?<br />
Se eliminassimo dal testo il luogo, la data e i nomi degli imputati, otterremo una sorta di traccia da riempire e adattare a un nuovo episodio.</p>
<p>Ritornando quindi alla parola femminicidio, credo che faccia scalpore prima di tutto perchè ci chiama, donne e uomini, ad essere testimoni di un fenomeno in atto, ci chiede di essere responsabilmente vigili sugli altri.<br />
E poi proprio perchè ci obbliga a pensare al di fuori della cornice di pensiero che decenni di articoli su “delitti passionali” ci avevano offerto.<br />
Il neologismo creato dalle Nazioni Unite, femminicidio, è dunque rivoluzionario e va accolto, a mio parere, come segno di rispetto per chi non c’è più.<br />
Ironia della sorte, ora che ho riempito una pagina di parole, riconoscendo l’importanza del loro significato, mi sento ricadere tra le fila di chi, col culo sul divano, sale sul pulpito per dire agli altri cosa fare.</p>
<p>Ammiro e invidio voi che cercate di mettere in pratica le idee in cui credete sul campo, che è poi il paese alla cui crescita mi piacerebbe tornare a contribuire.<br />
Anch’io vorrei fare e fare tanto, con le energie che sento di avere. Ma stando qui, a distanza, posso solo scrivere.<br />
E allora spero che questa pagina diventi almeno un pensiero, una candela per Vanessa, la ragazza appena ventenne uccisa dal fidanzato.</p>
<div><strong>Tags: </strong><a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?tag=femminicidio" rel="tag">femminicidio</a>, <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?tag=giornalismo" rel="tag">giornalismo</a>, <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?tag=linguaggio" rel="tag">linguaggio</a></div>
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		<title>Corpi, politica, diritti: lettera da.. Parigi (5)</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 11:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il corpo delle donne</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettera da...]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><strong>PARIGI IN PILLOLE</strong></p>
<p>Circa un mese fa sono andata a visitare la mostra <strong><em>Le courp découvert</em></strong> all’IMA, <strong>L’Istituto del Mondo Arabo</strong> di Parigi (centro culturale molto attivo e impegnato, diretto da Mona Khazindar). Tra le opere esposte opera mi ha colpita particolarmente, un video dell’artista iracheno <strong>Abel Abidin</strong>. Nelle immagini si vedono due uomini che giocano a “ping pong”, titolo dell’opera. Ma una presenza inerme giace sul tavolo e stravolge il contesto esigendo la ricerca di un ulteriore significato simbolico, aldilà dell’eloquenza delle immagini. Sul tavolo infatti vediamo sdraiata  una donna nuda. Lei è lì, a fare da rete. Il match prosegue fra i due, come se nulla fosse. La pallina rimbalza da una parte all’altra, colpisce il corpo della giovane. Accompagnato da qualche timido gemito, sulla sua pelle bianchissima inizia a comparire il segno delle percosse, una costellazione di contusioni. Potete vedere un estratto di queste immagini, pubblicato <a href="http://vimeo.com/10580875"><strong>qui su Vimeo</strong></a>.</p>
<p>Chi sono quegli uomini che continuano a giocare ? I carnefici, o più semplicemente gli indifferenti?</p>
<p>Settimana scorsa a Seine Saint Denis c’è stata una marcia silenziosa per <strong>Sofia</strong>. Sofia aveva 17 anni, è stata trovata morta carbonizzata a Villemomble, cittadina della banlieue parigina. Il suo ex ragazzo, un giovane di 22 anni, per assassinarla le ha bruciato volto, busto e mani. Orrore, Sofia non è che una delle tante, anche in Francia, vittime di un atroce femminicidio. I giornali qui mi sembrano più seri, nessuna spettacolarizzazione all’italiana. I quotidiani italiani che leggo online spesso &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11964" title="IMG_8019" src="http://www.ilcorpodelledonne.net/wp-content/uploads/2012/05/IMG_8019.jpg" alt="" width="430" height="323" />PARIGI IN PILLOLE</strong></p>
<p>Circa un mese fa sono andata a visitare la mostra <strong><em>Le courp découvert</em></strong> all’IMA, <strong>L’Istituto del Mondo Arabo</strong> di Parigi (centro culturale molto attivo e impegnato, diretto da Mona Khazindar). Tra le opere esposte opera mi ha colpita particolarmente, un video dell’artista iracheno <strong>Abel Abidin</strong>. Nelle immagini si vedono due uomini che giocano a “ping pong”, titolo dell’opera. Ma una presenza inerme giace sul tavolo e stravolge il contesto esigendo la ricerca di un ulteriore significato simbolico, aldilà dell’eloquenza delle immagini. Sul tavolo infatti vediamo sdraiata  una donna nuda. Lei è lì, a fare da rete. Il match prosegue fra i due, come se nulla fosse. La pallina rimbalza da una parte all’altra, colpisce il corpo della giovane. Accompagnato da qualche timido gemito, sulla sua pelle bianchissima inizia a comparire il segno delle percosse, una costellazione di contusioni. Potete vedere un estratto di queste immagini, pubblicato <a href="http://vimeo.com/10580875"><strong>qui su Vimeo</strong></a>.</p>
<p>Chi sono quegli uomini che continuano a giocare ? I carnefici, o più semplicemente gli indifferenti?</p>
<p>Settimana scorsa a Seine Saint Denis c’è stata una marcia silenziosa per <strong>Sofia</strong>. Sofia aveva 17 anni, è stata trovata morta carbonizzata a Villemomble, cittadina della banlieue parigina. Il suo ex ragazzo, un giovane di 22 anni, per assassinarla le ha bruciato volto, busto e mani. Orrore, Sofia non è che una delle tante, anche in Francia, vittime di un atroce femminicidio. I giornali qui mi sembrano più seri, nessuna spettacolarizzazione all’italiana. I quotidiani italiani che leggo online spesso mi provocano rabbia e profondo disgusto. Il modo in cui è stata raccontata la morte di Vanessa Scialfa, per fare un solo esempio quando ce ne sarebbero molti ma molti altri, è stato a mio parere vomitevole. E accanto a queste atroci notizie, raccontate con scarsa serietà, le solite colonnine con donnine nude, i gossip con i quali ci vengono imposte (dalla stampa come dalla televisione) storie irrilevanti di cui nulla ci importa.</p>
<p>Giornalisti, giornaliste, siete in tanti a essere complici della violenza e dell’ignoranza che dilaga.</p>
<p>E’ arrivato il momento di fare <em>mea culpa</em> e cambiare rotta, perché non siamo più disposte ad accettare queste inadempienze.</p>
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<p><strong>AZIONE, REAZIONE, DENUNCIA</strong></p>
<p>Venerdì 4 maggio<strong> il Consiglio Costituzionale francese ha deciso di abrogare, con effetto immediato, la legge istituita Codice Penale nel 1992 per regolare i reati di molestie sessuali. Hanno ritenuto la definizione di</strong> <strong>molestia sessuale</strong> troppo vaga, e per sopperire a questa genericità hanno deciso di sopprimerla interamente.  Non l’hanno modificata, rielaborata, l’hanno cancellata e stop. Vi ricordo che in Francia si stima che ci siano al giorno 722 donne vittime di molestie sessuali. <strong>Ma la legge è stata abrogata su richiesta di una QPC ( questione prioritaria di costituzionalità), del signor Gérard Ducray, 70 anni, vice-sindaco  di Villefranche sur Saone, che era stato condannato in appello il 15 marzo 2011 per aver molestato sessualmente delle collaboratrici</strong>. La condanna prevedeva  <strong>tre mesi di prigione e una multa di 5000 euro</strong>, ma ora è decaduta. <strong> </strong>La reazione qui è stata forte e chiara, e dall’oggi al domani, giusto il tempo di diffondere la notizia, le principali associazioni che lottano contro la violenza sulle donne sono scese in piazza, e io con loro.</p>
<p>Un corteo di centinaia di persone, alcune ed alcuni ornati da una fascia da sindaco, si è diretto verso il Commissariato di Polizia del primo arrondissement, dove  le rappresentanti dell&#8217;<a href="http://www.avft.org/article.php?id_article=631"><strong>AVFT</strong></a> <strong>(Association européenne contre les violences faites aux femmes au travail)</strong>  hanno sporto formale denuncia, a nome di tutte le vittime,  verso il Consiglio.  <a href="http://www.avft.org/article.php?id_article=630">Qui</a> il resoconto dei fatti e  motivazioni della denuncia. Si é trattato di un evento senza precedenti in quanto <strong>nessuno in Francia aveva mai denunciato prima d&#8217;ora il Consiglio Costituzionale.</strong> Se volete, potete trovare<a href="http://www.avft.org/IMG/pdf/plainte_CConstit_5mai2012.pdf"> qui il verbale</a> della denuncia.</p>
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<p><strong>IL MAGGIO FRANCESE?</strong></p>
<p>Le notizie buone, ci sono anche quelle, e sono tante; si respira aria di cambiamento, una ventata di aria fresca sembra essere davvero in arrivo. Questo cambiamento sottolinea alcune delle motivazioni che mi portano a essere sempre più felice della mia scelta di vivere qui, e non in Italia.</p>
<p>Ero a Bastille quando hanno annunciato la vittoria di François Hollande. Intorno a me migliaia di volti giovanissimi. Sentivo parlare diverse lingue europee; non erano studenti erasmus ma ragazzi oltre i 30anni, come me. Evidentemente siamo in tanti a essere immigrati in Francia. I primi discorsi, ripetuti come litanie, del neo presidente sono stati particolarmente interessanti e simbolici per il momento  di crisi che viviamo. Hollande ha parlato principalmente ai giovani, agli immigrati, ha parlato del mondo della scuola e della cultura, <em>c’est à dire</em>, ha parlato di educazione.  Giovani, stranieri, lavoro, scuola, educazione. Ho mai sentito politici italiani parlare così?</p>
<p>Cos’altro? Lo saprete già, Hollande rispetterà le quote rosa. Il suo staff è già composto da molte donne, competenti, combattive e giovani. Essere giovani in Francia non è un discrimine, non quanto lo sia in Italia, paese vecchio condotto da vecchi. Forse presto sarà meno discriminante anche l’essere donna? Vediamo, comunque in pentola di novità interessanti ne bollono parecchie.</p>
<p>Hollande vuole pareggiare la disparità di salario donna-uomo. Si definisce femminista, parla di parità, di urgenza di uguaglianza. Alcune delle sue promesse? Ha previsto di allungare il congedo di paternità, ha promesso di  creare un ministero per la difesa dei diritti delle donne, si è impegnato a istituire in ogni ospedale un centro adibito all’interruzione volontaria di gravidanza dove praticare consapevolmente l’aborto, rimborsabile al 100%, in assoluta sicurezza. Dimenticavo, ha detto sì ai matrimoni gay. La copertina di Liberation di venerdì è magnifica, degna di un’immagine di Andy Warhol, con i volti di Hollande e Obama e tanto di bandiera LGBT a tutta pagina come sfondo! In Italia, ho letto, il problema è che uno scout si scopra omosessuale. Gli si consiglia lo psichiatra! Ho riso, spero sia una battuta.</p>
<p>Pochi giorni fa un professore dell’Università in cui ho studiato è venuto a trovarmi. Mi ha chiesto se ho intenzione di tornare. Ma io, per ora, mi sento più a mio agio qui. Dove la televisione festeggia l’anniversario dell’invenzione della pillola anticoncezionale con servizi educativi rivolti alle giovani, dove un politico che si dichiara femminista o omosessuale non fa notizia, dove un giornalista che fa battute sessiste su twitter viene licenziato, dove presto spero verrà ri-istituita la legge contro le molestie sessuali e dove presto spero le donne guadagneranno quanto gli uomini e ci saranno più posti di lavoro per i giovani. O almeno, di questo, e non di bunga bunga, si  parla.</p>
<p>Vi terrò informat*, a presto,</p>
<p>Giulia</p>
<p>ps: a chiunque si trovi a Parigi e voglia partecipare alla creazione di un laboratorio di osservazione/azione sul tema del femminicidio chiedo di mettersi in contatto con me. Grazie di cuore.</p>
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		<title>Free Pussy Riot e altre azioni: Lettera da.. Berlino (4)</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 11:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il corpo delle donne</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettera da...]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[Femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[pussy riot]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>Pillole da Berlino e pensieri sparsi annessi.</strong></p>
<p>- Dopo il comunicato stampa che trovate <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=11687">qui</a> e una serie di email scambiate nella mailinglist dei bolg femministi è stato fondato un gruppo facebook che trovate <a href="http://www.facebook.com/groups/101567603313604/">qui</a>. Il gruppo è aperto a tutt*.
L&#8217;idea iniziale era quella di tradurre in più lingue uno o più comunicati stampa o post di diversi blog per divulgarli a livello europeo (autorità, media, enti, associazioni, gruppi, centri). Ci piacerebbe creare una rete in diversi Paesi europei con coloro che si occupano, vorrebbero occuparsi di o informarsi sulla violenza perpetrata a donne. All´attivo siamo- a Berlino- circa sette persone, per ora tutte italiane. Dopo un primo incontro svoltosi martedì , procederemo con l´organizzazione di azioni di diverso genere (informative o meno) in cui coinvolgere giuristi e giuriste tedesche-i e italiani-e per parlare dell´attuale situazione europea. Il nostro primo intento è quello di capire. Il secondo è di coordinarci con chi, nel Paese che ci accoglie, si occupa di questi temi e cercare una via interculturale per poter alzare il grado di consapevolezza, creare delle cooperazioni e avviare dei progetti comuni volti a sensibilizzare soprattutto i più giovani e le più giovani. Gli italiani e le italiane a Berlino sono tantissim*.</p>
<p>-L´11 maggio del 2012 alle ore 16, mentre io mi facevo trapanare per la seconda volta il settimo superiore di sinistra da un simpatico dentista d&#8217;origine polacca e dalla sua assistente tedesca fan del Lago di Garda e del tipico “maschio” italiano, tutto pelo, gel e &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-11971" title="pussy riot berlin" src="http://www.ilcorpodelledonne.net/wp-content/uploads/2012/05/pussy-riot-berlin.jpg" alt="" width="403" height="270" />Pillole da Berlino e pensieri sparsi annessi.</strong></p>
<p>- Dopo il comunicato stampa che trovate <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=11687">qui</a> e una serie di email scambiate nella mailinglist dei bolg femministi è stato fondato un gruppo facebook che trovate <a href="http://www.facebook.com/groups/101567603313604/">qui</a>. Il gruppo è aperto a tutt*.<br />
L&#8217;idea iniziale era quella di tradurre in più lingue uno o più comunicati stampa o post di diversi blog per divulgarli a livello europeo (autorità, media, enti, associazioni, gruppi, centri). Ci piacerebbe creare una rete in diversi Paesi europei con coloro che si occupano, vorrebbero occuparsi di o informarsi sulla violenza perpetrata a donne. All´attivo siamo- a Berlino- circa sette persone, per ora tutte italiane. Dopo un primo incontro svoltosi martedì , procederemo con l´organizzazione di azioni di diverso genere (informative o meno) in cui coinvolgere giuristi e giuriste tedesche-i e italiani-e per parlare dell´attuale situazione europea. Il nostro primo intento è quello di capire. Il secondo è di coordinarci con chi, nel Paese che ci accoglie, si occupa di questi temi e cercare una via interculturale per poter alzare il grado di consapevolezza, creare delle cooperazioni e avviare dei progetti comuni volti a sensibilizzare soprattutto i più giovani e le più giovani. Gli italiani e le italiane a Berlino sono tantissim*.</p>
<p>-L´11 maggio del 2012 alle ore 16, mentre io mi facevo trapanare per la seconda volta il settimo superiore di sinistra da un simpatico dentista d&#8217;origine polacca e dalla sua assistente tedesca fan del Lago di Garda e del tipico “maschio” italiano, tutto pelo, gel e occhiale da sole, partiva il corteo dimostrativo FREE PUSSY RIOT! a cui io avrei voluto con tutto il cuore prendere parte. Non so se conoscete queste donne coraggiose che hanno dato del filo da torcere a Putin durante tutta la sua campagna elettorale. Io sono DAVVERO incazzata per ciò che sta succedendo in Russia. Dall´ottobre del 2011 PUSSY RIOT hanno rotto il silenzio, si sono indignate, hanno indossato i loro passamontagna colorati e hanno detto basta: basta al maschilismo radicato nella società russa, basta al Patriarcato, basta alla subordinazione della donna a oggetto di desiderio, basta agli stereotipi e alle bambole mozzafiato, basta con la politica delle amicizie e della corruzione. Si sono arrabbiate a suon di punk, youtube e blog. Hanno gridato a squarcia gola NO agli inciuci , agli ammanicamenti del governo Putin con i bonzi del turbo-capitalismo sovietico e della chiesa ortodossa, NO allo strapotere dello Stato, fondato sul terrore e sullo smodato controllo sui cittadini. Maria Alyokhina, Ekaterina Samutsevitch e Nadezhda Tolokonnikova, appartenenti al collettivo punk rock, si trovano in carcere da marzo di quest´anno. A elezioni avvenute sono state sbattute dentro. Devono scontare sette anni di pena per aver “osato” <a href="http://www.youtube.com/watch?v=yZKaBh9pX64">questo</a>. Sono state censurate, incarcerate, eliminate, punite per aver espresso la loro opinione e averlo fatto a modo loro. Accusate di “blasfemia” dalla Chiesa e di “teppismo” dallo Stato, sono detenute come delle criminali e a Berlino il gruppo Occupy Berlin ha camminato fino all´ambasciata russa gridando “Tutt* noi siamo Pussy Riot!”. <a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3611949093994&amp;set=a.3343838511397.149406.1131753790&amp;type=3&amp;theater">Qui</a> trovate delle foto. Il 12 maggio è stata spedita una lettera alla Corte Europea per i Diritti Umani. Amnesty International è dalla loro parte. Pussy Riot sono prigioniere politiche. Assurdo no? Non è assurdo? Io le ammiro molto. Credo che ce ne vorrebbero molte anche in Italia di Pussy Riot, ve le immaginate, alla Marcia del Movimento per la Vita o arrampicate a suonare la chitarra sul porticato di Piazza San Pietro? Trovate le notizie dell&#8217;ultima ora su di loro <a href="http://www.freepussyriot.org/news">qui.</a> Ma dove sono finiti i loro diritti? Liebriamole!</p>
<p>-Ieri, sabato, dopo aver stirato la biancheria delle ultime tre settimane, sono scesa in piazza in ricordo del 13 maggio degli indignados. Eravamo in quattro gatti e quattrocento poliziotti. Tema: crisi e metodi per affrontarla. C´erano il mio amico Dirk e la mia amica Dana con carrozzina e bambina al seguito. Ieri la piccola Jara compiva il suo quarto mese di vita, un bel modo per festeggiarlo.<br />
Dana e Dirk appartengono al ceto medio ma non hanno una lira. Cosí dicono. Mi hanno chiesto perchè fossi di cattivo umore, se la cosa dipendesse dalla biancheria stirata o dal fatto che il tempo non fosse cosí estivo come dovrebbe. Io ho risposto loro che non me ne fregava un bel niente nè del sole nè della giacca a vento: il mio migliore amico a Roma a giugno resta a piedi, disoccupato e la sua ragazza guadagna 250 euro al mese per un part-time. Lei ha una laurea in tasca, lui un PhD. Sono felice per Dirk e Dana, per Jara e per i loro sogni. Ma se penso a qualcun´altro m´incazzo e il mio lavoretto mal pagato mi sembra una gran fortuna. Ultimamente mi trovo a dire a me stessa di non voler far figli per questo Paese, e neanche per quello laggiú, da dove vengo.</p>
<p>-Sto analizzando pezzo a pezzo l´opera di un genio morto a 37 anni. In tredici anni ha girato 45 film. Si era preposto di voler raccontare tutta la storia della Repubblica Federale Tedesca e di farlo con dei film per mettere i suoi contemporanei di fronte ad uno specchio. Potete immaginare che non dev´essere stata una cosa facile ma una lotta, una presa di posizione politica che l´ha spesso portato al dubbio, alla rabbia, all&#8217;orrore del non essere né compreso né osannato, tutt´al piú censurato. Lui non si faceva tante paranoie sul chi gli desse cosa per far che eppure ha prodotto dei capolavori. Quello che voleva se lo prendeva perchè sapeva che i tempi erano stretti e la responsabilitá moltissima. Non importa chi lui fosse, alcun* lo conosceranno, altr* forse no. Ciò che ha fatto é stato rivoluzionario. E questo significa che le rivoluzione possono avvenire ovunque. C&#8217;è chi scende in piazza e chi fa film. Bisogna sapere- peró- gente cosa stiamo facendo e perchè. Troppi e troppe purtroppo non lo sanno, a volte anch´io, in questo perdersi precario e felssibile. “Ich werfe keine Bomben, ich mache Filme”, diceva per giustificarsi di fronte ai rifiuti delle reti televisive che sempre l´avevano appoggiato ma che non sembravano ad un certo punto della sua carriera voler accettare di produrre e trasmettere le sue sceneggiature più apertamente politiche e critiche. Lui voleva fare Film per la TV: “A che servono i film se no se a vederli sono in dieci?”. Lo diciamo alla RAI, per favore, che vogliamo vedere altro?</p>
<p>-Ho saputo che da anni  a un singnore di Kreuzberg si è preso un impegno con il mondo. Ogni settimana salta sulla sua bicicletta, attacca un cartello al manubrio e uno alla sella e grida “No al nucleare!”. A volte è anche scortato dalla polizia. Le male lingue penseranno che sia una forma buonista del mettersi in pace la coscienza. Io credo di averlo capito questo signore. Ci vuole azione se si vuole essere il cambiamento che vorremmo vedere avvenire nel mondo.</p>
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		<title>La dittatura della bellezza: Lettera da Barcellona (6)</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 11:08:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il corpo delle donne</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettera da...]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio riparatore]]></category>
		<category><![CDATA[modello unico]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>Pillole dalla Catalogna</strong></p>
<p>Oggi, mercoledì 28 marzo, leggo su La Vanguardia &#8211; il quotidiano più diffuso in Catalogna &#8211; l’intervista ad Augusto Cury, psichiatra brasiliano e scrittore/divulgatore popolarissimo nel suo Paese.
La posizione in cui appare l’intervista è privilegiata: in IV di copertina, nella rubrica più seguita dell’intero giornale, “La contra”. Tutti i lettori de La Vanguardia gli avranno dedicato almeno un sguardo… E la considero una buona cosa.</p>
<p>E che racconta, dunque, Cury (che peraltro è uomo) alla Contra? Parla del suo ultimo libro: <em>La dictadura de la belleza y la revolución de las mujeres</em> (Zenith), in cui ritroviamo svariati concetti molto noti alle lettrici e ai lettori di questo Blog.
In questo saggio Cury denuncia, infatti, l’esistenza di una “dittatura” a livello mondiale: la dittatura del canone di bellezza UNICO, del canone di bellezza “Barbie”, che corrisponde ad una donna con le misure e le fattezze di una bambola &#8211; una donna, pertanto, irreale – con cui, però, le donne in carne ed ossa si misurano…
E cosa propone come antidoto a questa tirannide? Guarda caso proprio un’educazione alla libertà dell’individuo, all’affermazione di un proprio criterio personale, alla consolidazione di un amore e rispetto di sé fuori dagli stereotipi più cristallizzati.
E se ci si ferma a riflettere, non si può che essere d’accordo: solo la libertà di ogni individuo, sommata a quella di altri, può sconfiggere l’autocrazia, il pensiero unico. Non esistono scorciatoie. È un cammino lungo ma inevitabile.</p>
<p>Secondo Cury, al giorno d’oggi, le donne di &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-10866" title="giusi" src="http://www.ilcorpodelledonne.net/wp-content/uploads/2012/03/giusi.jpg" alt="" width="378" height="252" />Pillole dalla Catalogna</strong></p>
<p>Oggi, mercoledì 28 marzo, leggo su La Vanguardia &#8211; il quotidiano più diffuso in Catalogna &#8211; l’intervista ad Augusto Cury, psichiatra brasiliano e scrittore/divulgatore popolarissimo nel suo Paese.<br />
La posizione in cui appare l’intervista è privilegiata: in IV di copertina, nella rubrica più seguita dell’intero giornale, “La contra”. Tutti i lettori de La Vanguardia gli avranno dedicato almeno un sguardo… E la considero una buona cosa.</p>
<p>E che racconta, dunque, Cury (che peraltro è uomo) alla Contra? Parla del suo ultimo libro: <em>La dictadura de la belleza y la revolución de las mujeres</em> (Zenith), in cui ritroviamo svariati concetti molto noti alle lettrici e ai lettori di questo Blog.<br />
In questo saggio Cury denuncia, infatti, l’esistenza di una “dittatura” a livello mondiale: la dittatura del canone di bellezza UNICO, del canone di bellezza “Barbie”, che corrisponde ad una donna con le misure e le fattezze di una bambola &#8211; una donna, pertanto, irreale – con cui, però, le donne in carne ed ossa si misurano…<br />
E cosa propone come antidoto a questa tirannide? Guarda caso proprio un’educazione alla libertà dell’individuo, all’affermazione di un proprio criterio personale, alla consolidazione di un amore e rispetto di sé fuori dagli stereotipi più cristallizzati.<br />
E se ci si ferma a riflettere, non si può che essere d’accordo: solo la libertà di ogni individuo, sommata a quella di altri, può sconfiggere l’autocrazia, il pensiero unico. Non esistono scorciatoie. È un cammino lungo ma inevitabile.</p>
<p>Secondo Cury, al giorno d’oggi, le donne di tutto il mondo sono schiavizzate da un’immagine interiorizzata del “come vorrebbero essere”, un’idealizzazione arbitraria che spessissimo le mortifica. Una decina di top model e affini &#8211; quasi tutte, peraltro, di etnia caucasica &#8211; sono assurte ad unico specchio di riferimento per 3 miliardi di donne molto diverse fra loro per età, fisionomia, colori, razza, caratteristiche…<br />
Tutto questo, secondo Cury, porta a delle gravissime conseguenze, a quello che egli definisce un vero e proprio “massacro psichico”.<br />
Racconta infatti che, secondo un’inchiesta rigorosa, solo il 3% delle donne si sente a proprio agio nel proprio corpo: una vera e propria aberrazione.<br />
Ed aggiunge che, in tutto il mondo, sono 600 milioni le donne che contrastano questa non accettazione di sé con disturbi dell’alimentazione di vario genere: bulimia, anoressia e altri disordini alimentari…</p>
<p>Ma allora, gli chiede l’intervistatore:</p>
<p><strong>D. “(…) Non vorrà che io rinneghi la bellezza, non vorrà farmela condannare?”</strong></p>
<p>Risponde C: “Non si tratta di condannare la bellezza, assolutamente. Si tratta di non sottometterla a certo ridicolo riduzionismo, a un canone limitatissimo, ingessato.”</p>
<p><strong>D.</strong> “<strong>E come concepisce, lei, la bellezza?”</strong></p>
<p>R. “La bellezza non è rappresentata da dieci donne. La bellezza sta dappertutto. La bellezza si trova in tutte le donne. Dobbiamo, però, ripulire il nostro sguardo, educarci a scorgerla.”</p>
<p><strong>D.</strong> “<strong>Mi guidi dunque lei alla scoperta di questa bellezza.”</strong></p>
<p>R. “È attorno a lei, si trova in qualsiasi particolare. In qualsiasi dettaglio del suo corpo. In tutti i corpi. In ogni persona. Ogni persona è singolare, unica: bella (…)”</p>
<p>Ed <a href="http://www.lavanguardia.com/lacontra/20120328/54277566688/augusto-cury-solo-un-3-de-las-mujeres-se-siente-a-gusto-con-su-cuerpo.html"><strong>ecco qui</strong></a> il link, per chi desiderasse leggere l’articolo per intero.</p>
<p>Ma mentre alcune donne (soprattutto quelle che appartengono al cosiddetto “Primo mondo”) finiscono addirittura col maltrattare il proprio corpo nel tentativo di aderire ad inarrivabili canoni estetici, in altre parti di mondo accadono cose spaventose, sempre sul corpo delle donne, delle quali non sempre si parla abbastanza e per questo ve ne riferisco, perché penso che la mia funzione sia anche quella di sottoporvi notizie che arrivano dalla Spagna, che a me paiono significative per il nostro lavoro di riflessione collettiva, e delle quali difficilmente verrete a conoscenza affidandovi solo alle notizie diffuse in Italia.</p>
<p>Giorni fa – il 13 marzo, per l’esattezza – sui giornali spagnoli è apparsa la notizia del suicidio di una giovane ragazza marocchina di 16 anni, Amina, obbligata a contrarre matrimonio riparatore, a 15 anni, con il proprio violentatore.<br />
Pare che episodi di questo tipo non siano rari nel Marocco rurale, dato che la legislazione locale offre tuttora la possibilità, al violentatore, di evitare il carcere nel caso in cui si mostrasse disponibile a sposare la propria vittima, cancellando così l’onta procurata alla donna e alla sua famiglia. Il classico matrimonio “riparatore”, il cui valore è, purtroppo, ancora fortemente interiorizzato nella mentalità popolare.<br />
Se i media ufficiali non ne hanno parlato moltissimo (in Italia ho letto, però, che la notizia è stata ripresa dal Blog zeroviolenzadonne), il web, almeno qui in Spagna, si è mobilitato ed è tuttora (7 maggio) possibile firmare la seguente petizione per porre fine a questa follia.</p>
<p><a href="http://www.petitionduweb.com/Petition_ripamina-11143.html"><strong>Eccovi il link</strong></a> che spero sarà ancora attivo al momento della pubblicazione del presente post.<br />
E questo il testo della petizione:<br />
“Amina, a 16 year old girl from the small town of Larache in northern Morocco has committed suicide by ingesting rat poison.<br />
This young girl was married at the beginning of last year Mustapha, 10 years her senior, in very special circumstances. Mustapha has violated it.<br />
The family of the young victim complained to the prosecutor of Tangier for rape.<br />
And further to the mediation of knowledge of both families, the family court judge decided to declare her fit for marriage at a young age, to compensate for the injury!<br />
A common practice in the Moroccan courts.<br />
Morocco has ratified many international conventions on the rights of women and children, it is now essential that this meaningless practice disappears.<br />
A rapist should be punished under the Criminal Code, the raped woman is THE victim, helping her allowing her to benefit from real legal, psychological, educational and financial support if necessary.<br />
A man who has dared to violate a woman can not in any way enforce or respect her dignity, encouraging this practice by giving it a legal veil does not make sense.<br />
Amina was one of the known victims of this practice, it will be the last thanks to you.”</p>
<p>Infine, sempre in tema di corpo delle donne, è di qualche tempo fa (22 marzo) anche la notizia che l’Imam di Terrassa, brutto paesone in provincia di Barcellona, è stato inquisito per “incitazione alla violenza e alla discriminazione contro le donne”.<br />
Il nostro, tale Abdeslam Laarussi, pronunciò le seguenti parole in due sermoni, quello del 16 dicembre 2011 e quello del 20 gennaio 2012, in una delle più frequentate moschee di Catalogna, nella quale si recano circa 1.500 persone a pregare, e per questo è indagato dalla locale magistratura.</p>
<p>Dal Sermone del 16 dicembre 2011:<br />
“Parleremo adesso di alcuni problemi con cui, a volte, ci dobbiamo confrontare in casa e vediamo quali sono le soluzioni che l’Islam ci propone (…) L’uomo deve insegnare alla sua sposa quali sono gli obblighi e i doveri che Dio ci ha dettato. Se non li compie, il passo seguente è che l’uomo lascia da sola la donna nel letto, negandosi a rapporti sessuali (…) Ma se anche questo non funziona bisogna ricorrere ai colpi. Come sono questi colpi? Non sono quelli che provocano fratture, né che fanno scorrere sangue, non sono colpi in faccia, no (…) Devono essere discreti, nessuno deve esserne a conoscenza al di fuori dalla vita coniugale (…) Una delle cause di divorzio è che la donna va a lavorare e diventa una donna indipendente, con il suo conto in banca e i bambini rimangono senza educazione. Questa donna che ha una propria indipendenza, che ha soldi e lavoro, guarda l’uomo con disprezzo. L’uomo (&#8230;) deve lavorare in casa, preparare da mangiare e fare il bucato e questo porta ad un rottura e a un conflitto”.</p>
<p>Sermone del 20 gennaio 2012<br />
“… Dovete sapere fratello musulmano, sorella musulmana che questa terra (la Spagna, Ndr) è dotata di leggi contrarie alle leggi islamiche. Queste leggi proteggono… Chi proteggono? Proteggono la donna, quello che definiscono i diritti della donna (…)”</p>
<p>Questo signore è comparso venerdì 4 maggio davanti al giudice competente. Nella propria dichiarazione ha espressamente condannato la violenza sulle donne ed ha affermato che le sue parole sono state mal interpretate. In ogni caso la giunta direttiva della Moschea di Terrassa lo ha sospeso dall’attività e tale sospensione durerà fino a quando la giustizia non avrà fatto chiarezza su ogni aspetto della vicenda. Siamo in attesa.</p>
<p>Vorrei concludere, se possibile, con un po’ leggerezza, citando Caitlin Moran, opinionista di The Times e una sua battuta tratta dal suo ultimo libro <em>How to be a woman</em>, da cui si deduce che neanche le tanto mitizzate (da alcune di noi) donne anglosassoni sono poi così libere ed esenti dal subire – ed aderire &#8211; a stereotipi di genere:</p>
<p>“There’s never been a better time to be a woman: we have the vote and the Pill, and we haven’t been burnt as witches since 1727. However, a few nagging questions do remain… Why are we supposed to get Brazilians? Should you get Botox? Do men secretly hate us? What should you call your vagina? Why does your bra hurt? And why does everyone ask you when you’re going to have a baby?”<br />
Trovo purtroppo infelice la traduzione del titolo del libro della Moran in italiano: <em>Ci vogliono le palle per essere una donna</em>. Ma perché questo richiamo costante agli attributi maschili quando si allude a donne con coraggio? Perché semplificare sempre con messaggi banali, come se il riferimento al maschile “impreziosisse” e quasi “dignificasse” rendesse più interessante una riflessione sulla femminilità (anche quando il registro è ironico e non impegnato)?<br />
Credo che chi ha scelto questo titolo sia molto indietro rispetto al livello di coscienza e sensibilità raggiunte dalle donne del nostro paese (almeno spero). Che ne dite?</p>
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		<title>Femminicidio, una questione di parole: Lettera da.. Sydney (6)</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 11:06:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il corpo delle donne</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettera da...]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“Are you joking? Oh my god babe, that’s horrible” Stai scherzando? Dio mio, cara, è terribile.
Mi risponde una mia amica australiana mentre le spiego che cosa sia il femminicidio e perchè le Nazioni Unite abbiano creato un neologismo per descrivere la situazione italiana e quella messicana.
Poi, subito dopo, beve un altro sorso di caffè o “latte”, come qui chiamano il caffelatte, e cambia argomento con facilità usando lo stesso tono per descrivermi chissà quale piatto avesse ordinato la sera prima “really reach flavour, an amazing texture”.
E mentre mastica aggettivi come fossero patatine, mi convince sempre di più che l’inglese è una lingua che non ha timore ad esprimere meraviglia, sia in circostanze positive sia negative.
Immagino se davanti a cappuccino e cornetto una mia amica mi dicesse di aver mangiato un “meraviglioso piatto di peperonata, accompagnato da un vino corposo, dotato di una consistenza magnifica al palato.”
Le chiederei quanto meno se stia uscendo con uno degli autori della guida Michelin.</p>
<p>Dunque mi fermo, mentre faccio colazione al bar di “Andrea il sardo” (dove andiamo a curarci la nostalgia) e penso alle parole.
Penso alla nostra lingua e alla parsimonia con cui siamo abituati a dosare la meraviglia nelle nostre conversazioni.
Con una sorta di scetticismo linguistico, in contesti informali tendiamo a preferire quelle parole di cui abbiamo maggiore dimestichezza – da cui il famoso parla come mangi.
E credo, per un attimo, di capire perchè la parola “femminicidio” ci resti indigesta.
Perchè, come spiegava bene Lorella, &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11955" title="marinafreri" src="http://www.ilcorpodelledonne.net/wp-content/uploads/2012/05/marinafreri.jpg" alt="" width="269" height="403" />“Are you joking? Oh my god babe, that’s horrible” Stai scherzando? Dio mio, cara, è terribile.<br />
Mi risponde una mia amica australiana mentre le spiego che cosa sia il femminicidio e perchè le Nazioni Unite abbiano creato un neologismo per descrivere la situazione italiana e quella messicana.<br />
Poi, subito dopo, beve un altro sorso di caffè o “latte”, come qui chiamano il caffelatte, e cambia argomento con facilità usando lo stesso tono per descrivermi chissà quale piatto avesse ordinato la sera prima “really reach flavour, an amazing texture”.<br />
E mentre mastica aggettivi come fossero patatine, mi convince sempre di più che l’inglese è una lingua che non ha timore ad esprimere meraviglia, sia in circostanze positive sia negative.<br />
Immagino se davanti a cappuccino e cornetto una mia amica mi dicesse di aver mangiato un “meraviglioso piatto di peperonata, accompagnato da un vino corposo, dotato di una consistenza magnifica al palato.”<br />
Le chiederei quanto meno se stia uscendo con uno degli autori della guida Michelin.</p>
<p>Dunque mi fermo, mentre faccio colazione al bar di “Andrea il sardo” (dove andiamo a curarci la nostalgia) e penso alle parole.<br />
Penso alla nostra lingua e alla parsimonia con cui siamo abituati a dosare la meraviglia nelle nostre conversazioni.<br />
Con una sorta di scetticismo linguistico, in contesti informali tendiamo a preferire quelle parole di cui abbiamo maggiore dimestichezza – da cui il famoso parla come mangi.<br />
E credo, per un attimo, di capire perchè la parola “femminicidio” ci resti indigesta.<br />
Perchè, come spiegava bene Lorella, siamo refrattari al nuovo e dunque anche ai suoni nuovi, come l’accordo di genere tra articolo femminile e sostantivo maschile (la primo ministro, la presidente, la sottosegretario di stato…).<br />
Ma credo anche perchè la parola femminicidio impone una riflessione nuova, e con essa la formazione di una altrettanto nuova categoria di pensiero.<br />
Per decenni di cronanca, episodi di violenza domestica sfociati in omicidi sono stati definiti “delitti passionali”.</p>
<p>Gli studiosi di sociologia e media, come Myra Macdonald o Dan Berkowitz, sostengono che il significato che noi attribuiamo alle parole dipenda da presupposti culturali e, a sua volta, contribuisca a rafforzarli.<br />
Vale a dire, spostandoci nel campo dei media, che le notizie agiscono in una cornice culturale da cui traggono il loro linguaggio e di cui perpetuano valori e concetti. Più raramente li mettono in gioco.<br />
I media costruiscono cioè, continua sempre la Macdonald, una struttura “di riferimento” attraverso cui i lettori interpretano la cronaca che gli viene sottoposta.<br />
Avete mai fatto caso a quanto si somiglino gli articoli, per esempio, di stupri commessi da cittadini stranieri in Italia? O a quante volte, dopo un primo caso, la stampa per settimane riporti fatti di cronaca affine?<br />
Se eliminassimo dal testo il luogo, la data e i nomi degli imputati, otterremo una sorta di traccia da riempire e adattare a un nuovo episodio.</p>
<p>Ritornando quindi alla parola femminicidio, credo che faccia scalpore prima di tutto perchè ci chiama, donne e uomini, ad essere testimoni di un fenomeno in atto, ci chiede di essere responsabilmente vigili sugli altri.<br />
E poi proprio perchè ci obbliga a pensare al di fuori della cornice di pensiero che decenni di articoli su “delitti passionali” ci avevano offerto.<br />
Il neologismo creato dalle Nazioni Unite, femminicidio, è dunque rivoluzionario e va accolto, a mio parere, come segno di rispetto per chi non c’è più.<br />
Ironia della sorte, ora che ho riempito una pagina di parole, riconoscendo l’importanza del loro significato, mi sento ricadere tra le fila di chi, col culo sul divano, sale sul pulpito per dire agli altri cosa fare.</p>
<p>Ammiro e invidio voi che cercate di mettere in pratica le idee in cui credete sul campo, che è poi il paese alla cui crescita mi piacerebbe tornare a contribuire.<br />
Anch’io vorrei fare e fare tanto, con le energie che sento di avere. Ma stando qui, a distanza, posso solo scrivere.<br />
E allora spero che questa pagina diventi almeno un pensiero, una candela per Vanessa, la ragazza appena ventenne uccisa dal fidanzato.</p>
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